venerdì 10 aprile 2026
Sonerien Du
lunedì 16 marzo 2026
THE LAST POEM, I would like you to be there, da LACRIMAE RERUM , di Nicholas Moore
I would like you to be there
When I die —-not that you’d care
Nor that I’ d want you to hold my hard exactly
(Though that couldn’t be bad)
But just that I shouldn’t feel so intolerably sad
At the going out of the day;
Just that one’s Muse must be constant, and one’s purpose—-
Jimmy Rushing: “I would like to see tour smiling face again.”
Mi piacerebbe che tu fossi qui
Quando morirò —- non che ti dovrebbe
Importare
E neppure vorrei che mi tenessi stretta la mano.
(Anche se non sarebbe poi così male)
Ma solo non vorrei al finire del giorno sentirmi
Così intollerabilmente triste;
Solo che alla propria Musa devi essere fedele, e al proprio scopo.——
Jimmy Rushing: “ Mi piacerebbe vedere ancora il tuo sorriso.”
domenica 8 marzo 2026
LO GUARRACINO
Lo guarracino è una canzone popolare napoletana del XVIII secolo che racconta della guerra scoppiata tra varie creature marine.
Lo guarracino è un pesce nero del Mediterraneo, il coracino. Il poveretto s'innamora della Sardella provocando la gelosia del pesce Rancetto che, armatosi di tutto punto, lo va a cercare per vendicarsi, scatenando, così, una rissa tra tutti i pesci del mare.
Il testo è incredibilmente ricco e varopinto e il ritmo è incalzante e ipnotico.
La canzone è un'allegoria in cui il mare rappresenta i vicoli di Napoli e lo guarracino è lo scugnizzo napoletano.
Alla fine dell'ascolto ti viene da chiederti: "Ma l'autore del testo come conosceva tutti i pesci citati nella canzone? Doveva essere, per forza, un pescatore!"
n napoletanoLo Guarracino che jeva pe mare Cu li cazune de rezze de funno, Doje belle cateniglie La Sardella a lo barcone Lo Guarracino 'nche la guardaje La Sardella 'nch'a sentette Se aje voglia de t'allocà Ma la Patella che steva de posta Quanno lo 'ntise lo poveriello 'Ncopp'a li spalle sittanta pistune, Tu me lieve la 'nnammorata Venimmoncenne ch'a lo rommore Patre, figlie, marite e mogliere Pisce palumme e pescatrice, Treglie, tremmole, trotte e tunne, vongole, cocciole e patelle, Capitune, saure e anguille, Muorze e pizzeche a beliune! |
traduzioneIl guarracino che andava per mare Con i calzoni di reti di fondo, due belle catene La Sardella al balcone Il guarracino che la guardò Nel sentirla, la sardella Se hai voglia di piazzarti, Ma la patella, che stava appostata, Quando la sentì il poveretto Sulle spalle settanta colubrine, tu mi levi la fidanzata E vediamo che al rumore Padri, figli, mariti e mogli pesci palombo e pescatrici triglie tremmole trotte e tonni vongole cocciole e patelle Capitoni sauri e anguille morsi e pizzichi a bilioni,
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giovedì 19 febbraio 2026
REQUIEM di Antonio Tabucchi
Un sole che spacca le pietre.
Oggi è una domenica di luglio torrida, la città è deserta, e io sto sul molo di Alcântara ad aspettare un tizio… anzi no, un grande poeta, forse il più grande del Novecento. Appuntamento a mezzogiorno. O forse a mezzanotte? I fantasmi mica rispettano gli orari.
Per dodici ore vagherò tra azulejos, bacalhau, ricordi e spettri: lo Zoppo della Lotteria, una vecchia zingara, il guardiano del faro, amici morti da tempo… e alla fine, lui. Fernando Pessoa in persona (o quel che ne resta)
.
Antonio Tabucchi ha scritto Requiem – Un’allucinazione direttamente in portoghese, come atto d’amore verso il Paese che lo aveva adottato. La traduzione italiana è stata curata dal suo amico Sergio Vecchio. È un requiem laico, tenero, surreale, commovente: un addio ai morti, ai luoghi, alla giovinezza, alla letteratura.
Breve, denso, ipnotico. Uno di quei libri che finisci e ti senti come se avessi sognato a occhi aperti per tutto il giorno.
martedì 3 febbraio 2026
CASA MALAPARTE
Non lo so se mi piace.
Avrei preferito che il promontorio (Punta Masullo) fosse lasciato esattamente com'era. Ma, purtroppo, gli umani tendono sempre a voler lasciare una testimonianza del fatto che sono vissuti e che hanno camminato su questo pianeta.
