Study of two girls.....

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Francois Boucher

sabato 20 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre






Si  hubiéramos  tenido  más  de  nueve  noches,  ¿qué  habría  sucedido? Todavía hoy no lo puedo imaginar siquiera, porque de encuentro en encuentro Amada   fue   ascendiendo   por   aquella   espiral   erótica   e   introduciendo variaciones  lánguidas o  violentas,  cálidas  o  arrebatadoras  en  nuestros  juegos de  amor,  con  una  desbordada  intensidad  de  creación  que  jamás  he  vuelto  a encontrar  en  otra  mujer.  Cada  noche  hacía  como  si  fuera  la  primera  y, desvestida, desvestida a medias o completamente vestida, se ponía a trabajar con su empecinada necesidad de seducir a alguien que, más que seducido, ya estaba enloquecido de amor y de deseos, convertido en una masa sin cerebro, apenas  dotado  para  sentir  el  placer  que  ella  se  imponía  propiciar.  Si hubiéramos tenido más de nueve noches...Tampoco  puedo  olvidar  que  mi  décima  noche  con  Amada  Luna  debió  haber sido la del 2 de octubre de 1968.  Por aquellos días había sido decretada una asoladora  Ofensiva  Revolucionaria,  empeñada  en  poner  en  manos  del  estado toda  la  economía  y  la  ideología  de  la  isla,  mientras  se  había  comenzado  a preparar   una   gigantesca   zafra   azucarera,   que   en   1970   produciría   diez decisivos millones de toneladas de azúcar con los cuales, de una sola vez, el país podría hasta salir del subdesarrollo y dar el gran salto hacia la perfección comunista.  Pero,  centrado  en  mi  vorágine  de  amor  y  sexo,  vivíayo  de
espaldas  a  la  magnitud  de  las  tormentas  que  se  habían  desatado,  pues  cada una de mis neuronas respiraba en función de Amada Luna.

Como  las  noches  anteriores,  exactamente  cuando  daban  las  diez, abandoné mi cuarto de la beca universitaria y salí en busca de La Rampa, sus luces,  sus  expectativas  y  sus  promesas  ahora  cumplidas  hasta  niveles  jamás imaginados  por  mí.  Faltaban  unos  minutos  para  las  once  cuando  atravesé  la avenida y de golpe caí en el abismo. Los neones de La Gruta estaban a oscuras y por un instante pensé si no sería lunes, aunque estaba seguro de que era el jueves 2 de octubre. Las luces de la calle iluminaban la escalera que bajaba hacia  el  club  y  desde  la  acera,  ya  en  el  borde  de  la  angustia,  pude  ver  sus puertas   cerradas   y   leer   el   cartelgrosero   que   advertía:   CLAUSURADO INDEFINIDAMENTE









Cosa sarebbe successo se avessimo avuto più di nove notti? Ancora oggi non posso nemmeno immaginarlo, ad ogni incontro Amada faceva salire quella spirale erotica e introduceva variazioni languide o violente, ardenti o sorprendenti nei nostri giochi amorosi, con una schiacciante intensità creativa che mai ho incontrato in altre donne. Ogni notte era come la prima e, svestita, mezza svestita o completamente vestita, si metteva al lavoro con la sua determinata necessità di sedurre uno che, oltre che sedotto,  già era pazzo di amore e desiderio, convertito in una massa senza cervello, capace solo di provare il piacere che lei si obbligava a propiziare. Se solo avessimo avuto  più di nove notti...Neppure riesco a scordare che la mia decima notte con Amada Luna  avrebbe dovuto essere il 2 ottovre del 1968. Era stata decisa per quel giorno una radicale Offensiva Rivoluzionaria, impegnata a mettere in mano statale tutta la economia e la ideologia dell'isola, mentre si cominciava a preparare una gigantesca raccolta di zucchero, che nel 1970 avrebbe prodotto dieci decisivi milioni di tonnellate di zucchero con i quali. in una sola volta, il paese sarebbe potuto uscire dal sottosviluppo e dare un salto verso la perfezione comunista. Ma io, concentrato sulla mia voragine di amore e sesso, voltavo le spalle alla grande tempesta  che si andava scatenando, perché ogni mio neurone respirava in funzione di Amada Luna.
Come nelle notti precedenti, alle dieci di sera in punto, lasciai la camera del mio ostello universitario e me ne andai verso la La Rampa e le sue luci, le sue aspettative e le sue promesse finalmente mantenute a un livello che non avrei mai immaginato. Mancav un minuto alle undici quando attraversai la strada e di colpo precipitai nell'abisso. Le luci al neon della Gruta erano spente e per un instante pensai fosse lunedì, anche se ero sicuro che fosse  giovedì 2 ottobre. Le luci della via illuminavano la scala che portava al club e dal marciapiede, già pieno di angoscia, vidi le porte del night sbarrate e lessi il manifesto che diceva:
CHIUSURA FINO A NUOVO AVVISO











