Dice Jago, giustamente: "E' una vita che non postiamo qualcosa di nostro." Ha ragione.
Questa poesia di Ipazia (scritta il 01.06. 2010, c'era un tempo in cui datavo le poesie) è famosa, anche se la conoscono in pochi.
L'APE
In metrò l'aria mancava
noi abitanti momentanei
di quel piccolo universo in movimento
respiravamo piano.
Un'ape si materializzò improvvisa
sulla testa di un distratto passeggero
che subito se ne infastidì
o se ne impaurì.
Un ragazzo in piedi
gli tolse il disturbo
di ammazzarla.
Io ho percepito la sua morte.
Troppo non si può sentire.
Altrimenti quante volte puoi morire?
La domanda che mi pongo spesso è questa: "Si può vivere almeno un giorno senza fare del male a nessuno? Uomo, animale, pianta, sasso?
Ipazia
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