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sabato 30 marzo 2019

MARK STRAND , To Himself, A se stesso, trad. Alessandro Panciroli








Ed ora sei venuto a trovarmi senza sapere perché;
né perché te ne stai seduto sul velluto rosso di una orribile poltrona, la velata
angolazione della luce che ti trasforma i capelli in grigio argento;
e neanche perché hai scelto questo momento per contrapporre lo scrivere 
di anni
allo scrivere di niente; tu che strizzavi gli occhi
fissando l'aria levigata dello specchio  nel salone, e dicevi
che eri mio, solo mio; che mi scongiuravi di scrivere, ma sempre
ovviamente a te, senza neppure accennare a cosa volessi;
che mi sussurravi all'orecchio solo le cose
che volevi sentire; che adesso vieni da me  e dici
che è tardi, che gli alberi si curvano per il vento,
che scenderà la notte; come se ci fosse qualcosa
che volevi conoscere, ma hai dimenticato per anni di chiedere,
qualcosa  che a che fare con un raggio di sole riflesso tra il tavolo
e la sedia, un braccio che si leva, un viso che si volta, e lontano
distante un auto che scompare dietro la collina.







So you’ve come to me now without knowing why.
Nor why you sit in the ruby plush of an ugly chair, the sly
Revealing angle of light turning your hair a silver gray;
Nor why you have chosen this moment to set the writing of years
Against the writing of nothing; you who narrowed your eyes,
Peering into the polished air of the hallway mirror, and said
You were mine, all mine; who begged me to write, but always
Of course to you, without ever saying what it was for;
Who used to whisper in my ear only the things
You wanted to hear; who comes to me now and says
That it’s late, that the trees are bending under the wind,
That night will fall; as if there were something
You wanted to know, but for years had forgotten to ask,
Something to do with sunlight slanting over a table
And chair, an arm rising, a face turning, and far
In the distance a car disappearing over the hill.

sabato 21 luglio 2018

I Dreamed Again ~ Anne Michaels, trad. A. Panciroli


I Dreamed Again
~ Anne Michaels

Ti ho sognato di nuovo, eri vivo ,e sveglia
era di certo la tua voce
amore è whisky, è latte,
amore è acqua non pensare mai, hai detto 
nel sogno, che io sia morto.

Mi sono svegliata un po', solo un momento,
poi ho ricordato. La memoria fa così. Ti tiene
sotto agli alberi.

E allora non ho spento la luce
sono rimasta a letto finché non ho sentito di nuovo il tuo calore
la tua voce fra i capelli

Sono rimasta  a letto per un bel po'
dimenticandoti












I dreamed again you were alive, and woke
certain it was your voice
love is whisky, it is milk,
it is water don’t ever, you said in the dream,
think I’ve gone

I woke a little more, a moment or two,
then remembered. Memory makes it so. Keeps you
under the trees.

So I did not turn on the lamp
but lay until I felt again your warmth with mine
heard your voice in my hair

I lay there a long time,
forgetting

sabato 10 febbraio 2018

Peter Riley, SZÁSZCSÁVÁS: THE OLDER STRATUM, trad. Alessandro Panciroli





SZÁSZCSÁVÁS: THE OLDER STRATUM



Needing new shoes and remembering everything.
The voice shaking but true, treading across the pain.

 I’m going to where no one knows me. The strangers,
and the sky with its stars. Don’t weep, little mother,
I’ll buy you a red scarf with polka-dots.

 At night there is nothing, silence of the earth,
impenetrable darkness of the eye, that cannot see
a human face turned up to it or tell the difference
between a turnip and the head of a child with nothing.

 I have nothing, I earn nothing, but I have a good time.
I remember only one thing: an oak root under my foot.

 And when they arrived, in the early morning,
the star was hidden. The beautiful shining star.

 You should see this place in the spring.








Mi servono delle nuove scarpe ed ogni cosa ricordo
trema la voce  ma è vera,  attraversando il dolore.

Andrò dove nessuno mi conosce. Gli sconosciuti
ed il cielo stellato. Non piangere, piccola madre.
ti comprerò una sciarpa a pois rossi.

Di notte non c'è nulla, il silenzio della terra,
l' impenetrabile oscurità dell' occhio, che non può vedere
un volto umano che lo fissa  né  può neppure spiegarti
la differenza che passa tra una rapa e la testa di un bambino.

Non ho nulla, non guadagno nulla, però  sono contento.
Solo una cosa ricordo: un ceppo di quercia sotto i  piedi.

E quando arrivarono, di primo mattino,
invisibile era la stella. La bella stella splendente.

Dovresti vedere questo posto a primavera





sabato 13 maggio 2017

Edward Hirsch, Edward Hopper and the House by the Railroad , trad. Alessandro Panciroli

 A late afternoon glow pervades House by the Railroad, which features a grand Victorian home fronted by the tracks of a railroad. The tracks create a visual barrier that seems to block access to house, which appears moored and isolated in the surrounding empty landscape. Its old-fashioned architecture and lack of any sense of occupancy imply that the house may be a relic of tradition, lonely and forgotten in the push towards urbanization and progress, as suggested by the railroad tracks.   

dal sito del MoMa di New York dove è esposta l' opera originale di  Hopper




Edward Hopper and the House by the Railroad 



Out here in the exact middle of the day,
This strange, gawky house has the expression
Of someone being stared at, someone holding
His breath underwater, hushed and expectant;

This house is ashamed of itself, ashamed
Of its fantastic mansard rooftop
And its pseudo-Gothic porch, ashamed
of its shoulders and large, awkward hands.

But the man behind the easel is relentless.
He is as brutal as sunlight, and believes
The house must have done something horrible
To the people who once lived here

Because now it is so desperately empty,
It must have done something to the sky
Because the sky, too, is utterly vacant
And devoid of meaning. There are no

Trees or shrubs anywhere--the house
Must have done something against the earth.
All that is present is a single pair of tracks
Straightening into the distance. No trains pass.

Now the stranger returns to this place daily
Until the house begins to suspect
That the man, too, is desolate, desolate
And even ashamed. Soon the house starts

To stare frankly at the man. And somehow
The empty white canvas slowly takes on
The expression of someone who is unnerved,
Someone holding his breath underwater.

