mercoledì 25 maggio 2011


GLI SONO TROPPO VICINA PERCHE’ MI SOGNI.

Non volo su di lui, non fuggo da lui

sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.

Non con la mia voce canta il pesce nella rete.

Non dal mio dito rotola l’anello.

Sono troppo vicina. Una grande casa brucia

senza che io chiami aiuto. Troppo vicina

perché la campana suoni appesa al mio capello.

Troppo vicina per entrare come un ospite

dinanzi a cui si scostano i muri.

Mai più morirò così leggera,

così fuori dal corpo, così ignara,

come un tempo nel suo sogno. Troppo,

troppo vicina. Sento il sibilo

e vedo la squama lucente di questa parola,

immobile nell’abbraccio. Lui dorme,

più accessibile ora alla cassiera d’un circo

con un leone, vista una sola volta,

che non a me distesa al suo fianco.

Per lei ora cresce in lui la valle

con foglie rossicce, chiusa da un monte innevato

nell’aria azzurra. Io sono troppo vicina

per cadergli dal cielo. Il mio grido

potrebbe solo svegliarlo. Povera,

limitata alla mia forma,

ed ero betulla, ed ero lucertola,

e uscivo dal passato e dal broccato

cangiando i colori della pelle. E possedevo

il dono di sparire agli occhi stupiti,

ricchezza delle ricchezze. Vicina,

sono troppo vicina perché mi sogni.

Tolgo il braccio da sotto la sua testa,

intorpidito, uno sciame di spilli.

Sulla capocchia d’ognuno, da contare,

sono seduti angeli caduti.

Wislawa Szymborska

Il quadro è di Egon Schiele

domenica 22 maggio 2011


THE VISIONS! (Parte terza)

The Doors sono stati un gruppo musicale rock statunitense, fondato nel 1965 da Jim Morrison (cantante), Ray Manzarek (tastierista), Robby Krieger (chitarrista)) e John Densmore (batterista) e scioltosi definitivamente dopo otto anni di carriera effettiva nel 1973, due anni dopo la morte di Jim Morrison avvenuta il 3 luglio 1971. Sono considerati uno dei gruppi più influenti e controversi della musica rock, alla quale hanno unito con successo elementi blues, psichedelia e jazz. Molti dei loro brani, come Light My Fire, The End, Hello, I Love you e Riders on the Storm, sono considerati dei classici assoluti e sono stati reinterpretati da numerosi artisti delle generazioni successive. Secondo la RIAA i Doors hanno venduto 32.5 milioni di dischi solo negli Stati Uniti e tra 80 e 100 milioni di dischi nel resto del mondo. Alcuni sostengono che Morrison scelse il nome del gruppo dal testo del libro di Aldous Huxley “The Doors of Perception” mentre altri sostengono che si rifece alle parole di William Blake! Forse sono vere entrambe le cose dato che:http://www.youtube.com/watch?v=UVSTxIg4V38
The Doors were an American rock band formed in 1965 in Los Angeles with vocalist Jim Morrison, keyboardist Ray Manzarek, drummerer John Densmore and guitarist Robby Krieger. They were among the most controversial band of rock music to which they added elements from blues, psychedelic and jazz.
Some say that Jim Morrison chose the band’s name from Huxley book The Doors of Perception” whereas some claim that he chose his band’s name from William Blake’s words! Maybe both things are true because: http://www.youtube.com/watch?v=UVSTxIg4V38