venerdì 19 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre








¿Vamos? –me  preguntó,  o  mejor,  me  ordenó  y,  como  si  ya  esperara aquel reclamo, calcé un billete con mi trago y la ayudé a bajar de su asiento.La  primera  mujer  con  la  que  tuve  relaciones  sexuales  era  una  ex prostituta, oficialmente  reciclada  por  la  Revolución,  que  se  hacía  llamar  María  la Luchadora, y que por dos pesos se encargaba de desvirgar a los muchachos del barrio,  con  la precisión  de  un  cirujano.  Luego  vino  Irina, «La  Rusa  que  nos enseñó  a  templar»,  que  en  realidad  era  ucraniana  y  padecía  algo  así  como fuego  uterino,  pues  apenas  su  marido  salía  de  maniobras –era  un  negro gigantesco, oficial del ejército, graduado en los primeros cursos de artillería a que  asistieron  los  cubanos  en  la  Unión  Soviética–,  abría  las  ventanas  y  se paseaba  desnuda  por  la  casa  y  daba  rienda  suelta  a  su  lujuria  brindando gratuita y socialistamente su arte amatorio a los enfebrecidos adolescentes de la  cuadra.  Después  de  la  muerte  de  Irina,  a  manos  de  su  engañado  artillero, tuve varias novias pero sólo una de ellas, la gordita y gentil Isabel María, me había permitido pasar a mayores. Sin embargo, ninguna de aquellas mujeres, con  las  que  sentí  deseos,pasión  incluso,  provocaron  en  mí  la  sensación  de desvalimiento en que me lanzó el embrujo seductor de Amada Luna.Lo  que  aquella  noche  y  las  ocho  noches  siguientes  disfruté  gracias  a Amada Luna es otra historia.

La posada donde nos refugiamos,  muy cerca de la Universidad, debía ser sórdida como todas las posadas de La Habana. Pero, enloquecido  de  deseos  como  yo  me  hallaba,  apenas  reparé  en  nada  que  no fuera  el  festín  de  sexo  que  me  sirvió  aquella  mujer  que,  en  la  práctica  del amor,  gozaba  de  la  misma  destreza  maravillosa  que  desplegaba  cuando cantaba boleros. Ya he dicho que su cuerpo no era especialmente voluptuoso: más bien era delgada, tenía los senos pequeños y sus nalgas apretadas y duras estaban lejos de los volúmenes habituales en las cubanas. Pero la habilidad, a veces como displicente, con que utilizaba sus armas, y la capacidad seductora que  empleaba  en  su  faena,  resultaron  devastadoras:  y  si  hasta  entonces estuve enamorado de una posibilidad de mujer que me abrazaba con su voz, ahora  había  enloquecido  por  un  ser  definitivamente  real  que  se  negaba  a cantar  boleros  fuera  del  escenario,  que  se  resistía  a  contarme  nada  de  su vida, que me impedía acompañarla al salir de la posada, pero que, en las dos horas que me regalaba, era capaz de hipnotizarme consu maestría amatoria, aprendida y perfeccionada sabe dios en cuantas camas de la ciudad. Para Amada Luna todo era posible y lícito en la intimidad de amor: su cuerpo   completo   podía   intervenir   en   el   acto   y   sabía   alarmar   cada prolongación,  cada  cavidad,  cada  pliegue  del  mío.




