mercoledì 17 novembre 2010


Per Iago




Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

Pablo Neruda

sabato 13 novembre 2010

da La Terra del Rimorso, Ernesto De Martino

Stu pettu è fatto cimbalu d' amuri
Tasti li sensi mobili e accorti
Cordi li chianti, suspiri e duluri
Rosa è lu cori miu feritu a morti

Strali è lu ferru, chiai sò li miei arduri

Marteddu è lu pensieri, e la mia sorti
Mastra è la donna mia, ch'à tutti l' huri
Cantando canta leta la mia morti.

                                

' Sto petto è fatto cembalo d' amore
Tasti i sensi sensibili e pronti
Corde i pianti, sospiri e dolori
Rosa ( del clavicembalo) è il mio cuore
                                           ferito a morte


Punta è il ferro, piaghe sono i miei ardori


Martello è il mio pensiero e la mia sorte
Corega è la donna mia, che in tutte l' ore
Cantando canta lieta la mia morte.

                   
 Molto bella anche questa!!!:
                                                                                                    

http://www.laterradelrimorso.it/pizzicadisanvito                                                  

giovedì 11 novembre 2010

Ciao a chiunque legga.
Oggi voglio farvi leggere una mia poesia, che fa parte del mio secondo libro di poesie, peraltro non ancora edito, che s'intitola: "Poesie mentre si vive."
Il titolo sta a rimarcare il fatto che scrivere è semplicemente frutto della vita, il che sembra ovvio, ma, se ci riflettete, non lo è poi tanto.
Ci sono scrittori, infatti, che hanno scritto libri e libri senza muoversi mai dalla propria stanza (prendete Salgari, per esempio) o altri che si sono isolati in una sorta di autismo intellettuale (prendete Salinger, per esempio) senza più scrivere una riga.
Io voglio sottolineare il fatto che tutto quello che scrivo è strettamente legato a quello che succede, non soltanto alla mia vita interiore, ma anche a quello che succede intorno e fuori da me.
La vogliamo chiamare poesia militante? In questi tempi bui di smantellamento di ogni coscienza sociale e politica, chiamiamola proprio così.

21/04/09

Esceth Ekos

Credete che non vi veda
ora che sono carne in putrefazione
lasciata alla pietà dei gabbiani
che stridono in larghi cerchi sopra di me.
Che volete che vi dica?
Pensavo di potermi salvare
e con me il mio bambino
pensavo di avere diritto alla vita
essendo, per caso, o per disgrazia, nata
proprio come quelli che nascono
nella parte fortunata del mondo.
Ora che mi guardate dal vostro televisore
pensate che tutto questo non vi riguardi
e che sia solo un cadavere in più
ma io vi vedo e vi giudico
che siano maledetti
quelli che affamano il mondo.