Why does the European Union finance the reconstruction of a bridge that nobody is allowed to cross? The old bridge between Sighet, a Romanian town, and Slatina, an Ukrainian town has been destroyed by the German troops during the Second World War. After the war, the northern bank of the Tisza River became part of the Soviet Union while the southern bank continued to be Romanian. The border was closed. A whole web of family, cultural and economic ties was destroyed. The Tisza River separated the two towns almost fifty years. After the collapse of the Soviet Union, Slatina became an Ukrainian town. The borders were opened. People on both banks of the Tisza began to hope again. They wanted to see each other more often, renew old friendships and relationships. The old bridge has been rebuilt in three years. The European Union and the Romanian Government financed the reconstruction. But nobody is allowed to cross it yet. The second round of enlargement of the E.U. will include Romania but exclude the Ukraine. -
martedì 4 marzo 2014
domenica 2 marzo 2014
THE DANCE AT MOCIU, di Peter Riley , THE TOWNS ALONG THE TISA
Solo qualche giorno fa mi è giunto per posta il libro di Peter Riley, THE DANCE AT MOCIU, ordinato tramite Internet ( che poi è la cosa più bella che ci ha dato il Web: cercarci ed ordinarci i libri in tutte le librerie del mondo, così che magari evitiamo di comprarci quelli di Vespa, Cazzullo, Litizzetto et similia...).
Un piccolo grande libro sulla Romania rurale della fine degli anni 90, vista dal poeta e saggista inglese Peter Riley che i lettori del blog già ben conoscono per le numerose opere da me tradotte e pubblicate su Ottantanovenuvole.
Da allora, come lo stesso autore ci avvisa , http://www.aprileye.co.uk/mociu.html, Things change, Le cose cambiano e molte cose sono cambiate in Romania...
Il libro , in inglese, comunque è molto bello e può essere letto anche da chi non è proprio fluente nella lingua di Shakespeare. Mi riprometto peraltro di tradurne qualche brano qui sul blog.
Il primo, Arnota, è già on line : ARNOTA
Nel libro troviamo solo due poesie, o meglio, prose poetiche: qui traduciamo THE TOWNS ALONG THE TISA a pag 111.
Oh! Le città lungo il fiume Tisa, le mura che
cadono a pezzi, le piazze cenciose, i saloni degli Asburgo
e il calcestruzzo comunista erosi nel vento
del fiume...Città di confine bloccate su
confini chiusi, ponti interrotti sul Tisa,
buche sulle strade, carri trainati da buoi
ignorano semafori...Un pastore
con bastone e mantello se ne sta appena fuori
dell'hotel Tisa, gitane in gonne arancioni e
gruppi di cappelli neri a larghe tese sugli
angoli... Gente che vaga lungo le strade
nella speranza di rimediare un lavoro o appoggiata
a muri in un giorno di mercato tenendo
davanti allo stomaco il solo oggetto
che ha da vendere, un modellino di una casa o
un sacchetto di tè...Gli ultimi uffici del
mondo occidentale, riscaldati da stufette
a legna, scrivanie ricolme di pratiche
irrealizzabili, mentre scende il primo fiocco di neve
e tutto si rabbuia insieme.
martedì 25 febbraio 2014
E insomma... Well...
E insomma…
Lungo il corso della mia vita, mi
sono via via convinta di essere anch’io responsabile per tutti i mali del
mondo.
Anch’io responsabile per i bambini
che muoiono di fame in Africa, anch’io responsabile per le aggressioni continue
all’ambiente.
Anch’io responsabile per i crimini
commessi dalle dittature, per le violenze sulle donne e i bambini, sugli
animali.
Anch’io responsabile per la povertà
presente anche nel nostro paese.
E, lungo il corso della mia vita,
coerentemente con questo pensiero, ho accentuato l’impegno affinchè, almeno nel
mio spazio personale, lungo la strada che percorro per andare al lavoro, nel
mio ambito domestico o di vicinato, a qualche stortura potesse essere posto
rimedio, a qualche prepotenza potesse essere posto un limite.
Eppure, in un preciso momento di un
preciso giorno, mi è balenata quest’ idea: “ Io non sono affatto responsabile
per i mali che affliggono il mondo.”
Faccio io forse parte di un qualche
governo?
Faccio io forse parte di un qualche
comitato?
Di una commissione?
Di un consiglio d’amministrazione?
Dipendono forse da me i destini del
mondo?
A queste domande ho potuto
serenamente rispondere di no.
E quindi lo dico, ogni giorno, a me
stessa da allora: “TU NON SEI RESPONSABILE DEI MALI DI QUESTO MONDO. CAMMINA
PURE CON SPALLE MENO PESANTI.”
Well…
All along my lifetime I have been persuading myself I am personally responsible for all the evil present in the
world.
Personally responsible for African children hunger, personally
responsible for environmental attacks.
Personally responsible for dictatorships, for aggressions on women and
children, for aggressions on animals.
Personally responsible for poverty present in our country too.
And, all along my lifetime, I have been accentuating my efforts to
countervail some injustice, to limit some prevarication at least within my
personal space, along the way on work, within my domestic space or neighbourly relations.
Yet, in a precise moment of a precise day this idea crossed my mind: “I
am by no means responsible for all the
evil present in the world.
Do I belong to some government?
Do I belong to some administrative committee?
Do I belong to some commission?
Does world’s destiny depend on me?
To these questions I could reply no.
And so I keep telling it to myself every day: “YOU ARE NOT RESPONSIBLE
FOR ALL THE EVIL PRESENT IN THE WORLD. YOU CAN WALK WITH NOT SO HEAVY
SHOULDERS.”
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