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giovedì 13 giugno 2019

MARK STRAND, Anywhere Could Be Somewhere, Trad. A. Panciroli



Photo A.Pancirolli




Anywhere Could Be Somewhere



I might have come from the high country, or maybe the low country, I don’t recall which. I might have come from the city, but what city in what country is beyond me. I might have come from the outskirts of a city from which others have come or maybe a city from which only I have come. Who’s to know? Who’s to decide if it rained or the sun was out? Who’s to remember? They say things are happening at the border,which border is anyone’s guess. They mention a hotel where it doesn’t matter if you’ve forgotten your suitcase; there’ll be another one waiting, big enough, and just for you.




Forse sono arrivato dalle colline, o forse dalla pianura, davvero non ricordo. Forse sono arrivato dalla città, ma da quale città in quale nazione non so.  Forse sono arrivato dai sobborghi di una città da cui altri sono venuti oppure da una città da cui solo io sono arrivato. Chi può dirlo?  Chi deciderà se è piovuto o se c'è stato il sole? Chi se ne ricorderà? Dicono che al confine sta succedendo qualcosa, ma nessuno sa su quale confine.. Parlano di un albergo dove non importa se hai dimenticato la valigia; ce ne sarà un altra che ti aspetta, grande abbastanza, ed è solo per te.



MARK STRAND su WIKIPEDIA


sabato 13 aprile 2019

da THE UNTELLING di Mark Strand, traduzione A.Panciroli






Mark Strand



Alzò gli occhi dal foglio
e nella finestra vide se stesso.
Era una sera d' agosto
ed era stanco,
gli alberi oscillavano
il vento scosse la finestra.
Era tardi.
Non era importante.
Non avrebbe mai potuto raggiungere
il suo passato. 











sabato 30 marzo 2019

MARK STRAND , To Himself, A se stesso, trad. Alessandro Panciroli








Ed ora sei venuto a trovarmi senza sapere perché;
né perché te ne stai seduto sul velluto rosso di una orribile poltrona, la velata
angolazione della luce che ti trasforma i capelli in grigio argento;
e neanche perché hai scelto questo momento per contrapporre lo scrivere 
di anni
allo scrivere di niente; tu che strizzavi gli occhi
fissando l'aria levigata dello specchio  nel salone, e dicevi
che eri mio, solo mio; che mi scongiuravi di scrivere, ma sempre
ovviamente a te, senza neppure accennare a cosa volessi;
che mi sussurravi all'orecchio solo le cose
che volevi sentire; che adesso vieni da me  e dici
che è tardi, che gli alberi si curvano per il vento,
che scenderà la notte; come se ci fosse qualcosa
che volevi conoscere, ma hai dimenticato per anni di chiedere,
qualcosa  che a che fare con un raggio di sole riflesso tra il tavolo
e la sedia, un braccio che si leva, un viso che si volta, e lontano
distante un auto che scompare dietro la collina.







So you’ve come to me now without knowing why.
Nor why you sit in the ruby plush of an ugly chair, the sly
Revealing angle of light turning your hair a silver gray;
Nor why you have chosen this moment to set the writing of years
Against the writing of nothing; you who narrowed your eyes,
Peering into the polished air of the hallway mirror, and said
You were mine, all mine; who begged me to write, but always
Of course to you, without ever saying what it was for;
Who used to whisper in my ear only the things
You wanted to hear; who comes to me now and says
That it’s late, that the trees are bending under the wind,
That night will fall; as if there were something
You wanted to know, but for years had forgotten to ask,
Something to do with sunlight slanting over a table
And chair, an arm rising, a face turning, and far
In the distance a car disappearing over the hill.

sabato 10 dicembre 2016

martedì 6 dicembre 2016

IL MIO NOME, Mark Strand



Mark




Il mio nome

Una sera che il prato era verde oro e gli alberi,
marmo venato alla luna, si ergevano come nuovi mausolei
di strida e brusii di insetti, io stavo sdraiato sull’erba,
ad ascoltare le immense distanze aprirsi su di me, e mi chiedevo
cosa sarei diventato e dove mi sarei trovato,
e quanto a malapena esistessi, per un attimo sentii
che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii
il mio nome come per la prima volta, lo udii
come si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante
come se appartenesse non a me ma al silenzio
dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato.



Da: L’uomo che cammina a un passo avanti al buio Poesie 1964-2006 di Mark Strand, Oscar Mondadori, 2011 traduzione di Damiano Abeni

domenica 3 aprile 2016

MARK STRAND,Mark Strand - Poems, Biography, Quotes: THE UNTELLING, Mark Strand / LA DENARRAZIONE trad....

MARK STRAND,Mark Strand - Poems, Biography, Quotes: THE UNTELLING, Mark Strand / LA DENARRAZIONE trad....:







THE UNTELLING

La denarrazione


He leaned forward over the paper
and for a long time saw nothing.
Then, slowly, the lake opened...




