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domenica 31 luglio 2016

Alphonse Chat, LA FAMILLE GINESTIERE,


   Un cartoncino a lutto, ritrovato casualmente in una vecchia copia de TUTTE LE POESIE di Alfonso Gatto .....
  Non sappiamo nulla della famiglia Ginestiere, per assurdo non sappiamo neanche chi è morto, un anziano  genitore, o forse una cara giovane figlia, un amato marito?
  E  perchè e come il cartoncino è finito in un libro di poesie? Un viaggio in Francia o una visita in Italia? Un segnalibro molto particolare o il ricordo di una poesia cara al defunto....!?










LA FAMILLE GINESTIERE


          Madame Jean GINESTIERE,
          Monsieur Bernard GINESTIERE,
          Madame  Veuve Adolphe GINESTIERE,
          Madame  MAILLARD - GINESTIERE,
          Monsieur  Pierre MAILLARD,
          Monsieur  Michel MAILLARD,
          Et toute la Famille.

     Profondément  touchés  des marques de  sympathie que vous leur avez tèmoignèes dans leur douloureuse épreuve, vous en  expriment leurs plus vifs remerciements....





domenica 24 aprile 2016

ALFONSO GATTO, ERA LA NOTTE UN BACIO



ERA LA NOTTE UN BACIO




Forse se ascolti, al limite del giorno,

brulla di pietra perché splenda il cielo

straniero delle rondini, la patria

torna nel canto che pareva amore.



Torna dai lumi del veliero il mondo,

parola che stupì, come nel soffio

caldo del vento era la notte un bacio,

un cuore appena franto dal suo bene.



Alfonso Gatto


sabato 12 dicembre 2015

ALFONSO GATTO, Santa Chiara


                           Santa Chiara

La chiesa si perde
in eterno calore
monotona:
l'angelo dorme
sollevato in aria.

Isola calida d'oro
di morte armoniosa
concedi l'oblio
e silenzio rapido
e pur eterno dissolvi.

Nel tramonto ai vetri
s'infiamma la terra:
a te non giunge che raro stupore
di piazze vuote, di gridi perduti.




sabato 19 settembre 2015





ARIA DI SETTEMBRE

di Alfonso Gatto


Mortale al suo bel volto,
come declina annoso
l’autunno e per ascolto
la chiama al suo riposo,

la sera spoglia il vento
dell’ultimo colore                                            
Alfonso Gatto
e spera che il suo lento
declino sia l’amore

nostalgico del fuoco.
Il freddo autunno rade
le foglie, strema un fioco
riverbero di strade.

E l’ombra reca odore
di bosco perché trami
la sera anche il chiarore
delebile dei rami.

Come una voce invita
nel canto dalle case
si rendono alla vita
convinte le persuase

dolcezze della luna.


sabato 21 febbraio 2015

LEVANTE, Alfonso Gatto


      LEVANTE



Come in un lungo amore
declina solitaria
la notte nel chiarore
monotono dell'aria.
E la malinconia
torna consunta al segno
della sua lunga via.
Al freddo di levante
odora a scogli il legno
delle giovani piante.

Accorrerà lampante
sugli alberi improvvisi
il cielo aperto, e il mare
a sfondo dei suoi lisi
monti d'azzurro, a rare
vele in rigoglio il grido
discioglierà del vento.
Così biancheggia al lido
della vittoria il giorno,
saluta nell'avvento
di case aperte intorno
quella città di sole
che rise antica all'aria
della vacanza, a scuole
vuote di solitaria
letizia, estese al verde
della campagna.
                              Torna
nell'alba e vi si perde
questo stupore, aggiorna
dal suo passato oscuro,
promette già il futuro.




mercoledì 14 gennaio 2015

Alfonso Gatto, IDILLIO DEL PICCOLO MORTO


Una lunga , dolorosa, bellissima  poesia :


La villa silenziosa che raccoglie
dalla riviera docile i suoi lumi
scopre fluenti d' inquiete foglie
viali  argentei, siderali fiumi.

In dolorosa esilità mi chiami,
piccolo morto intirizzito d'aria:
la notte calma con pazienti rami
il sonno bianco della Solitaria.

