giovedì 28 ottobre 2010

Stephen Crane, The red badge of courage

The cold passed reluctantly from the earth, and the retiring fogs revealed an army stretched out on the hills, resting. As the landscape changed from brown to green, the army awakened, and began to tremble with eargeness at the noise of rumors. It cast its eyes upon the roads, which were growing from long troughs of liquid mud to proper thoroughfares. A river, ambertinted in the shadow of its banks, purled at the army's feet; and at night, when the stream had become of a sorrowful blackness, one could see across it the red, eye-like gleam of hostile camp-fires set in the low brows of distant hills.

E' l' appassionante inizio de The red badge of courage, di S. Crane,  un racconto sulla guerra civile americana, e sugli orrori e sulla assenza di ogni gloria nelle battaglie, dove solo la morte è veramente presente.
 Da alcuni considerato scritto da un veterano della Guerra Civile, il racconto in effetti è stato  creato da uno scrittore non ancora  nato ai tempi  del più grande spargimento di sangue sul territorio degli Stati Uniti.

 A man near him who up to this had been working feverishly at his rifle suddendly stopped and ran with howls.
A lad whose face had borne an expression of exalted courage, the majesty of he who dares give his life was, at an instant, smitten abject. 
 He ran like a rabbit... 







lunedì 25 ottobre 2010



Che ci posso fare? La Millay mi piace tanto! E guardate com'era bella!




FROM A FEW FIGS FROM THISTLES
BY EDNA ST. VINCENT MILLAY

SONNET III

OH, think not I am faithful to a vow!
Faithless am I save to love's self alone.
Were you not lovely I would leave you now:
After the feet of beauty fly my own.
Were you not still my hunger's rarest food,
And water ever to my wildest thirst,
I would desert you–think not but I would!–
And seek another as I sought you first.
But you are mobile as the veering air,
And all your charms more changeful than the tide,
Wherefore to be inconstant is no care:
I have but to continue at your side.
So wanton, light and false, my love, are you,
I am most faithless when I most am true.


OH, non pensar ch’io sia fedele a un voto!
Infedele son tranne che allo stesso amor.
Non fossi tu adorabile or or ti lascerei:
E dietro la bellezza volerei.
Non fossi tu raro cibo per mia fame,
Ed acqua sempre e sempre per mia sete,
Io t’abbandonerei – non pensarlo ma lo farei!
E un altro e non più te cercherei.
Ma tu sei mobile come mutevol aria,
E le tue grazie più di marea incostanti,
E quindi di esser incostante non mi curo:
Io devo continuare al fianco tuo.
Così, lascivo, sincero e falso, sei tu, mio amor,
Io sono più infedel quanto più sincera son.

Traduzione di Ipazia

domenica 24 ottobre 2010

il lodo alfano ( il minuscolo è mio) e il Presidente degli Stati Uniti ...

 

Rubens: Clinton e Monica
. Senatore Gasparri continuerete l'iter parlamentare sul Lodo Alfano anche se il presidente del Consiglio ha chiesto che venga ritirato? «Non lo ha detto Berlusconi. È solo una frase riportata in un pezzo del Corriere della Sera. Io so solo che il Lodo Alfano costituzionale è un atto del Parlamento e quindi siamo noi, deputati e senatori, che ci prendiamo la responsabilità di farne continuare l'iter. E lo facciamo proprio per non trasformare in una vicenda personale quella che è una cosa istituzionale. Quel lodo è un'esigenza che va oltre il fatto che una specifica carica sia ricoperta in un dato momento da una persona determinata...

Gaetano Pecorella. «Il lodo Alfano - spiega - deve andare avanti, per garantire la governabilità sia al premier attuale sia a chi, speriamo il più tardi possibile, gli succederà» e, in ogni caso, «non tocca le prerogative del presidente della Repubblica». Il Parlamento, ricorda, «è la massima espressione della democrazia, è l’unico a cui possa toccare una valutazione sul comportamento» del capo dello Stato. Pecorella, infine, solidarizza con Berlusconi «perché ormai qualunque legge si faccia finisce per essere attribuita alla sua volontà».

Nel maggio del 1994, Paula Corbin Jones inoltrò denuncia contro William Jefferson Clinton alla Corte Distrettuale del Distretto Orientale dell'Arkansas.  La Jones asserì che, quand'era Governatore dell'Arkansas, il presidente Clinton la molestò sessualmente in una camera d'albergo a Little Rock.  Il presidente Clinton respinse le accuse. E gli contestò, inoltre, la facoltà di un privato cittadino d'intentare azione legale contro un presidente in carica.
Nel maggio del 1997 la Corte Suprema respinse all'unanimità l'eccezione legale del presidente.  La Corte concluse che la Jones, "al pari di ogni altro cittadino che invochi correttamente la giurisdizione [della corte distrettuale]... ha diritto a adeguato giudizio",

e pertanto la Jones aveva il diritto di perseguire le sue ragioni con il presidente in carica.

http://ercoleguidi.altervista.org/starr/index.htm