Study of two girls.....

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Francois Boucher

sabato 20 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre






Si  hubiéramos  tenido  más  de  nueve  noches,  ¿qué  habría  sucedido? Todavía hoy no lo puedo imaginar siquiera, porque de encuentro en encuentro Amada   fue   ascendiendo   por   aquella   espiral   erótica   e   introduciendo variaciones  lánguidas o  violentas,  cálidas  o  arrebatadoras  en  nuestros  juegos de  amor,  con  una  desbordada  intensidad  de  creación  que  jamás  he  vuelto  a encontrar  en  otra  mujer.  Cada  noche  hacía  como  si  fuera  la  primera  y, desvestida, desvestida a medias o completamente vestida, se ponía a trabajar con su empecinada necesidad de seducir a alguien que, más que seducido, ya estaba enloquecido de amor y de deseos, convertido en una masa sin cerebro, apenas  dotado  para  sentir  el  placer  que  ella  se  imponía  propiciar.  Si hubiéramos tenido más de nueve noches...Tampoco  puedo  olvidar  que  mi  décima  noche  con  Amada  Luna  debió  haber sido la del 2 de octubre de 1968.  Por aquellos días había sido decretada una asoladora  Ofensiva  Revolucionaria,  empeñada  en  poner  en  manos  del  estado toda  la  economía  y  la  ideología  de  la  isla,  mientras  se  había  comenzado  a preparar   una   gigantesca   zafra   azucarera,   que   en   1970   produciría   diez decisivos millones de toneladas de azúcar con los cuales, de una sola vez, el país podría hasta salir del subdesarrollo y dar el gran salto hacia la perfección comunista.  Pero,  centrado  en  mi  vorágine  de  amor  y  sexo,  vivíayo  de
espaldas  a  la  magnitud  de  las  tormentas  que  se  habían  desatado,  pues  cada una de mis neuronas respiraba en función de Amada Luna.

Como  las  noches  anteriores,  exactamente  cuando  daban  las  diez, abandoné mi cuarto de la beca universitaria y salí en busca de La Rampa, sus luces,  sus  expectativas  y  sus  promesas  ahora  cumplidas  hasta  niveles  jamás imaginados  por  mí.  Faltaban  unos  minutos  para  las  once  cuando  atravesé  la avenida y de golpe caí en el abismo. Los neones de La Gruta estaban a oscuras y por un instante pensé si no sería lunes, aunque estaba seguro de que era el jueves 2 de octubre. Las luces de la calle iluminaban la escalera que bajaba hacia  el  club  y  desde  la  acera,  ya  en  el  borde  de  la  angustia,  pude  ver  sus puertas   cerradas   y   leer   el   cartelgrosero   que   advertía:   CLAUSURADO INDEFINIDAMENTE









Cosa sarebbe successo se avessimo avuto più di nove notti? Ancora oggi non posso nemmeno immaginarlo, ad ogni incontro Amada faceva salire quella spirale erotica e introduceva variazioni languide o violente, ardenti o sorprendenti nei nostri giochi amorosi, con una schiacciante intensità creativa che mai ho incontrato in altre donne. Ogni notte era come la prima e, svestita, mezza svestita o completamente vestita, si metteva al lavoro con la sua determinata necessità di sedurre uno che, oltre che sedotto,  già era pazzo di amore e desiderio, convertito in una massa senza cervello, capace solo di provare il piacere che lei si obbligava a propiziare. Se solo avessimo avuto  più di nove notti...Neppure riesco a scordare che la mia decima notte con Amada Luna  avrebbe dovuto essere il 2 ottovre del 1968. Era stata decisa per quel giorno una radicale Offensiva Rivoluzionaria, impegnata a mettere in mano statale tutta la economia e la ideologia dell'isola, mentre si cominciava a preparare una gigantesca raccolta di zucchero, che nel 1970 avrebbe prodotto dieci decisivi milioni di tonnellate di zucchero con i quali. in una sola volta, il paese sarebbe potuto uscire dal sottosviluppo e dare un salto verso la perfezione comunista. Ma io, concentrato sulla mia voragine di amore e sesso, voltavo le spalle alla grande tempesta  che si andava scatenando, perché ogni mio neurone respirava in funzione di Amada Luna.
Come nelle notti precedenti, alle dieci di sera in punto, lasciai la camera del mio ostello universitario e me ne andai verso la La Rampa e le sue luci, le sue aspettative e le sue promesse finalmente mantenute a un livello che non avrei mai immaginato. Mancav un minuto alle undici quando attraversai la strada e di colpo precipitai nell'abisso. Le luci al neon della Gruta erano spente e per un instante pensai fosse lunedì, anche se ero sicuro che fosse  giovedì 2 ottobre. Le luci della via illuminavano la scala che portava al club e dal marciapiede, già pieno di angoscia, vidi le porte del night sbarrate e lessi il manifesto che diceva:
CHIUSURA FINO A NUOVO AVVISO











venerdì 19 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre








¿Vamos? –me  preguntó,  o  mejor,  me  ordenó  y,  como  si  ya  esperara aquel reclamo, calcé un billete con mi trago y la ayudé a bajar de su asiento.La  primera  mujer  con  la  que  tuve  relaciones  sexuales  era  una  ex prostituta, oficialmente  reciclada  por  la  Revolución,  que  se  hacía  llamar  María  la Luchadora, y que por dos pesos se encargaba de desvirgar a los muchachos del barrio,  con  la precisión  de  un  cirujano.  Luego  vino  Irina, «La  Rusa  que  nos enseñó  a  templar»,  que  en  realidad  era  ucraniana  y  padecía  algo  así  como fuego  uterino,  pues  apenas  su  marido  salía  de  maniobras –era  un  negro gigantesco, oficial del ejército, graduado en los primeros cursos de artillería a que  asistieron  los  cubanos  en  la  Unión  Soviética–,  abría  las  ventanas  y  se paseaba  desnuda  por  la  casa  y  daba  rienda  suelta  a  su  lujuria  brindando gratuita y socialistamente su arte amatorio a los enfebrecidos adolescentes de la  cuadra.  Después  de  la  muerte  de  Irina,  a  manos  de  su  engañado  artillero, tuve varias novias pero sólo una de ellas, la gordita y gentil Isabel María, me había permitido pasar a mayores. Sin embargo, ninguna de aquellas mujeres, con  las  que  sentí  deseos,pasión  incluso,  provocaron  en  mí  la  sensación  de desvalimiento en que me lanzó el embrujo seductor de Amada Luna.Lo  que  aquella  noche  y  las  ocho  noches  siguientes  disfruté  gracias  a Amada Luna es otra historia.

