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venerdì 24 luglio 2015

A LEUCONOE, Quinto Orazio Flacco, trad. Alessandro Panciroli



              Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
             finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
             temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
             seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,


             quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
            Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
            spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
           aetas: carpe diem, quam minimum credula postero








Non domandare - non è lecito sapere - 
quale sorte gli Dei per noi abbiano in serbo, e non
interrogare gli oroscopi babilonesi. Sopporta al meglio quel che sarà,
sia che ancora ti conceda Giove molti inverni 

 o che questo sia l'ultimo inverno che frange il mare Tirreno
 sugli scogli : sii saggia, versati  del vino e lascia
 ogni speranza. Parliamo e già il tempo  sfugge
 invidioso: cogli  l'attimo, non rimane poi molto ancora.

















sabato 6 novembre 2010

ORAZIO, Satire, III , versi 260, 271 . Trad. R. Ghiotto

 Amator exclusus qui distat, agit ubi secum...

Non si comporta così anche un amante respinto che dentro di sè dibatte se andare o non andare là dove finirà, non chiamato, per tornare; e intanto non si stacca dalla detestata porta di lei. " Non andrò nemmeno adesso, che mi ha chiamato? O non è meglio che pensi a metter fine a queste angosce? Mi ha cacciato; ora mi richiama. Ci tornerò? No, neanche se mi supplica in ginocchio." Ed ecco cosa dice il servo, che ha più testa di lui, e parecchio: " Padrone, queste cose, che non hanno misura nè criterio, non si possono affrontare con misura e criterio. Sono i guai dell' amore: guerra, poi di nuovo pace; vicende mobili e fluttuanti secondo una sorte cieca quasi al modo delle fasi del tempo; e chi si adoperasse a renderle stabili a suo vantaggio, non ne caverebbe niente, come se volesse mostrarsi  pazzo, ma con misura e con un certo criterio."

giovedì 21 ottobre 2010

Orazio, A Neera

Nox erat et caelo fulgebat Luna sereno
inter minor sidera,

cum tu, magnorum numen laesura deorum,
in verba iurabas mea,

artius atque  hedera procera adstringitur ilex...


Era notte ,nel cielo cristallino
fra le altre stelle, candida

risplendeva la luna, e tu, cingendomi
come la quercia l' edera

sugli dei mi giuravi un mutuo amore... 


Orazio, Epodi, trad. R. Ghiotto M. Abbbade