Visualizzazione post con etichetta traduzioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta traduzioni. Mostra tutti i post

martedì 2 ottobre 2012

Paul Celan , TODESFUGE, MORTE, Toccata e fuga , trad. A.Panciroli



MARGARETE ,Anselm Kiefer. Oil and straw on canvas,
  Saatchi Collection, London (Web Museum)



Latte nero dell'alba lo  beviamo di sera
lo  beviamo di giorno  di mattina  lo beviamo di notte
beviamo e  beviamo ancora
scaviamo una tomba nell'aria  là non saremo troppo stretti
C'è un uomo nella casa che gioca con i suoi serpenti  e scrive
scrive quando cala il buio sulla Germania i tuoi capelli d'oro
                                                                                Margarete
lui scrive ed esce da casa  e tutte le stelle splendono
                                                              richiama i suoi mastini
rimette in riga i suoi Ebrei devono scavare una fossa nella terra
ci ordina di suonare, ci ordina di ballare


Latte nero dell'alba noi lo beviamo di notte
lo beviamo  al mattino e  il giorno lo beviamo di sera
beviamo e beviamo ancora
C'è uomo che gioca con i suoi serpenti e che scrive
scrive quando cala il buio sulla Germania i tuoi capelli d'oro
                                                                              Margarete
i tuoi capelli di cenere Shulamith scaviamo una fossa nell'aria là non saremo troppo stretti.


Lui urla scavate di più voi  e voialtri  cantate e suonate
afferra la cinghia del cinturone e la agita i suoi occhi sono così azzurri
affondate quelle pale bastardi e voialtri suonate e ballate


Latte nero dell'alba  lo  beviamo di notte
lo beviamo  mattina e e giorno lo beviamo di sera
beviamo e ribeviamo
c'è un uomo nella casa i tuoi capelli d'oro Margareta
i tuoi capelli di cenere Shulamith lui gioca con i suoi serpenti
Urla suonate la morte più dolcemente questa Morte è un maestro Tedesco
ci urla suonate più forte i vostri violini allora ve ne andrete come fumo nel cielo
avrete una tomba  una tomba nelle nuvole dove non saremo troppo stretti


Latte nero dell'alba  beviamo di notte
 lo beviamo di giorno la Morte è un maestro Tedesco
lo  beviamo di sera e al mattino beviamo e ribeviamo
questa Morte è un maestro Tedesco i suoi occhi sono azzurri
vi colpisce con una pallottola di piombo vi colpisce preciso
c'è un uomo nella casa i tuoi capelli d'oro Margarete
ci scaglia addosso i suoi mastini  ci concede una tomba nell'aria
gioca con i suoi serpenti  e sogna der Tod ist ein Meister aus Deutschland

dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Shulamith


read more http://www.celan-projekt.de/todesfuge-englisch.html





venerdì 28 settembre 2012

LATE SEPTEMBER, Charles Simic, trad. A. Panciroli


LATE SEPTEMBER

Fine Settembre


Dalla strada che costeggia il mare arriva
il camioncino della posta e porta una sola lettera.
Alla fine  di un lungo molo
un gabbiano annoiato solleva  di tanto in tanto
una zampa e dimentica di posarla.
C'è  nell'aria una minaccia
di tragedia in arrivo.

L' altra notte ti è sembrato di sentire
 la televisione nella casa a fianco
Eri sicuro che stessero raccontando
 qualche nuovo orrore,
allora sei uscito per  scoprirlo.
Scalzo,  mezzo nudo
Era solo il rumore del mare ormai stanco
dopo così tante  vite
di fingere di scappare in qualche posto
e di non arrivare mai  da nessuna parte.

Stamattina, sembra domenica,
il cielo ha fatto il suo dovere
non proietta  ombre sul marciapiede
o sulla fila di cottage sulla spiaggia,
frammezzo una chiesetta
una dozzina di tombe grigie  attorno,
come se anche loro  rabbrividissero.