And then one day the man simply disappears.
He is a last afternoon shadow moving
Across the tracks, making its way
Through the vast, darkening fields.

This man will paint other abandoned mansions,
And faded cafeteria windows, and poorly lettered
Storefronts on the edges of small towns.
Always they will have this same expression,

The utterly naked look of someone
Being stared at, someone American and gawky.
Someone who is about to be left alone
Again, and can no longer stand it.




E.Hopper \ House by raildoad
MoMa New York






Proprio qui a mezzogiorno in punto,
questa casa strana e goffa ha la
espressione
di qualcuno che guarda fisso, qualcuno
che trattiene
il respiro sott'acqua, in silenzio e
in attesa;

  Questa casa si vergogna di se stessa, si vergogna
del suo fantastico tetto a mansarda
e del suo portico pseudo-Gotico, si vergogna
delle sue spalle e delle sue grandi e goffe
mani.

 Ma l'uomo dietro il cavalletto è frenetico.
E' brutale come la luce del sole. e crede
che la casa deve aver compiuto qualcosa
di orribile
alle persone che una volta vivevano qui

 Perchè ora la casa è così disperatamente vuota,
deve aver fatto qualcosa al cielo
perchè anche il cielo è completamente vuoto
e privo di significato. Non ci sono

 alberi o cespugli qui -- la casa
deve aver compiuto qualcosa contro la
terra.
Tutto quello che vediamo è un solo paio di binari
che corrono verso l'infinito. Non passano
treni

 Ora lo straniero ritorna in questo posto
tutti i giorni
finché la casa inizia a sospettare
che anche l'uomo è afflitto, afflitto
e pieno di vergogna. Allora la casa inizia

a guardare dritto quell'uomo. E in qualche modo
la vuota tela bianca prende
l'espressione di qualcuno che è nervoso,
qualcuno che trattiene il respiro sott'acqua.

 E poi un giorno l'uomo semplicemente
scompare.
E un'ombra che si muove nel tardo pomeriggio
tra i binari, prende la sua strada
attraverso i vasti campi nell'oscurità.

 Quest'uomo dipingerà altre dimore
abbandonate,
e vetrine di squallide caffetterie, e negozi
con povere
insegne nei sobborghi di piccole città.
E sempre avranno questa stessa
espressione,

  L'apparenza completamente nuda di qualcuno
che sta osservando, qualcuno Americano e
goffo.
Qualcuno che sta per essere di nuovo lasciato
solo, e non può più sopportarlo.

mercoledì 11 gennaio 2017

Alejandra Pizarnik, PUERTO ADELANTE, traduzione Alessandro Panciroli



Noche tibia. Sensación placentera. Los sones abstractos de las vías colmaban sus oídos eufóricos. Pensaba en el puerto que veía tan seguido… puerto de colores impresionistas y hombres sucios de brazos mojados y brillosos y vello crecido y húmedo. Hombres impasibles a la lejanía maravillosa, al cielo entre los barcos, al paisaje de conjunto, al suelo atiborrado de objetos de lugares remotos como pedazos de mundo en el melancólico corazón de un mar…
Sí. Hundirse una noche en las calles del puerto. Caminar, caminar…
Sí. Sola. Siempre sola. Lenta, muy lentamente. Y el aire estará enrarecido, será un aire cosmopolita y el suelo lleno de papeles de cigarrillos que alguna vez existieron, blancos y hermosos.
Sí. Se seguirá caminando. Hundirse, oscuridad, caminar…
Sí. Y una estrella dará su color al ancla de plata que llevaba en su pecho. Tirar el ancla. Sí. Muy junto a ese barco gigante de rayas rojas y blancas y verdes… irse, y no volver.

















Notte tiepida. Sensazione piacevole. I suoni astratti delle strade riempivano le sue orecchie euforiche.  Pensava al porto che vedeva così spesso...porto dai colori impressionista e uomini sudici dalle braccia bagnate e splendenti e dal pelo folto e umido. Uomini impassibili di fronte alla meravigliosa lontananza, al cielo tra le barche, al paesaggio , al terreno pieno di oggetti da luoghi remoti come pezzi di mondo nel malinconico cuore di un mare...
Sì.Sprofondare una notte nei vicoli del porto. Camminare, camminare...
Sì. Sola. Sempre sola. Lenta, molto lentamente. E l'aria sarà rarefatta, sarà un aria  cosmopolita e il terreno pieno di carte di sigarette che qualche volta esistirono, belle e bianche.
Sì. Continuare  a camminare. Sprofondare, oscurità, camminare...
Sì. E una stella darà il suo colore all'ancora d'argento che aveva sul petto.Gettare l'ancora. Sì. Molto vicino a questa barca gigante a righe rosse e bianche e verdi...andarsene, e non tornare.

sabato 19 novembre 2016

November Philosophers di KATIE FORD, Filosofi in Novembre, trad. Alessandro Panciroli



Nothing is nothing, although
he would  call me that, she was nothing.....





Katie Ford















Niente è niente,  per quanto
lui mi avesse detto, lei non è niente.
Quelle erano state le sue parole, ma la sua mano
alzava una catena di sigarette e ponti di
cenere calda. Disse che in fondo non voleva il suo corpo.
Non è stato un anno che avrei potuto discutere
contro quel modo di parlare, così feci a pezzi il pollo
ucciso nella fattoria  poco lontano,- scuro e argentato, selvatico -
e lo misi sopra la lattuga, lattuga e poi limone.
Scaldai il brandy in una casseruola, versai lentamente  una striscia
di melassa a freddo, lenta come avevo visto
una maga  versare una tintura di pino sul pavimento
della mia casa distrutta.
Sembrava vedere tutta la mia vita
per decreto di un qualche dio
che voleva vivessi ancora.
Salvia bruciata, fumo blu.. Poi sale marino gettato
negli angoli di una violenta tristezza.
Lei si scrisse sul seno
il mio indirizzo
per far sì che ognuno che sentiva sapesse
dove  fosse stata creata la mia vita.
E aspettammo, ciascuno dimenticando  cosa eravamo stati
o divenendo  più intensamente umani in quella tintura di pino,
nella sua trance, nella lavanda  che avevo messo sui davanzali sbeccati,
non una vera trance piuttosto un mio deliberato taglio
della parte del giardino che lei mi aveva chiesto.
Ora , disse, attendi a più lungo, e così feci fino a
quando la melassa scaldò la tazza tanto da
finire dentro al brandy.
da finire dentro la notte,
seguita da piccole confessioni -
che questo era solo un affitto, ed il mio solo un piano,
che la donna che lui amava stava con un altro,
sua madre una pazza, il suo appartamento infestato nella intercapedine.
Allora io raccontai della violenza subita all'alba tra
le case: Caldo, asfalto, tutto quanto e ed il mio viso rivolto
verso la scuola di mattoni dove i parrocchiani studiavano scritti
e musiche del primo secolo. Forse stavano cantando
era proprio quella l'ora.
Quel che ci dicemmo era una liturgia con un significato solo per noi
e per quella notte. Non per nessun altro,
da ripetere, vivere, credere. Mai.
Le nostre sole teorie erano nelle nostre mani,
carne e terra, corpo e prateria.
Fumai la sua penultima sigaretta,
che aveva appena acceso.
Il pollo come una razione da combattimento
ce lo mangiammo tutto.
Cosa avevamo desiderato , quello ci dicemmo.
Cosa ci dicemmo, lo trovammo quella notte
con questi, e non con altri,
mezzi.



