martedì 6 dicembre 2011

The Friends of Heraclitus, Charles Simic, trad. A: Pancirolli


The Friends of Heraclitus



By Charles Simic


Your friend has died, with whom
You roamed the streets,
At all hours, talking philosophy.
So, today you went alone,
Stopping often to change places
With your imaginary companion,
And argue back against yourself
On the subject of appearances:
The world we see in our heads
And the world we see daily,
So difficult to tell apart
When grief and sorrow bow us over.


You two often got so carried away
You found yourselves in strange neighborhoods
Lost among unfriendly folk,
Having to ask for directions
While on the verge of a supreme insight,
Repeating your question
To an old woman or a child
Both of whom may have been deaf and dumb.


What was that fragment of Heraclitus
You were trying to remember
As you stepped on the butcher’s cat?
Meantime, you yourself were lost
Between someone’s new black shoe
Left on the sidewalk
And the sudden terror and exhilaration
At the sight of a girl
Dressed up for a night of dancing
Speeding by on roller skates.






Il tuo amico è morto, quello con cui
vagavi per le strade,
a tutte le ore, discutendo di filosofia.
Così, oggi te ne sei andato da solo,
fermandoti spesso per scambiarti di posto
con il tuo compagno immaginario,
e litigare e discutere con lui
sull' argomento delle apparenze:
il mondo che vediamo nella mente
ed il mondo che vediamo tutti i giorni,
così difficili da distinguere
quando il dolore e la tristezza ci piegano .




Voi due spesso così presi da perdere il controllo
vi trovavate in quartieri sconosciuti
persi tra gente ostile,
a dover chiedere la strada
sebbene sull' orlo di una visione suprema,
a ripetere la vostra domanda
ad una vecchia o ad un ragazzo
entrambi i quali possono essere stati sordi o muti.




Qual era quel frammento di Eraclito
che tentavi di ricordare
mentra calpestavi il gatto del macellaio?
Intanto, vi eravate persi
tra una nuova scarpa nera di qualcuno
lasciata sul marciapiede
ed il terrore improvviso e l 'euforia
alla vista di una ragazza
vestita per una notte in discoteca,
veloce sui suoi pattini a rotelle.

UNA SFORTUNATA COINCIDENZA

Il Bacio di Francesco Hayez


UNFORTUNATE COINCIDENCE



By the time you swear you're his,

Shivering and sighing,

And he vows his passion is

Infinite, undying -

Lady, make a note of this:

One of you is lying.


Dorothy Parker



Non appena giurerai che sei sua,

Tremando e singhiozzando,

Ed egli giurerà che è suo l'amore

Infinito, impossibile a morire -

Signora, a questo bada bene:

Uno di voi due dice bugie.


Traduzione di Ipazia

lunedì 5 dicembre 2011

Estratto da un editoriale di Enrico Bellone, da LE SCIENZE, n.353 , anno 1998,

CONTRO IL PORTAR LA TOGA




" Nel lontano 1453 apparve un trattato rivoluzionario di anatomia. L' autore si chiamava Andrea Vesalio, usava un linguaggio chiaro e suggeriva di risollevare la conoscenza " dagli inferi" in cui era precipitata... Cosa semplice a farsi. Bastava rendersi conto del fatto che l' insegnamento era spesso affidato a persone ignoranti.

Vesalio non aveva peli sulla lingua. Dichiarava che troppi docenti erano "cornacchie" che vaneggiavano " gracchiando dall' alto della cattedra con rara presunzione". Cornacchie che non facevano ricerche ma che parlottavano, con arroganza, di banalità " imparate a memoria dai libri degli altri".

Qualche decennio dopo Galileo riprese l' argomento e lo elaborò scrivendo una lunga poesia intitolata "Contro il portar la toga". Consigliava di valutare i professori senza lasciarsi ingannare dalle loro toghe, perchè in generale, " gli uomini son fatti com' i fiaschi": la cosa importante, allora, è il contenuto, non l' etichetta.

Attenti, dunque. Molti accademici togati, quando se ne controlli il sapere," o son pieni di vento, o di belletti, o d'acque profumate, o son fiascacci da pisciarvi drento" ( la sottolineatura è mia).



Sono d' accordo ( non lo dico io, ma Bellone).

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Qui sotto la parte finale della poesia di Galileo ( sicuramente più bravo come scienziato che come poeta).

Che gli uomini son fatti com'i fiaschi.
Quando tu vai la state all'osteria,
Alle Bertuccie, al Porco, a Sant'Andrea,
Al Chiassolino o alla Malvagia,
Guarda que' fiaschi, innanzi che tu bea
Quel che v'è drento; io dico quel vin rosso,
Che fa vergogna al greco e alla verdea:
Tu gli vedrai che non han tanto in dosso,
Che 'l ferravecchio ne dessi un quattrino;
Mostran la carne nuda in sino all'osso:
E poi son pien di sì eccellente vino,
Che miracol non è se le brigate
Gli dan del glorioso e del divino.
Gli altri, ch'han quelle veste delicate,
Se tu gli tasti, o son pieni di vento,
O di belletti o d'acque profumate,
O son fiascacci da pisciarvi drento.


Il link alla poesia intera su http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Galilei/ControToga.pdf