Photographer: Ian Britton FreeFoto.com

venerdì 25 maggio 2012

EUGENIO MONTALE, I LIMONI, traduzione di Alessandro Panciroli,





Grazie ad alcuni preziosi consigli di Adele Kenny,
ho potuto rivedere e perfezionare la traduzione de I Limoni di Eugenio Montale, eliminando in particolare le forme in "ing"


  The Lemon Tress    translated by Alessandro Pancirolli

Listen, laureate poets
Only move through trees
With not many used names: Boxus, Ligustrum or Acanthus.
I prefer country-roads that open onto the green
Edges where boys are clutching
in some sinking pools
Some very poor eels .
And the lanes following the edges
Sloping through the cane clumps
Leading into the orchards, among the trees of lemon grove.


La stessa traduzione riveduta e corretta da Adele Kenny


The Lemon Trees

Listen, laureate poets
Only move through trees
With not many used names:  Boxus, Ligustrum or Acanthus.
I prefer country-roads that open onto the green
Edges where boys clutch
in some sinking pools
Some very poor eels .
And the  lanes follow the edges that
Slope through the cane  clumps and
Lead into the orchards, among the trees of the lemon grove


Link utili :http://ottantanovenuvole ( Prolegomena ad una traduzione)
              http://ottantanovenuvole. Ancora sui Limoni di Montale
              http://ottantanovenuvole . Gasmann legge " Lo sai. Debbo riperderti






NANDO GAZZOLO legge, con la sua inconfondibile voce, I LIMONI

sabato 19 maggio 2012

NICHOLAS MOORE, SPLEEN,SONG

(“Grün, grün... die Welt ist grün
Über über Die Jungfrau”)

Brown blotch grey veins
petal of iris
on my canopy:
cool beauty

Breast and throat.

Ion,
Boy King of gold

Blood, war,
the chorus
prancing like a fool

Death of the Race

0 Rome...
Corruption in green veins,
snake-coiling Lethe,
green

(green as the green of youth)
green as decay.

H.N.
(Helga Nevvadotoomuch)
c/o Lord Godmanchester (Gumster),
The John Peelcroft Hadmanchester Podgoets,
Night Slide Clubb,
P.O. Box iAA,
B.B.C. -wise,
W.I







 (“Grün, grün... die Welt ist grün
Über über Die Jungfrau”)

l marrone macchia le grigie vene
petalo d' iris
sul baldacchino del mio letto:
fresca bellezza

Seno e gola

Ion,
Re fanciullo d' oro

sangue, guerra,
il coro
saltella come un cretino

Morte della Razza

Oh Roma...
Corruzione nelle vene verdi,
serpentino Lethe
verde

( verde come il verde della  gioventù)
verde come la putrefazione

H.N.
(Helga Nevvadotoomuch)
c/o Lord Godmanchester (Gumster),
The John Peelcroft Hadmanchester Podgoets,
Night Slide Clubb,
P.O. Box iAA,
B.B.C. -wise,
W.I

venerdì 18 maggio 2012

NICHOLAS MOORE, SPLEEN , KING JUDA OF BIKINI, A LETHAL RIVER

 Continua la saga delle traduzioni di Spleen.
L' ultimo apporto dalla nostra co-blogger Ipazia




(Per Adrian Mitchell)

Sono come il Re di un atollo troppo affollato,
Ricco, ma privo di potere,  giovane, ma nella bufera;
Che diffida dei precetti, stanco a morte di Werner Braun;
Tutti i cani e le bestie morti; nulla rimasto da possedere.
Non mi diverto più con i grandi uccelli d’acciaio;
Né l’estinzione della mia tribù mi suggerisce parole.
Per quanto riguarda la clownesca, militare, cantilenante
Gloria del nostro ritorno, il mio cuore si torce.
Il talamo reale in cui dormivo è una tomba,
Le donne vane, poiché non hanno casa.
Il loro amorevole principe non può palpare i loro seni o cosce
Da questa impietrita isola di morte
Dove l’oro è stato fuso per forgiare aerei funerari,
Cose conficcate nella sabbia, arti rovinati, cervelli esasperati.
I bagni di sangue Romani non rattoppano tutto questo;
Se essi facessero sorridere i vecchi, sarebbero sorrisi di morte.
Lo stronzio non può riscaldare nulla tranne le erbacce;
Il mio sangue si stinge in verde con la cancrena nelle sue vene.


