giovedì 22 aprile 2021

The Tale of a Niggun, Elie Wiesel. Traduzione Alessandro Panciroli

Il commovente poema narrativo di Elie Wiesel sulla storia, la immortalità, ed il potere del canto, accompagnato dalle bellissimo illustrazioni a colori del  pluri premiato disegnatore Mark  Powdal. Tratto da un fatto realmente accaduto durante la II guerra mondiale

E' la vigilia della festa ebraica di Purim, ed  i Nazisti hanno dato ai leader del ghetto 24 ore per scegliere dieci ebrei da impiccare per "vendicare" l' uccisione dei dieci figli di Haman, il cattivo della storia, che celebra il trionfo degli Ebrei sul possibile genocidio di oltre 2400 anni fa. Se i leaders rifiuteranno , il ghetto intero sarà eliminato...



Da The Tale of a Niggun


Fa un passo avanti

senza mostrare paura,

tutto il suo essere riflette

dignità,

il più vecchio dei vecchi Ebrei

dichiara con fermezza:

Nessuno di noi

merita di vivere o

morire più di un altro.

Attende un momento,

un lungo momento,

come se pensasse di voler

aggiungere

una spiegazione,

ma ci ripensa;

fa un passo indietro

ed è già 

circondato

da amici e parenti.

Il nemico è deluso?

Dirlo è impossibile.

Muove uno sguardo pigro

sugli abitanti del ghetto: giovani e vecchi,

istruiti e non,

uomini e donne,

ragazzi ed i loro insegnanti,

sono tutti qui.

E' soddisfatto il nemico

che nessuno manchi?

Dirlo è impossibile.

Guarda le sue vittime

e dice

semplicemente,

freddamente:

Tra un' ora,

un'ora esatta,

voi sarete tutti

morti.


E tuti gli Ebrei,

con un solo movimento,

si voltano verso il loro rabbi

come a chiedere conferma:

Ma è vero?

E' forse un sogno?

Un incubo? Una farsa?

Qualcuno piange,

altri sorridono,

guardando nel vuoto.

Teniamoci pronti,

dice il rabbino.

Ma non dice

pronti per cosa;

ciascuno lo sa.

Recitiamo tutti

insieme il Vidui,

dice il Rabbi

e dopo 

Sh'ma Ysrael,

tutti insieme;

che l'Altissimo accolga il nostro appello,

forse Egli non sa 

cosa accade qua sulla Terra.

Perciò,

amici,

fratelli,

noi canteremo

forte,

sempre più forte,

mi sentite?

Canteremo così forte

che il nostro canto riempirà

il  cielo e la terra...

Qualcuno lo guarda

ma non comprende;

altri comprendono

ma non osano guardarlo;

ci sono coloro che si chiedono:

cantare?

Vuoi che cantiamo

rabbi?

Qui? Adesso?

Si! Adesso!

il rabbi comanda.

Voglio che cantiate adesso!

Vi insegnerò

una canzone...


Mark Podwal




Taking one step forward,

showing no fear,

his entire being reflecting

dignity,

the oldest of the old Jews

declares firmly:

None of us

deserves

more than the other

either to live

or to die.

He waits a moment,

a long moment,

as though he wanted

to add

an explanation,

but changes his mind;

he takes one step backward

and is already

surrounded

by friends and allies.

Is the enemy disappointed?

Impossible to tell.

He moves his sleepy gaze

over the inhabitants

of the ghetto: young and old,

learned and not,

men and women,

children and their teachers,

all are here.

Is the enemy satisfied

that no one is missing?

Impossible to tell.

He looks at his victims

and says

simply,

coldly:

In one hour,

exactly one hour,

you will all be

dead.


And all the Jews,

in a single movement,

turn toward their rabbi

as though to ask for confirmation:

Is it true?

Is it a dream perhaps?

A nightmare? A farce?

Some cry,

others smile,

staring into emptiness.

Let us be ready,

says the rabbi.

He does not say

ready for what;

everybody knows.

Let us recite the Vidui,

all together,

says the rabbi,

and then

Sh’ma Yisrael,

all together;

let the Almighty hear our appeal,

perhaps He doesn’t know

what is happening here below.

Therefore,

my friends,

my brothers,

we shall sing

loudly,

louder and louder,

do you hear me?

We shall sing so loud

that our song will fill

heaven and earth . . .

Some look at him

but do not understand;

others understand

but do not dare

to look at him;

there are those who wonder:

Sing?

You want us to sing,

rabbi?

Here? Now?

Yes! Now!

commands the rabbi.

I want you to sing now!

I am going to teach you

a song . . .




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