Si piegò sul foglio
e per molto tempo non vide niente.
Poi, lentamente, il lago si aprì
come un occhio bianco
e lui si sentì un bambino,
giocava con i cugini,
c' era un prato
ed un filare di alberi
giungeva fino all' acqua.
Era un tiepido pomeriggio d 'Agosto
e c' era un festa
che iniziava.
Si piegò sul foglio
e scrisse:

I waited with my cousins across the lake...


Aspettavo con i miei cugini oltre il lago,
e guardavo gli adulti passeggiare sulla riva lontana
lungo la sponda all' ombra degli olmi. Faceva caldo.
Il cielo era sereno.  Io ed i cugini restammo
per ore tra i grossi rami, guardavamo
i nostri genitori, e sembrava che nulla sarebbe iniziato
nelle loro vite per farle cambiare , neanche l' uomo
che correva sul prato. agitava un foglio
di carta ed urlava. Si mossero al di là delle richieste
del tempo, oltre qualsiasi notizia vi fosse,
e non videro il buio che iniziava a diventare profondo
tra gli alberi e i cespugli,  e risalire nelle pieghe
dei  vestiti e sul bianco inamidato
delle loro camicie. Come onde giungevano
risate sull' acqua fin dove noi bambini stavamo a guardare.
Una scena che non era nostra. Noi eravamo
troppo lontano, e presto ce ne saremmo andati.

lunedì 30 novembre 2015

MARK STRAND, HADES





                                                  HADES 

by Mark Strand




H sta for Hades, l'Ade, che mi piace ritenere mi abbia influenzato perché di tutti i luoghi mi colpisce come il più poetico. Ultima località di soggiorno, regno stretto tra alte mura, ha un grande difetto - il clima, che è ventoso, buio, e freddo. Il suo maggior pregio è la grande abbondanza di tempo libero che offre. È a picco giù, sotto il mondo, ed è l' immortale luogo di riposo delle anime. Ancora di maggior rilievo: è il luogo in cui i morti attendono una nuova vita, una seconda chance, dove attendono di essere ricordati - rinati nelle menti dei viventi. È un luogo di speranza. E Thanatos, o ciò che noi pensiamo come la personificazione greca della morte, non è in realtà una personificazione, ma una bruma o velo o nuvola che separa la persona ancora in vita dalla vita. Per i greci, che non avevano un vocabolo per  "morte irreversibile", una persona non moriva, si oscurava.

sabato 28 novembre 2015

THE POEM OF THE SPANISH POET, by Mark Strand


E' già passato un anno dalla morte di Mark Strand...




IV. THE POEM OF THE SPANISH POET

In a hotel room somewhere in Iowa an American poet, tired of his poems, tired of being an American poet, leans back in his chair and imagines he is a Spanish poet, an old Spanish poet, nearing the end of his life, who walks to the Guadalquivir and watches the ships, gray and ghostly in the twilight, slip downstream. The little waves, approaching the grassy bank where he sits, whisper something he can’t quite hear as they curl and fall. Now what does the Spanish poet do? He reaches into his pocket, pulls out a notebook, and writes:

                              Black fly, black fly
                              Why have you come
                              It is my shirt
                              My new white shirt
                              With buttons of bone
                              It is my suit
                              My dark blue suit
                              Is it because
                              I lie here alone
                              Under a willow
                              Cold as stone
                              Black fly, black fly
                              How good you are
                              To come to me now
                              How good you are
                              To visit me here
                              Black fly, black fly
                              To wish me goodbye





sabato 13 dicembre 2014

da HOPPER di Mark Strand, " NIGHTHAWKS, NOTTAMBULI, trad. Damiano Abeni


Mark Strand, EDWARD HOPPER, Un poeta legge un pittore, DONZELLI EDITORE.


Un grande poeta e scrittore americano, Mark Strand, premio Pulitzer per la poesia, legge trenta famosi quadri di Edward Hopper, il pittore americano per antonomasia...


Hopper - NIGHTHAWKS-  1942, Olio su tela
Collezione Friends of American Art, The Art Institute of Chicago