La posada donde nos refugiamos,  muy cerca de la Universidad, debía ser sórdida como todas las posadas de La Habana. Pero, enloquecido  de  deseos  como  yo  me  hallaba,  apenas  reparé  en  nada  que  no fuera  el  festín  de  sexo  que  me  sirvió  aquella  mujer  que,  en  la  práctica  del amor,  gozaba  de  la  misma  destreza  maravillosa  que  desplegaba  cuando cantaba boleros. Ya he dicho que su cuerpo no era especialmente voluptuoso: más bien era delgada, tenía los senos pequeños y sus nalgas apretadas y duras estaban lejos de los volúmenes habituales en las cubanas. Pero la habilidad, a veces como displicente, con que utilizaba sus armas, y la capacidad seductora que  empleaba  en  su  faena,  resultaron  devastadoras:  y  si  hasta  entonces estuve enamorado de una posibilidad de mujer que me abrazaba con su voz, ahora  había  enloquecido  por  un  ser  definitivamente  real  que  se  negaba  a cantar  boleros  fuera  del  escenario,  que  se  resistía  a  contarme  nada  de  su vida, que me impedía acompañarla al salir de la posada, pero que, en las dos horas que me regalaba, era capaz de hipnotizarme consu maestría amatoria, aprendida y perfeccionada sabe dios en cuantas camas de la ciudad. Para Amada Luna todo era posible y lícito en la intimidad de amor: su cuerpo   completo   podía   intervenir   en   el   acto   y   sabía   alarmar   cada prolongación,  cada  cavidad,  cada  pliegue  del  mío.




Andiamo? -mi chiese, o meglio, mi ordinò e, come se già mi aspettassi quella richiesta, misi un biglietto da 10 dollari sotto il bicchiere e la aiutai ad alzarsi.
La prima donna con cui avevo avuti rapporti sessuali era una ex prostituta, ufficialmente riabilitata dalla Rivoluzione, che si faceva chiamare Maria la Luchadora ( la combattente,NdT), e per due pesos si incaricava di sverginare i ragazzi del barrio, con la precisione di un chirurgo. Poi ci fu Irina, " La Russa che ci insegnò a scopare", che in realtà era ucraina e ninfomane, che appena suo marito andava alle esercitazioni militari, - era un negro gigantesco, ufficiale dell'esercito, graduatosi nei primi corsi di artiglieria cui parteciparono i cubani in Unione Sovietica -apriva le finestre e girava nuda per casa e dava libero sfogo alla sua lussuria offrendo gratuitamente e socialisticamente la sua arte amatoria ai  vogliosi ragazzi del quartiere. Dopo la morte di Irina, per mano del suo pluri tradito artigliere, ebbi varie ragazze ma solo una di esse, la grassoccia e gentile Isabel Maria, mi aveva permesso di andare oltre. Tuttavia, nessuna di quelle ragazze, con cui avevo provato desiderio e passione, procurarono in me la sensazione di totale  abbandono in cui mi lasciò il fascino seduttore di Amada Luna. Ciò che assaporai quella notte  e le altre otto notti seguenti grazie ad Amada Luna è tutta un'altra storia.
L'alberghetto dove ci rifugiammo , nei pressi della Università, doveva essere sordido come tutti gli alberghetti di La Avana. Ma, folle di desiderio come mi trovavo,  a stento mi soffermai su niente che non fosse il festino di sesso che mi servì quella donna che, nella pratica dell'amore, beneficiava di quella stessa meravigliosa abilità che utilizzava quando cantava il bolero. Ho già detto che il suo corpo non era particolarmente voluttuoso:anzi era piuttosto magra, aveva un piccolo seno e le sue natiche strette e dure erano lontane dal volume abituale nelle donne cubane. Però la abilità, a volte come distaccata, con cui utilizzava le sue armi, e la capacità seduttrice che metteva in atto nel suo lavoro, risultarono devastanti: e se fino a quel momento ero stato innamorato di una possibilità di una donna che mi abbracciava con la sua voce, ora  ero impazzito per un essere definitivamente reale che insisteva a non voler cantare il bolero fuori dal palcoscenico, che rifiutava di raccontarmi qualcosa della sua vita, che mi impediva di accompagnarla ad uscire dall'albergo, ma che, nelle due ore che mi regalava, era capace di ipnotizzarmi  con la sua maestria amatoria, appresa e perfezionata solo Dio sa in quanti letti della città. Per Amada Luna tutto era lecito e possibile nella intimità: il suo corpo intero poteva intervenire nell'atto  e sapeva eccitare ogni prolungamento, ogni cavità, ogni piega del mio. Curiosamente, amava sempre in silenzio e, come un direttore d'orchestra ordinava con le mani, indicava con gli occhi,avvisava delle sue intenzioni con le labbra.
 Una sapienza profonda, forse la stessa che la faceva diventare grande sul palcoscenico e affascinare prima, sedurre poi, era quella che la evocava per l'interminabile dispiegamento di mezzi erotici che, per nove notti indimenticabili, mise a mie disposizione.


mercoledì 17 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre


Atiéndeme..
quiero decirte algo que
quizás no esperes,
doloroso tal vez,
Escúchame...
que aunque me duela el alma
yo necesito hablarte,
y así lo haré.
Nosotros 
que fuimos tan sinceros,
que desde que nos vimos
amándonos estamos
Nosotros 
que del amor hicimos
un sol maravilloso,
romance tan divino.
Nosotros
que nos queremos
tanto debemos separarnos
no me preguntes más.
No es falta de cariño,
te quiero con el alma,


te juro que te adoro y
en nombre de este amor
y  por tu bien...te digo adiós...







