Study of two girls.....

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Francois Boucher

mercoledì 4 gennaio 2017

Alejandra Pizamik, Cantora nocturna, da EXTRACCION DE LA PIEDRA DE LOCURA, Trad. A. Panciroli


Alejandra Pizarnik (Buenos Aires, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972) è stata una poetessa argentina.
Figlia di immigranti ebrei russi, studia Lettere e Filosofia all'Università di Buenos Aires. In seguito, studia pittura con Juan Batlle Planas.
Dal 1960 al 1964 lavora a Parigi per la rivista Cuadernos e per varie case editrici. Traduce anche autori come Antonin Artaud, Aimé Césaire, Yves Bonnefoy ed altri. Nel frattempo studia storia delle religioni all'Università della Sorbona.
I suoi principali lavori risalgono al periodo in cui torna a vivere a Buenos Aires. Sono di questo periodo, infatti, I lavori e le notti, Estrazione della pietra della pazzia e L'inferno musicale.
Nel 1969 esce La contessa crudele (o sanguinaria), testo in prosa. Lo stesso anno riceve una borsa di studi Guggenheim;[1] dopo due anni vince quella Fullbright.
Muore suicida il 25 settembre 1972, per un'overdose di seconal. Dopo la sua morte, lo scrittore argentino Julio Cortázar le dedicò la poesia Aquí Alejandra.




CANTORA NOCTURNA


La que murió de su vestido azul está cantando.
Canta imbuida de muerte al sol de su ebriedad.
Adentro de su canción hay un vestido azul,
hay un caballo blanco, hay un corazón verde
tatuado con los ecos de los latidos de su corazón muerto.
Expuesta a todas las perdiciones,
ella canta junto a una niña extraviada
que es ella: su amuleto de la buena suerte.
Y a pesar de la niebla verde en los labios
y del frío gris en los ojos,
su voz corroe la distancia que se abre
entre la sed y la mano que busca el vaso.
Ella canta.





                                                                         

Quella che morì del suo vestito blu sta cantando.
Canta  imbevuta di morte al sole della sua ubriachezza.
Nella sua canzone c'è un abito blu,
c'è un cavallo bianco, c'è un cuore verde
tatuato con gli echi dei battiti del suo cuore morto.
Esposta a tutte le perdizioni
canta insieme a una ragazza randagia
che è lei stessa:il suo amuleto portafortuna.
E nonostante la nebbia verde sulle labbra 
e il freddo grigio negli occhi,
la sua voce corrode la distanza che  si apre
tra la sete e la mano che va cercando il bicchiere. 
Lei canta.







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