Nicholas Moore
89 Oakdene Road,
St. Mary Cray,
Kent,
BR5 2AL



lunedì 14 maggio 2012

BREAKFAST WITH THOM GUNN , BY Randall Mann, Trad. Alessandro Panciroli


 Semplici e addolorati questi versi di Randall Mann  in memoria del  poeta Thom Gunn
                  ________________________________________________________

 Nato a Londra nel 1929, cresciuto ed educato a Cambridge, Thom Gunn ha fatto parte della generazione di poeti e scrittori come Philip Larkin, il più noto esponente della 'poesia arrabbiata' del secondo dopoguerra britannico, dominata dal rifiuto del ritmo grandioso e dai versi secchi. Ma è con il suo trasferimento in California, che Gunn costruisce il suo stile poetico personale, sperimentando tutte le arditezze del verso libero. Il contenuto della sua poesia sarà condizionato profondamente dalle sue esperienze a San Francisco: povertà, Lsd e omosessualità. La sua produzione è stata coronata dalla conquista di numerosi premi, sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. E' diventato anche la voce lirica più importante della 'poesia gay', tanto che nel 1995 ha ricevuto il Lambda Literary Award for Gay Men's Poetry. ( tratto da Gay It Channel)



Il poeta anglo-americano Thom Gunn ( 1929 - 2004)




 Scegliemmo un alberghetto
Dove si poteva bere.
Beviamo. Lo sento raccontare
una storia o due: lui pensa

che quel tizio è disgustoso:
e poi ci  fu quella volta
che Milosz telefonò, oh per favore
Un altro gin con lime?

 Voglio  dire che una volta,
l’ho visto con un giubbotto di cuoio
appoggiato al bancone
dentro a un bar. No, al contrario,

camminava verso il Nord,
 io impazzisco per i suoi libri
donava  il suo cambiamento ad uomini
che avevano perso la propria casa ,
                             il proprio fascino;

proprio come piace a lui, mi hanno detto.
 Finito il nostro giorno insieme,
lo abbraccio nell’ aria fredda.
Poi, il treno è partito.
    _______________________________________________




 We choose a cheap hotel  by Randall Mann

Buddhist New Year Song, by Diane di Prima, trad. Carla Natali



E' giunta in redazione (  a casa mia!) una , ovviamente, diversa traduzione a cura di Carla Natali , titolare del blog  POESIE ed ALTRO, che volentieri pubblichiamo:







Ti vidi vestito in velluto verde, le ampie maniche
a sbuffo seduto di fronte al caminetto, la nostra casa
in qualche modo resa più graziosa, e dicesti
Ci sono stelle nei tuoi capelli”- ed era vero
le avevo portate con me

In questo posto tetro e squallido che dobbiamo fare dorato
rendere prezioso e mitico in qualche modo, è la nostra natura,
ed è vero, che noi giungemmo qui, te lo dissi,
da altri pianeti
dove eravamo dei, noi fummo mandati qui
per qualche ragione

la maschera d’oro che avevo visto prima, che calzava
così bene sul tuo viso, è scomparsa
così come quella statua di toro che avevi comprato
dalla gente, nomade, del nord, nel deserto del Gobi.

Non ho mai più visto quelle tende, né i carri
infinitamente lenti sull'infinitamente ventosa pianura,
così fredda, ogni stella nel cielo era di un diverso colore
ed il cielo stesso un tappeto aggrovigliato ed ardente
ma potevo anche vedere il pianeta da cui eravamo arrivati

Non potevo ricordare ( allora) quale fosse il nostro scopo
Però ricordavo il nome Mahakala, nell'alba

Nell ' alba di fronte a Shiva, la luce fredda
svelava i nostri mondi inventati, così semplicemente
li vedevo propagarsi, rifluendo,
o, più semplicemente , uno specchio ne rifletteva un altro.
una volta rotti gli specchi, tu non eri più visibile
e neppure lo scopo, fissavo questa nuova oscurità
i nostri mondi inventati svanirono, e la mente si spense.

Una follia, od un inizio?


