sabato 27 dicembre 2025

L' onda misteriosa di Belharra

 

Belharra: Quando la batimetria incontra l'energia dell'Atlantico

​Non è la tipica onda da spiaggia, né un evento frequente. Belharra è una singolarità idrografica che si manifesta al largo di Saint-Jean-de-Luz solo quando l'Atlantico decide di spingere al massimo.

​Perché si forma proprio lì?

​A circa 3 km dalla costa francese esiste una secca rocciosa, chiamata Belharra-Perdun, che risale bruscamente verso la superficie. In condizioni normali, il mare ci passa sopra senza scomporsi. Ma quando arriva una mareggiata con un periodo molto lungo (almeno 14-15 secondi), l'energia dell'onda tocca il fondo molto prima della costa

Il risultato? La massa d'acqua viene compressa verso l'alto, trasformando un'onda di pochi metri in una montagna che può superare i 15 metri d'altezza.

​I tratti distintivi:

  • Massa vs Verticalità: A differenza di altri spot più "ripidi", Belharra è un'onda di puro volume. Sposta tonnellate d'acqua, creando una parete massiccia che richiede tavole specifiche (gun) o l'assistenza dei jet-ski per acquisire la velocità necessaria a scendere il "face".
  • Il fattore rarità: È uno spot
  • meteorologicamente esigente. Serve la combinazione perfetta tra direzione dello swell (Nord-Ovest), bassa marea e venti offshore da terra che puliscano la superficie dell'acqua.
  • La sicurezza: Data la distanza dalla riva e la forza delle correnti, non è uno spot per dilettanti. È un ambiente d'alto mare dove la logistica dei soccorsi èè parte integrante della sessione.

​In breve

​Belharra non è "solo" surf; è la prova visibile di come un ostacolo sul fondale possa trasformare l'energia invisibile dell'oceano in uno dei fenomeni naturali più potenti d'Europa. Un gigante che richiede pazienza per essere visto e una preparazione tecnica estrema per essere affrontato



lunedì 15 dicembre 2025

I Tre Cristi di Ypsilanti

 

3 volte Dio: Il folle esperimento dei Cristi di Ypsilanti

​Immaginate una stanza in un ospedale psichiatrico del Michigan, nel 1959. All'interno ci sono tre uomini. Ognuno di loro è profondamente, incrollabilmente convinto di essere la stessa persona: Gesù Cristo.

​Questa è la premessa di uno degli esperimenti più bizzarri, affascinanti e controversi della storia della psicologia sociale, raccontato nel libro I tre cristi di Ypsilanti (pubblicato in Italia da Fandango/Fazi) dallo stesso artefice, lo psicologo Milton Rokeach.

L'ipotesi del confronto

​Rokeach riunì i tre pazienti—tre uomini affetti da schizofrenia paranoide a cui diede i nomi fittizi di Clyde, Joseph e Leon—con un'idea precisa. Voleva capire cosa succede all'identità umana quando viene messa di fronte alla sua contraddizione definitiva. La sua ipotesi era che, confrontati quotidianamente con altri due individui che reclamavano la loro stessa, unica identità divina, la loro illusione sarebbe crollata sotto il peso del paradosso, costringendoli a tornare alla realtà.

Per due anni, i tre "Cristi" vissero insieme, mangiarono insieme e lavorarono insieme, sotto l'occhio vigile di Rokeach che, a volte, manipolava le situazioni per forzare l'interazione.

Il fallimento e l'etica




L'esperimento, tuttavia, non andò come previsto. Le delusioni dei tre uomini non si infransero. Al contrario, la mente umana mostrò una resilienza incredibile nel proteggere le proprie convinzioni fondamentali.

​Inizialmente ci furono litigi furiosi su chi fosse il "vero" Dio. Ma col tempo, ognuno sviluppò meccanismi di difesa per razionalizzare la presenza degli altri: decisero che gli altri due erano pazzi, o impostori, o addirittura macchine morte controllate dall'esterno. Alla fine,raggiunsero una sorta di tregua inquieta, ignorandosi a vicenda per preservare il proprio sé.




​Anni dopo, lo stesso Rokeach guardò indietro al suo lavoro con occhio critico, riconoscendo i problemi etici di un esperimento che aveva manipolato le vite di persone vulnerabili, giocando a fare Dio con chi credeva di esserlo. La storia dei Cristi di Ypsilanti rimane oggi una potente testimonianza non solo della malattia mentale, ma della straordinaria capacità della mente di aggrapparsi alla propria identità, a qualsiasi costo.


]: Milton Rokeach - - Fandango Libri

​[2]: Quei tre Cristi in manicomio - Il Foglio

​[3]: The Three Christs Of Ypsilanti  


sabato 6 dicembre 2025

Who wants to live forever

 

Quando vidi Highlander,nel 1986,  m'innamorai di Christopher Lambert.

Era la prima volta che si vedeva al cinema un film di quel tipo, d'azione e fantastico, con al centro dei guerrieri immortali.

La storia era decisamente affascinante ma, quando lo vidi, non mi resi conto dell'apporto straordinario arrecato al film dalle canzoni scritte appositamente per esso dai Queen e, soprattutto da Brian May.

Lui è ancora vivo (menomale) e tutti ricordiamo i Queen soprattutto nella persona di Freddie Mercury ma, senza dubbio, Brian May scrisse le canzoni più iconiche del gruppo.

Il regista Russell Mulcahy chiese ai Queen di comporre alcune canzoni per il film che furono scritte da vari membri della band ma fu Brian May a scrivere Who wants to live forever. 

Il film pone a tutti questa domanda: "Vorreste vivere per sempre?"

E indovinate qual è la ricompensa finale per l'ultimo Highlander: la vita mortale! 

Così vi lascio, stamattina, con questa domanda a cui rispondere.

Io cercherò di rivedere il film.