Algo  inconcebible  y  maravilloso  ocurrió  en  ese  momento:  Amada  Luna,  que había  cantado  todo  el  bolero  con  su  fuerza  y  despecho  de  siempre,  sin dignarse siquiera a mover el pelo que le cubría la cara, acomodó tras la oreja aquella cortina furibunda, y entonces yo pude ver que sus ojos me miraban y que en sus labios se iniciaba el leve movimiento de una sonrisa. ¿Me miraba a mí? ¿Me sonreíaa mí, ella, Amada Luna?Sintiendo  que  me  deshacía  escuché  su  programa  de  esa  noche  y, mientras atacaba el último bolero –«La vida es un sueño», cómo olvidarlo–, le dije  a  mis  compañeros  que  no  me  sentía  bien  y  quería  irme.  Sin  esperar respuesta  salí,  crucé  la  Rampa  y  tras  un  sólido  Plymouth  Plaza  de  1958, esperé  a  que  mis  amigos  salieran  del  club  y  se  alejaran,  rumbo  a  la  beca universitaria.  Entonces  crucé  la  calle,  empujé  la  puerta  de  La  Gruta,  ya  sin portero  a  esa  hora  final  de  la  noche,  y  vi  cómo  La  Dama  Triste  del  Bolero levantaba su vaso y bebía un sorbo de su carta blanca.Con  una decisión  que desconocía  y unas ansias  que  me  superaban,  me acerqué a la barra y, casi rozando el brazo de Amada, pedí un carta blanca a la  roca,  encendí  mi  cigarrillo  y  volteé  la  cara  para  observar  la  de  aquella mujer capaz de seducirme con su voz y sus boleros.–Al fin apareciste... –me dijo ella, con el mismo tono susurrante y grave con que cantaba, y recolocó el pelo que insistía en caer sobre su cara–. Pensé que te habías ido... Todos los días se va tanta gente. –No,  es  que... –traté  de  decir  algo,  pero  comprendí  que  no  me  era posible y bebí un trago devastador de mi añejo–. ¿ Mi mí?Amada no respondió: nunca respondió a ninguna pregunta. Envueltos en la nube  de  humo  que  formábamos  con  nuestros  cigarros  ella  miró  su  trago, con el hielo casi deshecho, y lo bebió hasta el final.

In questo momento accadde qualcosa di meraviglioso ed inconcepibile: Amada Luna, che aveva cantato tutto il bolero con la forza e la superbia di sempre, senza neanche degnarsi di  di ravviare i capelli che le coprivano il volto, si aggiustò quella cortina furiosa , ed allora vidi che mi guardava e sulle sue labbra si iniziava il lieve movimento di un sorriso. Mi stava guardando? Stava sorridendo a me, lei ,Amada Luna?  Credendo che volesse sbarazzarsi di me ascoltai il suo spettacolo  e, mentre attaccava il suo ultimo bolero - La vita è un sogno - come dimenticarlo - dissi ai miei amici di non sentirmi bene e che volevo andarmene. Senza aspettare risposta uscii, traversai la Rampa  e mi infilai in una Plymouth Plaza del 1958,per aspettare che i mei amici uscissero dal club e se ne andassero a dormire all'università. Allora attraversai la strada, spalancai la porta della Gruta, già senza portiere in queste ore tarde della notte, e vidi come La Dama Triste del Bolero alzava il calice e beveva un sorso del suo Carta Blanca. Con una decisione che non conoscevo e un'ansia che mi sormontava mi avvicinai al bar e ,quasi  sfiorando il braccia di Amada, chiesi un Carta Blanca on the rock , mi accesi una sigaretta e mi voltai per osservare quella donna capace di sedurmi con la sua voce ed i suoi boleri. - Finalmente sei arrivato... - mi disse, con lo stesso tono, sussurrante  e grave con cui cantava, e si rimise in ordine i capelli che continuavano a cadergli sul viso - Pensavo che te ne fossi andato...Tutti i giorni se ne vanno in tanti -No, è che...- provai a dire qualcosa, perà capii che non era possibile e bevvi un sorso devastante del mio rum - Mi avevi notato? Amada non rispose: non rispose mai a nessuna domanda. Avvolti dalla nube di fumo creata dalle nostre sigarette, Amada guardò il suo bicchiere, il ghiaccio era quasi sciolto, e lo bevve tutto in un solo sorso.

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torr






Tantas noches la vi cantar, beber su trago e irse sola hacia su misterio que, con un acopio de todas mis voluntades, decidí cortar aquella historia que ya  se  me hacía  agobiante  y  me  robaba  toda  la  concentración.  Si  mi  timidez me  impedía  hacer  algo  más  que  mirarla  y  oírla  desde  mi  rincón,  imaginando desenlaces  que  nunca  me  atrevería  a  propiciar,  lo  mejor  era  reencausar  mis expectativas y olvidarme de aquel imposible que ni siquiera debía saber de mi existencia,  que  me  había  convertido  en  fumador  de  cigarrillos  negros  y  que podía  costarme  el  primer  año  de  la  carrera.  Entonces  decidí  no  volver  a  La Gruta, no caminar por La Rampa y sus tentaciones, dejar de escuchar boleros y  evitar  toda  cercanía  a  los  caminos  que  conducían  a  un  fantasma  llamado Amada Luna .Llegó  septiembre  de  1968  y  el  inicio  de  mi  segundo  curso  en  la  universidad. Las vacaciones del verano, que había pasado en mi casa, lejos de La Habana y sus disolutas tentaciones, debieron ayudarme en mi propósito de sacarme de la mente a Amada Luna, y al regresar a la ciudad pensé que estaba curado de la  adicción  que  me  habían  inoculado  aquella  mujer  y  sus  canciones.  Fue reconfortante  para  mí  saber  que  recuperaba mi  tranquilidad  habitual  y  que otra vez podía reunirme con mis compañeros en la heladería Coppelia, donde a golpe a helados y algún ron oculto en canecas, montábamos largas tertulias donde  insistíamos  en  hablar  de  temas  elevados,  tan  lejanos  del  bolero  y  su mundo  decadente.
 Demasiado  fácil  me  resultó  resistir  el impulso  de caminar Rampa  abajo,  hacia  La  Gruta,  y  creo  que  Amada  Luna  apenas  sería  hoy  un recuerdo apacible si una noche mis compañeros de la universidad no hubieran propuesto  pasar  un  rato  por  La  Gruta.  Varios  de  ellos,  que  habían  asistido  a las actuaciones de la cantante y hablaban entusiasmados del modo singular en que ella hacía los boleros, insistieron en que fuéramos a verla, y mis defensas, más endebles de lo que yo creía,  apenas necesitaron de aquel pretexto para deshacerse, como cera al fuego.

Nada más entrar en La Gruta y pedir un ron collins fue como sentir que regresaba  a  mi  lugar.  Faltaban  quince  minutos  para  que  comenzara  la actuación  de  Amada  Luna  y  descubrí  que  mi  pecho  palpitaba  y  mismanos sudaban  de  pura  ansiedad.  Increíble  me  resultó  comprobar  hasta  qué  punto había  llegado  mi  fortaleza  al  prohibirme  volver  a  aquel  sitio  por  casi  dos meses.  Pero  ahora,  descontrolado,  comprendí  también  que  no  debí  haber regresado  jamás,  y  tuve  la  certeza  absoluta  de  mi  error  cuando  las  luces  se apagaron  y  del  corazón  de  las  tinieblas  brotó  la  voz  gruesa  y  susurrante  de Amada Luna

