martedì 19 ottobre 2010

Mark Strand, Fiction, Narrativa

I think of the innocent lives
of people in novels who know they'll die
but not that the novel will end. How different they are
from us. Here, the moon stares dumbly down,
trough scattered clouds, onto the sleeping town,
and the wind rounds up the fallen leaves,
and somebody- namely me- deep in his chair
riggles the pages left, knowing there's not
much time for  the man and woman in the rented room...

No, non c'è molto tempo per l' uomo e la donna nella camera ad ore.
Il tempo è scaduto,l' amore è finito; insieme al capitolo...



mercoledì 13 ottobre 2010

Mark Strand, Is it you standing among the olive trees...






Is it you standing among the olive trees
Beyond the courtyard? You in the sunlight
Waving me closer with one hand  while the other

Shields your eyes from the brightness that turns
all that is not you dead white?...

You leaning down and putting
Your mouth against mine so I should know
that a kiss is only the beginning

Of what until now we could only imagine?
Is it you or the long compassionate wind
That whispers in my ear: alas, alas?


Sei tu tra gli ulivi
al di là del cortile? tu nel sole che mi fai cenno
di avvicinarmi con una mano mentre l' altra

ti scherma gli occhi dalla luminosità  che trasforma
tutto ciò che non è in te in bianco assoluto?


Tu nella notte sussurante che profuma di menta
ed è illuminata dal lontano territorio delle stelle?
Sei tu? Sei davvero tu?

You in the murmuring night  that is scented
with mint...

Che bello e che libertà mescolare versi e poesia, lingue diverse, ed uguali sentimenti!










lunedì 11 ottobre 2010


Lo sapevate che:

ODE ALLA VITA

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.


non è affatto di Pablo Neruda ma è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961.
La bufala gira da anni su Internet e solo pochissimi siti segnalano l’errore.
Ma la cosa più divertente e, al contempo, tragica (per il nostro paese) è che Clemente Mastella lesse questa poesia, credendola di Neruda, il giorno in cui, il 24 Gennaio 2008, fece cadere il governo Prodi.
Ma che voleva dire?
Che lui era l’unico ad essere vivo?
Che lui era l’unico ad avere un’anima?
Che tutti gli altri si limitavano a vivacchiare mentre lui, col piglio del grande condottiero, veleggiava a gonfie vele verso l’epos?
Credo che i fatti ci abbiano dato la risposta.
Ma ce l’avete anche voi la sensazione che la Storia non abbia più diritto di essere scritta con la S maiuscola, essendosi ridotta ad un fumetto di serie Z?
E chi potrebbe essere stato a detronizzarla?
Chissà perché mi viene subito in mente un nome.
E questo nome è quello di un uomo che ha fatto erigere per se stesso e per la sua famiglia e pare anche per molti suoi amici un imponente monumento funebre in stile egizio-milanese.
Poveretto, però, poiché l’imponenza del monumento è inversamente proporzionale alla sua grandezza (sia fisica che morale).
Per quanto riguarda “Ode alla vita” credo proprio che Pablo Neruda si sia sbellicato dalle risate sentendo Clemente Mastella leggere, con grande afflato, quella poesia credendola sua.