ER SOR PIETRO CACCIATORE Parte Seconda

...e la riunione de tutti quanti ar bare de la stazione , er rumore dei fucili , i cani che abbajaveno...
Una vorta ce ne andammo appunto verso er mare, che' cominciava er passo delli storni: ce caricammo tutti sulla vecchia Austin A 40 de mi zio l'abbruzzese,
 che poi era der Molise, ma nun me ricordo se già c'era er Molise che l'hanno fatta dopo la regione, comunque zio lo chiamaveno Abbruzzese, e sicuramente de carattere lo era, tosto e cocciuto, puro ar mare non ze levava mai la cannottiera , che poi ar mare me lo ricordo na' vorta sola, insieme a mi nonna vestita de nero, cor fazzoletto in testa, legato a quattro capi come un muratore...
Traversassimo Roma ancora mezzo addormentata, solo quarche cammion che annava ai Mercati  Generali, i trammve che uscivano dar deposito dell''Ostiense,subito dietro la Pirammide.
C'ereno puro l'artro mi zio Adolfo, cor fucile novo, automatico, 5 corpi uno dietro l'artro senza ricaricà, manco dovessimo annà in Vietnamme, c'era er sor Pietro cacciatore cor fuciletto,  i cani no, quella matina non me sembra non ce fossero,  e pe' fortuna !
La giornata se presentava afosa, verso Ostia la luce tremolava nella nebbia,  già sudavamo tutti, de più mi zio abbruzzese che se vestiva sempre come se dovesse annà in montagna, er sole scintillava sulle canne brunite dei fucili, er sor Pietro cacciatore faticava, era già sulla settantina, forse più, poi in pensione s'era ingrassato, la giacca de fustagno, sempre quella, je stava stretta, la cartuccera je striggneva, io, che facevo avanti e indietro come er cane segugio, lo vedevo arrancà e me veniva da ride, poi inprovvisamente s'arzò no stormo immenso d'ucelli, li storni! li storni! li storni!
 S'arzò na sarva de fucileria, che pareva Gianichelo a  mezz'ora,  io me buttai per tera pe sarvamme dalla pioggia de pallini e... vidi, ancora ciò la scena davanti l' occhi, vidi Er Sor Pietro Cacciatore come trasfigurasse, girasse de scatto, arzà er fuciletto, al rallentatore in  un firme de cowboi, manco prenne la mira, co' quella mano monca che se ritrovava preme er grilletto, ricaricà, preme er grilletto...
Li storni cadeveno giù a mazzi, solo er sor Pietro ne prese sei o sette, poi disse, tornando a quanno era giovane, e guardacaccia, e guardaccia reale pe' ggiunta: " Fermi tutti, uno è ferito! L'ho corto , ma è ferito! L'ho dovessimo trovà, che l'ho ferito io ,nzè lascia n'animale ch'hai corpito...è na regola d'onore, er zuo, e er mio, cià diritto de morì bbene l'animale , nun nzè lascia ferito, nzè lascia".
Dovete da sapè che avevamo appena messo piede su un maggese , tereno arato de fresco, incorto, n'incubo de sorchi de tera porverosa, era quasi mezzogiorno, er sole non era arto, peggio! e quer cazzo de storno ferito dar compare, s'era infilato lì da quarche parte, e lo dovevamo trovà, non c'era santi!
Er sor Pietro, chinato a quattro zampe, esaminava le tracce dell'uccelletto : " na' piuma, er sangue..., forse de qua, de là, artro sangue,ancora piume , mò lo trovamo, daje!"
Doppo mezz'ora de sti giri vani, io e li mi zii lo lasciammo a cercà da solo n'uccelletto granne un frego, drentro an campo arato vasto come Piazza San Pietro...
 Eppure sento in fonno che c'iaveva ragione, er sor Pietro Cacciatore: ner bene, ner male, la responzabilità era sua si allo storno quer giorno jera annata male, si invece de volà arto ner cielo, je toccava nisconnese ner grano...
Comunque, lo trovò arfine, lo storno, lo trovò ferito; e se guardaveno, l'ucello e er cacciatore , se guardaveno strano: l'ucelleto pareva dì, allora? su, fatte omo, m'hai conciato , è tuo diritto, è tuo dovere, me voi lascià così? cor piombo tuo na' panza, n'ala sfranta, che campo a fà, forza, te tocca...
E Pietro non se tirò indietro, co' tenerezza immensa sbattè du vorte l'uceletto a terra, lo guardò ancora, lo mise nel carniere inzieme all'artri, però, però... quello era strano, era diverso, era...Dio me perdoni..., Umano.