mercoledì 11 settembre 2019

Passing through/ Passando oltre

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Passing through
by Stanley Kunitz

On my seventy-ninth birthday

Nobody in the widow's household
ever celebrated anniversaries.
In the secrecy of my room
I would not admit I cared
that my friends were given parties.
Before I left town for school
my birthday went up in smoke
in a fire at City Hall that gutted
the Department of Vital Statistics.
If it weren't for a census report
of a five-year-old White Male
sharing my mother's address
at the Green Street tenement in Worcester
I'd have no documentary proof
that I exist. You are the first,
my dear to bully me
into these festive occasions.

Sometimes, you say, I wear
an abstracted look that drives you
up the wall, as though it signified
distress or disaffection.
Don't take it so to heart.
Maybe I enjoy not-being as much
as being who I am. Maybe
it's time for me to practice
growing old. The way I look
at it, I'm passing through a phase:
gradually I'm changing to a word.
Whatever you choose to claim
of me is always yours;
nothing is truly mine
except my name. I only
borrowed this dust.

Ipazia's note: Stanley Kunitz died at 100. When he wrote this poem he still had 21 years to live.


Passando oltre
by Stanley Kunitz

Al mio settantanovesimo compleanno

Nessuno, in casa della vedova
aveva mai celebrato anniversari.
Nel chiuso della mia stanza
non avrei mai ammesso di soffrire
per i compleanni festeggiati dai miei amici.
Prima che lasciassi la città per la scuola
il mio compleanno andò in fumo
in un incendio alla City hall che devastò
il Dipartimento di Statistiche Vitali.
Non fosse stato per il censimento
di un Maschio Bianco di cinque anni
che condivideva l'indirizzo di mia madre
nel rione di Green Street a Worcester
non avrei avuto nessuna prova documentale
del fatto che io esisto. Tu sei la prima,
mia cara, a tiranneggiarmi
in queste occasioni festive.

Qualche volta, tu dici, io indosso
uno sguardo assorto che ti dà
sui nervi, come se significasse
angoscia o risentimento.
Non prenderla così sul serio.
Forse io non gradisco così tanto
l'essere chi sono. Forse
è tempo per me di cimentarmi
con l'essere vecchio. Per come io
la vedo, sto attraversando una fase:
gradualmente sto diventando una parola.
Qualsiasi pezzo tu voglia reclamare di me,
esso è sempre tuo;
niente è davvero mio
eccetto il mio nome. Presi soltanto
in prestito questa polvere.

Traduzione di Ipazia

Nota di Ipazia: Stanley Kunitz è morto all'età di 100 anni. Quando ha scritto questa poesia aveva davanti a sè ancora 21 anni di vita.

domenica 1 settembre 2019

Da LES DESSOUS D'UNE VIE OU LA PYRAMIDE HUMAINE, Paul Eluard, trad. A.Panciroli



D’abord, un grand désir m’était venu de solennité et d’apparat.
J’avais froid.
Tout mon être vivant et corrompu aspirait à la rigidité et à la majesté des morts.
Je fus tenté ensuite par un mystère où les formes ne jouent aucun rôle.
Curieux d’un ciel décoloré d’où les oiseaux et les nuages sont bannis.
Je devins esclave de la faculté pure de voir, esclave des mes yeux irréels et vierges, ignorants du monde et d’eux-mêmes.
Puissance tranquille.
Je supprimai le visible et l’invisible, je me perdis dans un miroir sans tain.
Indestructible, je n’étais pas aveugle.




IL FALSO SPECCHIO
Magritte



Dapprima, un grande desiderio mi aveva preso di solennità e di apparenza.
Avevo freddo.
Tutto il mio essere vivente e corrotto aspirava alla rigidità e alla maestà della morte.
Dopo fui tentato da un mistero dove le forme non giocavano alcun ruolo.
Singolarità di un cielo incolore dove gli uccelli e le nuvole sono banditi-
Divenni schiavo della sola facoltà di vedere, schiavo dei miei occhi irreali e vergini, incosciente del mondo e di me stesso.
Potere tranquillo.
Cancellai il visibile e l'invisibile, mi persi in un falso specchio.
Indistruttibile, non ero più cieco.

giovedì 29 agosto 2019

THE WOMEN/ LE DONNE

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THE WOMEN
by J. Mae Barizo

An evening of expected rain. Out the window clouds lifted
their skirts and the wind poured in. We were the mothers
lingering over the dessert tray, placing the sweets in our
mouths, one by one. We were the soothers and givers,
keepers of children and men. Those days, our skin bunched
up at the bra line, eyelids gathering like crinoline as it folds.
Yet standing there at the table, there was nothing in the world
we were in want of, not even the loves that had escaped us.
Whatever we suffered, we let go of willingly. To know we
were not the same women as before did not pain us. When
the others spoke their voices swept over us like bees hovering
over lilacs. Outside, lights strobed over the Hudson; we watched
a white boat riding the crest of a wave, headed to the sea. We
felt an ache we realized was happiness, almost unbearable.


LE DONNE
di J. Mae Barizo

Una serata in attesa di pioggia. Oltre la finestra le nubi sollevavano
le loro sottane e così il vento giungeva forte. Noi eravamo le madri
ferme al vassoio dei dolci, che ponevano i dolci nella
loro bocca, uno ad uno. Noi eravamo le consolatrici, quelle che
davano, quelle che curavano bambini ed uomini.
In quei giorni, la nostra pelle stropicciata all'altezza del reggiseno,
le palpebre socchiuse come crinolina quando si piega.
Tuttavia, ferme lì a quel tavolo, non c'era nulla al mondo
che ci mancasse, tanto meno gli amori che erano fuggiti via da noi.
Qualsiasi fosse la pena che ci aveva attraversato, la lasciammo
andar via volontariamente. Per sapere che non eravamo
le stesse donne che eravamo prima di essa. Quando
gli altri parlavano le loro voci si spandevano su di noi come api
volteggianti su lillà. Fuori, le luci lampeggiavano sull'Hudson; noi
guardammo una barca bianca cavalcare la cresta di un'onda, diretta
al mare. E provammo  un dolore che capimmo essere felicità,
quasi insopportabile.

Traduzione di Ipazia