Study of two girls.....

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Francois Boucher

lunedì 11 novembre 2013

THE LAMIA , Part one






John William Waterhouse, 1849-1917, Lamia

Affrontiamo oggi  il testo della canzone dei Genesis “The Lamia”. Essa è tratta dal concept-album “The lamb lies down on Broadway” del 1974.
Il testo è straordinario (come, del resto, tutti i testi dei Genesis). Ma, a differenza dei testi di molte altre loro canzoni, molto criptici, questo è di più facile comprensione e porta facilmente i lettori ad immedesimarsi nelle vicende di Rael, il protagonista della storia raccontata nel disco.
Questi sono gli anni in cui i gruppi rock non si limitavano a scrivere canzoni, ma componevano delle vere e proprie opere rock che raccontavano una storia o che, comunque, avevano un minimo comune denominatore.
“The lamb lies down on Broadway” (E l’agnello si sdraia su Broadway) narra le vicende di Rael, delinquente e stupratore che, al pari di Alice, si ritrova catapultato in una dimensione parallela dove fa incontri inusitati e dove vive avventure oniriche e straordinarie.
Uno degli incontri che Rael fa è proprio quello con le Lamia.
Ma prima di presentarvi il testo tradotto della canzone voglio darvi alcune notizie su queste creature, tramite la connessione con la poesia. Infatti io stessa non sapevo che il poeta inglese John Keats (1795-1821) avesse scritto un poema intitolato “Lamia”.
Egli lo scrisse nel 1819, subito dopo il suo più brillante e prolifico periodo durante il quale egli scrisse “La belle dame sans merci”, e le sue Odi alla Malinconia, alla Indolenza, ad un’ Urna Greca e ad un Usignolo e prima del suo poema più famoso che è “Ode all’Autunno”.
“Lamia” racconta di come il dio Ermes oda di una ninfa che pare essere la più bella di tutte le ninfe.
Egli parte, così, alla sua ricerca ma, durante il viaggio, si imbatte, invece, in  Lamia, intrappolata nel corpo di un  serpente. Ella gli fa il dono di rivelare alla sua vista la ninfa, altrimenti invisibile, ed egli, in ricompensa, le restituisce la sua forma umana.
Lamia fugge alla ricerca di un giovane di Corinto, Licio, mentre Ermes e la ninfa fuggono nel fitto dei boschi.
La fine non voglio dirvela altrimenti si perde la sorpresa!

Eccovi alcuni  passi tratti dal poema di Keats e da me tradotti. Notate la rima baciata lungo tutto il poema che è stato scritto nell' "heroic couplet" che è l'erede inglese del nostro endecasillabo. In poesia abbiamo inventato tutto noi e gli altri ci hanno solo copiato (persino Shakespeare).
C'è un punto ed uno solo in cui non c'è la rima. Non ho capito  se è un errore del testo ricopiato su Internet o se, in quel momento, Keats avesse perso l'ispirazione o avesse avuto una tale brutta notizia da non aver voglia di cercare la rima.
A voi l'ardua sentenza e la ricerca del verso in cui non c'è la rima!

Today I will speak about "The Lamia", a song from Genesis' album "The lamb lies down on Broadway."
The lyrics are extraordinary and suggestive and that is the reason why I decided to publish them. But, before this, I want to tell you that I did not know that John Keats wrote a poem entitled "Lamia".
It tells the story of Hermes, who is in love with an invisible nymph who lives in Crete and of Lamia who is a lovely woman trapped in the form of a serpent.
Here are some parts of the poem I have translated in Italian.
You will read, obviously, the part in English.  Note, please, the rhymes in the poem and its rhythm (it is the so called "heroic couplet").

.…. Hermes
From high Olympus had he stolen light,
On this side of Jove’s cloud, to escape the sight
Of his great summoner, and made retreat
Into a forest on the shores of Crete.
For somewhere in that sacred island dwelt
A nymph, to whom all hoofed Satyrs knelt;
At whose white feet the languid Tritons poured
Pearls, while on land they wither’d and adored.

