THE STORY OF OUR LIVES .
Stiamo leggendo la storia delle nostre vite
che si svolge in una stanza
La stanza dà su una strada.
Non c'è nessuno qui,
nessun suono.
Gli alberi carichi di foglie,
le auto parcheggiate non si muovono,
giriamo le pagine, sperando in qualcosa
qualcosa come pietà o cambiamento,
una linea nera che ci unisca
o ci separi.
Il fatto è che, almeno sembra,
il libro delle nostre vite è vuoto.
I mobili della stanza mai cambiati,
i tappeti che diventano più scuri ogni volta
che le nostre ombre passano loro sopra.
E' come se la stanza fosse il mondo,
sediamo fianco a fianco sul divano,
leggendo del divano.
Diciamo che questo è l'ideale.
E' l'ideale.
Stiamo leggendo la storia delle nostre vite
come se ci fossimo dentro,
come se la avessimo scritta.
E' tema ricorrente.
In uno dei capitoli.
Mi giro e metto il libro da parte
perchè il libro dice
che è questo ciò che faccio.
Mi giro ed inizio a scrivere del libro.
Scrivo che voglio andare oltre il libro.
Oltre la mia vita in un' altra vita.
Metto giù la penna.
Il libro dice: mise giù la penna
si girò e la guardò leggere
la parte in cui lei si innamora.
Il libro è più accurato di quanto possiamo immaginare.
Mi giro e ti vedo leggere
dell'uomo dall'altra parte della strada.
Hanno costruito una casa qui,
e un giorno un uomo ne è uscito.
Ti sei innamorata di lui
perchè sapevi che non ti avrebbe mai vista,
non avrebbe mai saputo che lo stavi aspettando.
Notte dopo notte diresti
che egli è come me.
Mi giro e ti vedo invecchiare senza di me,
i raggi del sole sui tuoi capelli d'argento.
I tappeti, i mobili
sembrano ora quasi immaginari.
Lei continuò a leggere.
Sembrava considerare la sua assenza
non particolarmente importante
come chi in un giorno perfetto
considera il tempo un fastidio
perchè non ha cambiato i suoi pensieri.
Stringi gli occhi.
Vorresti chiudere il libro
che descrive la mia resistenza:
come quando girandomi immagino
la mia vita senza di te, immagino di vivere
un'altra vita, un altro libro.
Il libro descrive la tua dipendenza dal desiderio,
come le momentanee rivelazioni
dello scopo ti facciano paura.
Il libro descrive molto di più di quel che dovrebbe.
Vuole dividerci.
Questa mattina mi sono svegliato ed ho creduto
che non ci fosse altro nelle nostre vite
che la storia delle nostre vite.
Quando a te non piaceva, io segnavo
il punto del libro che non ti piaceva.
Sei tornata a dormire ed ho iniziato a leggere
quelle parti misteriose che tu provavi a indovinare
mentre erano scritte
e non ti interessavano più perchè
ormai erano parte della storia.
In una di esse, freddi abiti di luna
sono abbandonati sopra una sedia nella stanza di un uomo.
Sogna di una donna i cui abiti si sono persi,
che siede in un giardino ed attende.
Lei pensa che l'amore sia un sacrificio.
Il capitolo descrive la sua morte
e lei non è mai nominata,
che è una delle cose per
cui tu non potevi sopportarlo.
Poco più avanti impariamo
che l'uomo che sogna abita
nella nuova casa al di là della strada.
Questa mattina dopo che sei tornata a dormire
ho iniziato a leggere le prime pagine dei libro:
era come sognare dell'infanzia,
così tanto sembrava svanire
così tanto sembrava di nuovo venire in vita.
Non ho saputo che cosa fare.
Il libro dice: In quei momenti era il suo libro.
Una tetra corona si appoggiò scomodamente sulla sua testa.
Egli era il breve sovrano della discordia interna ed esterna
ansioso nel suo proprio regno.
Prima che ti svegliassi
ho letto un altro capitolo che descrive la tua assenza
e racconta come tu dorma per rovesciare
il progredire della tua vita.
Sono rimasto colpito leggendo della mia solitudine
sapendo che quel che provo è la forma nuda
e senza successo di una storia
che potrebbe non essere mai raccontata.
Voleva vederla nuda e vulnerabile,
vederla nel rifiuto, gli intrecci
abbandonati di vecchi sogni, i costumi e le maschere
di irraggiungibili stati.
Era come se egli fosse portato
senza scampo al fallimento.
Era difficile riprendere a leggere.
Ero stanco e volevo smettere.
Il libro sembrava consapevole di ciò.
Suggerì un cambio di argomento.
Aspettavo che ti svegliassi non sapendo
quanto avrei dovuto aspettare
e sembrava che non avrei letto ancora.
Sentivo il vento passare
come una corrente di sospiri
e sentivo il brivido delle foglie
tra gli alberi al di là delle finestre.
Avrebbe dovuto essere nel libro.
Tutto avrebbe dovuto essere nel libro.
Guardavo il tuo viso
e leggevo gli occhi, il naso, la bocca.
Se solo nel libro ci fosse un momento perfetto;
se solo potessimo vivere quel momento,
avremmo potuto leggere il libro un'altra volta,
come se non lo avessimo scritto,
come se non fossimo in esso.
Ma gli oscuri accessi
sono troppo numerosi per ogni pagina
e le possibilità di fuga troppo strette.
Leggiamo tutto il giorno.