NOVEMBER PHILOSOPHERS di Katie Ford



sabato 5 novembre 2016

COMING HOME, da " Le Poesie di Mrs. Murphy", trad. A.Panciroli



COMING HOME


A month ago
or more
I could
live
with
your portrait
in the hall
and all
the yellow
folds of
your old
bath robe
hanging
on the door.
Those worn
rubber beach
shoes
whose
use had
long outlived
theri lore
now bring
to mind
your face.
This place,
my home,
is mostly full
of ghosts
who need
a little time
to settle down
once more.


TORNANDO A CASA


Un mese fa
o forse più
potevo
vivere
con il tuo ritratto
nel salotto
e persino con
le falde
gialle 
del tuo vecchio 
accappatoio
appeso
sulla porta.
Quelle scarpette
da spiaggia
tutte
consumate
ormai
fuori moda
ora mi riportano
in mente
il tuo viso.
Questo luogo,
casa mia,
è quasi sempre pieno
di fantasmi
che hanno bisogno
di un po' di tempo
per sistemarsi
di nuovo.








mercoledì 19 ottobre 2016

GIACOMO JOYCE di James Joyce /// Traduzione di Marilia Aricò e Alessandro Panciroli



             GIACOMO JOYCE












Chi? un volto pallido circondato da vaporose  pellicce profumate. I suoi movimenti  sono schivi
e nervosi. Lei indossa degli occhialini di metallo..
Si: una breve sillaba. Una breve risata. Un breve battito di ciglia.




Una calligrafia come una ragnatela, dal tratto lungo e sottile, segno di quieto disdegno e di
rassegnazione:  una giovane donna di classe.









Mi lancio sulla facile onda di una tepida conversazione: Swedenborg, lo Pseudo- Areopagita,

Miguel de Molinos, l ' Abate Gioacchino. L' onda si spegne. La sua amica di scuola, curvando il corpo sinuoso, mormora in uno smidollato Viennese- Italiano: Che coltura! Le lunghe ciglia battono e si sollevano; una ardente puntura di spillo punge e brucia nell'iride vellutata.







I tacchi alti rimbombano sulla risonante scalinata di pietra. Nel castello una fredda aria invernale ,le cotte di maglia come impiccate alle pareti,  rozzi candelieri di ferro lungo le volute della sinuosa scala a chiocciola della torre. I tacchi battono e ribattono, un suono alto  e profondo. C'è qualcuno di sotto che vorrebbe parlare con sua Signoria.



Non  si soffia mai il naso. Un modo  di  parlare: il meno per il più.





Arrotondata e maturata: arrotondata dal tornio del matrimonio misto e maturata nella serra dell'isolamento della sua razza.










Una risaia vicino Vercelli sotto una cremosa foschia estiva . Le falde del suo cappello spiovente ombreggiano il suo falso sorriso. Le ombre segnano il suo viso falsamente sorridente, colpito dalla calda luce cremosa , grigie ombre lattescenti sotto la mascella , striature in giallo tuorlo d'uovo sulle  sopracciglia umide , umore giallo rancido rintanato nella soffice polpa degli occhi.






Lei che dona un fiore a mia figlia. Un fragile dono, una fragile donatrice, una fragile ragazza dalle vene blu.








Padova lontana oltre il mare. Il silenzioso medio evo,la notte, il buio della storia dormono in Piazza  delle Erbe  sotto la luna. La città dorme. Sotto le arcate nelle strade buie vicino al fiume gli occhi delle puttane spiano in cerca di fornicatori. Cinque servizi per cinque franchi. Una oscura onda di sensualità, ancora,ancora, ancora.
               

   Nel buio i miei occhi vacillano, i miei occhi vacillano,
   vacillano nel buio, amore.
Di nuovo. basta, Un amore oscuro, oscuro desiderio. Basta.Oscurità.




Crepuscolo. Attraversando la piazza, una sera grigia cade sui vasti pascoli color verde salvia,scendono silenziosi il tramonto  e la rugiada. Lei segue la madre con grazia impacciata, la giumenta che guida la puledra. Il crepuscolo grigio modella dolcemente le cosce sottili e armoniose,  il docile flessibile  tendineo collo, la testa finemente modellata. Sera, pace, tramonto di stupore....Ehilà! Stalliere! Ehilà!



Papà e le ragazze scivolano giù dalla collina, a cavalcioni di un toboga: il Gran Turco e il suo harem. Ben incappucciate ed imberrettate, gli stivali  allacciati con abile incrocio sopra la linguetta calda di carne,la corta gonna tesa dalle  rotondità delle ginocchia. Un lampo bianco: un fiocco, un fiocco di neve:
                                           
E quando lei cavalcherà di nuovo
Possa io essere lì a vederla!




Corro fuori dalla tabaccheria e grido il suo nome. Lei si gira e si ferma ad ascoltare il mio confuso cianciare di lezioni, ore, lezioni,ore: e lentamente le sue guance pallide arrossiscono con una accesa luce d' opale.  No,no, non aver paura!