In Nottambuli tre persone stanno sedute in quello che deve essere un bar-tavola calda aperto tutta la notte. Il bar è situato all'angolo di una strada ed è violentemente illuminato. Per quanto stia brigando una faccenda, il barista, vestito di bianco, alza lo sguardo verso uno dei clienti. Il cliente, seduto accanto a una donna sovrappensiero, guarda il barista. Un altro cliente, che ci volge la schiena, guarda più o meno verso l'uomo e la donna. È una scena in cui ci si sarebbe potuti imbattere quaranta o cinquant'anni fa, attraversando a piedi di notte il Greenwich Village a New York o, forse, il cuore di una qualsiasi città nel nord-est degli Stati Uniti. Non c'è nulla di ninaccioso, nulla che indichi che il pericolo sia in agguato dietro l'angolo. L'illuminazione fredda dell'interno del bar diffonde densità sovrapposte di luce sul marciapiede antistante, conferendogli proprietà  estetiche. È come se la luce agisse da detergente, perché non v'è traccia di sudiciume metropolitano. La città, come nella maggior parte degli Hoper, afferma se stessa formalmente, piuttosto che realisticamente. La componente dominante della scena è la lunga vetrata attraverso la quale vediamo l'interno. Copre i due terzi della tela, dedlimitando la forma geometrica di un trapezio isoscele, il quale determina la spinta direzionale del dipinto verso un punto di fuga che non può essere visto ma deve essere immaginato. Il nostro occhio viaggia sulla superficie del vetro, muovendosi da destra a sinistra, sospinto dai lati convergenti del trapezio, dal rivestimento verde, dal bancone, dalla fila di sgabelli tondi che paono quasi impronte dei nostri passi, e dal lucore bianco-giallastro del neon lungo il soffitto. Non veniamo attratti all'interno del bar, ma veniamo condotti lungo la sua facciata. Come in una delle innumerevoli scene che notiamo di sfuggita, la sua improvvisa, immediata trasparenza ci assorbe, isolandoci momentaneamente da ogni cosa, e poi ci rimette in libertà perchè possiamo continuare il nostro cammino...(continua)



Hopper - NIGHTHAWKS- Particolare



In Nighthawks, three people are sitting in what must be an all-night diner. The diner is situated on a corner and is harshly lit. Though engaged in a task, an employee, dressed in white, looks up toward one of the customers. The customer, who is sitting next to a distracted woman, looks at the employee. Another customer, whose back is to us, looks in the general direction of the man and the woman. It is a scene one might have encountered forty or fifty years ago, walking late at night through New York City's Greenwich Village or, perhaps, through the heart of any city in the northeastern United States. There is nothing menacing about it, nothing that suggests danger is waiting around the corner. The diner's coolly lit interior sheds overlapping densities of light on the adjacent sidewalk, giving it an aesthetic character. It is as if the light were a cleansing agent, for nowhere are there signs of urban filth. The city, as in most Hoppers, asserts itself formally rather than realistically. The dominant feature of the scene is the long window through which we see the diner. It covers two-thirds of the canvas, forming the geometrical shape of an isosceles trapezoid, which establishes the directional pull of the painting, toward a vanishing point that cannot be witnessed, but must be imagined. Our eye travels along the face of the glass, moving from right to left, urged on by the converging sides of the trapezoid, the green tile, the counter, the row of round stools that mimic our footsteps, and the yellow-white neon glare along the top. We are not drawn into the diner but are led alongside it. Like so many scenes we register in passing, its sudden, immediate clarity absorbs us, momentarily isolating us from everything else, and then releases us to continue on our way.

In Nighthawks, however, we are not easily released. The long sides of the trapezoid slant toward each other but never join, leaving the viewer midway in their trajectory. The vanishing point, like the end of the viewer's journey or walk, is in an unreal and unrealizable place, somewhere off the canvas, out of the picture. The diner is an island of light distracting whoever might be walking by-in this case, ourselves-from journey's end. This distraction might be construed as salvation. For a vanishing point is not just where converging lines meet, it is also where we cease to be, the end of each of our individual journeys. Looking at Nighthawks, we are suspended between contradictory imperatives-one, governed by the trapezoid, that urges us forward, and the other, governed by the image of a light place in a dark city, that urges us to stay.

Here, as in other Hopper paintings where streets and roads play an important part, no cars are shown. No one is there to share what we see, and no one has come before us. What we experience will be entirely ours. The exclusions of travel, along with our own sense of loss and our passing absence, will flourish.

Hopper-- NIGHTHAWK-  Particolare




sabato 6 dicembre 2014

MARK STRAND, Hades, da A Poet's Alphabet, trad. D.Abeni




H sta for Hades, l'Ade, che mi piace ritenere mi abbia influenzato perché di tutti i luoghi mi colpisce come il più poetico. Ultima località di soggiorno, regno stretto tra alte mura, ha un grande difetto - il clima, che è ventoso, buio, e freddo. Il suo maggior pregio è la grande abbondanza di tempo libero che offre. È a picco giù, sotto il mondo, ed è l' immortale luogo di riposo delle anime. Ancora di maggior rilievo: è il luogo in cui i morti attendono una nuova vita, una seconda chance, dove attendono di essere ricordati - rinati nelle menti dei viventi. È un luogo di speranza. E Thanatos, o ciò che noi pensiamo come la personificazione greca della morte, non è in realtà una personificazione, ma una bruma o velo o nuvola che separa la persona ancora in vita dalla vita. Per i greci, che non avevano un vocabolo per  "morte irreversibile", una persona non moriva, si oscurava.