Ogni pagina che giriamo è come una candela
che si muove nella mente.
Ogni momento è come una causa persa.
Se solo potessimo smettere di leggere
Lui non volle mai leggere altro libro
e lei continuava a fissare la strada.
Le auto erano ancora là,
le copriva la fitta ombra degli alberi.
Le imposte della nuova casa erano chiuse.
Forse l'uomo che vi abitava,
l'uomo che lei amava, leggeva
la storia di un'altra vita.
Lei immaginava un salone spoglio
un caminetto freddo, un uomo seduto
a scrivere una lettera ad una donna
che ha sacrificato la sua vita per amore.
Se ci fosse un attimo perfetto nel libro
sarebbe l'ultimo.
Il libro non parla mai delle cause dell'amore.
Sostiene che la confusione è un bene necessario.
Non spiega mai. Rivela.
Il giorno continua.
Studiamo quello che ci ricordiamo.
Guardiamo allo specchio oltre la stanza.
Non sopportiamo di essere soli.
il libro continua.
Divennero silenziosi e non sapevano come iniziare
il dialogo che era necessario.
Erano le parole stesse che creavano divisioni,
che creavano solitudine.
Attendevano.
Avrebbero dovuto voltare le pagine, sperando
che accadesse qualcosa.
Avrebbero dovuto ricucire le loro vite in segreto:
ogni sconfitta perdonata perchè non poteva essere messa alla prova,
ogni dolore premiato perchè era irreale.
non fecero nulla.
Il libro non sopravviverà.
noi ne siamo la prova vivente.
E' buio fuori, nella stanza è ancora più buio.
Ti sento respirare.
mi chiedi se sono stanco,
se voglio continuare a leggere.
Si, sono stanco.
Si. voglio continuare a leggere.
Rispondo sì a tutto.
Non puoi sentirmi.
Sedevano fianco a fianco sul divano.
Erano le copie, gli stanchi spettri
di qualcosa che erano stati prima.
Apparivano completamente spossati.
Fissavano il libro
ed erano terrorizzati dalla loro stessa innocenza,
dalla loro riluttanza ad arrendersi.
Sedevano fianco a fianco sul divano.
Erano decisi ad accettare la verità.
Qualunque cosa fosse l'avrebbero accettata.
Il libro avrebbe dovuto essere scritto
e avrebbe dovuto essere letto.
Sono loro il libro e non sono
niente altro.
sabato 5 giugno 2010
venerdì 4 giugno 2010

Oggi voglio raccontarvi la storia di “Strange Fruit”.
“Strange Fruit” è una canzone, nata come straziante testo poetico ad opera di Abel Meeropol, un insegnante ebreo del Bronx, membro del partito comunista americano, ispirato dalla foto che l’autore aveva visto e che lo aveva scosso profondamente, che immortalava l’impiccagione di Thomas Shipp e di Abram Smith a Marion, avvenuta nello Stato dell’Indiana nel 1930.
La foto fu scattata dal fotografo Lawrence Beitler.
Abel Meeropol pubblicò il poema nel 1936 sul New York Teacher , una rivista del sindacato, con lo pseudonimo di Lewis Allan (i nomi dei suoi bambini morti in tenera età) e lo mise in musica egli stesso.
La canzone ottenne un certo successo come canzone di protesta a New York e dintorni.
Meeropol, sua moglie e la vocalist di colore Laura Duncan la eseguirono al Madison Square Garden. In seguito Barney Josephson, il fondatore del Cafe Society nel Greenwich Village, il primo night-club di New York aperto anche ai neri, sentì la canzone e la propose a Billie Holiday che la cantò al Cafe Society nel 1939. La canzone divenne parte integrante delle performance dal vivo di Billie Holiday.
La cantante propose alla sua casa discografica, la Columbia, di registrarla ma essa rifiutò per paura di disordini o di reazioni negative da parte dei soci della Columbia.
Così ella la propose al suo amico Milt Gabler la cui etichetta “Commodore” produceva “alternative jazz”.
La Holiday la eseguì per lui “a cappella” e la canzone commosse Gabler fino alle lacrime.
Ella registrò due sessioni presso l’etichetta Commodore, una nel 1939 e una nel 1944 e la canzone fu molto apprezzata. Nel tempo essa divenne una delle canzoni che vendette di più.
P.S.: Abel Meeropol adottò i due figli di Julius ed Ethel Rosenberg, i coniugi accusati di cospirazione e condannati alla sedia elettrica, negli anni della Guerra fredda e in pieno Maccartismo, il 19 giugno 1953.
Ma questa è un’altra storia……
L’unica razza che conosco è quella umana. (Albert Einstein)
Strange Fruit
Southern trees bear strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black body swinging in the Southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.
Pastoral scene of the gallant South,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolia sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh!
Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.
Strange Fruit
Gli alberi del Sud mostrano strani frutti
Sangue sulle foglie e sangue alle radici
Corpi neri dondolanti nella brezza del Sud
Strani frutti che pendono dai pioppi.
Scene pastorali dal coraggioso Sud
Occhi sbarrati e bocche contorte
Di magnolia dolce e fresco odore
Poi della carne che brucia l’orrore!
Questo è il frutto che beccheranno i corvi
Che la pioggia impregnerà ed il vento scuoterà
Che il sole marcirà e gli alberi lasceranno cadere
Questo è un raccolto strano e amaro da vedere.
Traduzione di Ipazia
http://http//www.youtube.com/watch?v=h4ZyuULy9zs
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)