Mio padre: lei fa i più semplici atti con distinzione. Unde derivatur? Mia figlia ha una grandissima ammirazione per il suo maestro inglese.
Il viso dell'anziano signore, bello, arrossato, dalle fattezze marcatamente ebraiche e lunghi favoriti bianchi, si gira verso di me mentre scendiamo insieme per la collina. Oh! Ben detto: cortesia, benevolenza, curiosità, fiducia, sospetto,naturalezza, debolezza dell'età, fiducia in se stesso, franchezza,urbanità,sincerità, attenzione, pathos, compassione: una miscela perfetta.
Ignazio di Loyola, soccorrimi tu!




Questo cuore è triste e dolorante. Crocifisso per amore?




Lunghe lascive sospettose  labbra: molluschi dal sangue scuro.




La nebbia sale verso la collina mentre levo gli occhi dalla notte e dal fango. Nebbia sospesa sugli alberi umidi. Una luce nella stanza di sopra. Lei si sta vestendo per andare a teatro. Ci sono fantasmi nello specchio......Candele? Candele?




Una gentile creatura. A mezzanotte dopo la musica lungo tutta via San Michele, queste parole furono pronunciate sottovoce. Calma ora, Jamesy! Non hai mai camminato di notte per le strade di Dublino singhiozzante per un altro nome?




Cadaveri di ebrei giacciono sotto di me putrefacendosi nella terra del loro camposanto. Ecco la tomba della loro gente, pietra nera, silenzio senza speranza...Pimply Meissel mi ha portato qui. Se ne sta oltre quegli alberi a capo coperto  sulla tomba di sua moglie suicida, domandandosi come la donna che dormiva nel suo letto abbia potuto farla finita così..... La tomba della sua gente e la tomba di sua moglie: pietra nera, silenzio senza speranza:  e tutto è pronto. Non morire!








Lei alza le  braccia nelle sforzo di agganciare alla nuca una veletta nera. Non ci riesce: no, non può.Indietreggia verso di me, in silenzio. Sollevo le braccia per aiutarla: le sue braccia precipitano verso il basso. Trattengo con le mani i bordi intricati della sua veletta e, tendendoli per agganciarli, vedo attraverso l' apertura del velo nero il suo corpo flessuoso inguainato in una sottoveste arancio. I nastri che la trattengono sulle spalle si sciolgono e lei cade lentamente:un agile fine corpo nudo risplendente di scaglie argentee. Che scivola lentamente sulle snelle natiche di liscio lucido argento e sul loro solco, un' ombra d'argento che si oscura.... Dita, fredde e calme e mobili.... Toccarla, toccarla.






Piccolo stupido debole e leggero respiro. Ma chinati e ascolta: una voce. Un passero sotto le ruote di Juggernaut,  che fa tremare  la terra intera. Per favore, signor Dio, grande signor Dio! Addio, gran mondo!......Aber das ist eine Schweinerei!


Grandi fiocchi sulle sue scarpette color bronzo: speroni di un gallo viziato.


La signora va rapida, rapida, rapida....Aria pura sulla strada dell' altopiano.Trieste crudamente si sveglia, la luce cruda del sole sui tetti di cumoli di tegole scure, come una testuggine;una moltitudine di insetti prostrati attende una liberazione nazionale.Belluomo si alza dal letto della moglie dell'amante di sua moglie, la casalinga indaffarata è in piedi, gli occhi color prugna, un piattino di acido acetico in mano.....Aria pura e silenzio sulla strada verso l' altopiano: e zoccoli. Una ragazza a cavallo. Hedda! Hedda Gabler!





I venditori offrono primizie sui loro altari: limoni picchiettati di verde, ciliegie-gioiello, pesche vergognose con le foglie strappate, La carrozza passa attraversa il vicolo di bancarelle di tela, i raggi delle ruote che girano nella luce abbagliante. Fate strada Hanno occhi di gufo , saggezza di gufo. Saggezza gufesca fissa dai loro occhi che rimuginano sulla tradizione della loro Summa contra Gentiles.









Lei pensa che i gentiluomini italiani fecero bene a cacciare dalla platea Ettore Albini, il critico del Secolo, poiché non si era alzato in piedi mentre la banda suonava la Marcia Reale. Aveva sentìto questa notizia a cena. Già.  Amano molto la patria quando sono sicuri di quale sia  veramente la patria.

Lei ascolta: vergine molto prudente.

Una gonna tirata indietro dal movimento improvviso del  ginocchio; un orlo di pizzo bianco di una sottoveste sollevata eccessivamente; una calza a rete allungata sulla gamba.
Si pol?


Suono leggermente, cantando a bassa voce, la languida canzone di John Dowland. Restio a partire: Anch'io lo sono. Quell'età è qui, ora. Qui, spalancandosi dal buio del desiderio, ci sono occhi che offuscano l' Oriente che albeggia, il loro bagliore è il bagliore della schiuma che riempie le fogne della corte dello sbavante James. Qui ci sono vini d'ambra, debolezze morenti di dolci arie, l'orgogliosa pavan, cortesi gentildonne amoreggianti dai balconi, con bocche succhianti, sgualdrine sporcate dalla sifilide e giovani mogli che, gaiamente abbandonandosi ai loro seduttori, ingannano e ingannano ancora.




Nel crudo velato mattino di primavera fievoli odori fluttuano della Parigi mattutina: anice,segatura umida, caldo impasto di pane: e mentre attraverso  Pont Saint Michel le scie blu-acciao delle acque mi gelano il cuore. Lambiscono lentamente l'isola dove l' uomo ha vissuto dall'età della pietra...
Bronzea oscurità nella immensa chiesa delle gargoyle. Fa freddo come quella mattina: quia frigus erat. Sui gradini del lontano altare maggiore, nudo come il corpo del Signore, i sacerdoti giacciono prostrati in debole preghiera. La voce di un lettore invisibile si alza, intonando la lezione di Hosea.
Haec dicit dominus: in tribolatione sua mane consurgent ad me. Venite et revertamur ad Dominum.....Lei è in piedi di fianco a me, pallida e gelida, vestita dalle ombre della navata buia e peccaminosa, il gomito snello vicino al mio braccio. La sua carne richiama il brivido di quella cruda mattina avvolta nella nebbia, torce che accorrono, occhi crudeli. La sua anima è afflitta, trema, vorrebbe piangere. Non piangere per me, oh figlia di Gerusalemme!





