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sabato 7 ottobre 2017

EZEQUIEL ZAIDENWERG,da LA LIRICA ESTA' MUERTA, ERNESTO RAFAEL GUEVARA DE LA SERNA, trad. A. Panciroli






















ERNESTO RAFAEL GUEVARA DE LA SERNA


La lírica está muerta.
 En esa foto
que dio la vuelta al mundo, en torno del cadáver
se ve una extraña compañía: tres
civiles (dos lo observan curiosos y el tercero
desvía la mirada); dos gendarmes
con cara de asustados; un fotógrafo
que aparece de espaldas, con tres cuartos del cuerpo
fuera de cuadro; y dos
oficiales que visten uniformes con galones:
uno mira a la cámara que le apunta el fotógrafo
mientras sostiene la cabeza inerte,
posando como un cazador con su trofeo;
el otro, que aparenta tener el mayor rango,
señala con el índice de su mano derecha
el lugar donde antes latía el corazón,
como si con su toque pudiera reanimarlo.
Con los ojos abiertos y la mirada clara,
el cuerpo pareciera querer incorporarse como un Lázaro
que volviese a la vida por un instante apenas,
para hundirse de nuevo, de inmediato,
en la muerte.
La lírica está muerta




§§§§                              §§§§                                      §§§§



La poesia è morta.
                              In questa foto
che fece il giro del mondo, intorno al cadavere
vediamo una strana compagnia: tre
civili (due osservano curiosi e il terzo
distoglie lo sguardo); due gendarmi
con la faccia spaventata; un fotografo
che appare di spalle, con tre quarti del corpo
fuori dalla scena; e due
ufficiali che indossano uniformi gallonate:
uno guarda nella macchina che gli punta il fotografo
mentre sostiene la testa inerte,
in posa come un cacciatore con il suo trofeo;
l'altro, che sembra avere il rango più alto,
indica con l'indice della mano destra
il posto dove prima batteva il cuore,
come se col suo tocco potesse rianimarlo.
                                                Con gli occhi aperti e lo sguardo chiaro,
il corpo sembra volersi rialzare come un Lazzaro
che tornasse alla vita per un solo istante,
per sprofondare di nuovo, di colpo
nella morte.
                      La poesia è morta


domenica 31 luglio 2016

Alphonse Chat, LA FAMILLE GINESTIERE,


   Un cartoncino a lutto, ritrovato casualmente in una vecchia copia de TUTTE LE POESIE di Alfonso Gatto .....
  Non sappiamo nulla della famiglia Ginestiere, per assurdo non sappiamo neanche chi è morto, un anziano  genitore, o forse una cara giovane figlia, un amato marito?
  E  perchè e come il cartoncino è finito in un libro di poesie? Un viaggio in Francia o una visita in Italia? Un segnalibro molto particolare o il ricordo di una poesia cara al defunto....!?










LA FAMILLE GINESTIERE


          Madame Jean GINESTIERE,
          Monsieur Bernard GINESTIERE,
          Madame  Veuve Adolphe GINESTIERE,
          Madame  MAILLARD - GINESTIERE,
          Monsieur  Pierre MAILLARD,
          Monsieur  Michel MAILLARD,
          Et toute la Famille.

     Profondément  touchés  des marques de  sympathie que vous leur avez tèmoignèes dans leur douloureuse épreuve, vous en  expriment leurs plus vifs remerciements....





sabato 16 luglio 2016

Alessandro Pancirolli, TI ME VARDI, TI ME SORIDI, TI ME VIEN VISSIN..., supervisione di Ester Barlessi


  Avevo chiesto a Ester Barlessi, scrittrice e poeta di lingua istriana ed italiana, di aiutarmi a tradurre in dialetto polesano la mia poesia LA REGOLA ( vedi sotto).
 Come quasi sempre accade nelle traduzioni, la poesia ha mutato non solo forma ( el dialeto polesan), ma anche significato: da una ambientazione romana, in uno dei più antichi rioni , La Regola appunto, da cui prendeva il nome la poesia in italiano, siamo passati ad un paesaggio marino , anche se appena accennato ( cfr. ultimo verso " caminemo strenti sul lungomar" dove nell'originale era il lungofiume sul Tevere); i platani , che nol cresse sul mar, sono diventati comuni alberi...
 Quel che rimane comunque è, mi sembra almeno, il cuore della poesia originale: la nostalgia di un amore che avrebbe potuto essere e non è stato, il sorriso e le lagrime di lei, la tempesta che si allontana...

 Sul mar



















TI ME VARDI, TI ME SORIDI, TI ME VIEN VISSIN...




Go pensà de gaverme sbrigà de 'sto intrigo

go pensà de poder esser fora  de tuto questo che invesse scrivo

 Ti me vardi

Ti me sorridi , ti me vien vissin,

"No' dovessimo..."

Quel che ne speta, savemo : una piova fina  e  non gavemo premura

Piovi . Cessà xe el vento. La tempesta xe lontan...

Ti ti piansi  ti me soridi  ti piansi de novo

Caminemo strenti

Sul lungomar.





I thought to be out of this maze. I thought to 
Be out of this
That I am now writing. 
You look at me. You smile. "You get closer ,
we should not..."
We know what to expect , a fine rain , we  in hurrying, The Rule.*
It's raining hardly, the wind has ceased,  
The storm is far away...
You cry, you smile at me, you cry.
We walk embraced under the  tall plane trees.
On the riverside.


Ho pensato di essere fuori da questo labirinto. ho pensato
di  essere fuori da questo 
che sto ora scrivo
Mi guardi. Sorridi." Ti avvicini,
non dovremmo..."
Sappiamo cosa aspettarci , una pioggia sottile, abbiamo fretta, La Regola*
Piove appena, il vento è cessato,
la tempesta è lontana ... 
Tu piangi, mi sorridi, piangi.
camminiamo abbracciati sotto  i platani  alti.

Sul lungofiume.