Tante notte la vidi cantare, bersi il suo drink e andarsene sola verso il suo mistero che, con tutta la mia forza di volontà, decisi di troncare quella storia  che già si stava diventando soffocante e mi rubava tutta la concentrazione. Se la mia timidezza mi impediva di non fare altro che guardarla ed ascoltarla dal mio cantuccio, immaginando che alla fine non mi sarei mai deciso ad abbordarla, la cosa migliore era di sviare le mie aspettative e dimenticarmi di questa amore impossibile di cui non avrei mai dovuto saper niente nella mia vita, che mi aveva convertito in un fumatori di sigari neri e che poteva costarmi il primo anno della carriera universitaria. Decisi allora di non tornare alla Gruta, di non camminare per la Rampa e le sue tentazioni, non ascoltare più boleri e di evitare ogni vicinanza ai luoghi che conducevano a un fantasma chiamato Amada Luna. Arrivò il settembre del 1968 e  l'inizio del mio secondo corso alla università. Le vacanze estive, che avevo trascorso a casa, lontano da L'Avana e dalle sue dissolute tentazioni,avrebbero dovuto aiutarmi nel mio proposito di togliermi Amada Luna dalla mente, e tornando in città pensai di essere ormai guarito dalla dipendenza che  mi avevano inoculato quella donna e le sue canzoni. Mi confortò sapere che stavo recuperando la mia abituale tranquillità e che mi sarei di nuovo incontrato con i miei compagni  nella gelateria Coppelia, dove a colpi di gelati e di rum nascosto nelle taniche, organizzavamo grandi dibattiti  dove insistevamo a parlare di temi elevati, così lontani dal bolero e da quel mondo decadente.
 Mi risultò abbastanza facile resistere all'impulso di passeggiare per la Rampa, verso la Gruta, credo che Amada Luna sarebbe oggi solo un lontano ricordo se una notte i miei compagni di università non avessero proposto di fare un salto alla Gruta. Alcuni di loro, che avevano assistito agli spettacoli della cantante e si erano entusiasmati del modo singolare in cui cantava il bolero,  insistettero per andare a vederla, e le mie difese ,più deboli di quel che credessi,  non ebbero bisogno  di quel pretesto per sciogliersi come cera al fuoco.
Non di meno  entrare a La Gruta e chiedere un rum Collins fu come tornare al mio posto. Mancavano quindici minuti all'inizio dello spettacolo di Amada Luna e scoprii che il mio cuore palpitava  e che per l'ansia avevo tutte le mani sudate. Mi risultò incredibile constatare fino a che punto fosse arrivata la mia forza di volontà per vietarmi di ritornare in quel posto per quasi due mesi. Ma ora, perso il controllo, compresi anche  che non sarei mai dovuto tornare, ed ebbi la assoluta certezza del mio errore quando si spensero le luci e dal cuore delle tenebre sgorgò la voce densa e sussurrante di Amada Luna.


lunedì 15 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre






Quien no haya sentido alguna vez que la estética decadentey previsible del  bolero  es  una  de  las  mejores  expresiones  de  la  vida,  seguramente  será incapaz  de  entender  la  prodigiosa  comunicación  que  esa  música  puede conseguir con los sentimientos.  Aunque sus  letras muchas veces maltraten la poesía  con  frases  empeñadas  en  expresar  emociones  demasiado  evidentes,  y su  melodía  ataque  sin  piedad  las  escalas  más  melosas  del  pentagrama,  la virtud permanente de un buen bolero radica en su capacidad de seducir y en su  poder  de  evocación,  que  siempre  están  ligadas  a  una  voz  y e a un  modo  de cantar, más que a unos versos y una melodía. Pero, quien no haya asistido al espectáculo  de  oír  y  ver  a  Amada  Luna  en  aquellas  noches  perdidas  de  La Habana,  tampoco  entenderá  jamás  por  qué  en  cada  ocasión  que  yo  lograba reunir  el  dinero  necesario,  me  olvidaba  de  estudios  y  mítines  políticos  e  iba como  un  fanático  hacia  La  Gruta  y  gastaba  allí  mis  horas  y  mis  dineros,  sin más  esperanzas  que  oírla  cantar,  verla  fumar,  escucharle  decir  Gracias, Buenas  Noches,  y  contemplarla  después –cada  día  más  arrobado–mientras bebía  su  trago  largo  de  carta  blanca,  siempre  uno,  servido  en  un  vaso  alto, cargado con un cubo de hielo y alargado con ginger ale... Algo  curioso  ocurría  con  aquella  mujer  que,  una  vez  cumplida  su actuación, bajaba al bar con su cigarro enlos labios y bebía en silencio aquel único trago de ron. La costumbre parecía ser ancestral, pues nada más ocupar su  banqueta,   el  barman  le  servía  su  carta  blanca  y  Amada  lo  bebía  a  sorbos lentos,  entre  cigarro  y  cigarro,  sin  hablar  con  nadie,  apenas  observando  a través de su pelo cómo el hielo se fundía con el ron, hasta que a las dos de la madrugada, hora del cierre, apuraba el resto de su bebida y salía a la calle,
sin  despedirse  de  nadie,  sin  que  nadie  la  acompañara,  sin  que  nadie  la esperara,  mientras yo  la  miraba  alejarse,  incapaz  de  abordarla,  lleno  de interrogaciones y desbordado de deseo

Chiunque non abbia provato qualche volta che la estetica decadente e prevedibile del bolero sia una delle migliori espressioni della vita, sarà sicuramente incapace di capire la comunicazione prodigiosa che questa musica riesce a  ottenere con i sentimenti. Per quanto i suoi testi maltrattino a volte la poesia con frasi impegnate ad esprimete emozioni fin troppo evidenti, e la sua melodia attacchi impietosamente le scale più smielate del pentagramma, la virtù permanente di un buon bolero si fonda nella capacità di sedurre  e nel potere di evocazione che sono sempre legati ad una voce ed a un modo di cantare, più che a un verso e a una melodia. Però, chi non abbia assistito allo spettacolo di sentire e vedere Amada Luna in quelle notti perdute de La Avana, non riuscirà mai a comprendere perché ogni volta che riuscivo a trovare i soldi necessari, dimenticavo gli studi ed i raduni politici e me ne andavo come un fanatico verso La Gruta a sprecare il mio tempo ed il mio denaro, senza altra speranza che di sentirla cantare, vederla fumare, sentirle dire Grazie, Buona Notte e contemplarla poi - giorno dopo giorno  sempre più in estasi - mentre beveva  il suo bel bicchiere di Carta Blanca, solo uno, servito in un calice alto, con un cubetto di ghiaccio e allungato con ginger ale...Fatto curioso di quella donna era che, una volta finito di esibirsi, se ne scendeva al bar con la sigaretta tra le labbra e beveva in silenzio quell'unico bicchiere di rum. Doveva essere una vecchia abitudine , perché nessuno occupava mai il suo sgabello, il barman le serviva il suo Carta Blanca e Amada lo beveva con sorsi lenti, sbirciando appena tra i capelli il ghiaccio che  finiva di sciogliersi nel rum,finché alle due del mattino, ora di chiusura, finiva il resto del drink  e usciva in strada, senza parlare a nessuno senza nessuno che la accompagnasse, nessuno che la aspettasse,  mentre io la vedevo allontanarsi, incapace di avvicinarla, pieno di dubbi e  traboccante di desiderio.