Presento Skakespeare alla docile Trieste: Amleto, affermo,che è il più cortese con nobile e popolani è scortese solo con Polonio. Forse, da incattivito idealista, riesce a vedere nei genitori della sua amata soltanto grotteschi tentativi da parte della natura di ricreare l'immagine di lei......
L'avevate notato?






Lei cammina precedendomi lungo il corridoio e mentre cammina una spira scura di capelli lentamente le si scioglie e cade. Lento sciogliersi, capelli che cadono. Lei non lo sa e mi cammina davanti semplice e orgogliosa. Così camminò accanto a Dante con semplice orgoglio e così, monda da sangue e violenza, la figlia di Cenci, Beatrice verso la  morte:

                                   ....... Tie                               My girdle for me and bind up this hair
       In any simple knot.

La domestica mi dice che hanno dovuto portarla all'improvviso in ospedale, poveretta, che soffriva così tanto, così tanto, poveretta, che è molto grave...... Mi allontano dalla sua casa vuota. Sento che sto per piangere. Ah, no! Non sarà che, in un momento, senza una parola, senza uno sguardo. No, no! Di certo la sorte avversa non mi colpirà!


Operata. La lama del chirurgo ha esplorato le sue viscere prima di ritrarsi, lasciandole il crudo frastagliato segno del suo passaggio sul  ventre. Vedo i suoi intensi occhi scuri soffrire, belli come gli occhi di un'antilope. O crudele ferita! Dio libidinoso!


Una volta ancora nella sua poltrona accanto alla finestra, parole felici sulla sua bocca, lieta risata. Un uccellino che cinguetta dopo la tempesta, felice che la sua piccola stupida vita sia sfuggita agli artigli di un epilettico signore e dispensatore di vita, cinguetta felice, cinguetta e pigola felice.

Lei dice che, se Il Ritratto dell'Artista da giovane fosse stato sincero soltanto per amor di franchezza, mi avrebbe chiesto per quale motivo  glielo avessi prestato perché lo leggesse. Lo avresti fatto, o no? Una signora di lettere.

Lei è al telefono vestita di nero. Piccole timide risate, piccoli gridolini,timidi sprazzi di discorso all'improvviso interrotti....Parlerò colla mamma.... Vieni! cooc,cooc! vieni! La nera pollastrella è spaventata: piccoli sprazzi all'improvviso interrotti, piccoli gridolini: sta piangendo per la sua mamma, la corpulenta chioccia.







Loggione. Le pareti fradicie trasudano un'acquosa umidità. Una sinfonia di odori si fonde con la massa di forme umane accalcate: puzza acida di ascelle, arance sbocconcellate, liquefatti unguenti per il petto, acqua aromatica, il soffio di zuppe di sulfureo aglio, disgustosi peti fosforescenti, opoponax, il sincero sudore di donne coniugate e in età da marito, il lezzo saponoso degli uomini......Per tutta la notte l'ho guardata, per tutta la notte la vedrò:  intrecciati ed eretti capelli e un ovale viso olivaceo e calmi dolci occhi. Un nastro verde sui capelli e il corpo avvolto da un abito verde ricamato: la tinta della illusione della specchio vegetale della natura e dell'erba rigogliosa, i capelli delle tombe.


Le mie parole nella sua mente: fredde pietre levigate  che affondano in un pantano.

Quelle calme fredde dita hanno toccato le pagine, belle e brutte, su cui la mia vergogna risplenderà per sempre. Calme e fredde e pure dita, non avranno mai sbagliato?

Il suo corpo non ha odore: un fiore senza profumo.

Sulle scale. una fragile mano fredda: timidezza, silenzio: occhi scuri  inondati di languore: stanchezza.


Ghirlande di vapore grigio turbinano sulla brughiera. Il suo viso, così grigio e serio! I capelli umidi e arruffati. Le sue labbra premono dolcemente, il suo respiro arriva  come  in un soffio. Baciata.



La mia voce, spegnendosi negli echi delle sue stesse parole, si spenge come la voce  dell' Eterno vestita di saggezza quando richiama Abramo echeggiando tra le colline. Lei si appoggia sul muro che le fa da cuscino: figura di odalisca nella oscurità lussuriosa. I suoi occhi hanno bevuto i miei pensieri, e nell'umida calda cedevole accogliente tenebra della sua femminilità la mia anima, dissolvendosi , è fluita si è riversata è straripata in un liquido ed abbondante seme......La prenda ora chi vuole!.





 Esco dalla casa di Ralli e mi imbatto in lei mentre entrambi facciamo l'elemosina ad un mendicante cieco. Lei risponde al mio improvviso saluto ruotando e distogliendo i suoi neri occhi da basilisco. E col suo vedere attosca l'uomo quando lo vede. Grazie per la parola, messer Brunetto.


Stendono sotto i miei piedi tappeti per il figlio dell'uomo. Aspettano il mio passaggio. Lei sta nell'ombra gialla dell'ingresso, un mantello a quadri a proteggere dal freddo le  spalle infossate: mi fermo stupito e mi guardo intorno lei mi saluta gelida e supera la scalinata dardeggiando verso di me per un istante dai suoi apatici occhi obliqui un getto di liquoroso veleno.







Un morbido drappo spiegazzato verde pisello decora il sofà. Un' angusta stanza a Parigi. La parrucchiera giaceva qui poco fa. Le ho baciato le calze e l'orlo della sua gonna sbiadita, color ruggine. E' l'altra. Lei. Gogarty venne ieri per essere presentato. Ulisse ne è la ragione. Simbolo della coscienza intellettuale....L'Irlanda allora? E il marito? Misurando a passi il corridoio in pantofole o giocando a scacchi contro se stesso. Perché veniamo lasciati qui? La parrucchiera giaceva qui poco fa, stringendo la mia testa fra le sue nodose ginocchia.... Simbolo intellettuale della mia razza. Ascolta? L'oscurità è caduta in picchiata su di noi. Ascolta!
  - Non sono convinto  che tali attività della mente o del corpo possano essere definite  malsane.
  Lei parla. Una debole voce proveniente da oltre le fredde stelle. Voce della saggezza. Continua a parlare! O, parla di nuovo, rendendomi saggio! Questa voce giammai udita. Lei s'allunga verso di me sul sofà sgualcito. Non posso muovermi o parlare. Un abbraccio avvolgente di carne  stellare. Adulterio di saggezza. No. Me ne andrò. Lo farò.
  - Jim, amore! -
  Dolci labbra risucchianti baciano la mia ascella sinistra: un bacio a spirale su miriadi di vene.Brucio! Mi accartoccio come una foglia che brucia! Dalla mia ascella destra una zanna di fuoco balza fuori. Un serpente di stelle mi ha baciato: un freddo serpente della notte.Sono perduto!
- Nora! -