mercoledì 3 dicembre 2014

Sulla morte di Mark


  Quando, diversi anni fa, incontrai la poesia di Mark Strand ne rimasi quasi magicamente colpito...
I suoi versi mi portarono fuori dalla palude della depressione da cui sembrava impossibile uscire; almeno, così mi piace credere.
 Gli incontri che ebbi con lui a Roma in occasione dei suoi reading mi fecero conoscere un uomo alto e bellissimo ,  estremamente alla mano, felice del suo "lavoro", la poesia.
  Le sliding doors della vita mi portarono a fondare, insieme con l'amica Marilia Aricò, questo blog il cui titolo, e forse molti dei lettori non ne saranno a conoscenza, viene proprio da un piccolo libro di Strand, 89 Clouds (Una nuvola non è mai...), e che all'inizio avrebbe voluto parlare solo di questo poeta.
Poi , OTTANTANOVENUVOLEPIUUNA prese, come giusto, vita propria e ritenemmo giusto, io e Marilia, allargarne gli orizzonti letterari e poetici.

Ma non potevo dimenticare Strand e infatti nel blog fratello (come mi piace chiamarlo) http://mark-strand.blogspot.it/ potrete trovare, forse un po' alla rinfusa e me ne scuso, numeroso materiale riguardante Mark.

Infine per ricordare questo grande poeta ho voluto postare MIRROR ,  sicuramente una tra le più ispirate delle sue poesie.


                                  MARK STRAND legge "Mirror" ( Lo Specchio)

domenica 30 novembre 2014

MARK STRAND,Mark Strand - Poems, Biography, Quotes: The End, El Final, La Fine. Mark Strand, Ezequiel ...



Mark Strand, prize-winning poet, dies in NYC at 80






MARK STRAND,Mark Strand - Poems, Biography, Quotes: The End, El Final, La Fine. Mark Strand, Ezequiel ...:     The End  Not every man knows what he shall sing at the end, Watching the pier as the ship sails away, or what it will seem like When he’...




Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentra la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà afferrato dal ruggito del mare, immoto là alla fine.
O cosa spererà quando sarà chiaro che non tornerà.

MARK STRAND E' MORTO ---- LA SUA ULTIMA INTERVISTA



  MARK STRAND ,  poeta e critico americano, ottanta anni compiuti lo scorso aprile, è morto ieri a Brooklyn.







 Un nostro amico, Ezequiel Zaidenwerg, poeta e traduttore argentino,  aveva appena pubblicato quella che può essere considerata la sua ultima intervista:


http://www.letraslibres.com/revista/entrevista/entrevista-mark-strand?page=0,0


 Intervista è pubblicata grazie alla gentile concessione di Ezequiel Zaidenwerg

sabato 21 giugno 2014

Mark Strand: HOPPER; UN POETA LEGGE UN PITTORE : " Hotel Room", trad. Damiano Abeni





EDWARD HOPPER / Hotel room/ Camera d'albergo






  L'atteggiamento della donna in Camera d'albergo, seduta sul bordo del letto, leggermente china in avanti, il modo in cui tiene la lettera con le mani appoggiate alle ginocchia, ci fa supporre che abbia letto la lettera molte volte e che lo notizie in essa contenute non siano buone. 

...L'angusto nitore della stanza, il bianco spietato delle pareti illuminate, le vivaci linee  verticali ed orizzontali compongono  una gradevole severità che contiene la viaggiatrice nell'attimo in cui si confronta con ciò che legge, probabilmente notizie che richiedono riserbo. In verità, la camera sembra un surrogato della rassegnazione della donna.

...In Camera d 'albergo veniamo condotti lungo un angusto corridoio formato dal letto e dal fianco del cassettone, ingombro di bagagli e scarpe, fino alla deprimente opacità della notte. E' stupefacente la rapidità con la quale siamo trasportati dalla donna seduta fino alla finestra e a ciò che rivela dell'esterno, o di ciò che c'è oltre o addirittura del fututo; nulla se non un riquadro nero, una conclusione immutabile, un luogo per un punto di fuga.




Mark Strand

Edward Hopper
Un poeta legge un pittore

Traduzione di Damiano Abeni
DONZELLI EDITORE
collana Saggi. Arti e lettere
anno 2003
formato
pp. VI-89, con 34 tavole a colori su carta patinata nel testo, rilegato
prezzo
€ 19,50
ISBN
9788879897822

giovedì 10 ottobre 2013

MARK STRAND, Moon, trad. A. Panciroli



Moon,  Mark Strand



 Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.