La versione in lingua originale:



I saw you in green velvet, wide full sleeves
seated in front of a fireplace, our house
made somehow more gracious, and you said
“There are stars in your hair”— it was truth I
brought down with me

to this sullen and dingy place that we must make golden
make precious and mythical somehow, it is our nature,
and it is truth, that we came here, I told you,
from other planets
where we were lords, we were sent here,
for some purpose

the golden mask I had seen before, that fitted
so beautifully over your face, did not return
nor did that face of a bull you had acquired
amid northern peoples, nomads, the Gobi desert

I did not see those tents again, nor the wagons
infinitely slow on the infinitely windy plains,
so cold, every star in the sky was a different color
the sky itself a tangled tapestry, glowing
but almost, I could see the planet from which we had come

I could not remember (then) what our purpose was
but remembered the name Mahakala, in the dawn

in the dawn confronted Shiva, the cold light
revealed the “mindborn” worlds, as simply that,
I watched them propagated, flowing out,
or, more simply, one mirror reflecting another.
then broke the mirrors, you were no longer in sight
nor any purpose, stared at this new blackness
the mindborn worlds fled, and the mind turned off:

a madness, or a beginning?



venerdì 11 maggio 2012

Buddhist New Year Song, by Diane di Prima, trad A. Panciroli


Questa poesia, e la relativa traduzione,  era rimasta sepolta nell' archivio (elettronico) di una mail che non
usavo da tempo. Non capisco perché: è di gran lunga la mia più bella traduzione, completamente aderente
all' originale, al suo ritmo lento e sognante.

   Sicuramente un piccolo capolavoro di Diane di Prima, (Brooklyn, 1934), poetessa della beat generation, e secondo il giudizio di Allen Ginsberg " revolutionary activist of the 1960s Beat literary renaissance, heroic in life and poetics: a learned humorous bohemian, classically educated and twentieth-century radical, her writing, informed by Buddhist equanimity, is exemplary in imagist, political and mystical modes. A great woman poet in second half of American century, she broke barriers of race-class identity, delivered a major body of verse brilliant in its particularity."



Una immagine dal sito personale  di Diane di Prima



I saw you in green velvet, wide full sleeves
seated in front of a fireplace, our house
made somehow more gracious, and you said
“There are stars in your hair”— it was truth I
brought down with me

to this sullen and dingy place that we must make golden
make precious and mythical somehow, it is our nature,
and it is truth, that we came here, I told you,
from other planets
where we were lords, we were sent here,
for some purpose

the golden mask I had seen before, that fitted
so beautifully over your face, did not return
nor did that face of a bull you had acquired
amid northern peoples, nomads, the Gobi desert

I did not see those tents again, nor the wagons
infinitely slow on the infinitely windy plains,
so cold, every star in the sky was a different color
the sky itself a tangled tapestry, glowing
but almost, I could see the planet from which we had come

I could not remember (then) what our purpose was
but remembered the name Mahakala, in the dawn

in the dawn confronted Shiva, the cold light
revealed the “mindborn” worlds, as simply that,
I watched them propagated, flowing out,
or, more simply, one mirror reflecting another.
then broke the mirrors, you were no longer in sight
nor any purpose, stared at this new blackness
the mindborn worlds fled, and the mind turned off:

a madness, or a beginning?
Diane di Prima, “Buddhist New Year Song” from Pieces of a Song.





Ti vedevo nel tuo vestito di velluto verde, le ampie maniche
a sbuffo seduto di fronte al caminetto, la nostra casa
in qualche modo resa più attraente, ed hai detto
Ci sono stelle nei tuoi capelli”- era vero
Le avevo portate con me
In questo posto tetro e squallido che dobbiamo rendere d’oro
rendere prezioso  e in qualche modo mitico, è la nostra natura,
ed è vero, che noi giungemmo qui, te lo  dissi
da altri pianeti
dove eravamo dei, noi fummo inviati qui
per qualche ragione
la maschera d’ oro che avevo visto prima,  che calzava
così bene sul tuo viso,  è scomparsa
e così anche quella statuetta di toro che avevi comprato
tra i popoli del nord, i nomadi, il deserto del Gobi.


 Io non ho visto mai  più quelle tende , e neppure i carri
infinitamente lenti  sulla pianura infinitamente ventosa,
così fredda, ogni stella nel cielo di  un diverso colore
il cielo stesso  un tappeto aggrovigliato,  ardente quasi,
 e potevo vedere il pianeta da cui eravamo arrivati
Non potevo ricordare ( allora)  quale fosse il nostro scopo
Però ricordavo il nome Mahakala, nell’ alba


 Nell’ alba di fronte a Shiva, la luce fredda
Che svelava  i mondi Degli spiriti eterei, così semplicemente
li vedevo propagarsi, rifluendo,
o ancora più semplicemente, uno specchio riflettendone  un altro
una volta rotti gli specchi , tu non eri più in vista
neanche lo scopo,  fissavo questa nuova oscurità
i mondi degli spiriti eterei svanirono, e la mente svanì.

