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sabato 8 agosto 2015

Federico Garcia Lorca, ROMANCE DE LA LUNA , LUNA,


  Tratto da ROMANCERO GITANO




ROMANCE DE LA LUNA

                                                                                                         a Conchita García Lorca

La luna vino a la fragua
con su polisón de nardos.
El niño la mira mira.
El niño la está mirando.

En el aire conmovido
mueve la luna sus brazos
y enseña, lúbrica y pura,
sus senos de duro estaño.

Huye luna, luna, luna.
Si vinieran los gitanos,
harían con tu corazón
collares y anillos blancos.

Niño déjame que baile.
Cuando vengan los gitanos,
te encontrarán sobre el yunque
con los ojillos cerrados.

Huye luna, luna, luna,
que ya siento sus caballos.
Niño déjame, no pises,
mi blancor almidonado.

El jinete se acercaba
tocando el tambor del llano.
Dentro de la fragua el niño,
tiene los ojos cerrados.

Por el olivar venían,
bronce y sueño, los gitanos.
Las cabezas levantadas
y los ojos entornados.

¡Cómo canta la zumaya,
ay como canta en el árbol!
Por el cielo va la luna
con el niño de la mano.

Dentro de la fragua lloran,
dando gritos, los gitanos.
El aire la vela, vela.
el aire la está velando.




La luna venne alla fucina
con il suo corpetto  di lavanda.
Il bimbo la guarda, la guarda.
Il bimbo la sta guardando.

Nell’aria immota
la luna muove le sue braccia
e mostra, lubrìca e pura,
i suoi seni di duro stagno.

Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani
farebbero col tuo cuore
collane e anelli bianchi.

Bimbo, lasciami ballare.
Quando verranno i gitani,
ti troveranno sopra l’incudine
con gli occhietti chiusi.

Fuggi luna, luna, luna
che già sento i loro cavalli.
Bimbo lasciami, non calpestare
il mio biancore inamidato.

Il cavaliere si avvicina
battendo il tamburo della piana.
nella forgia il bimbo
ha gli occhi serrati.

Per l’uliveto venivano,
bronzo e sogno, i gitani.
le teste sollevate
e gli occhi socchiusi.

Come canta la civetta,
oh, come canta sull’albero!
Nel cielo va la luna
con un bimbo per mano.


Nella forgia piangono,
mandan grida, i gitani.
L’aria la veglia, veglia.
L’aria la sta vegliando.


giovedì 2 ottobre 2014

Federico Garcia Lorca, PRECIOSA Y EL AIRE, da Romancero Gitano









PRECIOSA Y EL AIRE



Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Por un anfibio sendero
De cristales y laureles

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Por un anfibio sendero
De cristales y laureles







El silencio sin estrellas
Huyendo del sonsonete
Cae donde el mar bate y canta
Su noche llena de peces

¡Preciosa, corre, preciosa
Que te coge el viento verde!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!
Y los gitanos del agua
Levantan por distraerse
Glorietas de caracolas
Y ramas de pino verde
Glorietas de caracolas
Y ramas de pino verde

¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme

El silencio sin estrellas
Huyendo del sonsonete
Cae donde el mar bate y canta
Su noche llena de peces

¡Preciosa, corre, preciosa
Que te coge el viento verde!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene.
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme








La sua luna di pergamena
bella suonando viene,
per un anfibio sentiero
di cristalli e d'allori.
Il silenzio senza stelle,
fuggendo la cantilena
cade dove il mare batte e canta
la sua notte piena di pesci.
Sulle cime della sierra
dormono i carabinieri
vigilando le bianche torri
dove vivono gl'inglesi.
E i gitani dall'acqua
alzano per divertirsi
pergolati di conchiglie
e rami di verde pino.


La sua luna di pergamena

bella suonando viene.
Si è levato vedendola
il vento che mai non dorme.
San Cristobalòn nudo,
pieno di lingue celesti,
guarda la bambina che suona
una dolce piva assente.
Ragazza, lascia che alzi
il tuo vestito per vederti.
Apri alle mie dita vecchie
la rosa azzurra del tuo ventre.


Bella getta il tamburello

e corre senza fermarsi.
Il vento maschio l'insegue
con una spada bollente


Il mare aggrinza il suo rumore.

Gli olivi impallidiscono.
Cantano i flauti di penombra
e il liscio gong della neve.
Bella, corri, Bella!
che ti prende il vento satiro!
Bella, corri, Bella!
Guardalo da dove viene!
Satiro di stelle basse
con le sue lingue lucenti.


Bella, piena di paura,

entra nella casa che ha,
più in alto oltre i pini,
il console degli inglesi.


Allarmati dalle grida

tre carabinieri vengono,
chiusi nei loro mantelli neri
e i berretti sulle tempie.


L'inglese dà alla gitana

una tazza di tiepido latte,
e un bicchiere di gin
che Bella non beve.


E mentre piangendo racconta

la sua avventura a quella gente,
sulle tegole d'ardesia
il vento, furioso, morde.