Andiamo? -mi chiese, o meglio, mi ordinò e, come se già mi aspettassi quella richiesta, misi un biglietto da 10 dollari sotto il bicchiere e la aiutai ad alzarsi.
La prima donna con cui avevo avuti rapporti sessuali era una ex prostituta, ufficialmente riabilitata dalla Rivoluzione, che si faceva chiamare Maria la Luchadora ( la combattente,NdT), e per due pesos si incaricava di sverginare i ragazzi del barrio, con la precisione di un chirurgo. Poi ci fu Irina, " La Russa che ci insegnò a scopare", che in realtà era ucraina e ninfomane, che appena suo marito andava alle esercitazioni militari, - era un negro gigantesco, ufficiale dell'esercito, graduatosi nei primi corsi di artiglieria cui parteciparono i cubani in Unione Sovietica -apriva le finestre e girava nuda per casa e dava libero sfogo alla sua lussuria offrendo gratuitamente e socialisticamente la sua arte amatoria ai  vogliosi ragazzi del quartiere. Dopo la morte di Irina, per mano del suo pluri tradito artigliere, ebbi varie ragazze ma solo una di esse, la grassoccia e gentile Isabel Maria, mi aveva permesso di andare oltre. Tuttavia, nessuna di quelle ragazze, con cui avevo provato desiderio e passione, procurarono in me la sensazione di totale  abbandono in cui mi lasciò il fascino seduttore di Amada Luna. Ciò che assaporai quella notte  e le altre otto notti seguenti grazie ad Amada Luna è tutta un'altra storia.
L'alberghetto dove ci rifugiammo , nei pressi della Università, doveva essere sordido come tutti gli alberghetti di La Avana. Ma, folle di desiderio come mi trovavo,  a stento mi soffermai su niente che non fosse il festino di sesso che mi servì quella donna che, nella pratica dell'amore, beneficiava di quella stessa meravigliosa abilità che utilizzava quando cantava il bolero. Ho già detto che il suo corpo non era particolarmente voluttuoso:anzi era piuttosto magra, aveva un piccolo seno e le sue natiche strette e dure erano lontane dal volume abituale nelle donne cubane. Però la abilità, a volte come distaccata, con cui utilizzava le sue armi, e la capacità seduttrice che metteva in atto nel suo lavoro, risultarono devastanti: e se fino a quel momento ero stato innamorato di una possibilità di una donna che mi abbracciava con la sua voce, ora  ero impazzito per un essere definitivamente reale che insisteva a non voler cantare il bolero fuori dal palcoscenico, che rifiutava di raccontarmi qualcosa della sua vita, che mi impediva di accompagnarla ad uscire dall'albergo, ma che, nelle due ore che mi regalava, era capace di ipnotizzarmi  con la sua maestria amatoria, appresa e perfezionata solo Dio sa in quanti letti della città. Per Amada Luna tutto era lecito e possibile nella intimità: il suo corpo intero poteva intervenire nell'atto  e sapeva eccitare ogni prolungamento, ogni cavità, ogni piega del mio. Curiosamente, amava sempre in silenzio e, come un direttore d'orchestra ordinava con le mani, indicava con gli occhi,avvisava delle sue intenzioni con le labbra.
 Una sapienza profonda, forse la stessa che la faceva diventare grande sul palcoscenico e affascinare prima, sedurre poi, era quella che la evocava per l'interminabile dispiegamento di mezzi erotici che, per nove notti indimenticabili, mise a mie disposizione.


mercoledì 17 luglio 2019

NUEVE NOCHES CON AMADA LUNA, di Leonardo Padura, traduzione italiana Alessandro Pancirolli, traduzione inglese dallo spagnolo di Cristina de la Torre


Atiéndeme..
quiero decirte algo que
quizás no esperes,
doloroso tal vez,
Escúchame...
que aunque me duela el alma
yo necesito hablarte,
y así lo haré.
Nosotros 
que fuimos tan sinceros,
que desde que nos vimos
amándonos estamos
Nosotros 
que del amor hicimos
un sol maravilloso,
romance tan divino.
Nosotros
que nos queremos
tanto debemos separarnos
no me preguntes más.
No es falta de cariño,
te quiero con el alma,


te juro que te adoro y
en nombre de este amor
y  por tu bien...te digo adiós...