Una follia, od un inizio?

giovedì 10 maggio 2012

Baudelaire, The King of the Rainy Country, translating by Edna St. Vincent Millay, Flowers of Evil (NY: Harper and Brothers,



Questa della traduzione si sta traducendo in una vera follia!Una delle ennesime versioni di Spleen ...  vedi SPLEEN by Nichola Moore PDF  e Scoop.it/t/tradurre-poesia


A rainy country this, that I am monarch of, —
A rich but powerless king, worn-out while yet a boy;
For whom in vain the falcon falls upon the dove;
Not even his starving people's groans can give him joy;
Scorning his tutors, loathing his spaniels, finding stale
His favorite jester's quips, yawning at the droll tale.
His bed, for all its fleurs de lis, looks like a tomb;
The ladies of the court, attending him, to whom
He, being a prince, is handsome, see him lying there
Cold as a corpse, and lift their shoulders in despair:
No garment they take off, no garter they leave on
Excites the gloomy eye of this young skeleton.
The royal alchemist, who makes him gold from lead,
The baser element from out the royal head
Cannot extract; nor can those Roman baths of blood,
For some so efficacious, cure the hebetude
Of him, along whose veins, where flows no blood at all,
For ever the slow waters of green Lethe crawl.

martedì 8 maggio 2012

SNOWY MORNING BLUES by Charles Simic, trad. Nicola Gardini, tratta da Club Midnight, Adelphi


Una poesia di Charles  Simic che bene esprime la "solitudine" del traduttore...





Il traduttore è lettore e critico.
Porta lenti spesse
mentre guarda fuori dalla finestra
i campi e i cespugli innevati
che sono come un foglio di carta
coperto di scarabocchi veloci
in una lingua che sa abbastanza bene
senza saperne una sola parola,

se non quello che gli occhi distinguono
e il cuore intuisce della sua estraneità.
Che pace adesso, neppure il lieve
fruscio di una pagina voltata
in un dizionario senza parole, bianco,
di cui il traduttore possa valersi
prima che le eventuali parole
diventino oscure nel buio che scende.















     
The translator is a close reader
He wears thick glasses
As he peers out the window
At the snowy fields and bushes
That are like a sheet of paper
Covered with quick scribble
In a language he knows well enough
WIthout knowing any words in it.

Only what the eyes discern
And the heart intuits of its idiom
So quiet now, not even faint
Rustle of a page being turned
In a white and wordless dictionary
For the translator to avail himself
Before whatever words are there
Grow obscure in the coming darkness.

venerdì 27 aprile 2012

5 earthworms, fellows in women and adventures... TERRARIUM



 TERRARIUM



5 earthworms, fellows in women and adventures

2 larvae of Cetonia, to cradle them into a flower

2 snails, one for me, one for you, my love

1 slug," a l' enterrement d' une feuille morte (*)
deux escargot s'en vont..."

1 centipede, running to you, with beating heart .

*** **** ***

(*) * Da " Chanson des escargot qui vont à l'enterrement "
by Jacques Prevert

P.S.
 A teacher , Loreley, (and I loved her, alas! ) gave me the idea for this little poem: it was just a list to make a terrarium for school kids, but it was so romantic...( for me, it's obvious).
 There's nothing really romantic in a slug!

 Una maestra, Loreley, ( quanto l' ho amata, ahimè) mi ha dato l' idea per questa poesiola: era solo una lista per la creazione di un terrario per i suoi alunni, ma era così romantica... ( solo per me, ovvio).
 Non c' è niente di veramente romantico in un lumacone!

martedì 24 aprile 2012

NICHOLAS MOORE, SPLEEN, DESUETUDE

(for Stuntington Bairns - that Hurt Consul)

Io sono come il padrone di molti e piovosi acri di terra,
un uomo ricco, senza potere alcuno, giovane, ma nauseato,
che non si fida dei suoi consiglieri e leccapiedi,
che da molto tempo non prova piacere dai cani e dalla caccia.

