giovedì 9 giugno 2011


THE VISIONS! (Parte quinta ed ultima!)

Vi lascio tornando al punto di partenza e cioè a William Blake, poeta, pittore, incisore, genio e pazzo.

Voglio farvi leggere la sua poesia “The tyger”. Non sembra anche a voi che essa sia “tuonante” e che riesca a farvi avere la “visione” della tigre?

I leave you with the “thundering” poem by William Blake “The tyger”. Doesn’t it seem to you that you could really have the “vision” of the tyger?


LA TIGRE
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l'immortale mano o l'occhio
Che osò forgiare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l'Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

THE TYGER

Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?

What the hand dare seize the fire?
And what shoulder, and what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand? And what dread feet?
What the hammer? What the chain?

In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
Dare its deadly terrors grasp?
When the stars threw down their spears,
And water'd heaven with their tears
Did he smile his work to see?
Did he who made the Lamb make thee?

Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye,
Dare frame thy fearful symmetry?

domenica 5 giugno 2011





01/07/05


AD UN CONCERTO DI MICHAEL NYMAN

Quando ascolti una musica

una musica che ti piace

pensi sempre

se avresti potuto avere

un’altra vita

e mentre la nota incalza

tu ti vedi sul palco a suonare

a succhiare linfa vitale

perché la morte non ti possa afferrare

quando ascolti una musica

una musica che ti piace

pensi sempre

a quale altra vita

avresti potuto avere

e per quel po’ che la musica

la musica che ti piace dura

per un po’ la vivi

e te ne voli via.

Poesia di Ipazia

giovedì 2 giugno 2011

da Le Ceneri di Gramsci , P.P. Pasolini

 
Pasolini in raccoglimento sull'urna che raccoglie "Le ceneri di Gramsci"
 
 
 
 
 
 
Qui il silenzio della morte è fede
di un civile silenzio di uomini rimasti
 
uomini, di un tedio che nel tedio
del Parco, discreto muta: e la città
che, indifferente, lo confina in mezzo
 
a tuguri e a chiese, empia nella pietà,
vi perde il suo splendore. La sua terra
grassa di ortiche e di legumi dà
 
questi magri cipressi, questa nera
umidità che chiazza i muri intorno
a smotti ghirigori di bosso, che la sera
 
rasserenando spegne in disadorni
sentori d'alga... quest'erbetta stenta
e inodora, dove violetta si sprofonda
 
l'atmosfera, con un brivido di menta,
o fieno marcio, e quieta vi prelude
con diurna malinconia, la spenta
 
trepidazione della notte. Rude
di clima, dolcissimo di storia, è
tra questi muri il suolo in cui trasuda
 
altro suolo; questo umido che
ricorda altro umido; e risuonano
- familiari da latitudini e
 
orizzonti dove inglesi selve coronano
laghi spersi nel cielo, tra praterie
verdi come fosforici biliardi o come
 
smeraldi: "And O ye Fountains..." - le pie
invocazioni...