Algo  inconcebible  y  maravilloso  ocurrió  en  ese  momento:  Amada  Luna,  que había  cantado  todo  el  bolero  con  su  fuerza  y  despecho  de  siempre,  sin dignarse siquiera a mover el pelo que le cubría la cara, acomodó tras la oreja aquella cortina furibunda, y entonces yo pude ver que sus ojos me miraban y que en sus labios se iniciaba el leve movimiento de una sonrisa. ¿Me miraba a mí? ¿Me sonreíaa mí, ella, Amada Luna?Sintiendo  que  me  deshacía  escuché  su  programa  de  esa  noche  y, mientras atacaba el último bolero –«La vida es un sueño», cómo olvidarlo–, le dije  a  mis  compañeros  que  no  me  sentía  bien  y  quería  irme.  Sin  esperar respuesta  salí,  crucé  la  Rampa  y  tras  un  sólido  Plymouth  Plaza  de  1958, esperé  a  que  mis  amigos  salieran  del  club  y  se  alejaran,  rumbo  a  la  beca universitaria.  Entonces  crucé  la  calle,  empujé  la  puerta  de  La  Gruta,  ya  sin portero  a  esa  hora  final  de  la  noche,  y  vi  cómo  La  Dama  Triste  del  Bolero levantaba su vaso y bebía un sorbo de su carta blanca.Con  una decisión  que desconocía  y unas ansias  que  me  superaban,  me acerqué a la barra y, casi rozando el brazo de Amada, pedí un carta blanca a la  roca,  encendí  mi  cigarrillo  y  volteé  la  cara  para  observar  la  de  aquella mujer capaz de seducirme con su voz y sus boleros.–Al fin apareciste... –me dijo ella, con el mismo tono susurrante y grave con que cantaba, y recolocó el pelo que insistía en caer sobre su cara–. Pensé que te habías ido... Todos los días se va tanta gente. –No,  es  que... –traté  de  decir  algo,  pero  comprendí  que  no  me  era posible y bebí un trago devastador de mi añejo–. ¿ Mi mí?Amada no respondió: nunca respondió a ninguna pregunta. Envueltos en la nube  de  humo  que  formábamos  con  nuestros  cigarros  ella  miró  su  trago, con el hielo casi deshecho, y lo bebió hasta el final.

In questo momento accadde qualcosa di meraviglioso ed inconcepibile: Amada Luna, che aveva cantato tutto il bolero con la forza e la superbia di sempre, senza neanche degnarsi di  di ravviare i capelli che le coprivano il volto, si aggiustò quella cortina furiosa , ed allora vidi che mi guardava e sulle sue labbra si iniziava il lieve movimento di un sorriso. Mi stava guardando? Stava sorridendo a me, lei ,Amada Luna?  Credendo che volesse sbarazzarsi di me ascoltai il suo spettacolo  e, mentre attaccava il suo ultimo bolero - La vita è un sogno - come dimenticarlo - dissi ai miei amici di non sentirmi bene e che volevo andarmene. Senza aspettare risposta uscii, traversai la Rampa  e mi infilai in una Plymouth Plaza del 1958,per aspettare che i mei amici uscissero dal club e se ne andassero a dormire all'università. Allora attraversai la strada, spalancai la porta della Gruta, già senza portiere in queste ore tarde della notte, e vidi come La Dama Triste del Bolero alzava il calice e beveva un sorso del suo Carta Blanca. Con una decisione che non conoscevo e un'ansia che mi sormontava mi avvicinai al bar e ,quasi  sfiorando il braccia di Amada, chiesi un Carta Blanca on the rock , mi accesi una sigaretta e mi voltai per osservare quella donna capace di sedurmi con la sua voce ed i suoi boleri. - Finalmente sei arrivato... - mi disse, con lo stesso tono, sussurrante  e grave con cui cantava, e si rimise in ordine i capelli che continuavano a cadergli sul viso - Pensavo che te ne fossi andato...Tutti i giorni se ne vanno in tanti -No, è che...- provai a dire qualcosa, perà capii che non era possibile e bevvi un sorso devastante del mio rum - Mi avevi notato? Amada non rispose: non rispose mai a nessuna domanda. Avvolti dalla nube di fumo creata dalle nostre sigarette, Amada guardò il suo bicchiere, il ghiaccio era quasi sciolto, e lo bevve tutto in un solo sorso.