Niente può farlo felice, nè urogalli , ed aquile neppure
tento meno il suo clan che presso il castello muore.
E che trova danze e cornamuse assai banali,
e dai suoi vizi non trova ormai soddisfazioni.

Il suo letto  di fiori smaglianti è per lui una tomba.
Le ragazze, che tutti i principi adorano ed amano,
non possono con la loro impudenza  distrarlo  dalla disperazione
o disegnare uno scheletrico sorriso o indurlo in tentazione.

L' operaio che  forgiò tutto il suo oro non è riuscito
a scacciare il lezzo della sua  orribile putrefazione
Il massacro di Glencoe e tutte le altre stragi che possiamo ricordare
 non possono certo  rialzarlo dal suo giovanile scoramento,

un corpo troppo vecchio , le cui vene sono verdi come il Lete,
troppo vecchio e senza sangue per potersi riscaldare. .

Alan Boldero
c/o Scatto and Findus
King Elizabeth 2nd Street,
Hair

sabato 30 aprile 2011

Sharon Olds “True Love”, trad. A.Panciroli



True Love
In the middle of the night, when we get up
after making love, we look at each other in
complete friendship, we know so fully
what the other has been doing. Bound to each other
like mountaineers coming down from a mountain,
bound with the tie of the delivery-room,
we wander down the hall to the bathroom, I can
hardly walk, I hobble through the granular
shadowless air, I know where you are
with my eyes closed, we are bound to each other
with huge invisible threads, our sexes
muted, exhausted, crushed, the whole
body a sex—surely this
is the most blessed time of my life,
our children asleep in their beds, each fate
like a vein of abiding mineral
not discovered yet. I sit
on the toilet in the night, you are somewhere in the room,
I open the window and snow has fallen in a
steep drift, against the pane, I
look up, into it,
a wall of cold crystals, silent
and glistening, I quietly call to you
and you come and hold my hand and I say
I cannot see beyond it. I cannot see beyond it.







Nel mezzo della notte, quando ci alziamo
dopo aver fatto l'amore, ci guardiamo in
completa amicizia, sappiamo così profondamente
ciò che l'altro sta facendo.
Legati l'uno all'altro
come alpinisti che scendono da una montagna,
legati con il cordone ombelicale
vaghiamo lungo il corridoio verso il bagno. Io

Sono in grado di
a malapena a camminare, zoppico attraverso l'aria

granulare senza ombre, so dove sei
con gli occhi chiusi, siamo legati gli uni agli altri
con enormi fili invisibili, i nostri sessi
in sordina, esausti, schiacciati

l' ntero corpo un  sesso,- sicuramente questo
è il momento più benedetto della mia vita,
i nostri figli addormentati nei loro letti, ogni destino
come una vena durevole di minerali
non ancora scoperta.

Mi siedo
sul water nella notte, sei da qualche parte nella stanza,
Apro la finestra e la neve è caduta in un
grande cumulo, contro il vetro,

guardo in alto, in essa,
un muro di cristalli di freddo, silenzioso
e scintillante, io tranquillamente ti chiamo
e tu vieni a tenere la mia mano e dico
Non riesco a vedere al di là di esso. Non riesco a vedere al di là
.



                                                                                   traduzione A. Panciroli 

venerdì 22 aprile 2011

Kenneth Koch’s “To My Fifties” , trad A Panciroli

Kenneth Koch’s

“To My Fifties”


 I should say something to you
Now that you have departed over the mountains
Leaving me to my sixties and seventies, not hopeful of your return,
O you, who seemed to mark the end of life, who ever would have thought that you would burn
With such sexual fires as you did? I wound up in you
Some work I had started long before. You were
A time for completion and for destruction. My
Marriage had ended. In you I sensed trying to find
A way out of you actually that wasn't toward non-existence.
I thought, "All over." You cried, "I'm here!" You were like traveling
In this sense, but on one's own
With no tour guide or even the train schedule.
As a "Prime of Life" I missed you. You seemed an incompletion made up of completions
Unacquainted with each other. How could this be happening? I thought. Or
What should it mean, exactly, that I am fifty-seven? I wanted to be always feeling desire.
Now you're a young age to me. And, in you, as at every other time
I thought that one year would last forever.
"I did the best possible. I lasted my full ten years. Now I'm responsible
For someone else's decade and haven't time to talk to you, which is a shame
Since I can never come back." My Fifties! Answer me one question!
Were you the culmination or a phase? "Neither and both." Explain! "No time. Farewell!"