Ma nello slancio rapido dei pini
culmina il cielo delle vette, azzurro,
ed incantati tremano ai vicini
boschi dell'aria gli alberi al susurro

che ti lambisce in una vana pace.
Ora sei bianco e come inteso al vivo
della tua cieca trasparenza. Tace
rannicchiato, l'erompere giulivo

d'una suprema volontà di spazio:
piccolo morto svincoli le forme
ora che s'è rinchiuso nel tuo strazio
in un silenzio intenso il mondo e dorme.

Esorbiti: cautela del tuo volto
l'aria trasale, illimpidita. Lento,
ripiegato su te, quasi in ascolto,
del tuo silenzio, ti rassegni al vento.

Doloroso inesperto alla tua pena,
invaghito monotono di stento,
t'illumini di te: notte serena
spacca troni di roccia al firmamento.

Puro del cielo, e dell'odore stretto
al tuo respiro d'anima fiorita,
il mondo si rannicchia nel tuo petto
nel desiderio caldo della vita.

Così la strada addormentat sale
odorosa di tombe incontro all'aria
nuova del volto, al tuo dolore uguale
per ogni tempo che verrà. Non varia

luna al silenzio che stupì la bara.
Traforata da ruderi celesti
la notte stacca serenata e chiara
l'ora profonda: nel silenzio resti

come un'eco di foglie inquiete , rara.

sabato 3 gennaio 2015

Alfonso Gatto, SOGNO D' INVERNO






                 SOGNO D' INVERNO



   La terra s'allevia al primo respiro dell'inverno:
   s'insinua, calma d' armonioso silenzio, in seni e
   golfi remoti. Al meriggio le strade continuano mo-
   notone e dolci: gli uomini cadono nell'ozio eterno,
   lambiti da stupore, ilari ad arie di vento. 
   Affrescato di rapidi colori, al volto dono, risonante
   nell'aria, la sua incredulità: la terra ascolta, da
   lontananze frali e celesti, il sorgere di echi man-
   sueti, di lente erbe ai campanili.
   Sogno di tepore: al tuo seno un calmo respiro.
   Le braccia s'estenuano a perdere vuoto caldo: de-
   sideri di svanire nella memoria, nella favola del
   tempo compita e pura.

  Ora mi ricordo coperto di lento silenzio, di caldo
  erboso: intero nella terra.

mercoledì 31 dicembre 2014

Alfonso Gatto, SERA DI NAPOLI









A Marilia Aricò

                                                         
                                 SERA DI NAPOLI


                                                                                     



La canzone dei poveri s'accende
dopo la sera con un lume solo.
E la vecchia città murata al cielo
nella rotonda cupola dell'erba
rispecchia nel suo freddo stacco il giorno
sbiadito dei garofani.

                                      Dispera
in un'allegra povertà la voce
sciupata d'una femmina, il fanciullo
che corre sulle case: alle ringhiere
tese nei fili ancor si spoglia il bianco
riverbero dei muri e tocca il capo
fatto già d'ombra a una donna uscita
al suo balcone d'aria con la mano
dolcissima sul petto.

                                     Basta il vento
l'ultimo vento della sera ai lumi
che tornano dal mondo, a quell'odore
sbiadito di garofano se il cuore
trema ogni volta d'apparire al canto
triste che cerca la felicità.


                                 

sabato 22 novembre 2014

Alfonso Gatto, OBLIO



                       OBLIO




Il tuo chiamare accanto alla tua voce,
ultima libertà  senza paese,
fu desolato amore che distese
in te solo caduto la sembianza

Ascolto, all'eco della lontananza
mare morto nel mare alla sua foce

Tutto si calma di memoria e resta
il confine più dolce della terra,
una lontana cupola di festa.



