giovedì 7 ottobre 2010

Iago, continuo io ?

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.

Riposa nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse.

mercoledì 6 ottobre 2010

Giuseppe Ungaretti: In Memoria


Basta confrontare solo l' immagine di uno dei nostri più illustri politici, e le sue parole sempre piene di insulti e ridicoli appelli al Dio Po, le paure risvegliate , a puro scopo elettorale, nelle beate valli lombarde,  dai suoi adepti verde menta, con i versi  d'amore e di amicizia che Ungaretti dedica al suo amico e compagno morto suicida, per riflettere, con orrore, a quale punto di insulsaggine è ormai giunto questo fottuto paese.


Si chiamava
         Moammed Sceab

Discendente 
      di emiri di nomadi
suicida
         perchè non aveva più
Patria

Amò la Francia
e mutò nome
 Fu Marcel 
ma non era francese
e non sapeva più 
vivere
nella tenda dei suoi
 dove si ascolta la cantilena
 del Corano
 gustando un caffè

 E non sapeva sciogliere
 il canto del suo abbandono...


Siamo nel 1916...di tempo ne è passato e si vede, purtroppo.



 


sabato 2 ottobre 2010

Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia: Aura e Dioniso

 Aura, una fanciulla delle montagne, alta, dalle braccia asciutte, dalle gambe rapide come un soffio di vento. Si batteva solo con cinghiali e leoni, disdegnava come preda gli animali più deboli. la verginità e la forza voleva, nient'altro...
Soltanto una volta Dioniso aveva provato l'emozione di tovarsi avvinghiato nella polvere con una donna che desiderava, senza neppure riuscire a sopraffarla,Pallene.  Sentì nostalgia  di un corpo imprendibile.
 Scomparve da solo fa le montagne. Continuava a fantasticare di una donna forte e sfuggente, capace di colpirlo non meno di quanto egli stesso fosse capace di colpire lei. Maturava il momento perchè Eros lo facesse delirare per un corpo ancora più imprendibile. Dioniso avvertiva in rapide folate che in quei boschi si nascondeva una donna ancora più bella e ostile della lottatrice Pallene:  Aura.
 E sapeva già che lo avrebbe fuggito, che non si sarebbe arresa mai.
... Acquattato dietro un cespuglio, intravide una coscia bianca di  Aura irrompere nel cupo fogliame. I cani intorno guaivano. Dioniso si sentì allora sciogliere come una donna. Mai si era visto così disarmato, parlare a quella fanciulla gli sembrava vano come parlare ad una quercia. Ma un Amadriade, che abitava nelle radici di un pino, gli dette la risposta che cercava: mai si sarebbe trovato con   Aura in un letto. Soltanto nella foresta, e legandole mani e piedi, sarebbe riuscito a possederla.
...Incombeva ancor auna grande calura, e  Aura cercava una fonte. Dioniso pensò che di tutte le sue armi una sola rimaneva: il vino. Quando Aura avvicinò le labbra alla fonte, fu bagnata da un liquido sconosciuto. Mai aveva provto qualcosa di simile. Stupefatta e torpida, si stese all' ombra di un vasto albero. Ora dormiva. Scalzo, silenzioso, Dioniso si avvicinò. Le sfilò subito la faretra e l' arco, nascondendoli dietro un masso... le sue mani accorte legavano con una corda i piedi di Aura. poi le passò un' altra corda intorno ai polsi: Aura dormiva ancora, in una tiepida ebbrezza, e Dioniso la possedette legata. Era un corpo abbandonato, assopito sulla terra nuda, ma la terra stessa ondeggiava per celebrare le nozze, e la chioma del pino era scossa dall' Amadriade. Mentre Dioniso prendeva sul corpo di Aura un piacere immenso, esaltato dalla viltà, la cacciatrice si addentrava in un sogno torbido...