lunedì 6 luglio 2015

Néstor Perlongher y sus cadáveres: del neobarroso a la necropoética

             
Ezequiel  Zaiderwerb






                           Néstor Perlongher y sus cadáveres: del neobarroso a la necropoética


SOBRE EL AUTOR
Ezequiel Zaidenwerg
New York University
Estados Unidos

Candidato doctoral, Departamento de Español y Portugués, New York University. Magíster en escritura creativa, área poesía, New York University. Es autor de los poemarios Doxa (Vox, 2007), La lírica está muerta (Vox, 2011).

ZAIDENWERG, E.. Néstor Perlongher y sus cadáveres: del neobarroso a la necropoética. Cuadernos de Literatura, Norteamérica, 19, jul. 2015. Disponible en: . Fecha de acceso: 05 jul. 2015.


abstract

This article explores the politics
of the poetic form in the works of
Nestor Perlongher, in the context
of the last military dictatorship
in Argentina. First of all, we
analyze the appropriation and
adaptation operations that the
Argentinian poet, anthropologist,
and militant performed on
the Cuban neo-baroque of
Lezama and Sarduy when it
comes to imposing in Rio de la
Plata a poetics that Perlongher
would call “neobarrosa”.
Then, we study the fascination
of Perlongher with national
corpses, from Eva Peron to the
disappeared, and postulate that,
faced with the militant option,
the Argentinian inclines for
necropoetics. In this way, forms
and traditions that were left for
dead raise as zombies and, in this
emphasis on the corporality of
language, Perlongher not only

gives them a political body, but
returns the material quality to the
faded bodies of the disappeared.

Mark Strand, “Quasi invisibile”

Mark Strand, “Quasi invisibile”




sabato 4 luglio 2015

Jabberwocky BY LEWIS CARROLL


DA UN BELL'ARTICOLO  DI CORRADO PREMUDA SU NAZIONE INDIANA







Questo è il punto del libro che amavamo maggiormente. È nel primo capitolo della seconda parte: nella Casa dello Specchio tutto funziona al contrario, anche la  poesia che Alice sbircia nel libro è scritta con le lettere poste in modo speculare.
Nell’adattamento italiano di Alessandra Schiaffonati (autrice della traduzione integrale del testo di Carroll per le Edizioni Accademia, 1976), i neologismi sincratici di questa celebre poesia sono evocativi e spiritosi e io li trovavo, da bambino, proprio avvincenti. «Cosa vuol dire seratinava?», domandavo a mio padre. «Cosa sono i pipistrani e i baffigiani?» Lui rispondeva con calma, mescolando le informazioni che aveva letto nel romanzo con delle deduzioni logiche: «Seratinava significa che stava scendendo la sera. I pipistrani sono dei pipistrelli strani, i patti assomigliano ai tassi, mentre i baffigiani sono uccelli molto magri, col becco all’incontrario e grandi baffi. Sfarfagliare vuol dire volteggiare come una farfalla e sbufulare invece è sbuffare ululando…»

La parola che in assoluto piaceva di più a mio padre era Giabbervocco (il mitico Jabberwock nell’originale). Carroll, quando lo fa descrivere ad Alice alla presenza del saccente Humpty Dumpty, ne parla come di “una specie di drago al giulebbe con l’aggiunta di un po’ di mucca maschio”. Quel mostro ridicolo, che nel corso della poesia viene vinto e ucciso, colpiva a tal punto la fantasia di mio padre che, complice la sua autoironia, “Giabbervocco” era il soprannome che si era scelto. Parlare di sé come di un drago sfortunato lo divertiva molto, e per me lui era diventato, a quei tempi, il Giabbervocco.







Twas brillig, and the slithy toves
  Did gyre and gimble in the wabe:
All mimsy were the borogoves,
  And the mome raths outgrab
"Beware the Jabberwock, my son!
  The jaws that bite, the claws that catch!




Seratinava e patti e pipistrani
sfarfagliando succhievano i tresetti,
sbufulavano tutti i baffigiani,
e stralunavan druci fra vottetti.
«Guardati, figlio mio, dal Giabbervocco,
che t’azzanna e t’artiglia atrocemente! …»