Apri il libro della sera alla pagina
dove la luna, sempre la luna, appare

tra due nuvole, muovendosi così lentamente che sembrerà
siano trascorse ore prima di arrivare alla prossima pagina

dove la luna,  più luminosa adesso, apre un sentiero
per portarti via da ciò che hai conosciuto

in quei luoghi dove quel che desideravi veramente accade,
la sua sillaba solitaria come una frase in equilibrio

sul ciglio del significato, nell' attesa di pronunciare il suo nome
ancora una volta quando alzando gli occhi dalla pagina

chiudi il libro, e senti ancora come era
restare in quella luce, in quel repentino paradiso del suono.

martedì 1 ottobre 2013

MARK STRAND, Cento Vergilianus, trad. A. Panciroli





And so, passing under the dome of the great sky,
Driven by storms and heavy seas, we came,
Wondering on what shore of the world
We were cast up. The howling of dogs
Was heard across the twilight,
And over the tombs the rumbling sound
A grassfire makes when it is whipped  by the wind;
And later on, from icy courtyards,
The high-pitched wails of women rose
Against the silent golden stars.
At first, we didn't miss the towns we' d started from -
The houses painted pink and green, the swans feeding
Among the river reeds, the showers of summer light
Sweeping over the pasturelands.
So what if we' d hoped to find Apollo here,
Enthroned at last, so what if a cramping cold
Chilled us to the bone. We' d come to a place
Where everythings weeps for how the world goes.



                 Ignota saeculi IV, effigies Probae non exstat








E così, mentre passavamo sotto la volta del cielo immenso,
portati da burrasche e mari in tempesta, giungemmo,
chiedendoci su quale spiaggia del mondo
fossimo mai approdati. Sentivamo  nel crepuscolo
l' ululato dei cani e sulle tombe crepitava il suono
di un fuoco di stoppia sferzato dal vento;
e poi, da cortili ghiacciati
si alzarono i gemiti strazianti delle  donne
contro le silenziose stelle dorate.
Dapprima, non ci mancavano le città da cui eravamo partiti -
le case dipinte di rosa e di verde, i cigni che si cibavano
tra i canneti sul fiume, i lampi della luce d' estate
che  si allargavano sui  pascoli.
Ed anche se avevamo creduto di trovare Apollo qui,
finalmente in trono, anche se un freddo paralizzante
ci gelava le ossa, cosa importava infine.
Eravamo giunti in un luogo
dove tutto piange per come va il mondo.

mercoledì 18 luglio 2012

IN THE AFTERLIFE, MARK STRAND , nella traduzione di A. Panciroli e D. Abeni

 

 

In the Afterlife


 She stood beside me for years, or was it a moment?  I cannot remember.  Maybe I loved her, maybe I didn’t.  There was a house, and then no house.  There were trees, but none remain.  When no one remembers, what is there?  You, whose moments are gone, who drift like smoke in the afterlife, tell me something, tell me anything.


Nell' Aldilà   (traduzione A.Panciroli)



Lei rimase accanto a me per anni, o fu un momento? Non posso ricordarlo. Forse l' ho amata, o forse no. C'era una casa, e poi non ci fu più. C' erano alberi, ma non ne rimase nessuno. Quando nessuno ricorda, cosa rimane? Tu,  i cui momenti sono  scomparsi, che sei trasportato come fumo nell' aldilà, dimmi qualcosa, dimmi qualsiasi cosa.



 Nella vita postuma  ( traduzione D. Abeni)


Mi è stata accanto per anni, o è stato un istante? Non so ricordarmelo. Forse l’ho amata, forse no. C’era una casa, poi la casa non c’era più. C’erano alberi, ma non ne resta nessuno. Quando nessuno ricorda, cosa rimane? Tu, i cui momenti sono trascorsi, che vaghi senza meta come fumo nella vita postuma, dimmi qualcosa, dimmi una cosa qualsiasi.





Cfr  http://mark-strand.blogspot.it/2012/07/una-scelta-di-prose-brevi-di-mark.html

sabato 9 giugno 2012

THE UNTELLING, Mark Strand / LA DENARRAZIONE trad. A Panciroli ( Unica traduzione italiana on line)++



Lucio Fontana , Attese, waterpoint on canvas







He leaned forward over the paper
and for a long time saw nothing.
Then, slowly, the lake opened...




Si piegò sul foglio
e per molto tempo non vide niente.
Poi, lentamente, il lago si aprì
come un occhio bianco
e lui si sentì un bambino,
giocava con i cugini,
c' era un prato
ed un filare di alberi
giungeva fino all' acqua.
Era un tiepido pomeriggio d 'Agosto
e c' era un festa
che iniziava.
Si piegò sul foglio
e scrisse:

I waited with my cousins across the lake...


Aspettavo con i miei cugini oltre il lago,
e guardavo gli adulti passeggiare sulla riva lontana
lungo la sponda all' ombra degli olmi. Faceva caldo.
Il cielo era sereno.  Io ed i cugini restammo
per ore tra i grossi rami, guardavamo
i nostri genitori, e sembrava che nulla sarebbe iniziato
nelle loro vite per farle cambiare , neanche l' uomo
che correva sul prato. agitava un foglio
di carta ed urlava. Si mossero al di là delle richieste
del tempo, oltre qualsiasi notizia vi fosse,
e non videro il buio che iniziava a diventare profondo
tra gli alberi e i cespugli,  e risalire nelle pieghe
dei  vestiti e sul bianco inamidato
delle loro camicie. Come onde giungevano
risate sull' acqua fin dove noi bambini stavamo a guardare.
Una scena che non era nostra. Noi eravamo
troppo lontano, e presto ce ne saremmo andati.