Ai miei cinquanta /  Foto dell' autore





Vorrei dirti qualcosa
ora che te ne sei andata oltre le montagne
lasciandomi ai miei sessanta, ai miei settanta anni, e senza speranza per il tuo ritorno.
Tu, che sembravi segnare la fine della vita, chi mai avrebbe pensato che 
saresti bruciata
con fuochi così sessuali come hai fatto? Finii in te
qualche lavoro  che avevo iniziato molto tempo prima. Eri un
tempo per il completamento e la distruzione. Il mio 
matrimonio era finito. In te ho sentito, mentre cercavo di trovare
una via di uscita da te che non fosse verso una non-esistenza.
Ho pensato, "E' finita". Tu hai urlato, "Sono qui". Era come se tu viaggiassi
in questo senso, ma per conto tuo
senza visite guidate e treni prenotati.
Ti ho perso come" "Fiore degli anni". Sembravi  un incompiutezza fatta di compiutezze 
sconosciute l'une alle altre. Come è potuto accadere? Ho pensato.E
che significherebbe, di preciso, che ho 57 anni?  Ho sempre voluto sentire
il desiderio.
Certo sei più giovane di me. E, con te, come ogni altra volta,
ho pensato che un anno sarebbe durato per sempre.
"Ho fatto il meglio possibile. Ho resistito per dieci lunghi anni. Adesso sono responsabile
per il decennio di qualcun altro e non ho tempo per parlare con te, che è una vergogna
dal momento che non posso tornare sui miei passi.
" I miei cinquant'anni! Rispondimi! Eri il culmine o una fase?
"Nessuno dei due ed entrambi." Spiegami! "Non c'è tempo.
Addio!"

domenica 23 maggio 2010

TRADURRE E TRADIRE

Tradurre è sempre tradire? Questione vecchia e irrisolta da quando sulla torre di Babele iniziarono a non capirsi più molto bene; e infatti la menzionata torre non fece poi molti progressi...
 D' altronde in un blog che vuole occuparsi, sia pure in modo obliquo ed informale, della poesia di Strand in particolare, e della poesia in generale, la vexata quaestio si ripropone ogni volta che scriviamo,leggiamo o ascoltiamo una poesia o qualsiasi testo in un' altra lingua.
Ma andiamo subito a degli esempi che chiariscono meglio di tante parole :

ONE ART

(Testo in lingua originale di Elizabeth Bishop)

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master

 
   UN’ARTE

(Traduzione di Damiano Abeni)


Dell’arte di perdere si è facili maestri;
ogni cosa pare così colma dell’intento
d’andar persa, che perderla non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta l’estro
delle chiavi perse, dell’ora senza sentimento.
Dell’arte di perdere si è facili maestri.



UN’ARTE

(Traduzione di Marilena Renda)


L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura

http://biancamadeccia.wordpress.com/2009/12/17/unarte-di-elisabeth-bishop-due-traduzioni/#comment-957

E che dire della Divina Commedia in portoghese?
 http://www.fl.ul.pt/unil/pol5/pol5_txt9.pdf

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Che la diritta via era smarrita.


No meio do caminho da nossa vida,

Encontrei-me numa selva escura,
Porque me tinha extraviado da via do bem.

Da nossa vida a meio da jornada,
Em tenebrosa selva me encontrei,
Perdido era o caminho verdadeiro

No meio do caminho em nossa vida,
Eu me encontrei por uma selva escura
Porque a direita via era perdida

Infine e bellissimo:

La bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
Quel giorno più non vi leggemmo avante»


A boca me beijou todo anelante.

Galeotto foi o livro e quem o disse:
Nesse dia não lemos adiante».
 

Così, mentre per noi italiani la Commedia rimane una pietra immutabile
nei secoli, per i portoghesi cambia con l’ evolversi naturale della lingua;
e ad uno studente amante di Dante capiterà di studiare “n” versioni della
Divina Commedia, almeno sino a quando non si deciderà a studiare la lingua italiana.
 Per noi italiani vale ovviamente il contrario: non oso pensare in quanti modi si potrebbero
tradurre la sterminata produzione di Pessoa!