sabato 21 giugno 2025

Riprende il Blog!

 Dopo vari anni io, (Iago,) e Marilia ( Ipazia) tentiamo di riprendere il cammino interrotto.

Non più solo poesia e letteratura ma anche fotografia, danza, teatro.

Iniziamo con una foto di grande intensità, relativa a Gaza, ma potrebbe essere ovunque....

Foto di Gaza1, elaborazione Iago 






venerdì 8 ottobre 2021

Jorge Valdés CUANDO AMANECE

 


Las primeras palabras del poema

las escribe la muerte, y enseguida

se aduenan de la pàgina.Nos besan

las mejillas, los ojos, désplegando

su invisible poder sobre las cosas.

Una imagen oculta en la memoria

el parrafo inicial: "Cuando amanece

oigo a un nino que llora  sin remedio

en una habitacion desconocida":

Se apaga el cielo falso, nos encienden

en silencio  una lampara. En el pecho

hay un sudor de fiebre. Alguien murmura

las  ùltimas palabras:" Ya nos vamos".






Le prime parole della poesia

le scrive la morte, e subito

prendono controllo della pagina. Ci baciano

le guance, gli occhi, dispiegando

il loro invisibile potere sopra le cose.

Una immagine nasconde nella memoria

il paragrafo iniziale:" Quando  albeggia

sento un bumbo che piange senza rimedio

in una casa sconosciuta."

Si spegne il cielo finto,  si accende

in silenzio un lume. Abbiamo nel

petto un sudore di febbre. Qualcuno mormora

le ultime parole:"  Ce ne andiamo"




giovedì 22 luglio 2021

Una sera come tante di Giovanni Giudici

 


Una sera come tante di Giovanni Giudici.


Una sera come tante, e nuovamente

noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro

settimo piano, dopo i soliti urli

i bambini si sono addormentati,

e dorme anche il cucciolo i cui escrementi

un’altra volta nello studio abbiamo trovati.

Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti.


Una sera come tante, e i miei proponimenti

intatti, in apparenza, come anni

or sono, anzi più chiari, più concreti:

scrivere versi cristiani in cui si mostri

che mi distrusse ragazzo l’educazione dei preti;

due ore almeno ogni giorno per me;

basta con la bontà, qualche volta mentire.


Una sera come tante (quante ne resta a morire

di sere come questa?) e non tentato da nulla,

dico dal sonno, dalla voglia di bere,

o dall’angoscia futile che mi prendeva alle spalle,

né dalle mie impiegatizie frustrazioni:

mi ridomando, vorrei sapere,

se un giorno sarò meno stanco, se illusioni


siano le antiche speranze della salvezza;

o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente

la sorte di ogni altro, non volgare

letteratura ma vita che si piega nel suo vertice,

senza né più virtù né giovinezza.

Potremmo avere domani una vita più semplice?

Ha un fine il nostro subire il presente?


Ma che si viva o si muoia è indifferente,

se private persone senza storia

siamo, lettori di giornali, spettatori

televisivi, utenti di servizi:

dovremmo essere in molti, sbagliare in molti,

in compagnia di molti sommare i nostri vizi,

non questa grigia innocenza che inermi ci tiene


qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene.

È nostalgia di un futuro che mi estenua,

ma poi d’un sorriso si appaga o di un come-se-fosse!

Da quanti anni non vedo un fiume in piena?

Da quanto in questa viltà ci assicura

la nostra disciplina senza percosse?

Da quanto ha nome bontà la paura?


Una sera come tante, ed è la mia vecchia impostura

che dice: domani, domani… pur sapendo

che il nostro domani era già ieri da sempre.

La verità chiedeva assai più semplici tempre.

Ride il tranquillo despota che lo sa:

mi numera fra i suoi lungo la strada che scendo.

C’è più onore in tradire che in essere fedeli a metà.