He leaned back
How could
the scene was not his?



Si sedette.
Come poteva sapere
che non era sua la scena?
L'estate era con lui,
le voci erano tornate, e vedeva i volti.
Il giorno era iniziato prima della festa;
la mattina era piovuto
e all' improvviso era tornato il sole.
Gli orli dei vestiti erano bagnati.
Le scarpe degli uomini luccicavano.
C' era una nuvola a forma di mano
che si abbassava piano.
Non c' era modo di sapere
perchè ci fossero momenti in quel pomeriggio
in cui il prato sembrava vuoto, o perchè ancora
si sentissero  le voci degli adulti.
Prese quel che aveva scritto
e lo mise da parte.
Si sedette e scrisse di nuovo:


We all went to the lake, over the lawn...



Ce ne andammo tutti verso il lago, sul prato,
camminavamo senza dire una sola parola. Lontano
dalla casa,  dove gli olmi  ci facevano ombra.
Il sole si alzava, sollevando l' umidità,  e faceva
risplendere il lago come una lamina chiara avvolta
dalla foschia. Ci sedemmo e guardammo l' acqua, poi
ci addormentammo sull' erba. Faceva più freddo.
Il vento scuoteva gli alberi. Restammo sdraiati così a lungo da immaginare
una mano che scostava le foglie cadute dai nostri volti.
Ma non era  autunno , e alcuni di noi, i più giovani,
si alzarono e andarono sull' altra riva del lago
a fissare gli uomini e le donne che dormivano; gli uomini
con le bianche camicie inamidate, le donne nei vestiti  dai colori chiari.
Li guardammo tutto il pomeriggio. E un uomo uscì di corsa
dalla casa, urlava e sventolava un foglio.
E chi dormiva si alzò come se non fosse accaduto niente,
come se la notte non avesse iniziato a muoversi
tra gli alberi. Sentimmo le loro risate, dopo
i loro sospiri. Si sdraiarono ancora, e l' oscurità  cadde
sul prato e li nascose. Per quanto ne possiamo sapere
erano ancora là, le braccia incrociate sul petto,
gli abiti inamidati ormai gualciti. Non siamo più tornati.


He looked at what he had written...

Guardò quello che aveva scritto.
Quanto mancava ancora?
E perchè era diventato buio proprio allora?
E non era solo quando aveva guardato gli altri
sdraiati sul prato?
Guardava fisso fuori dalla finestra,
sperando che la gente vicino al lago,
il lago stesso, sarebbero svaniti.
Voleva andare oltre il suo passato.
Pensò che l'uomo
che correva sul prato gli sembrava familiare.
Guardò quello che aveva scritto
e si domandò come avesse attraversato il lago,
e se i suoi cugini fossero andati con lui.
Qualcuno aveva chiamato?
Qualcuno aveva alzato una mano per un saluto?
Quel che aveva scritto non gli diceva niente.
Lo mise da parte e ricominciò:


I waited under the trees in front of the house...



Attesi sotto gli alberi di fronte alla casa,
non pensando a nulla, guardando il bagliore del sole
sul tetto. Non sentii nulla,non provai
nulla, anche quando lei apparve in un lungo
abito giallo, scarpe bianche a punta, i capelli
raccolti stretti in una crocchia; anche quando
lei mi prese la mano e  mi condusse lungo il filare
di alti alberi verso il lago là dove gli altri si erano riuniti,
gli uomini nelle camicie inamidate, le donne in
abiti estivi, i bambini che guardavano l' acqua.
Anche allora, la mia vita sembrava lontana
come se stesse aspettando che io la scoprissi.
Mi tenne per mano, mi condusse verso l ' acqua.
L' orlo del suo abito era bagnato. Non disse nulla
quando mi lasciò con i miei cugini e  raggiunse
gli altri  che se ne stavano insieme. Io sapevo, tra parentesi,
che avevano detto che qualcosa sarebbe successo, che qualcuno di noi,
i più giovani, se ne sarebbero andati quel pomeriggio
e non sarebbero più tornati. Camminavo nel bosco
verso l' altra sponda del lago, le loro voci svanirono
nel fruscio di foglie e rami nel sottobosco.
Mi allontanai,  ma non aveva senso andarsene.
Mi sedetti a guardare la scena oltre il lago,
guardavo e non facevo nulla. Piccole onde di risa
si allargarono sull' acqua per poi morire.
Non ero commosso. Anche quando l' uomo
corse attraverso il prato gridando, io non feci nulla.
Era come se il vento trascinasse l' oscurità
dagli alberi fin sull' erba. Gli adulti se ne stavano
insieme. Non avrebbero mai lasciato quella riva.
Guardai la donna in giallo il cui nome
avevo iniziato a dimenticare e che aspettava con
gli altri e guardava fisso verso di me
ma non poteva vedermi. Già la luna piena
era sorta lasciando cadere  le sue ceneri bianche nel lago.
E la donna e gli altri cominciarono lentamente
a spogliarsi, e  le lievi folate di vento
sciacquarono loro la pelle, i corpi splendettero pallidi
per un breve momento tra le ombre finchè si sdraiarono
sull' erba madida. E tutti i bambini se ne erano andati.
E questo è tutto. Ed anche allora non provai
nulla. Seppi che non avrei mai più rivisto
la donna nel suo vestito giallo,
e che la scena vicino al lago non si sarebbe ripetuta,
e che quella estate sarebbe stata un luogo troppo distante
per trovarmici di nuovo.
Sebbene abbia tentato di ritornare, mi sono sempre
trovato qui, dove sono ora. Il lago
esiste ancora, ed anche il prato, ma le persone
che dormirono qui in quel pomeriggio non si sono più viste da  allora.