sabato 13 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre





Ocho boleros más pasaron por la garganta de la mujer y el ensalmo se mantuvo  invencible,  incluso  más  allá  del  momento  en  que  ella  musitó, Gracias, como si no quisiera decirlo, como si ya no tuviera más voz, y nadie se pudo   mover,  ni  hablar,   ni   beber,  atrapados   todavía   en   las   redes   del magnetismo desplegado por Amada Luna y por su manera devota y visceral de hacer los boleros, hasta que ella aceptó el cigarro encendido que le alargó el pianista, y dijo Buenas noches... y yo comencé a aplaudir, en el instante en que fue cegada la luz cenital y, como en el sueño que debíamos haber vivido, Amada Luna se esfumó en la oscuridad. Nunca  antes  había  pensado  que  la  música  amelcochada  y  lacrimógena de  un bolero  pudiera  tener  tal  poder  de  seducción;  jamás,  hasta  ese momento,  había  sentido  aquella  necesidad  física  que  me  estaba  provocando Amada  Luna;  ni  siquiera  en  sueños  había  imaginado  que  aquel  mundo  de rones,  penumbras,  cigarros,  madrugadas  sin  sueño  y lascivias  contenidas pudiera  comunicarme  la  sensación  de  pertenencia  que  estaba  disfrutando. Pero  sin  duda  fue  algo  demasiado  maravilloso,  pacientemente  esperado  por mi  espíritu,  lo  que  debió  funcionar  durante  aquella  jornada  de  mi  llegada  a los dieciocho años para que,  a la noche siguiente,  en la misma banqueta,  yo volviera  a  pedir  un ron  collins y  escuchara,  sobre  la  nube  más  alta  e inexpugnable, los boleros que Amada Luna empezó a cantar para mí

Anche dopo altre otto canzoni  l'incanto  rimase invincibile, incluso il momento in cui Amada  mormorò "Grazie", quasi riluttante e nessuno poteva muoversi, né  parlare, né bere, imprigionati nelle reti del magnetismo di  Amada Luna e per il sua modo devoto e viscerale di sentire il bolero, finché accettò la sigaretta accesa che le porse il pianista, e disse "Buona notte"... ed io iniziai  ad applaudire, nel momento in cui si spense la luce centrale e, come in sogno o un miraggio  Amada Luna scomparve nel buio. Mai prima avevo pensato che la musica smielata e lacrimosa di un bolero potesse avere un simile potere di seduzione; mai, fino a questo momento, avevo provato quella necessità  fisica che Amada Luna mi stava provocando;  neanche in sogno avevo immaginato che quel mondo di rum,  di penombre, ,di sigari, di notti insonni e di lussuria rattenuta potesse comunicarmi le sensazione di appartenenza che mi stavo godendo. Senza dubbio  fu tutto talmente meraviglioso quello che era accaduto durante quel giorno di ingresso nei miei diciotto anni tanto che, la notte seguente , sullo stesso sgabello, tornai a chiedere un rum Collins e ad ascoltare, attraverso una quasi impenetrabile nube di fumo, il bolero che Amada Luna cominciò a cantare solo per me.




Continua...

venerdì 12 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre


No  hacía  falta  verla  para  sentir  que  había  algo  diferente  en  aquella  voz, pequeña,  caliente,  gruesa,  calibrada  con  esmero,  que  parecía  hablar  al  oído más  que  cantar. En el  instante  en  que advirtió «Te  arrepentirás»,  una  tenue luz  cenital  cayó  al  fin  sobre  el  escenario  y  forjó  la  figura  de  Amada  Luna. Apoyada en una banqueta,  la mujer siguió cantando su susurro de amor,  con la cabeza inclinada, como si expresara un profundo pesar. El pelo le ocultaba casi toda la cara y sólo en el momento en que su mano llevó atrás la cascada hirviente  del  cabello,  pude  descubrir  que  cantaba  con  los  ojos  cerrados  y  el micrófono –todos  saben  a  qué  se  parece  un  micrófono–casi  metido  entre  los labios.  De  inmediato  sentí  que  una  magia  extraña  se  desprendía  de  aquella combinación de luz, música, olores, sentimientos, voz y mujer, una magia que nada  tenía  que  ver  con  mi  deslumbramiento  de  joven  provinciano –eso  ya  lo saben–que  sufría  un previsible  ataque de  fascinación:  lo  que  allí  ocurría  era algo real y palpable, pero sucedía en otra dimensión de los sentidos, donde yo encontraba  una  lógica  propia  para  la  canción  y  la  música,  gracias  a  aquella mujer, más pequeña de lo que había imaginado, menos rotunda de formas de que lo había soñado, que apenas gesticulaba ni se movía, pero que con su voz tibia y su presencia abarcadora era capaz de seducir al auditorio de borrachos y  marihuaneros,  seres  de  la  noche  y  parejas  de  enamorados,  solitarios empedernidos  y  jóvenes   inocentes,   que   permanecíamos   prisioneros   del embrujo tiránico de los boleros cantados por Amada Luna

Non c'era bisogno di vederla per sentire che che c'era qualcosa di diverso in quella voce, piccola, calda,dura, calibrata con precisione, che sembrava sussurrare all'orecchio piuttosto che cantare. Nel momento in cui disse " Te arrepentiràs", una fievole luce illuminò il palcoscenico facendo risaltare la figura di Amada Luna. Appoggiata su di uno sgabello, la donna continuò a cantare il suo sussurro d'amore. con la testa inclinata, come ad esprimere un profondo rimpianto. I capelli le coprivano quasi il viso e solo nel momento in cui ne portò sulle spalle la cascata ribollente , potei scoprire che cantava con gli occhi chiusi e il microfono - tutti sanno cosa a cosa somiglia un microfono - quasi messo tra le labbra.
 Sentii subito che una strana magia proveniva da quella combinazione di luce, musica, profumi, sentimenti, voce e donna, una magia che non aveva nulla a che fare con il mio abbagliamento di giovane provinciale - già lo sapete - che soffriva un prevedibile attacco di passione: quello che stava accadendo  era qualcosa reale e palpabile, però capitava in un'altra dimensione dei sensi, dove io incontravo una logica propria per la canzone e la musica, grazie a quella donna più piccola di quel che avevo immaginato, meno formosa di quel che avevo sognato, che si muoveva appena, ma che con la sua voce calda e la sua  sola presenza era capace di sedurre quel pubblico  di ubriachi e spacciatori, creature della notte e coppiette di innamorati, di inguaribili solitari e giovani innocenti , che rimanevano prigionieri dell'incantesimo tirannico  dei boleri cantati da Amada Luna.

