mercoledì 10 dicembre 2014

Visto che siamo in tema d'addii...



Dylan Thomas scrisse questa poesia per il padre che stava morendo. Tra le varie traduzioni questa mi è sembrata di gran lunga la migliore.
Mi scuso con il traduttore ma non posso citarlo poichè non ho rinvenuto il suo nome.
Pare che Dylan Thomas scatenasse, in occasione dei suoi readings, vere e proprie scene di panico tra i suoi fan, soprattutto donne, che si accalcavano per vederlo e per sentirlo leggere le sue poesie.
Altri tempi, vero?

Non andartene docile in quella buona notte (Maggio 1951)

Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benchè i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
Perchè dalle loro parole non diramarono fulmini
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

I probi, con l'ultima onda, gridando quanto splendide
Le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S'infuriano, s'infuriano contro il morire della luce.

Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
Troppo tardi imparando d'averne afflitto il cammino,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi
Che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire,
S'infuriano, s'infuriano contro il morire della luce.

E tu, padre mio, là sulla triste altura, maledicimi,
Benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.
Non andartene docile in quella buona notte,
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless me now into your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night,
Rage, rage against the dying of the light.

lunedì 8 dicembre 2014

Henrik Nordbrandt , Hvor vi end rejser hen , Dovunque Andiamo, trad. B.Berni

                                                            Hvor vi end rejser hen



Hvor vi end rejser hen, kommer vi altid for sent
til det vi engang tog af sted for at finde.
Og i hvilke byer vi end opholder
os er det de huse, det er for sent at vende tilbage til
de haver, det er for sent at tilbringe en måneskinsnat i
og de kvinder, det er for sent at elske
som plager os med deres uhåndgribelige nærvær.


Og hvilke gader vi end synes at kende
fører de os uden om de blomsterhaver, vi leder efter
og som spreder deres tunge duft i kvarteret.
Og hvilke huse vi end vender tilbage til
ankommer vi for sent om natten til at blive genkendt.
Og hvilke floder vi end spejler os i
ser vi først os selv når vi har vendt ryggen til.


Henrik Nordbrandt




Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi
a ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo
sono le case cui è troppo tardi per tornare
i giardini in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna
e le donne che è troppo tardi per amare
a tormentarci con la loro impalpabile presenza.


E qualsiasi strada ci sembri di conoscere
ci porta lontano dai giardini fioriti che cerchiamo
e che diffondono il loro pesante odore nel quartiere.
E a qualsiasi casa torniamo
arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo
vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.


HENRIK NORDBRANDT, Il nostro amore è come Bisanzio, Donzelli Poesia, ISBN 88-7989-541-9,
a cura di Bruno Berni.

sabato 6 dicembre 2014

MARK STRAND, Hades, da A Poet's Alphabet, trad. D.Abeni




H sta for Hades, l'Ade, che mi piace ritenere mi abbia influenzato perché di tutti i luoghi mi colpisce come il più poetico. Ultima località di soggiorno, regno stretto tra alte mura, ha un grande difetto - il clima, che è ventoso, buio, e freddo. Il suo maggior pregio è la grande abbondanza di tempo libero che offre. È a picco giù, sotto il mondo, ed è l' immortale luogo di riposo delle anime. Ancora di maggior rilievo: è il luogo in cui i morti attendono una nuova vita, una seconda chance, dove attendono di essere ricordati - rinati nelle menti dei viventi. È un luogo di speranza. E Thanatos, o ciò che noi pensiamo come la personificazione greca della morte, non è in realtà una personificazione, ma una bruma o velo o nuvola che separa la persona ancora in vita dalla vita. Per i greci, che non avevano un vocabolo per  "morte irreversibile", una persona non moriva, si oscurava.