Jan  Pieters Sweelink. Lo strano nome del vecchio musicista olandese fa sembrare tutta la bellezza strana e lontana. Ascolto le sue variazioni per clavicordio su una vecchia aria: " La giovinezza deve finire". Nella vaga  bruma di vecchi suoni appare un debole punto di luce: posso quasi sentire le parole dell'anima. La giovinezza deve finire: la fine è qui. Non  accadrà mai. Lo sai bene: Cosa allora? Scrivilo, che sia dannato, scrivilo! A cos'altro servi?

"Perchè?"
"Perchè altrimenti non potrei vederti."
Scivolare -- spazio-- anni--fogliame di stelle -- e cielo calante --silenzio --e silenzio più profondo --silenzio di annichilazione - e la sua voce.

"Non hunc sed Barabbam!"

Indecisione. Un appartamento spoglio. Torbida luce del giorno. Un lungo pianoforte nero: bara di musica. Proprio sul bordo  un cappello di donna, a fiori rossi, ed un ombrello, chiuso. Le sue armi: un elmo, rosso, una lancia spuntata in campo nero.




Commiato: Amami, ama il mio ombrello.






















martedì 26 luglio 2016

James Joyce, GIACOMO JOYCE, traduzione Alessandro Panciroli


Pagina autografa di J.Joyce







































Chi? Un volto pallido circondato da folte profumate pellicce. I suoi movimenti sono timidi e nervosi. Porta occhialini di metallo.
Sì; una rapida sillaba. Un rapido sorriso. Un rapido battito di ciglia.

Una grafia simile ad una ragnatela, tracciata fine e sottile con tranquillo disdegno e rassegnazione:
una giovane di qualità.

Mi lancio nella facile onda di una tiepida conversazione: Swedeborg, lo pseudo-Aeropagita, Miguel de
Molinos, Joachim Abbas. L' onda finisce. La sua compagna di classe, curvando il corpo sinuoso, fa le fusa in uno smidollato Viennese Italiano. Le lunghe palpebre sbattono e si sollevano; una ardente puntura di spillo punge e brucia nell'iride vellutata.
I tacchi alti rimbombano sulla risonante scalinata di pietra. La fredda aria invernale nel castello, le cotte di maglia come impiccate alle pareti,  rozzi candelieri di ferro lungo le volute della sinuosa scala a chiocciola delle torretta. I tacchi battono e ribattono, un suono cupo e profondo. C' è qualcuno di sotto che vorrebbe parlare con sua Signoria.



Who? A pale face surrounded by heavy odorous furs. Her movements are shy and nervous. She uses quizzing-glasses.
Yes: a brief syllable. A brief laugh. A brief beat of the eyelids.

Cobweb handwriting, traced long and fine with quiet disdain and resignation: a young person of quality.

I launch forth on an easy wave of tepid speech: Swedenborg, the pseudo-Areopagite, Miguel de Molinos, Joachim Abbas. The wave is spent. Her classmate, retwisting her twisted body, purrs in boneless Viennese Italian: Che coltura! The long eyelids beat and lift: a burning needleprick stings and quivers in the velvet iris.

High heels clack hollow on the resonant stone stairs. Wintry air in the castle, gibbeted coats of mail, rude iron sconces over the windings of the winding turret stairs. Tapping clacking heels, a high and hollow noise. There is one below would speak with your ladyship.











martedì 5 luglio 2016

JAMES JOYCE, da Giacomo Joyce, traduzione A. Panciroli









Lei che dona un fiore a mia figlia. Un dono fragile, una fragile donatrice,una fragile ragazza dalle vene blu.

Padova  lontano dal mare. Il silenzioso medio evo,la notte, il buio della storia dormono nella Piazza delle Erbe sotto la luna. La città dorme. Sotto le arcate nelle strade buie vicino al fiume gli occhi delle puttane spiano in cerca dei fornicatori. Cinque servizi per cinque franchi. Una oscura onda di sensualità, ancora, ancora, ancora.

Nel buio gli occhi vacillano, i mei occhi vacillano,
vacllano nel buio, amore,
Di nuovo. basta, Un amore oscuro,  un buio  pieno di desiderio. Basta.  Buio.


Crepuscolo. Attraversando la piazza, una sera grigia cade sui vasti pascoli color verde salvia,  scendono silenziosi il tramonto  e la rugiada. Lei segue la madre con impacciata grazia, la giumenta guida la puledra. Il crepuscolo grigio modella dolcemente le cosce sottili e armoniose,  il docile flessibile  tendineo collo, la testa finemente modellata. Sera, pace, il tramonto della meraviglia....Hillo! Stalliere! Hilloho!

A flower given by her to my daughter. Frail gift, frail giver, frail blue-veined child.

Padua far beyond the sea. The silent middle age, night, darkness of history sleep in the Piazza delle Erbe under the moon. The city sleeps. Under the arches in the dark streets near the river the whores' eyes spy out for fornicators. Cinque servizi per cinque franchi. A dark wave of sense, again and again and again.

Mine eyes fail in darkness, mine eyes fail,
Mine eyes fail in darkness, love.
Again. No more. Dark love, dark longing. No more. Darkness.

Twilight. Crossin the piazza. grey eve lowering on wide sagegreen pasturelands, sheddin silently dusk and dew. She follows her mother with ungainly grace, the mare leading her filly foal. Grey twilight moulds softly the slim and shapely haunches, the meek supple tendonous neck, the fine-boned skull. Eve, peace, the dusk of wonder....... Hillo! Ostler! Hilloho!




