lunedì 26 dicembre 2016

GIUSEPPE CESARO POETA , Eravate una ragazza vanitosa...,



Giuseppe Cesaro,considerato nel novero dei poeti italiani più singolari,è nato e vive a Capua.E’ ex agente ribelle di un carcere minorile beneventano.Dotato di una profonda originalità espressiva,è l’artista inconsueto alla continua ricerca di punti di contatto con una comunità insensibile,superficiale nell’affrontare le problematiche individuali.Sublime ed elegante osservatore del quotidiano fluire di accadimenti immotivati...








 Eravate una ragazza vanitosa. Sulla
 panchina/ alexander vi declamava dei suoi
versi d'amore. Innamorata/ gli dicevate
sempre di sì reclinando / il capo con un
grande fiocco bianco ad ogni rima
baciata



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martedì 20 dicembre 2016

TURSUN BEG , Bellezze di ogni dove a Costantinopoli, 1453





Di Jean-Auguste-Dominique Ingres, L’odalisque à l’eslave  1839
 Cambridge (Stati Uniti), Fogg Art Museum.









In ognuno dei palazzi della Città, che uguagliano il palazzo di Salomone, i cui piani si avvicinano alle sfere celesti e il cui tetto arriva a Saturno, dentro letti tessuti d'oro, dietro cortine tempestate di pietre preziose, (...) giacciono adolescenti greci e franchi, russi, ungheresi, cinesi, khotanesi dai morbidi capelli simile alle chiome degli idoli, amabili creature delle razze più diverse, incontri paradisiaci, giovani aristocratici che suscitano turbamento e schiavi belli come la luna,

       pronti al servizio anche se fasciati di cintura come luna nei Gemelli,

dall'alta statura e dalle guance tinte di rosa

       - crederesti che su giovane cipresso sia sbocciata una rosa -,

dalle sopracciglia arcuate

         come striature di muschio,

dal naso affilato

        come lucente spada egizia,

dalle tempie ricciute

       come la luna nello Scorpione;

fanciulli tali che la luna dei loro volti

     diceva al giorno: << Spunta, o spunterò io !>>.


E fanciulle simili a stelle, dalle natiche di rosa selvatica, dalle guance di gelsomino, dalla statura di cipresso, dal volto di sole, dalla fronte di luna, dalla naturalezza di Venere, dal temperamento di Marte, dalla maestà di Giove, dalla cintura di Orione, dalle ciglia del Sagittario, dalle chiome della Vergine, dalla figura dei Pesci, dall'incedere di pavone, dalle gote vermiglie.

      - crederesti siano rosa bianca tinta di sangue -,

dai seni rotondi

      -li crederesti  due melograne acerbe su un vassoio d'argento -,

dagli occhi languidi

      -  << il suo sguardo è ammaliatore, anzi assassino >> -,

dalle palpebre bistrate

   - crederesti sia occhio di gazzella  di Hotan -,


dalle gambe tornite

    dal polso d'argento, dalla caviglia di colomba,

dagli occhi chiari, dalla pelle tanto candida da rendere il loro viso un plenilunio, e i loro denti perle, e i loro capelli notte; e profumano di muschio, e la fronte è bombata, e l' ombelico di cristallo













lunedì 19 dicembre 2016

Da Il canto di Hafez, di Rosaria Lo Russo



Da Il canto di Hafez

di Rosaria Lo Russo




Soffitto della tomba di Hafez





Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente

Ubriaco e sudato sei venuto nel parco
L’acqua sul tuo viso diede fuoco all’albero di Giuda

Ogni sguardo vanesio dei tuoi occhi narcisi
Solleva cento tumulti nel mio mondo

Per la vergogna che lo paragonavo al tuo viso, il gelsomino
Chiese aiuto alla brezza che gli coprisse la bocca di terra

Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente

La viola annodava la sua ciocca attorcigliata
era la brezza che raccontava la storia dei tuoi ricci

Prima d’ora ero un ascetico pio senza vino
Sono diventato il menestrello dei ragazzi belli

Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente

Il vino dei ragazzi, dono eterno della sorte
In questa sfattezza Hafez si concede sollievo

Mi apro al sollievo in questa disfatta
Il sollievo di questo poeta è nella disfattezza

Così il mondo adesso si piega ai miei desideri
Ora il mondo soddisfa i miei desideri

Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente.

Mi apro al sollievo in questa disfatta
Il sollievo di questo poeta è nella disfattezza


Così il mondo adesso si piega ai miei desideri
Ora il mondo soddisfa i miei desideri

Lo stupore mi ha bruciato la mente
La lingua sta ferma ma la bocca si riempie di poesia (…)



Rosaria Lo Russo nota biografica

poeta performer, ha pubblicato Comedia, Bompiani 1998, Penelope, d’if 2003, Lo dittatore amore. Melologhi, Effigie 2004, Io e Anne. Confessional poems, d’if 2010, Crolli, Le Lettere 2012, Poema (1990/2000), Zona 2013 e Nel nosocomio, Effigie, 2016 e tre volumi di traduzioni della poesia di Anne Sexton. Ha recitato, fra gli altri, Brodskij, Caproni, Zanzotto, Szymborska, Rosselli. Dirige a Firenze il festival di poesia performativa “pppp_LaPasseraPoesiaPerformanceinPiazza