Certo, senza questa villa, senz'altro singolare, probabilmente ricorderemmo Curzio Malaparte a stento o, forse, non sapremmo addirittura chi era.
Mentre era ospite di Axel Munthe, Curzio Malaparte si innamorò dell'isola di Capri, della sua natura impervia, del suo mare. Così comprò il terreno di Punta Masullo da un pescatore per dodicimila lire.
Il progetto fu affidato all'architetto Adalberto Libera, esponente di spicco del razionalismo, a cui fu chiesto di creare" una casa come me, dura, strana, schietta."
Io sapevo che, a questi aggettivi, c'era da aggiungere anche "triste" ma non so se questa versione è vera.
Però la casa è, effettivamente, triste. Almeno a me così sembra. Fatemi sapere voi che ne pensate.
Pare che, a un certo punto, nacquero molte incomprensioni tra Malaparte e l'architetto, che venne licenziato.
Così si creò il paradosso che una villa fu costruita e pensata da uno scrittore. Ma, magari, tanto paradossale non è.
Quel che è certo è che la villa sembra una nave solitaria in mezzo al mare con una scalinata a forma di parallelepipedo che conduce fino al tetto-terrazza.
Quella scala è stata la protagonista di molte sfilate di alta moda e di molti film tra cui "Il disprezzo" di Jean-Luc Godard, tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia, con protagonisti Brigitte Bardot e Michel Piccoli.
Gli interni sono monacali con pochi mobili e soltanto grandi finestre ad incorniciare la splendida natura circostante.
Certo, sarebbe interessante visitarla ma essa è di proprietà della Fondazione Giorgio Ronchi che la mantiene chiusa al pubblico.
Andate a leggere soltanto l'inizio della Statuto della suddetta Fondazione: diffondere la cultura.
E come la diffondi? Tenendo chiusa al pubblico una casa che è testimonianza di un periodo storico, di una visione che era quella di Curzio Malaparte?
Ma fatemi il piacere.
sabato 24 gennaio 2026
DICE JAGO...
Dice Jago, giustamente: "E' una vita che non postiamo qualcosa di nostro." Ha ragione.
Questa poesia di Ipazia (scritta il 01.06. 2010, c'era un tempo in cui datavo le poesie) è famosa, anche se la conoscono in pochi.
L'APE
In metrò l'aria mancava
noi abitanti momentanei
di quel piccolo universo in movimento
respiravamo piano.
Un'ape si materializzò improvvisa
sulla testa di un distratto passeggero
che subito se ne infastidì
o se ne impaurì.
Un ragazzo in piedi
gli tolse il disturbo
di ammazzarla.
Io ho percepito la sua morte.
Troppo non si può sentire.
Altrimenti quante volte puoi morire?
La domanda che mi pongo spesso è questa: "Si può vivere almeno un giorno senza fare del male a nessuno? Uomo, animale, pianta, sasso?
Ipazia
mercoledì 14 gennaio 2026
La BIBBIA di Borso d' Este
La Bibbia di Borso d 'Este ( due volumi) venne realizzata tra il 1455 e il 1461.
Il committente è Borso d' Este Signore e Duca di Ferrara. Pietro Paolo Marone si assunse l'oneroso compito di compilare in caratteri gotici su due colonne il testo in lingua latina.
Le preziose miniature vennero eseguite da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, assistiti da numerosi collaboratori. La spesa maggiore fu senza dubbio quella della miniatura , occorrevano, infatti, materiali pregiati come oro, pietre preziose, lacchè per i colori.
La Bibbia di Borso è un vero capolavoro di ricchi fregi in filigrana di penna, arricchiti da foglie, fiori, cornici vegetali, ghirlande adornate di putti. Non mancano figure fantastiche come sirene, draghi, centauri.
Le storie dell' Antico e Nuovo Testamento sono miniate nelle iniziali dei capoversi.
La Bibbia è stata completamente digitalizzata e si può liberamente consultare su EDL, Estense Digital Library, insieme ad altri tesori della biblioteca estense.
Avventurosa la storia della Bibbia di Borso: dopo aver attraversato indenne secoli e secoli di storia a Modena venne portata in Austria nel 1859 dal Duca Francesco V d' Austria-Este.
Gli eredi la misero in vendita sul mercato antiquario; nel 1923 il governo italiano riuscì a comprarla, per circa 5 milioni di lire, grazie alla munificenza dell' industriale Giovanni Treccani.
Treccani finanziò anche il restauro e la riproduzione dell' opera. Anche grazie a questa generosità divenne poi Senatore del Regno e ottenne, più tardi, il titolo di conte.
Non contento il Conte Treccani fondò l' Istituto della Enciclopedia Italiana, a tutti universalmente nota come Enciclopedia Treccani.


