martedì 3 maggio 2011


QUEL GRAN GENIO DI LEONOR FINI

Solo così posso definire una donna che è riuscita ad essere pittrice, costumista, scenografa, illustratrice e disegnatrice! Leonor Fini (1907-1996) nacque a Buenos Aires da padre argentino di origini beneventane e da madre triestina di origini tedesche e Trieste è la città in cui Leonor ha passato gli anni della sua infanzia. Infatti al Museo Revoltella a Trieste sarà possibile visitare, dal 4 luglio al 4 ottobre, una mostra a lei dedicata in cui saranno riunite oltre 250 opere, tra oli, disegni e fotografie.

E’ molto difficile ricapitolare in breve la sua carriera artistica e la sua vita che sono densissime di fatti, relazioni, viaggi, luoghi ed amori!

Infatti Leonor vivrà fra Trieste, Milano, Roma, Parigi e New York e tantissimi saranno gli artisti che faranno parte della sua vita e che influenzeranno la sua opera.

Basti citare, tra gli altri, Salvador Dalì, il fotografo Henri Cartier-Bresson o Max Ernst che la definì “la Furia italiana di Parigi”.

Ma la cosa che mi ha molto colpito è che è riuscita a vivere per più di trent’anni un ménage à trois, con il console Stanislao Lepri che, per amor suo, lasciò la carriera per dedicarsi alla pittura e con un intellettuale polacco di nome Kostantin Yelenski!

Beh, decisamente, credo che il suo genio si sia manifestato soprattutto nella riuscita di questo progetto di vita.

Vi lascio qui una foto raffigurante uno dei suoi quadri più famosi: “Le bout du monde”.



domenica 1 maggio 2011

L'esigenza (Radiodervish) + La carne e il diavolo (C. Brown) Ad IPA

Se è vero che ti hanno dedicato solo una poesia ,allora questo video-clip è per te.
                                                                                   
JAGO




L’esigenza di unirmi ogni volta con te
E ogni volta mostrare la mia vanità
Come dolce follia
S’interessa di me
Ma se è amore perdonami
perché unendo divido anche il mondo a metà
Forse è un angelo che si diverte così

Miele nel vino tu sei
Piccola venere
L’indifferenza ti fa
Altissima

E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all’abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
I discorsi che faccio quando sto con me
Sono esempi perfetti di banalità
Se non parlo con te
Se non parlo di te

Ogni istante decidere
Ma il mio corpo è imperfetto e non basta più a sé
E’ una sete che so
Non mi lascerà più

Miele nel vino tu sei
Piccola venere
L’indifferenza ti fa
Altissima

E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all’abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
di te…





Ah,Ipa, dimenticavo..: io non fumo.



sabato 30 aprile 2011

Sharon Olds “True Love”, trad. A.Panciroli



True Love
In the middle of the night, when we get up
after making love, we look at each other in
complete friendship, we know so fully
what the other has been doing. Bound to each other
like mountaineers coming down from a mountain,
bound with the tie of the delivery-room,
we wander down the hall to the bathroom, I can
hardly walk, I hobble through the granular
shadowless air, I know where you are
with my eyes closed, we are bound to each other
with huge invisible threads, our sexes
muted, exhausted, crushed, the whole
body a sex—surely this
is the most blessed time of my life,
our children asleep in their beds, each fate
like a vein of abiding mineral
not discovered yet. I sit
on the toilet in the night, you are somewhere in the room,
I open the window and snow has fallen in a
steep drift, against the pane, I
look up, into it,
a wall of cold crystals, silent
and glistening, I quietly call to you
and you come and hold my hand and I say
I cannot see beyond it. I cannot see beyond it.







Nel mezzo della notte, quando ci alziamo
dopo aver fatto l'amore, ci guardiamo in
completa amicizia, sappiamo così profondamente
ciò che l'altro sta facendo.
Legati l'uno all'altro
come alpinisti che scendono da una montagna,
legati con il cordone ombelicale
vaghiamo lungo il corridoio verso il bagno. Io

Sono in grado di
a malapena a camminare, zoppico attraverso l'aria

granulare senza ombre, so dove sei
con gli occhi chiusi, siamo legati gli uni agli altri
con enormi fili invisibili, i nostri sessi
in sordina, esausti, schiacciati

l' ntero corpo un  sesso,- sicuramente questo
è il momento più benedetto della mia vita,
i nostri figli addormentati nei loro letti, ogni destino
come una vena durevole di minerali
non ancora scoperta.

Mi siedo
sul water nella notte, sei da qualche parte nella stanza,
Apro la finestra e la neve è caduta in un
grande cumulo, contro il vetro,

guardo in alto, in essa,
un muro di cristalli di freddo, silenzioso
e scintillante, io tranquillamente ti chiamo
e tu vieni a tenere la mia mano e dico
Non riesco a vedere al di là di esso. Non riesco a vedere al di là
.



                                                                                   traduzione A. Panciroli