It bothered him,
as if too much had been said...


Questo lo preoccupava,
come se troppo fosse stato detto.
Avrebbe preferito
il lago senza alcuna storia
o nessuna storia e nessun  lago.
La sua ricerca era una forma di evasione:
più tentava di scoprire
più c' era qualcosa da nascondere
meno capiva.
Se avesse proseguito,
avrebbe perso tutto.
lo sapeva
e ricordò quel che poteva -
sempre da lontano,
sull' altra sponda del lago,
o oltre il prato,
svaniva per sempre, sempre lì.
E la donna e gli altri lo avrebbero salvato
e lui li avrebbe salvati.
Mise la mano sul foglio.
Avrebbe scritto una lettera all' uomo
che correva sul prato.
Avrebbe detto quello che sapeva.
Mise la testa tra le braccia e cercò di dormire.
Sapeva che  la notte una volta era arrivata,
che qualcosa era accadutouna volta.
Voleva sapere,ma non voleva sapere.
Forse qualcosa era accaduto
in un pomeriggio d'agosto.
Forse lui era là o aspettava di essere là,
aspettava di attraversare un prato
verso un lago dove delle persone  guardavano
oltre l'acqua.
Sarebbe arrivato correndo
e sarebbe stato ormai tardi.
Le persone sarebbero state addormentate.
I loro bambini sarebbero stati lì a guardarli.
Lui avrebbe portato quello che aveva scritto
poi si sarebbe sdraiato con gli altri.
Sarebbe stato l' uomo
che era diventato, l' uomo
che avrebbe corso attraverso il prato.
Ricominciò:

I sat in the house that looked down on the lake...


Sedevo nella casa che dà sul lago,
sul prato, i boschi accanto al prato. Sentiì
i bambini vicini alla riva, le loro voci si alzarono
là dove  nessun ricordo del luogo sarebbe mai giunto.
Io guardai le donne, gli uomini vestiti in bianco, passeggiavano
nella calura di agosto. Chiusi la finestra
e li vidi passare atttraverso il vetro velato,
ogni volta più lontano. Gli alberi iniziavano
a scurirsi ed i bambini se ne andarono. Vedevo
l' acqua svanire in lontananza nell' ombra grigia
dell' erba e del sottobosco  di là del lago.
Ho pensato di vedere i bambini seduti, guardavano
i padri e le madri in una lento corteo lungo
la riva. Le forme tra gli alberi cambiavano.
Avrebbe potuto essere un bambino quello ho visto, il suo viso.
Avrebbe potuto essere solo il mio volto  che mi guardava.
Mi sentivo scendere  dentro il futuro.
Guardavo oltre il prato, di là dal lago,
oltre il buio in attesa, la fine dell' estate,
la fine dell' autunno, l' aria gelida, il silenzio,
e ancora, di nuovo, il vetro della finestra. Io ero
dove ero, dove sarei stato, e dove sono.
Guardai gli uomini e le donne mentre l' occhio
bianco del lago cominciava a chiudersi e sprofondava
nel blu, infine nel nero. Era troppo tardi
per poter chiamare i bambini. Giacevano sull' erba
mentre il vento soffiava e cadevano le prime foglie.
Avrei voluto dir loro qualcosa. Vidi me stesso
correre, agitare un foglio, e poi gridare,
dire a tutti loro che avevo qualcosa da dare loro,
ma quando arrivai se ne erano andati.





