venerdì 16 dicembre 2011

Charles Simic, da Tre Fotografie... traduzione A. Molesini


***   ***   ***

Avrei potuto essere quel ragazzo 
in quella vecchia foto del liceo
che ho trovato da un rigattiere,
la faccia schietta cerchiata di nero.
















lunedì 12 dicembre 2011

Due poesie di Charles Simic: Read Your Fate e A Book Full of Pictures, trad. A. Pancirolli

Read Your Fate


Un mondo che scompare.
Piccola strada,
Tu eri troppo angusta,
troppo già all'ombra.

Avevi solamente un cane,
un ragazzo solitario.
Tu nascondevi  lo specchio più grande,
i tuoi amanti svestiti.

Qualcuno  li ha portati via
in un furgone aperto.
Erano ancora nudi,  viaggiavano
sul loro divano

per una pianura che si rabbuiava ,
un qualche sconosciuto Kansas o Nebraska
e il temporale era in arrivo.
La donna che apriva un ombrello rosso

nel furgone. Il ragazzo
ed il cane  che gli correvano dietro,
come dietro ad un gallo
con la testa mozzata.



A world's disappearing.
Little street,
You were too narrow,
Too much in the shade already.

You had only one dog,
One lone child.
You hid your biggest mirror,
Your undressed lovers.

Someone carted them off
In an open truck.
They were still naked, travelling
On their sofa

Over a darkening plain,
Some unknown Kansas or Nebraska
With a storm brewing.
The woman opening a red umbrella

In the truck. The boy
And the dog running after them,
As if after a rooster
With its head chopped of.
 
 
 
 
 
 
 
 
A Book Full of Pictures 
 
Mio padre studiava teologia per posta
ed era giunto il momento degli esami.
Mia madre sferruzzava. Io sedevo in silenzio con un libro
pieno di figure. Cadde la notte.
Le mani mi diventavano fredde sfiorando i volti
di re e regine morti.
C'era un impermeabile nero
al piano di sopra
che pendeva dal soffitto.
Ma cosa ci faceva là?
Mia madre faceva rapida croci all' uncinetto
Erano nere
come l' interno della mia testa proprio in quel momento
Le pagine che giravo risuonavano come ali
" L' anima è un rondine", disse una volta.
Nel mio libro pieno di figure
infuriava una battaglia: lance e spade
creavano una specie di foresta gelida
col mio cuore trafitto e sanguinante tra i rami.
 
 
 
 
 
  Father studied theology through the mail
And this was exam time.
Mother knitted. I sat quietly with a book
Full of pictures. Night fell.
My hands grew cold touching the faces
Of dead kings and queens.

There was a black raincoat
      in the upstairs bedroom
Swaying from the ceiling,
But what was it doing there?
Mother's long needles made quick crosses.
They were black
Like the inside of my head just then.

The pages I turned sounded like wings.
"The soul is a bird," he once said.
In my book full of pictures
A battle raged: lances and swords
Made a kind of wintry forest
With my hearth spiked and bleeding in its branches.

domenica 11 dicembre 2011

The White Room, di Charles Simic, trad. A. Pancirolli

L' ovvio è difficile
da dimostrare. Molti preferiscono
ciò che è oscuro. Anche io.
Io ascoltavo gli alberi.

Avevano un segreto.
che stavano quasi
per svelarmi. Ma
poi non lo fecero.

Venne l' estate. Ogni albero
della mia strada aveva la sua
Sherazade. Le mie notti
erano parte del loro impetuoso

 racconto. Noi
entravamo in case buie,
case sempre più buie
sileziose e abbandonate.

C' era qualcuno con gli occhi chiusi
ai piani superiori,
il pensiero di questo, e lo stupore,
mi tenevano sveglio.

La verità è nuda e fredda
disse la donna
che vestiva sempre di bianco.
Non usciva spesso dalla sua stanza.

Il sole indicava uno o due
cose che erano sopravvisute
intatte alla lunga notte.
Le cose più semplici

difficili nella loro evidenza.
Non facevano rumore.
Era quel genere di giorno
che potremo definire "perfetto".

Dei che si camuffano
da nere forcine per capelli? O da specchietto?
O da pettine con un dente rotto?
 No! Non era questo.

Soltanto le cose come sono.            
Impassibili,  giacciono mute
in quella luce chiara,
E gli alberi che attendono la notte.



to prove. Many prefer
the hidden. I did, too.
I listened to the trees.


Una diversa traduzione in http://www.rossovenexiano.com/blog/la-camera-biancathe-white-room-di-charles-simic