Alfonso Gatto

domenica 26 ottobre 2014

Alfonso Gatto, CORSO



         

                                          CORSO

         
            Al crepuscolo la città s'incava nel cielo vuoto, ha
            una sua luce fredda ed incisiva in cui pesa reale e
            deserte: sembra che si affronti e si domini silenziosa.
            Ma repentinamente si disarticola nelle sue luci,
            s'apre a gridi nelle strade: perde la sua solitudine
            ed il cielo.
            Si delude la speranza: al crepuscolo sentivo di di-
            nire inanimato ed eterno, con la città giunto al
            silenzio, e liberato nel mio profilo come le mon-
            tagne.
            Ora, ripreso dal movimento, vivo: e senza distacco
            non mi posso vedere ed escludere. Perdo lo spazio
            nei luoghi, ed il silenzio e il suo infinito nelle oc-
            casioni del tempo: io stesso casuale in brevi sguardi
            di cose vere, in ascolto di voci. E sicuro di dubbi
            senza attenderli immanenti ed assoluti in un unico
            divieto. Sempre giungo al punto di risolvermi in un
            volto sereno e di temerlo: ricordo l'elezione per-
            duta come una nascita in cui finalmente dovrò
            morire.
     

mercoledì 22 ottobre 2014

Alfonso Gatto, STAZIONE








STAZIONE

           Bambini goffi soffiano il fumo; al cappotto del padre
              si stringono in sonno. Ad ore. Cadenza del giorno
              pallido alle ampie vetrate in cui la città dilegua perdendo
              suono ed anima.
              Treni fermi nell'umido verde, odorano di campagna.
              Ai confini della nebbia s'illumina nebbia, giungo a vedere
              la leggerezza inanimata dell'aria nel fioco umore in cui si
              dissipa.
              Continuamente. la terra ha un suo fioco esalare in cui si
              accalda. Gli uomini vedono il loro fiato.
                      

lunedì 20 ottobre 2014

Alfonso Gatto, SAN LIBERATORE, trad. inglese James Waldeen




Dalla nostra casa si vedeva il mare, nel golfo delle montagne.
Il paese saliva con le sue scale verdi, tra gli alberi rugginosi ed incatenati, ad un gran terrapieno a picco sulla valle. Lievito d'acque, a sera, tra le canne ed il fogliame: odore d'erbe, aspro e rapido nel vento.
A petto largo si fiutava lo spazio come un mare. Si capitava così nella notte: gli uomini lenti appendevano i lumi alle case, ed il paese rimaneva approdato ai banchi umidi. Letto di ferro: nella stanza nuda, odore di sorbe. Travi grosse al soffitto, dal balcone aperto il vasto soffio della terra. Intirizzivo nella mia carne, dormivo ridente ed intero.


From our house you could see the sea in the gulf of  the mountains.
The village grew with its green staircases, among the rusty and chained trees, to a large embankment abruptly over the valley. Yeast of waters, at night, among  canes and  foliage:  the smell, sour and fast in the wind, of  herbs.  Sticking our chests out ,we sniffed the space as sea. So it happened in the night: slow men hung the lights at the houses, and the village remained  landed to the wet benches. An iron bed: in the bare room, smell of sorb. Large beams to the ceiling, from the open balcony the wide breath of the earth. I grew numb in my flesh, I slept smiling and intact.




giovedì 10 luglio 2014

Alfonso Gatto, ALBA A SORRENTO



ALBA A SORRENTO




Al freddo stretto i limoni movevano la luna d'alba
prossima ad esalare scialba nel cielo dei portoni.
Sulla finestra a grate, tra i rami d'arancio
portava il vento uno slancio di polle rosate:
i gerani smorti dal gelo  trepidavano d'aria
sotto l'arcata solitaria illuminata dal cielo.

Ai monti pallidi d'ali sorgevano voci remote ,
per strada le ruote dei primi carri,i fanali
tenui nel vetro dell'aria, trasparenza del verde
fresco delle persiane; lungo i cancelli
il sole era un caldo cane addormentato tra i monelli.





mercoledì 2 luglio 2014

Alfonso Gatto, AMICI, da POESIE,Nuova Edizione Definitiva, Vallecchi Editore, Firenze 1941



AMICI




Abitiamo in una sola piazza,tutti: la notte si parla
a stanza aperta dai letti. E la città lavata dal cielo
la riceviamo nel petto, tra le braccia, come un'aman-
te fresca.
Napoli ci bacia: fragorosi cuscini passano alla testa
ubriaca.
In camicia gridiamo alla bella giornata e mascoloni 
e spettinati ci facciamo la barba agli specchi dei
balconi.