He looked up from the paper


 Alzò gli occhi dal foglio
e vide se stesso nella finestra.
Era una sera d' agosto
ed era stanco,
gli alberi oscillavano
il vento scosse la finestra.
Era tardi.
Non era importante.
Non avrebbe mai potuto raggiungere
il suo passato. La sua vita
rallentava.
Se ne andava.
Ne aveva coscienza,
poteva sentirlo nel suo discorso,
Poteva sembrare nulla,
tuttavia l' avrebbe tramandata.
E i suoi figli avrebbero vissuto in essa.
anche loro l' avrbbero tramandata,
e sarebbe sempre sembrato
come se la speranza morisse, che lo spazio si aprisse,
come un prato, o un lago,
 un pomeriggio.
E il dolore non avrebbe potuto darle
il senso che mancava;
Non c' era alcun dolore,
soltanto la scomparsa.
Ma perchè aveva iniziato allora?
Era stanco,
e cadde in un sonno profondo,
e dormì dove si trovava,
e dormì senza sognare,
così quando si svegliò
gli parve che nulla fosse accaduto.
 Il lago si aprì come un occho bianco,
gli olmi si alzarono sul prato,
ed il sole sopra gli olmi.
Era come se lo ricordava -
la bruma, il buio, la calura,
i boschi sull' altra sponda.
Sedette a lungo
e vide che erano arrivati
e stavano sul prato.
Lo aspettavano,
guardando la finestra dabbasso.
Il vento scompigliò loro i capelli
ma nessuno si mosse.
Aveva paura di seguirli.
Sapeva cosa sarebbe accaduto.
Sapeva che i bambini  si sarebbero allontanati
che lui si sarebbe sdraiato con i loro genitori.
Ed ebbe paura.
Quando si voltarono
e camminarono fino al lago
tra l' ombra proiettata dagli olmi
I bambini si allontanarono davvero.
Li vedeva lontano, appena
oltre il lago, e si chiede se qualcuno
un giorno sarebbe tornato
proprio lì dove lui trovava adesso.
Vedeva  gli adulti sul prato,
iniziavano a distendersi.
E volle avvisarli,
dire loro ciò che sapeva
Corse fuori dalla casa in direzione del lago,
sapeva che sarebbe stato troppo tardi,
che l' avrebbero lasciato solo
a continuare.
Quando arrivò al lago
se ne erano andati,
ed era solo nel buio
non poteva parlare.
Restò immobile.
Sentiva il mondo ritrarsi
dentro le nuvole,
nei ripiani di aria.
Chiuse gli occhi.
Pensò al lago,
ai muri di alghe.
Pensò alla falena addormentata
nella polvere delle sue ali,
al pipistrello appeso negli alberi cavi.
Sentì in quel momento di essere
più del suo bisogno di sopravvivenza,
più delle proprie perdite,
perchè lui era meno di qualsiasi cosa.
Oscillava avanti ed indietro.
Il silenzio era dentro di lui
e aumentava come la gioia,
come l' inizio.
Quando aprì gli occhi,
il silenzio dilagava, i fogli
di buio sembravano senza fine,
i fogli che aveva tenuti ben stretti in mano.
Volse le spalle e camminò verso la casa.
Arrivò nella stanza
che dava sul prato.
Si sedette ed iniziò a scrivere:

                                                         
                                                               THE UNTELLING
                                                 To the Woman in the Yellow Dress


        Frederic Leighton  Flaming June,1895, oil on canvas
 Ponce Museum of Art , Ponce, Puerto Rico.









sabato 21 gennaio 2012

Pochi versi da THE UNTELLING di Mark Strand ( trad. A. Pancirolli)

Sto traducendo una lunghissima poesia di Strand, THE UNTELLING, LA DENARRAZIONE, sul blog
 ci vorrà un po' di tempo, allora ho voluto trascrivere qui intanto solo pochi versi...


THE UNTELLING unica traduzione italiana on line

Ce ne andammo tutti verso il lago, sul prato,
camminavamo senza dire una sola parola. Lontano
dalla casa,  dove gli olmi  ci facevano ombra.
Il sole si alzava, sollevava appena la foschia,  e faceva
risplendere il lago come una lamina chiara avvolta
dalla nebbia. Seduti  guardavamo  l' acqua, poi
ci addormentammo sull' erba. Faceva più freddo.
Il vento scuoteva gli alberi. Restammo sdraiati così a lungo da immaginare
una mano che scostava le foglie cadute dai nostri volti.
Non era ancora autunno...


Early morning fog on Lake Destiny / Greg Stamer





We all went down to the lake, over the lawn,
walking, not saying a word, All the way
from the house, along the shade cast by the elms.
And the sun bore down, lifting the dampness, allowing
the lake to shine like a clear plate sorrounded
by mist. We sat and stared at the water. The air turned colder.
The wind shook the trees. We lay so long we imagined
an hand brushing the fallen leaves from our faces.
But it was not autumn ...

I versi sono tratti da L' uomo che cammina un passo avanti al buio, M. Strand, Poesie 1964-2006, Oscar Mondadori