lunedì 17 giugno 2019

I sottili sottintesi della traduzione: SEND IN THE CLOWNS..... di Alessandro Pancirolli


I sottili sottintesi della traduzione


Send in the Clowns ( Che] Entrino i Pagliacci) è una canzone di Stephen Sondheim del musical del 1973 A Little Night Music, adattamento musical del film di Ingmar Bergman Sorrisi di una notte d'estate.
Qui tutta la storia su WIKIPEDIA /Send_in_the_Clowns.
Fin qui nulla di particolare: un bel musical di successo, una bella canzone, ripresa da moltissimi cantanti ( Frank Sinatra, Barbra Streisand, Shiley Bassey, etc.) e da molti jazzisti, grazie ai quali è diventata un vero cult.
Il problema sorge con la traduzione  in italiano, per quel che ci riguarda, ma che si ripropone anche in altre lingue, da quello che ho potuto controllare sul web: se la canzone parla di una storia d'amore cosa mai c'entrano i clowns , i pagliacci?
Invero in lingua inglese "Send in the clowns", significa letteralmente " che entrino i pagliacci", riferendosi alla usanza circense di fare entrare "send in " i pagliacci "the clowns" in scena, al verificarsi di un contrattempo, più o meno grave,  durante lo spettacolo circense; che so, un leone azzanna il domatore, Send in the clowns!, un trapezista manca la presa e precipita , Send in the clowns!!. ( il doppio punto esclamativo potrebbe significare che il trapezista si è fatto veramente male, Nota di Jago), così da distrarre gli spettatori.
Per traslato  la frase è venuta  poi a significare, fuori dal campo circense ( ma la vita in fondo non è un gran circo Barnum?), se capita qualcosa di brutto, distraiti, non ci fare caso, che entrino i pagliacci.
E allora, Send in the clowns!


Isn't it rich?
Are we a pair?
Me here at last on the ground
You in mid-air
Send in the clowns

Isn't it bliss?
Don't you approve?
One who keeps tearing around
One who can't move
But where are the clowns?
Send in the clowns

Just when I stopped
Opening doors
Finally knowing
The one that I wanted was yours
Making my entrance again with my usual flair

Sure of my lines
No one is there

Don't you love farce?
My fault, I fear
I thought that you'd want what I want-
Sorry my dear
But where are the clowns?
Quick, send in the clowns
Don't bother they're here

Isn't it rich?
Isn't it queer?
Losing my timing this late
In my career?
And where are the clowns?
There ought to be clowns
Well, maybe next year...
        
   
Qui la versione originale




 qui il grande Frank

                                    


una versione jazz, stupenda,
di NIls Landgrenche è poi
quella da cui è partito
questo viaggio nella musica
e nella traduizione




























giovedì 13 giugno 2019

MARK STRAND, Anywhere Could Be Somewhere, Trad. A. Panciroli



Photo A.Pancirolli




Anywhere Could Be Somewhere



I might have come from the high country, or maybe the low country, I don’t recall which. I might have come from the city, but what city in what country is beyond me. I might have come from the outskirts of a city from which others have come or maybe a city from which only I have come. Who’s to know? Who’s to decide if it rained or the sun was out? Who’s to remember? They say things are happening at the border,which border is anyone’s guess. They mention a hotel where it doesn’t matter if you’ve forgotten your suitcase; there’ll be another one waiting, big enough, and just for you.




Forse sono arrivato dalle colline, o forse dalla pianura, davvero non ricordo. Forse sono arrivato dalla città, ma da quale città in quale nazione non so.  Forse sono arrivato dai sobborghi di una città da cui altri sono venuti oppure da una città da cui solo io sono arrivato. Chi può dirlo?  Chi deciderà se è piovuto o se c'è stato il sole? Chi se ne ricorderà? Dicono che al confine sta succedendo qualcosa, ma nessuno sa su quale confine.. Parlano di un albergo dove non importa se hai dimenticato la valigia; ce ne sarà un altra che ti aspetta, grande abbastanza, ed è solo per te.



MARK STRAND su WIKIPEDIA


sabato 8 giugno 2019

EPITAFFI GRECI, la Spoon River ellenica di W.Peek, trad. Franco Mosino,



Ultimo arrivato nella vasta biblioteca di casa Pancirolli:

EPITAFFI GRECI
La Spoon River ellenica di W.Peek
Traduzione di Franco Mosino
A cura di Emanuele Lelli    Prefazione di Giulio Guidorizzi

BOMPIANI EDITORE
ISBN 9 788845 298943





Nel 1955 l'epigrafista tedesco Werner Peek pubblicò la più importante raccolta, a tutt'oggi, di epigrammi sepolcrali greci, dall'età arcaica all'epoca cristiana. In oltre dieci anni di lavoro Franco Mosino, grecista e linguista, scomparso nel 2015, tradusse e commentò, unico al mondo, la raccolta di Peek. Emanuele Lelli, in collaborazione con un gruppo di studenti del Liceo Tasso di Roma, ne ha curato la revisione, l'aggiornamento e l'introduzione.
Testi reali,composti da poeti sconosciuti, per uomini e donne che hanno lasciato in tal modo il loro ricordo nei secoli: anziani che hanno concluso  la vita con una vecchiaia serena e giovani  morti prematuramente; naufraghi sfortunati e soldati gloriosi; fanciulle appena sposate che Ade ha strappato agli affetti e medici che, dopo aver curato altri,  non hanno potuto curare se stessi.

Dalla prima di copertina