Per una bella introduzione vedi: http://www.museojoycetrieste.it/opere/giacomo-joyce/



  Per puro caso ( ma sarà poi così?), leggendo TUTTE LE POESIE di Montale, ho trovato la sua traduzione di una poesia di Joyce, da POMES PENYEACH, che richiama l'inizio del brano di cui sopra:

PER UN FIORE DATO ALLA MIA BAMBINA


Frail the white rose and frail are
Her hands that gave
Whose soul is sere and paler
Than time's wan wave.
Rosefrail and fair-- yet frailest
A wonder wild
In gentle eyes thou veilest,
My blueveined child.


Gracile rosa bianca e frali dita
di chi l' offerse, di lei
che ha l' anima più pallida e appassita
dell' onda scialba del tempo.

Fragile e bella come rosa, e ancora
più fragile la strana meraviglia
che veli ne' tuoi occhi, o mia azzurro-
venata figlia.








mercoledì 11 maggio 2016

DEREK WALCOTT, Adios Carenage..., da THE SCHOONER FLIGHT, trad, A.Panciroli



1 Adios, Carenage.



Nel pigro Agosto, quando il mare è calmo
e le foglie delle isole marroni si incollano sul bordo
di questo Caribe, spengo  la luce
sul viso senza sogni di Maria Concepcion,
da marinaio mi imbarco sullo schooner Flight.
Nel cortile qua fuori già l'alba s'ingrigia,
sono come impietrito , e null'altro si muove
tranne il mare freddo che s'increspa come un tetto ondulato
ed i buchi delle stelle inchiodati sul tetto del cielo,
finchè il vento si alza e s'intreccia tra i rami.
Passo davanti alla vicina noiosa che spazza il cortile
mentre io me ne vado, e a momenti le dico:
" Fai piano, tu, strega, potresti svegliarla, il suo sonno è leggero"
ma la stronza mi guarda attaverso come  fossi già morto.
Le luci accese, un ' auto a noleggio m'accosta,
Il tassista squadra il bagaglio con un largo sorriso:
"Stavolta, Shabine, ce l'hai quasi fatta".
Non rispondo al cretino, mi sprofondo del tutto
nel sedile di dietro a guardare il cielo che brucia
su Laventille, rosa come la sottoveste
che la mia donna indossava ,e mentre dormiva io l'ho lasciata,
e mentre guardo nello specchietto vedo un uomo
identico a me, e l'uomo piangeva , piangeva
per le case, la strada , per quel cazzo di isola che abbandonava.




















BY DEREK WALCOTT
1 Adios, Carenage

In idle August, while the sea soft, 
and leaves of brown islands stick to the rim   
of this Caribbean, I blow out the light   
by the dreamless face of Maria Concepcion   
to ship as a seaman on the schooner Flight.   
Out in the yard turning gray in the dawn,   
I stood like a stone and nothing else move   
but the cold sea rippling like galvanize   
and the nail holes of stars in the sky roof,   
till a wind start to interfere with the trees.   
I pass me dry neighbor sweeping she yard   
as I went downhill, and I nearly said: 
“Sweep soft, you witch, ’cause she don’t sleep hard,”   
but the bitch look through me like I was dead.   
A route taxi pull up, park-lights still on.   
The driver size up my bags with a grin:   
“This time, Shabine, like you really gone!” 
I ain’t answer the ass, I simply pile in   
the back seat and watch the sky burn   
above Laventille pink as the gown 
in which the woman I left was sleeping, 
and I look in the rearview and see a man   
exactly like me, and the man was weeping 
for the houses, the streets, that whole fucking island.

domenica 3 aprile 2016

MARK STRAND,Mark Strand - Poems, Biography, Quotes: THE UNTELLING, Mark Strand / LA DENARRAZIONE trad....

MARK STRAND,Mark Strand - Poems, Biography, Quotes: THE UNTELLING, Mark Strand / LA DENARRAZIONE trad....:







THE UNTELLING

La denarrazione


He leaned forward over the paper
and for a long time saw nothing.
Then, slowly, the lake opened...




Si piegò sul foglio
e per molto tempo non vide niente.
Poi, lentamente, il lago si aprì
come un occhio bianco
e lui si sentì un bambino,
giocava con i cugini,
c' era un prato
ed un filare di alberi
giungeva fino all' acqua.
Era un tiepido pomeriggio d 'Agosto
e c' era un festa
che iniziava.
Si piegò sul foglio
e scrisse:

I waited with my cousins across the lake...


Aspettavo con i miei cugini oltre il lago,
e guardavo gli adulti passeggiare sulla riva lontana
lungo la sponda all' ombra degli olmi. Faceva caldo.
Il cielo era sereno.  Io ed i cugini restammo
per ore tra i grossi rami, guardavamo
i nostri genitori, e sembrava che nulla sarebbe iniziato
nelle loro vite per farle cambiare , neanche l' uomo
che correva sul prato. agitava un foglio
di carta ed urlava. Si mossero al di là delle richieste
del tempo, oltre qualsiasi notizia vi fosse,
e non videro il buio che iniziava a diventare profondo
tra gli alberi e i cespugli,  e risalire nelle pieghe
dei  vestiti e sul bianco inamidato
delle loro camicie. Come onde giungevano
risate sull' acqua fin dove noi bambini stavamo a guardare.
Una scena che non era nostra. Noi eravamo
troppo lontano, e presto ce ne saremmo andati.

sabato 12 marzo 2016

Derek Walcott, da EGRETTE BIANCHE, In Italia, IV, trad.A. Panciroli




 Da  un poeta " caraibico" come Walcott una visione al tempo stesso classica ed originale dell' Italia...


Roads shouldered by enclosing walls with narrow
cobbled tracks for streets, those hill towns with their
stamp-sized squares and a sea pinned by the arrow
of a quivering horizon, with names that never wither
for centuries and shadows that are the dial of time. Light
older than wine and a cloud like a tablecloth
spread for lunch under the leaves. I have come this late
to Italy, but better now, perhaps, than in youth
that is never satisfied, whose joys are treacherous,
while my hair rhymes with those far crests, and the bells
of the hilltop towers number my errors,
because we are never where we are, but somewhere else,
even in Italy. This is the bearable truth
of old age; but count your benedictions—those fields
of sunflowers, the torn light on the hills, the haze
of the unheard Adriatic—while the day still hopes
for possibility, cloud shadows racing the slopes.


















