giovedì 14 aprile 2011

[si-gni-fi-cà-to]




Da parte mia, sto ancora cercando un 
                           significato
tu ne hai trovato qualcuno? Un qualche
significato
voglio dire.

Per esempio, a
volte mi trovo
ad interrogarmi
sul significato
dei tuoi silenzi:
come
 interpretarli?

Sarà un
silenzio di
scherno?
ancora lui, ma cosa vuole!? O
un silenzio, come dire,
affettuoso?
ancora, scrivimi ancora anche
se non ti
risponderò...

Chissà...difficile
da interpretare il
silenzio; si
rischia di
attribuirgli
significati e
significanti
erronei, quantomeno
imprecisi.

Certezze
svanite,
dilemmi
notturni,
semplici
incognite...

Mi interrogo
sul mio di
silenzio: a
volte è dolore,
rabbia.
Rassegnazione.
A volte è
affetto,
amicizia. E'
stato anche amore.

Si cristallizza il silenzio in
gocce di
parole; allora
non resta che infrangerlo, il
silenzio. Per
ritornare,
ancora, al
silenzio.
E al suo
       significato


significato2
[si-gni-fi-cà-to]
s.m.
1
Concetto contenuto in una qualsiasi forma di espressione o di comunicazione: il s. di una parola, di una frase, di un discorso, di un segno, di una figura, di un simbolo, di un gesto, di un cenno, di uno sguardo; s. proprio, estensivo, figurato; un discorso privo di s.

HABEMUS PAPAM o anche Jago vuole scrivere poesie ( dice che si acchiappa!)





 HABEMUS PAPAM


Gabbiani a San Pietro
La Cupola è nel sole
     Benedizioni, maledizioni...




                                                             immagine tratta dal sito: http://www.topolewski.com/coloring-page/seagulls.htm

mercoledì 13 aprile 2011



TRE ORE E QUARANTA

Insomma, ho letto oggi sul giornale che le donne italiane lavorano in casa tre ore e quaranta in più dei loro partner che, bontà loro, si dedicano al giardinaggio o a piccoli lavoretti in casa.
Ma che quadretto idilliaco, vero?
Beh, oggi pomeriggio sono entrata di diritto in questa statistica, in quanto, essendo tornata a casa alle quattro dal lavoro, dopo un breve intervallo per il pranzo, ho lavorato ininterrottamente fino alle sette di sera, cercando di capirci qualcosa nell'armadio dei ragazzi.
Insomma, conosco famiglie, ma sono poche, in cui i lavori domestici sono esattamente ripartiti tra i membri della famiglia e conosco famiglie in cui i piatti si lavano a turno la sera.
Evidentemente qualcosa non funziona nel mio DNA di donna meridionale che non ha insegnato ai figli ed anche al marito la regola fondamentale della condivisione del lavoro domestico.
A Napoli si direbbe: "Cu cchi t'a' vuò piglia'?"
Per consolarmi mi e vi regalerò una poesia di Ghiannis Ritsos:

Il tuo corpo tagliato
da una lama di luce
per metà carne,
per metà ricordo.

Illuminazione obliqua,
il grande letto
intero,
il tepore lontano,
e la coperta rossa.

Chiudo la porta,
chiudo le finestre.
Vento con vento.
Unione inespugnabile.

Con la bocca piena
di un boccone di notte.
Ahi, l'amore.