mercoledì 10 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre









En  la  penumbra  pude  distinguir  que  al  fondo  había  un  pequeño escenario  y  busqué  el  sitio  de  la  barra  más  cercano.  Indeciso  e  inexperto, cuando el barman se me acercó opté por pedir un ron collins–sólo porque el nombre  me  pareció  apropiado–y  me  dispuse  a  esperar,  mientras  trataba  de rasgar  la  oscuridad  y  presentir,  más  que  ver,  las  parejas  que,  entre  trago  y trago, adelantaban sus juegos de amor en los mullidos pullmans del salón .De pronto las pocas luces del club se apagaron y se hizo un prolongado silencio  que  flotó  sobre  la  oscuridad  más  compacta.  Una  melodía  lánguida, desgajada de un piano, ocupó al fin el espacio del local y, todavía a oscuras, escuché por primera vez la voz de Amada Luna:

                                       Me recordarás 
                                  cuando en la tarde muera el sol,
                                  tú me llamará en las horas secretas
                                  de tu sensibilidad.
                                  Te arrepentirás de lo cruel que tú fuiste 
                                  con mi amor,
                                  te lamentarás 
                                  pero será muy tarde
                                  para volver.
                                  Te perseguirán los recuerdos divinos del ayer,
                                  te atormentará,
                                  tu conciencia infeliz...



Nella penombra potevo distinguere che in fondo c'era un piccolo palcoscenico e cercai il posto più vicino al bar. Indeciso ed inesperto, quando il barman mi cercò optai per scegliere un rum collins - solo perché il nome mi sembrò appropriato- e mi disposi ad aspettare, mentre cercavo di squarciare l'oscurità e presentire, più che vedere, le coppiette che, tra una bevuta e un'altra, portavano avanti i loro giochi d'amore sui morbidi  cuscini del salone. All'improvviso  le fioche luci del club si spensero e ci fu un prolungato silenzio che galleggiò sopra la oscurità più compatta.
Una melodia languida di un pianoforte riempì finalmente lo spazio del locale e, nel buio ascoltai per la prima volta la voce di Amada Luna:

                                   Me recordarás

                                  cuando en la tarde muera el sol,

                                  tú me llamará en las horas secretas

                                  de tu sensibilidad....









Peering into the shadows I noticed a small stage near the bar and found the stool closest to it. Clueless when the barman approached me, I hesitantly ordered a rum collins—only because I thought it sounded cool—and timidly ogled the moves of couples playing out erotic games on the club's cushy sofas.

Suddenly the few lights went down and a prolonged silence floated in the dense darkness. A languid melody rose from a piano to finally fill the club and, still in the dark and for the first time, I heard the voice of Amada Luna:

You will think of me as the sun is setting.
You will call out to me in your most intimate most secret moments.
You will regret
Your disdain for my love,
You will be sorry
But it will be too late
To get back together. You will be haunted
By yesterday's memories
You will be tormented
By your guilty conscience…



Continua.....


NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre








Desde entonces mis paseos por la Rampa, los sábados o cualquier día de la  semana,  a  solas  o  en  comparsa  con  mis  nuevos  compañeros  de clases, siempre tuvieron unos minutos para que, frente a la imagen de La Dama Triste del  Bolero,  tratara  de  saciarme  de  los  misterios  que  proponía  aquel  rostro cautivo  en  la  foto  y  comenzara  a  soñar  con  el  momento  de  ver  al  fin,  de cuerpo  completo  y  presente,  a  aquella  magnética  mujer.  Mientras,  en  mi habitación  de  la  beca  universitaria,  inicié  sin  demasiado  entusiasmo  mi entrenamiento  sentimental  de  escuchar  los  programas  de  radio  dedicados  al bolero,  sin  que  aquella  música  demasiado  melosa  y  llena  de  lamentos consiguiera   convencerme   de   sus   virtudes   ni   comunicarme   su   profunda melancolía,  pues  todavía  desconocía  que  el  verdadero  disfrute  de  un  bolero germina sobre las experiencias amargas de la vida. Todo  quedó  preparado  para  que  el  13  de  diciembre  de  1967,cuando cumplí  los  dieciocho  años,  en  lugar  de  un  perfume  o  una  camisa –que  tanto necesitaba–,  pidiera  a  mis  padre  y  tíos  que  me  regalaran  dinero.  Mi  plan había sido demasiado meditado para ser tan sencillo:  aquella noche iría a La Gruta, para ver al fin a Amada Luna.

Como  era  de  esperar,  debí  enseñar  mi  carnet  de  universitario  para demostrar  que  tenía  dieciocho  años  y  me  permitieran  franquear  las  puertas del  club.  Penetré  entonces  en  aquella  oscuridad  fresca  y  amable  como  la gruta que decía ser, impregnada por los olores del ron, el deseo y el humo del cigarro  negro,  y  cargada –como  lo  sabría  poco  después–con  los  remanentes agónicos  de  un  pasado,  un ancient  régime que  la  revolución,  como  toda revolución   que   se   respetara,   se   empeñaba   en   desterrar   de   la   isla, excomulgándolo y repudiándolo cada día con más fuerzas







 Da quel momento le mie passeggiate per la Rampa, il sabato o qualsiasi altro giorno della settimana, da solo o insieme ai mie nuovi compagni di classe, ebbero sempre un minuto per, davanti alla immagine della Dama Triste del Bolero, cercare di saziarmi dei misteri che quel volto prigioniero della foto mi proponeva e cominciare a sognare il momento in cui avrei potuto vedere il corpo completo e a colori di quella donna magnetica. Nel frattempo, nella mia camera dell'ostello universitario, iniziavo senza eccessivo entusiasmo il mio addestramento sentimentale di ascoltare i programmi radio dedicati al bolero, senza però che quella musica troppo mielosa e piena di lamenti riuscisse a convincermi dei suoi pregi ne a comunicarmi la sua profonda malinconia, ma ancora  non sapevo che il vero apprezzamento di un bolero germoglia sopra le amare esperienze della vita.
 Tutto era pronto per quel 13 dicembre del 1967, quando compii 18 anni, invece di un profumo o di una camicia - di cui tanto avrei avuto bisogno - chiesi a mio padre e agli zii di regalarmi denaro. Il mio piano  era stato preparato troppo bene per essere così facile: quella notte sarei andato alla Gruta, per vedere finalmente Amada Luna.