..Ermes
Dall’alto Olimpo si era ritirato,
Su questo lato del nembo di Giove, per fuggire alla vista
Del suo grande inquisitore, e ritirarsi
In una foresta sulle spiagge di Creta.
Poiché in qualche dove sulla sacra isola viveva
Una ninfa, a cui tutti gli ungulati Satiri si inchinavano;
Ai cui eburnei piedi i languidi Tritoni deponevano
Perle, mentre sulla terra essi deperivano e la adoravano.


.....
From vale to vale, from wood to wood, he flew,
Breathing upon the flowers his passion new,
And wound with many a river to its head,
To find where this sweet nymph prepar’d her secret bed:
In vain; the sweet nymph might nowhere be found,
And so he rested, on the lonely ground,
Pensive, and full of painful jealousies
Of the Wood-Gods, and even the very trees.

Di valle in valle, di bosco in bosco, egli volò,
Soffiando sui fiori la sua passione,
Sorvolando molti fiumi fino alla sorgente,
Per trovare dove la dolce ninfa preparasse il suo segreto letto:
Invano; la dolce ninfa non fu mai trovata,
Così egli restò fermo, sul suolo solitario,
Pensoso, e pieno di dolorosa gelosia

Per gli Dèi dei Boschi e persino per gli alberi stessi.

The God, dove-footed, glided silently
…..
Until he found a palpitating snake,
Bright, and cirque-couchant in a dusky brake,
She was a Gordian shape of dazzling hue,
Vermilion-spotted, golden, green and blue;
Striped like a zebra, freckled like a pard,
Eyed like a peacock, and all crimson barr’d;


Il Dio, con ali di colomba alato, avanzò in silenzio
…..
Finchè trovò un serpente palpitante,
Luminoso, avvitato su se stesso in un bosco oscuro,
In forma di nodo di abbagliante colore,
A macchie vermiglie, d’oro, verdi e blu;
A strisce come zebra, di leopardo macchiato,
Con gli occhi del pavone e tutto di carminio acceso;

“Thou smooth-lipp’d serpent, surely high inspired!
……
Telling me only where my nymph is fled.”
…..
“Too frail of heart! For this lost nymph of thine,
Free as the air, invisible, she strays
About these thornless wilds; her pleasant days
She tastes unsee; unseen her nimble feet
Leave traces in the grass and flowers sweet;
And by my power is her beauty veil’d
To keep it unaffronted, unassail’d,
By the love-glances of unlovely eyes,
Of Satyrs, Fauns, and blear’d Silenus’ sighs.”
…..
“Thou shalt behold her, Hermes, thou alone,
If thou wilt, as thou swearest, grant my boon!”
…..
“I was a woman, let me have once more
A woman’s shape, and charming as before.
I love a youth of Corinth – O the bliss!
Give me my woman’s form, and place me where he is.
Stoop, Hermes, let me breath upon thy brow,
And thou shalt see thy sweet nymph even now.”

Tu serpente dalle soavi parole, sei di certo ispirato!
…..
Dimmi, ti prego, dove la mia ninfa è fuggita.”
…..
“Troppo fragile di cuore! Poichè questa tua ninfa,
Libera come l’aria, invisibile, si aggira
Tra queste macchie senza spine; i suoi dolci giorni
Ella gode non vista; non visti i suoi lesti piedi
Lasciano tracce sull’erba e sui dolci fiori;
E dal mio potere velata è la sua bellezza
Per renderla invisibile
Agli sguardi d’amore di ripugnanti occhi,
Di Satiri, di Fauni, e dai sospiri lascivi di Sileno.”
……
“Tu la scorgerai, Ermes, tu soltanto,
Se, come giuri, salvezza mi assicuri!”
……
Io ero una donna, lascia che io di nuovo abbia
Le forme di una donna, e bella come allora.
Io amo un giovane corinzio – Oh me beata!
Rendimi una donna e lasciami dove è lui.
Chinati, Ermes, lascia che io soffi sui tuoi occhi,
Così vedrai la tua dolce ninfa proprio ora.”

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