Il nostro amore è come Bisanzio
dev’essere stata
l’ultima sera. Dev’esserci stato
immagino
un alone sui volti
di chi si affollava nelle vie
o sostava in piccoli gruppi
agli angoli delle strade e delle piazze
e parlava a bassa voce
un alone che doveva ricordare
quello che ha il tuo volto
quando scosti i capelli
e mi guardi".
(Henrik Nordbrandt)
domenica 19 settembre 2010
BISANZIO, Henrik Norbrandt
sabato 18 settembre 2010
ORLANDO FURIOSO
Iocondo, per amore della moglie, rinuncia ad uccidere i due rei, torna sconvolto dal fratello , che vedendolo così provato pensa che sia la lontananza della moglie a turbare così Iocondo!
Accolto come un amico dal Re, Iocondo tuttavia si dispera e rimane in disparte fino a quando...
Le stanze sue, che sono appresso al tetto
l'ultime, inanzi hanno una sala antica.
Quivi solingo (perche ogni diletto,
perch'ogni compagnia prova nimica)
si ritraea, sempre aggiungendo al petto
di più gravi pensier nuova fatica:
e trovò quivi (or chi lo crederia?)
chi lo sanò de la sua piaga ria.
Accolto come un amico dal Re, Iocondo tuttavia si dispera e rimane in disparte fino a quando...
Le stanze sue, che sono appresso al tetto
l'ultime, inanzi hanno una sala antica.
Quivi solingo (perche ogni diletto,
perch'ogni compagnia prova nimica)
si ritraea, sempre aggiungendo al petto
di più gravi pensier nuova fatica:
e trovò quivi (or chi lo crederia?)
chi lo sanò de la sua piaga ria.
In capo de la sala, ove è più scuro
(che non vi s'usa le finestre aprire,)
vede che 'l palco mal si giunge al muro,
e fa d'aria più chiara un raggio uscire.
Pon l'occhio quindi, e vede quel che duro
a creder fôra a chi l'udisse dire:
non l'ode egli d'altrui, ma se lo vede;
ed anco agli occhi suoi propri non crede.
(che non vi s'usa le finestre aprire,)
vede che 'l palco mal si giunge al muro,
e fa d'aria più chiara un raggio uscire.
Pon l'occhio quindi, e vede quel che duro
a creder fôra a chi l'udisse dire:
non l'ode egli d'altrui, ma se lo vede;
ed anco agli occhi suoi propri non crede.
Quindi scopria de la regina tutta
la più secreta stanza e la più bella,
ove persona non verria introdutta,
se per molto fedel non l'avesse ella.
Quindi mirando vide in strana lutta
ch'un nano aviticchiato era con quella:
ed era quel piccin stato sì dotto,
che la regina avea messa di sotto.
la più secreta stanza e la più bella,
ove persona non verria introdutta,
se per molto fedel non l'avesse ella.
Quindi mirando vide in strana lutta
ch'un nano aviticchiato era con quella:
ed era quel piccin stato sì dotto,
che la regina avea messa di sotto.
Attonito Iocondo e stupefatto,
e credendo sognarsi, un pezzo stette;
e quando vide pur che gli era in fatto
e non in sogno, a se stesso credette.
- A uno sgrignuto mostro e contrafatto
dunque (disse) costei si sottomette,
che 'l maggior re del mondo ha per marito,
più bello e più cortese? oh che appetito! -
e credendo sognarsi, un pezzo stette;
e quando vide pur che gli era in fatto
e non in sogno, a se stesso credette.
- A uno sgrignuto mostro e contrafatto
dunque (disse) costei si sottomette,
che 'l maggior re del mondo ha per marito,
più bello e più cortese? oh che appetito! -
Non sembra un film di Quentin Tarantino?
venerdì 17 settembre 2010
ORLANDO FURIOSO
Ipaz, ricordi quei giorni noiosi di scuola passati a leggere, male, l' Orlando Furioso?
Mesi fa, in quell'inverno che tu non ami,me lo sono riletto integralmente ( Orlando Furioso, Ludovico Ariosto,
prefazione e note di Lanfranco Caretti, Nuova Universale Einaudi, quella con la copertina bianca e bande rosse,
il logo dello struzzo in basso, bene in evidenza, la carta fine e leggera quasi fosse di riso...) ed ho scoperto delle parti meravigliose ed allegre, piene di ironia, come questa:
Canto ventesimottavo
Iocondo, cavaliere di eccezionale bellezza, viene invitato a raggiungere il re Astolfo; sua moglie si dispera e piange per la partenza , afferma che morirà per la mancanza del marito, gli regala infine un prezioso monile ereditato dal padre.
Iocondo parte ma...
Iocondo ancor duo miglia ito non era,
che gli venne la croce raccordata,
ch'avea sotto il guancial messo la sera,
poi per oblivion l'avea lasciata.
- Lasso! (dicea tra sé) di che maniera
troverò scusa che mi sia accettata,
che mia moglie non creda che gradito
poco da me sia l'amor suo infinito? -
...Smonta in casa, va al letto, e la consorte
quivi ritrova addormentata forte.
La cortina levò senza far motto,
e vide quel che men veder credea:
che la sua casta e fedel moglie, sotto
la coltre, in braccio a un giovene giacea.
Riconobbe l'adultero di botto,
per la pratica lunga che n'avea;
ch'era de la famiglia sua un garzone,
allevato da lui, d'umil nazione.
to be continued... ( curiosona!!!)
Mesi fa, in quell'inverno che tu non ami,me lo sono riletto integralmente ( Orlando Furioso, Ludovico Ariosto,
prefazione e note di Lanfranco Caretti, Nuova Universale Einaudi, quella con la copertina bianca e bande rosse,
il logo dello struzzo in basso, bene in evidenza, la carta fine e leggera quasi fosse di riso...) ed ho scoperto delle parti meravigliose ed allegre, piene di ironia, come questa:
Canto ventesimottavo
Iocondo, cavaliere di eccezionale bellezza, viene invitato a raggiungere il re Astolfo; sua moglie si dispera e piange per la partenza , afferma che morirà per la mancanza del marito, gli regala infine un prezioso monile ereditato dal padre.
Iocondo parte ma...
Iocondo ancor duo miglia ito non era,
che gli venne la croce raccordata,
ch'avea sotto il guancial messo la sera,
poi per oblivion l'avea lasciata.
- Lasso! (dicea tra sé) di che maniera
troverò scusa che mi sia accettata,
che mia moglie non creda che gradito
poco da me sia l'amor suo infinito? -
19
Pensa la scusa, e poi gli cade in mente
che non sarà accettabile né buona,
mandi famigli, mandivi altra gente,
s'egli medesmo non vi va in persona.
Si ferma, e al fratel dice: - Or pianamente
fin a Baccano al primo albergo sprona;
che dentro a Roma è forza ch'io rivada:
e credo anco di giugnerti per strada.
Pensa la scusa, e poi gli cade in mente
che non sarà accettabile né buona,
mandi famigli, mandivi altra gente,
s'egli medesmo non vi va in persona.
Si ferma, e al fratel dice: - Or pianamente
fin a Baccano al primo albergo sprona;
che dentro a Roma è forza ch'io rivada:
e credo anco di giugnerti per strada.
quivi ritrova addormentata forte.
La cortina levò senza far motto,
e vide quel che men veder credea:
che la sua casta e fedel moglie, sotto
la coltre, in braccio a un giovene giacea.
Riconobbe l'adultero di botto,
per la pratica lunga che n'avea;
ch'era de la famiglia sua un garzone,
allevato da lui, d'umil nazione.
to be continued... ( curiosona!!!)
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