Come era da aspettarsi, dovetti esibire il mio tesserino universitario per dimostrare di aver compiuto 18 anni e permettermi quindi di varcare le porte del club. Entrai allora in quella oscurità fresca ed amabile come la grotta che diceva essere, impregnata dagli odori del rum, dal desiderio e dal fumo di sigaro nero, e carica - come avrei saputo poco dopo - con i residui agonizzanti del passato, un ancient regime che la rivoluzione, come tutte le rivoluzioni che si rispettano, iniziava a bandire dall'isola,scomunicandolo e ripudiandolo ogni giorno sempre di più.








From that moment on my meanderings around La Rampa on Saturdays, or on any other day of the week, alone or in a throng of classmates, always included a few minutes before The Sorrowful Lady of the Bolero to try to fathom the mysteries of the face captive in the photo, and to dream of the moment when I would finally see that alluring woman in the flesh, live and in color from head to toe. Meanwhile back in my dorm room I half-heartedly began to listen to boleros as part of my sentimental education. The cloying music, filled with lovelorn laments, neither persuaded me of its worth nor moved me to deep melancholy, since I still did not know that appreciation of a bolero depends entirely on one's own bitter lived experiences.

So the stage was set for that December 13th, 1967, the day I turned eighteen. Instead of asking my family for practical gifts like aftershave or a sorely needed new shirt, I requested cash. After extensive mulling over I had devised a very simple plan: that night I would celebrate by going to the Grotto to finally see Amada Luna.


As expected, I was carded before being allowed into the club, before entering the welcoming scented darkness—a mixture of rum, black tobacco, and desire—suggested by the club's name. And, as I would later learn, a darkness also contaminated by its links to a past that the Cuban Revolution—like any revolution worthy of the name—violently rejected and was determined to eradicate from the island.


Continua...




martedì 9 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre






NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA

. Quiero  recordar  que  fue  precisamente  durante  uno  de  mis  primeros paseos  por  la  Rampa,  alucinado  por  tantos  encantos  y  promesas  de  una  vida que  no  conocía,  cuando  vi,  junto  a  la  escalera  que  bajaba  hacia  las penumbras del club La Gruta,  el cartel protegido por un cristal desde el que aviesamente me miró Amada Luna, «La Dama Triste del Bolero». Una invasiva atracción, que nacía en mi estómago y se expandía indetenible, para palpitar en  cada  rincón  de  mi  cuerpo,  me  obligó  a  detenerme  y  contemplar  aquel rostro  suavemente  moreno  de  una  mujer  de  unos  treinta  años,  en  el  que  se confundían  los  rasgos  de  mil  mezclas  raciales  para  propiciar  el  milagro  de unos  ojos  levemente  rasgados  y  cargados  de  despecho  asiático,  una  boca  de labios  carnosos  y  enrojecidos  de  los  que  pendía  displicente  un  cigarro humeante,  y  un  pelo  tal  vez  demasiado  amarillo,  que  caía  en  ondas  furiosas hacia  los  hombros  tersos  y  promisorios.

  El  cartel  advertía  que  Amada  Luna cantaba  en  La  Gruta  todas  las  noches,  de  martes  a  domingo,  siempre  a  las once,  pero  mientras  contemplaba  el  rostro  singular  y  lascivo,  ni  siquiera  se
me   ocurrió   considerar   la   posibilidad   de   entrar   en   aquel   sitio   quizás pecaminoso,  demasiado  sofisticado  y  alejado  de  todas las  expectativas  del joven cándido –revolucionario, católico y pobre, ya lo he dicho–que entonces era. Quiero pensar también que, mucho antes de que viera la foto –o de que la  foto  me  viera a  mí–,  el  destino  parecía haber  preparado aquel  encuentro, pues únicamente así es posible que desde aquella noche de 1967 el rostro de Amada Luna se convirtiera en una de mis obsesiones de toda la vida: y ahora mismo,  mientras  la  evoco,  escuchando  un  viejo  bolero  cantado  por  Bola  de Nieve –y siento al oírlo un escozor doloroso en la piel–, vuelvo a mirar aquella fotografía en la que a pesar de los desastres y de los años no logro encontrar vestigios  de  la  tristeza  desoladora  que  advertía  su  epíteto  artístico,  aunque otra vez me convenzo de que una fuerza trágica y superior voló siempre sobre nosotros  y  que  ya  debía  de  estar  escrito  que  todo  iba  a  ocurrir,  del  modo devastador en que ocurrió.








Voglio ricordare che fu proprio durante una delle mie prime passeggiate per la Rampa, allucinato da tanto incanto e tante promesse di una vita che non conoscevo,che vidi, giunto alla scalinata che portava verso le penombre del night club La Gruta, un manifesto protetto da un vetro , dal quale mi
guardò in modo perverso Amada Luna, " La Dama Triste del Bolero". Una invadente attrazione, che mi nasceva  nello stomaco e si allargava incontenibile, per pulsare in ciascun angolo del mio corpo,mi obbligò a fermarmi e a contemplare quel volto soavemente abbronzato di una donna sulla trentina, in cui si confondevano i lineamenti  di mille razze mescolate per propiziare il miracolo degli occhi lievemente a mandorla e pieni di disprezzo asiatico, una bocca dalle rosse labbra carnose dalle quali pendeva un sigaro fumante, e dei capelli forse un po' troppo biondi, che cadevano in onde furiose sule spalle morbide e promettenti. 

Il manifesto avvisava che Amada Luna cantava a La Gruta tutte le notti, da martedì a domenica, sempre alle undici, però mentre contemplavo quel viso singolare e lascivo, non pensai affatto di considerare la possibilità di entrare in quel luogo forse peccaminoso, esagerato, sofisticato e  lontano da tutte le aspettative del giovane candido-rivoluzionario,cattolico e povero, già lo dissi, che ero allora Voglio tuttavia pensare che,molto prima di vedere la foto - o che la foto vedesse me -, il destino sembrava aver preparato quell'incontro, infatti solo così è possibile che da quella notte del 1967 il viso di Amada Luna si convertisse in una delle mie ossessioni di tutta una vita; e anche ora, mentro la evoco,ascoltando un vecchio bolero cantato da Bola de Nieve * - e provo nel sentirlo  un  dolore pungente sula pelle -mi giro a guardare quelle foto in cui malgrado i disastri e gli anni non riesco a trovare tracce della tristezza  straziante  a cui doveva il suo nome d'arte, per quanto di nuovo mi convinco che una forza tragica e superiore volò sempre su di noi e che doveva essere già scritto che tutto doveva accadere, nel modo devastante che accadde.



