Visualizzazione post con etichetta EXTRACCION DE LA PIEDRA DE LOCURA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta EXTRACCION DE LA PIEDRA DE LOCURA. Mostra tutti i post

sabato 11 marzo 2017

Alejandra Pizarnik, EXTRACCIÓN DE LA PIEDRA DE LOCURA, Fragmentos para dominar al silencio



Alejandra Pizarnik



 EXTRACCIÓN DE LA PIEDRA DE LOCURA 








 Fragmentos para dominar al silencio

I

Las fuerzas del lenguaje son las damas solitarias, desoladas, que cantan a través de mi voz que escucho a lo lejos. Y lejos, en la negra arena, yace una niña densa de música ancestral. ¿Dónde la verdadera muerte? He querido iluminarme a la luz de mi falta de luz. Los ramos se mueren en la memoria. La yacente anida en mí con su máscara de loba. La que no pudo más e imploró llamas y ardimos.

II

    Cuando a la casa del lenguaje se le vuela el tejado y las palabras no guarecen, yo hablo.
    Las damas de rojo se extraviaron dentro de sus máscaras aunque regresarán para sollozar entre flores.
No es muda la muerte. Escucho el canto de los enlutados sellar las hendiduras del silencio. Escucho tu dulcísimo llanto florecer mi silencio gris.

III

    La muerte ha restituido al silencio su prestigio hechizante. Y yo no diré mi poema y yo he de decirlo. Aún si el poema (aquí, ahora) no tiene sentido, no tiene destino.


 .




Frammenti per dominare il silenzio


 I

Le forze del linguaggio sono le donne solitarie, desolate, che cantano attraverso  la mia voce che ascolto in lontananza- E lontano, nella nera arena, giace una bambina densa di musica ancestrale. Dove la vera morte? Ho voluto illuminarmi alla luce della mia assenza di luce. I rami muoiono nel ricordo. La giacente si annida in me con la sua maschera da lupa.
 Quella che non poté più ed implorò le fiamme  e noi bruciammo.

II

Quando alla casa del linguaggio vola via  il tetto e le parole non guariscono, io parlo.Le signore in rosso si smarrirono dentro le loro maschere anche se ritorneranno per singhiozzare tra i fiori. Non è muta la morte. Ascolto il canto dei parenti in lutto che sigilla le fessure del silenzio. Ascolto il tuo dolcissimo pianto che fiorisce dal mio grigio silenzio.

III

La morte ha restituito al silenzio il suo prestigio incantato. E io non dirò lil mio poema e io devo dirlo. Anche se il poema ( qui, ora) non ha un senso, non ha un destino.

mercoledì 4 gennaio 2017

Alejandra Pizamik, Cantora nocturna, da EXTRACCION DE LA PIEDRA DE LOCURA, Trad. A. Panciroli


Alejandra Pizarnik (Buenos Aires, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972) è stata una poetessa argentina.
Figlia di immigranti ebrei russi, studia Lettere e Filosofia all'Università di Buenos Aires. In seguito, studia pittura con Juan Batlle Planas.
Dal 1960 al 1964 lavora a Parigi per la rivista Cuadernos e per varie case editrici. Traduce anche autori come Antonin Artaud, Aimé Césaire, Yves Bonnefoy ed altri. Nel frattempo studia storia delle religioni all'Università della Sorbona.
I suoi principali lavori risalgono al periodo in cui torna a vivere a Buenos Aires. Sono di questo periodo, infatti, I lavori e le notti, Estrazione della pietra della pazzia e L'inferno musicale.
Nel 1969 esce La contessa crudele (o sanguinaria), testo in prosa. Lo stesso anno riceve una borsa di studi Guggenheim;[1] dopo due anni vince quella Fullbright.
Muore suicida il 25 settembre 1972, per un'overdose di seconal. Dopo la sua morte, lo scrittore argentino Julio Cortázar le dedicò la poesia Aquí Alejandra.




CANTORA NOCTURNA


La que murió de su vestido azul está cantando.
Canta imbuida de muerte al sol de su ebriedad.
Adentro de su canción hay un vestido azul,
hay un caballo blanco, hay un corazón verde
tatuado con los ecos de los latidos de su corazón muerto.
Expuesta a todas las perdiciones,
ella canta junto a una niña extraviada
que es ella: su amuleto de la buena suerte.
Y a pesar de la niebla verde en los labios
y del frío gris en los ojos,
su voz corroe la distancia que se abre
entre la sed y la mano que busca el vaso.
Ella canta.





                                                                         

Quella che morì del suo vestito blu sta cantando.
Canta  imbevuta di morte al sole della sua ubriachezza.
Nella sua canzone c'è un abito blu,
c'è un cavallo bianco, c'è un cuore verde
tatuato con gli echi dei battiti del suo cuore morto.
Esposta a tutte le perdizioni
canta insieme a una ragazza randagia
che è lei stessa:il suo amuleto portafortuna.
E nonostante la nebbia verde sulle labbra 
e il freddo grigio negli occhi,
la sua voce corrode la distanza che  si apre
tra la sete e la mano che va cercando il bicchiere. 
Lei canta.