lunedì 11 maggio 2026

Putting on the Ritz (che diavolo significa?)

 Non lo sapevo e, se non lo so, lo devo sapere.

Ho fatto ricerche ed ho scoperto che "Putting on the Ritz" è una canzone scritta da Irving Berlin nel 1927 e resa famosa da vari artisti lungo l'arco del tempo.

Sì, ma che significa?

Si tratta di un'espressione colloquiale che significa "vestirsi  in modo molto elegante, mettersi in ghingheri" e fa riferimento al famoso Ritz Hotel, simbolo di gran lusso e raffinatezza.

Nella sua stesura originale la canzone faceva riferimento ad una moda diffusa ad Harlem negli anni '20 (ho ricordato di averlo visto nel recente film "Sinners"  !) secondo cui giovani neri poveri spendevano tutto ciò che avevano per vestirsi in modo appariscente e mettersi in mostra passeggiando sulla Lenox Avenue.

Nella canzone era presente, altresì, un tono leggermente ironico relativo al desiderio di entrare a far parte di un mondo esclusivo soltanto abbigliandosi in un certo modo.

Grazie al suo ritmo molto orecchiabile ed accattivante, la canzone ebbe molto successo.

Esiste un film del 1930,  che si intitola proprio così.

Sempre nel 1930 la incise Fred Astaire , ottenendo uno strepitoso successo.

In un film del 1939 (Idiot's Delight) fu cantata da Clark Gable e un coro (lo sapevate che quest'ultimo sapeva ballare e cantare?, lo ignoravo pure io).

Divenne molto popolare anche nel Regno Unito grazie alle trasmissioni radiofoniche della BBC.

Per il film "Blue Skies del 1946, in cui Fred Astaire eseguì nuovamente il brano, Irving Berlin rivisitò il testo per adattarlo ad un pubblico più ampio di persone benestanti. (Immagino che il tono ironico venne del tutto abolito, sic!).

La canzone guadagnò ulteriore popolarità nel 1974 grazie allo strepitoso "Frankenstein Junior" dove fu interpretata da Gene Wilder e Peter Boyle. Inutile dire che è la versione che preferisco!

Nel 1982 il musicista olandese Taco ( e chi se lo ricorda?) ne fece una nuova versione in stile synth



-pop che divenne un successo mondiale, vendendo oltre un milione di copie in tutto il mondo.

Grazie a questa rivisitazione Irving Berlin , allora novantacinquenne, divenne il più anziano autore vivente con una canzone tra le prime dieci in classifica. 

E voi? When will you put on the Ritz? 

 


 

 

venerdì 10 aprile 2026

Sonerien Du


 Un complesso bretone sulla piazza da oltre 50 anni!!!


Sonerien Du, i suonatori neri imperversano in tutte le feste della Bretagna.

Questo complesso rappresenta una delle formazioni più longeve del panorama musicale della Bretagna.
Nato nel 1971 Il gruppo ha attraversato oltre mezzo secolo di storie, diventando un punto di riferimento per il movimento del  Festival Noz.

La band è nota per aver introdotto elementi moderni nella musica tradizionale. Sebbene l’ossatura rimanga legata a strumenti come la bombarda e il biniou, l’integrazione di chitarra elettrica, basso e batteria ha permesso al gruppo di sviluppare un suono folk rock distintivo, rendendo i ritmi dei balli bretoni come l’ An Dro e la gavotte adatti ai grandi palchi.

Discografia: con più di 20 album pubblicati la loro produzione documenta l’evoluzione della musica celtica dagli anni 70 ad oggi. 
Nonostante i numerosi cambi di formazione, il gruppo ha mantenuto una presenza costante nei circuiti dei festival internazionali e regionali.
Il loro nome Sonerien Du, Suonatori neri, richiama la leggenda dei due Suonatori  di Pont l’Abbé, ingiustamente impiccati al posto di due briganti e sepolti sotto una lapide di pietra nera.

A differenza di molte formazioni storiche della stessa epoca, i  Sonerien Du mantengono un calendario di esibizioni. Per il 2026, il gruppo ha in programma diverse date in Bretagna e nel resto della Francia.






lunedì 16 marzo 2026

THE LAST POEM, I would like you to be there, da LACRIMAE RERUM , di Nicholas Moore

 


I would like you to be there

When I die —-not that  you’d care

Nor that I’ d want you to hold my hard exactly

(Though that couldn’t be bad)

But just that I shouldn’t feel so intolerably sad

At the going out of the day;

Just that one’s Muse must be constant, and one’s purpose—-

Jimmy Rushing: “I would like to see tour smiling face again.”



Mi piacerebbe che tu fossi qui

Quando morirò —- non che ti dovrebbe

Importare

E neppure vorrei che mi tenessi stretta la mano.

(Anche se non sarebbe poi così male)

Ma solo non vorrei al finire del giorno sentirmi

Così intollerabilmente triste;

Solo che alla propria Musa devi essere fedele, e al proprio scopo.——

Jimmy Rushing: “ Mi piacerebbe vedere ancora il tuo sorriso.”