Le strade  fiancheggiate da alte mura con gli stretti
vicoli acciotolati, e quei paesi sulle colline
con francobolli di piazze e un mare inchiodato dalla freccia
di un tremulo orizzonte, con nomi che non appassiscono
nei secoli e ombre che sono il quadrante del tempo. Una luce
più vecchia del vino  e una nube come una tovaglia
stesa per pranzo sotto le foglie . Sono venuto tardi
in Italia, ma meglio ora, forse, che in gioventù ,
in quella età mai soddisfatta e dalle gioie traditrici,
mentre ora i miei capelli rimano con quelle creste distanti
e sulle colline le campane contano i miei errori
perchè non siamo mai dove siamo, ma altrove,
anche in Italia. Questa è la verità  sopportabile
della vecchiaia; eppure sei stato un uomo fortunato: quei campi
di girasoli, la luce indecisa sulle colline,  la foschia
dell' inudibile Adriatico, mentre il giorno  spera ancora
in una possibilità,e  ombre di nubi scorrono sui pendii.



domenica 6 marzo 2016

Pantoum by Randall Mann : The Poetry Foundation, trad. A. Panciroli


C' e è stato, in questi giorni, stante la discussione prima e l'approvazione poi della legge sui diritti civili, un gran parlare di politici ed esperti vari  e a vario titolo di gay, omosessuali , uteri in affitto, placente più o meno previe...
  Il livello del dibattito è stato infimo , il becerume l'ha avuta senza dubbio vinta  tra l'analfabetismo
dei politici ( vedi Scilipoti ed altri... sic!) e la sicumera delle gerarchie vaticane.

 Qui invece la tenera ironia di Randall Mann:



Randall Mann


Pantoum by Randall Mann : The Poetry Foundation:


 If there is a word in the lexicon of love,
 it will not declare itself.
 The nature of words is to fail
 men who fall in love with men.

 Se una parola esiste nel lessico d'amore,
 non è poi così evidente.
 La natura delle parole è di deludere
 gli uomini che amano altri uomini.

Non è poi cosi evidente,
la parola perfetta. Fidanzato  sembra ridicolo:
 uomini che amano altri uomini
si meritano qualcosa un po' più formale.

La parola perfetta? Fidanzato ? Ridicolo.
Ma partner è...troppo serio -
ci meritiamo qualcosa di meno formale,
molto più innamorato dell'amore.

Ma se partner è troppo serio,
allora amante suggerisce soltanto amore,
è troppo innamorato dell'amore.
C'è vita anche fuori da una camera  da letto,

e amante implica soltanto sesso.
Ci rimane compagno di stanza, oppure amico.
C'è vita, tranne che in camera da letto.
Amico mio  e di rado parlo di un altro.

Mi resta compagno di stanza, amico mio.
Se una parola esiste nel lessico d'amore,
amico mio   e di rado parlo di un altro.
La natura delle parole è di deludere.


                                                         §          §         §          §

Su questo blog , sempre di Randall Mann :Breakfast with Thom Gunn  e The end of landscape



Il Pantoum è una forma poetica che deriva dal pantun, una forma di versificazione originaria della Malesia ,  (  Pantoum su Wikipedia , in inglese.)

giovedì 11 febbraio 2016

All day I hear the noise of waters, James Joyce


JOE MCFADDEN / JAMES JOYCE.



All day I hear the noise of waters
Making moan,
Sad as the sea-bird is when, going
Forth alone,
He hears the winds cry to the water's
Monotone.

The grey winds, the cold winds are blowing
Where I go.
I hear the noise of many waters
Far below.
All day, all night, I hear them flowing
To and fro.



"All Day I Hear the Noise of Waters" read by James Joyce!!!!


Tutto il giorno sento il rumore di acque
che gemono,
triste come l'uccello marino, quando volando
solitario,
sente i venti urlare alle monotone
onde

I venti grigi, i venti gelidi che soffiano
là dove vado.
Sento il rumore di molte acque
lontano.
Tutto il giorno, tutta la notte, le sento andare
e venire.


giovedì 14 gennaio 2016

DEREK WALCOTT, The morning moon, La luna mattutina, (da Sea Grapes ,1976), traduzione A.Panciroli



















La luna mattutina


Ancora stregato dal ciclo della luna
che a vele spiegate corre
oltre il dorso di balena in agguato della Morne Coco Mountain,
resto senza respiro per il suo sano chiarore.

Dicembre è all'inizio,
la brezza rinfresca la pelle a questa terra
la pelle d'oca dell'acqua,
e vedo il tuffo azzuro

delle ombre giù dallla Morne Coco Mountain,
la meridiana di Dicembre,
e sono felice  che la terra cambi ancora,,
che la luna piena possa accecarmi

con la sua fronte
in questo scintillante mattino,
e che  sottili ramoscelli di bianco spuntino
dalla mia barba.



The morning moon 

Still haunted by the cycle of the moon
racing full sail
past the crouched whale’s back of Morne Coco Mountain,
I gasp at her sane brightness.


It’s early December,
the breeze freschens the skin of this earth
the goose-skin of water,
and I notice the blue plunge

of shadows down Morne Coco Mountain,
Dicember’s sundial,
happy that the earth is still changing,
that the full moon can blind me

with her forehead
this bright foreday morning,
and that fine sprigs of white are springing
from my beard.





venerdì 27 novembre 2015

NICHOLAS MOORE, THE ORANGE BED, More orange than the winter sun, trad.A:Panciroli






Più arancione del sole invernale
 e più  fantasiosa della luna,
 Miss Ollipester nel suo letto arancione,
drappeggiata in una camicia da notte arancione,
                                       passa il tempo a sognare
i giorni dell'omicidio arancione, e si gode
un destino peggiore della morte.
Sente là fuori ragazze e ragazzi
sussurrare nella notte ghiacciata, e si lamenta;
un tempo in una primavera arancione anche lei aveva letto
storie d' amore e aveva fantasticato per settimane intere
di sospiri tormentati.
Ma ora l'arancia sul piatto
parla di isole lontane di un calore più tropicale;
l'età invece ha divertimenti più  sanguinari;
lei se ne sta sdraiata sotto
un confortevole copriletto arancione,
illuminata dal bagliore della lussuria. Il tempo
affila il suo gusto per la morte.







 I testi de The Orange Bed su:

http://www.aprileye.co.uk/TheOrangeBed.pdf