martedì 4 marzo 2014

U n ponte sul fiume Tisa The Bridge | IDFA 2014

The Bridge | IDFA 2014



Why does the European Union finance the reconstruction of a bridge that nobody is allowed to cross? The old bridge between Sighet, a Romanian town, and Slatina, an Ukrainian town has been destroyed by the German troops during the Second World War. After the war, the northern bank of the Tisza River became part of the Soviet Union while the southern bank continued to be Romanian. The border was closed. A whole web of family, cultural and economic ties was destroyed. The Tisza River separated the two towns almost fifty years. After the collapse of the Soviet Union, Slatina became an Ukrainian town. The borders were opened. People on both banks of the Tisza began to hope again. They wanted to see each other more often, renew old friendships and relationships. The old bridge has been rebuilt in three years. The European Union and the Romanian Government financed the reconstruction. But nobody is allowed to cross it yet. The second round of enlargement of the E.U. will include Romania but exclude the Ukraine. - 




domenica 2 marzo 2014

THE DANCE AT MOCIU, di Peter Riley , THE TOWNS ALONG THE TISA



 Solo qualche giorno fa mi è giunto per posta il libro di Peter Riley, THE DANCE AT MOCIU, ordinato tramite Internet ( che poi è la cosa più bella che ci ha dato il Web: cercarci ed ordinarci i libri in tutte le librerie del mondo, così che magari evitiamo di comprarci quelli di Vespa, Cazzullo, Litizzetto et similia...).
 Un piccolo grande libro sulla Romania rurale della fine degli anni 90, vista dal poeta e saggista inglese Peter Riley che i lettori del blog già ben conoscono per le numerose opere da me tradotte e pubblicate su Ottantanovenuvole.
 Da allora, come lo stesso autore ci avvisa , http://www.aprileye.co.uk/mociu.html, Things change, Le cose cambiano e molte cose sono cambiate in Romania...

Il  libro , in inglese, comunque è molto bello e può essere letto anche da chi non è proprio  fluente nella lingua di Shakespeare. Mi riprometto peraltro di tradurne qualche brano qui sul blog.
 Il primo, Arnota, è già on line : ARNOTA








Nel libro troviamo solo due poesie, o meglio, prose poetiche: qui traduciamo THE TOWNS ALONG THE TISA a pag 111.


Oh! Le città lungo il fiume Tisa, le mura che
cadono a pezzi, le piazze cenciose, i saloni degli Asburgo
e il calcestruzzo comunista erosi nel vento
del fiume...Città di confine bloccate su
confini chiusi, ponti interrotti sul Tisa,
buche sulle strade, carri trainati da buoi
ignorano semafori...Un pastore
con bastone e mantello se ne sta appena fuori
dell'hotel Tisa, gitane in gonne arancioni e
gruppi di cappelli neri a larghe tese  sugli
angoli... Gente che vaga lungo le strade
nella speranza di rimediare un lavoro o appoggiata
a muri in un giorno di mercato tenendo 
davanti allo stomaco il solo oggetto
che ha da vendere, un modellino di una casa o
un sacchetto di tè...Gli ultimi uffici del 
mondo occidentale, riscaldati da stufette 
a legna, scrivanie ricolme di pratiche
irrealizzabili, mentre scende il primo fiocco di neve
e tutto si rabbuia insieme.


martedì 25 febbraio 2014

E insomma... Well...



E insomma…
Lungo il corso della mia vita, mi sono via via convinta di essere anch’io responsabile per tutti i mali del mondo.
Anch’io responsabile per i bambini che muoiono di fame in Africa, anch’io responsabile per le aggressioni continue all’ambiente.
Anch’io responsabile per i crimini commessi dalle dittature, per le violenze sulle donne e i bambini, sugli animali.
Anch’io responsabile per la povertà presente anche nel nostro paese.
E, lungo il corso della mia vita, coerentemente con questo pensiero, ho accentuato l’impegno affinchè, almeno nel mio spazio personale, lungo la strada che percorro per andare al lavoro, nel mio ambito domestico o di vicinato, a qualche stortura potesse essere posto rimedio, a qualche prepotenza potesse essere posto un limite.
Eppure, in un preciso momento di un preciso giorno, mi è balenata quest’ idea: “ Io non sono affatto responsabile per i mali che affliggono il mondo.”
Faccio io forse parte di un qualche governo?
Faccio io forse parte di un qualche comitato?
Di una commissione?
Di un consiglio d’amministrazione?
Dipendono forse da me i destini del mondo?
A queste domande ho potuto serenamente rispondere di no.
E quindi lo dico, ogni giorno, a me stessa da allora: “TU NON SEI RESPONSABILE DEI MALI DI QUESTO MONDO. CAMMINA PURE CON SPALLE MENO PESANTI.”

Well…
All along my lifetime I have been persuading myself I am personally  responsible for all the evil present in the world.
Personally responsible for African children hunger, personally responsible for environmental attacks.
Personally responsible for dictatorships, for aggressions on women and children, for aggressions on animals.
Personally responsible for poverty present in our country too.
And, all along my lifetime, I have been accentuating my efforts to countervail some injustice, to limit some prevarication at least within my personal space, along the way on work, within my domestic space or neighbourly relations.
Yet, in a precise moment of a precise day this idea crossed my mind: “I am by no means  responsible for all the evil present in the world.
Do I belong to some government?
Do I belong to some administrative committee?
Do I belong to some commission?
Does world’s destiny depend on me?
To these questions I could reply no.
And so I keep telling it to myself every day: “YOU ARE NOT RESPONSIBLE FOR ALL THE EVIL PRESENT IN THE WORLD. YOU CAN WALK WITH NOT SO HEAVY SHOULDERS.”