* Palla di neve, cantante cubano,Ignacio Jacinto Villa Fernández, così  chiamato per la sua faccia nera e rotonda, NdT














I want to remember that it was precisely during one of my first walks on La Rampa, mesmerized by the pull and promise of a life unknown to me, that by the steps leading down to the shadowy club called the Grotto I glimpsed the glass-covered poster from which Amada Luna—"The Sorrowful Lady of the Bolero"—first wickedly stared at me. I was stopped in my tracks by an overpowering sensation: an invasive attraction radiating from my belly and pulsating in every cell of my body. I gazed at the honey-colored face of a woman of around thirty, where traces of many races had merged to concoct a miracle: proud, almond-shaped eyes, fleshy red lips from which a burning cigarette dangled casually, and hair—perhaps a tad too yellow—cascading in untamed curls down to smooth and sensual shoulders. The poster announced that Amada Luna was appearing there nightly, from Tuesday to Sunday, always at eleven. As I stared spellbound at the uniquely lascivious features, the possibility of actually entering such a place—sinful, sophisticated, and beyond the reach of the naïve kid I was back then, Catholic, revolutionary and very poor as I already said—never once crossed my mind.


I would also like to think that even before that fateful night in 1967 when I first saw the picture—or the picture saw me—it was predestined that we would meet, and that Amada Luna's face would become one of my life-long obsessions. Even now, so many years and disasters later, when I listen to Bola de Nieve sing an old bolero and think of her—my skin distinctly tingling—I can still see the photo clearly, I'm still unable to find any hint of the crushing sadness to which she owed her stage name, and I'm still convinced that a tragic force brought us together, that our story was fated to end in the devastating way it did

lunedì 8 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre













NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA

En el principio fue la fascinación.

 La zona de  la  Rampa,  con  sus  cines,  clubes  y  restaurantes  se  había convertido en el corazón donde palpitaba la vida nocturna de la ciudad, y yo, joven y provinciano, católico y revolucionario, mal vestido y recién llegado a La Habana para matricular en la Universidad, comencé a gastar mis solitarias noches de sábado en deslumbrados recorridos ascendentes y descendentes por aquel esplendoroso tramo de calle, empinado entre el mar infinito y la recién abierta   heladería   Coppelia.   Subía   y   bajaba   la   Rampa   en   un   éxtasis permanente,  empeñado  en  llenar  mis  pulmones  y  mis  ojos  con  aquel  mundo magnético de neones coloridos y autos norteamericanos todavía potentes, de las  primeras  minifaldas  y  los  primeros  hippies  tropicales  y  subdesarrollados que brotaban en la isla, y de los últimos vestigios del glamour brillante de los 50,  ya  en  franca  retirada  ante  el  avance  de  la  indetenible  y  bullanguera propaganda  socialista,  con  sus  exaltadas  consignas  cargadas  de  rojos  y persistentes llamados al combate y a la victoria. ..


NOVE NOTTI CON AMADA LUNA


All'inizio fu la passione

. La zona della Rampa, con i suoi cinema, night club e ristoranti si era convertita nel cuore dove palpitava la vita notturna della città, ed io, giovane e provinciale, cattolico e rivoluzionario, malvestito e arrivato solo di recente a L'Avana per iscrivermi alla Università, iniziai a passare le mie solitarie notti del sabato in affascinanti passeggiate avanti e indietro per quello splendido tratto di strada, stretto tra il mare infinito e la gelateria Coppelia appena aperta. Salivo e scendevo per la Rampa in un estasi permanente, impegnato a riempirmi i polmoni e gli occhi con quel mondo magnetico di colori al neon e di automobili nord americane ancora potenti, delle prime minigonne e dei primi hippies tropicali e sottosviluppati che proliferavano nell'isola, e delle ultime vestigia del glamour brillante degli anni 50, già in aperta ritirata di fronte all'avanzata della incontenibile e vigorosa propaganda socialista, con le sue esaltate parole d'ordine cariche di rosse e persistenti chiamate alla lotta e alla vittoria




NINE NIGHTS WITH AMADA LUNA


In the beginning was the fascination.


The area around La Rampa, with its movie theaters, clubs, and restaurants, had become the heart of Havana's throbbing night life. I was a shabbily dressed country boy—innocent, Catholic, revolutionary—recently arrived in the capital to go to college, who began to spend lonely Saturday nights parading in awe up and down the dazzling avenue, between the infinite sea and the just-opened Coppelia ice cream parlor. I strolled in a permanent state of ecstasy among miniskirts and hippies—our own peculiar brand, a tropical and undereveloped variety—determined to fill my eyes and lungs with the magnetic world of glittering neon signs and still-gleaming American cars, the final vestiges of glamour left over from the shimmering 50s, already retreating before the onslaught of socialist propaganda with its exalted red-tinged slogans, persistent and strident, calling to combat and victory.




CONTINUA...


domenica 7 luglio 2019

Un excursus nella poesia zen




Alcune lievi poesie zen
 






Maestro zen So Toba:


Rozan è famoso per le sue montagne nebbiose,
Sekko per le sue acque.
Prima di andarvi era fonte di tanto dispiacere.

Poi sono andato e tornato.
Niente di speciale.
Le montagne nebbiose di Rozan,
Le acque di Sekko.


















Maestro zen Shoun  ( pochi attimi prima della morte, rivolto ai suoi discepoli)

Ho vissuto sessant'anni come meglio potevo
Facendo la mia strada in questo mondo.
Ora la pioggia è cessata, le nubi scompaiono,
Il cielo azzurro ha una luna piena





.












Maestro zen Ryonen:

Al servizio della mia imperatrice bruciavo incenso
                           per profumare le mie belle vesti.
Adesso, mendica senza dimora, brucio il mio viso
                                 per entrare in un tempio Zen.

   Sessantasei volte questi occhi hanno guardato
                         la mutevole scena dell' autunno.
   Ho parlato abbastanza del chiaro di luna.
   Non domandare altro.
   Ma ascolta la voce dei pini e dei cedri quando
                                     non c'è un alito di vento.

sabato 29 giugno 2019

E la tua veste è bianca.... SALVATORE QUASIMODO






Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull'omero sinistro.

Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia nude.Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide,
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapeva di circo.Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo,
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.


Salvatore Quasimodo
da “Ed è subito sera”, A. Mondadori Editore, Milano, 1942


martedì 25 giugno 2019

Haiku



Risultati immagini per tempio giapponese



La campana del tempio tace,
ma il suono continua
ad uscire dai fiori.

Matsuo Basho
(1644-1694)