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sabato 1 agosto 2015

Desafinado...

Quando eu vou cantar, você não deixa 
E sempre vêm a mesma queixa 
Diz que eu desafino, que eu não sei cantar 
Você é tão bonita, mas tua beleza também pode se enganar









Se você disser que eu desafino amor
Saiba que isto em mim provoca imensa dor
Só privilegiados têm o ouvido igual ao seu
Eu possuo apenas o que Deus me deu

Se você insiste em classificar
Meu comportamento de anti-musical
Eu mesmo mentindo devo argumentar
Que isto é Bossa Nova, isto é muito natural

O que você não sabe nem sequer pressente
É que os desafinados também têm um coração
Fotografei você na minha Rolley-Flex
Revelou-se a sua enorme ingratidão

Só não poderá falar assim do meu amor
Este é o maior que você pode encontrar
Você com a sua música esqueceu o principal
Que no peito dos desafinados
No fundo do peito bate calado
Que no peito dos desafinados também bate um coração



Se dici che sono stonato nell'amore 
Sappi che mi provochi un immenso dolore 
Solo i privilegiati hanno un orecchio (musicale) pari al tuo 
Io ho solo quello che Dio mi ha dato

Se tu insisti nel classificare 
Il mio comportamento come antimusicale 
Io, a costo di mentire, devo rispondere 
Che questa è bossa nova
Che è molto naturale 
Quel che tu non sai, e neppure immagini, 
E' che anche gli stonati hanno un cuore

Ti ho fatto una foto con la mia Rolleiflex 
Che ha mostrato una enorme ingratitudine 
Ma non potrai parlare così del mio amore 
E' la cosa più grande che potrai mai incontrare 
Con la tua musica hai dimenticato la cosa principale, 
Che nel petto degli stonati, 
Batte in silenzio, proprio in fondo
Anche nel petto degli stonati 
Batte un cuore!







domenica 11 luglio 2010

MARIA LISBOA


É varina, usa chinela,
Tem movimentos de gata;
Na canastra, a caravela, No coracao, a fragata
. Em vez de corvos no chaile, Gaivotas vem pousar.
Quando o vento a leva ao baile, Baila no baile com o mar.
É de conchas o vestido, Tem algas na cabeleira, 
E nas veias o latido Do motor duma traineira. 
Vende sonho e maresia,
Tempestades apregoa. 
Seu nome próprio: Maria, Seu apelido: Lisboa.


 Vende pesce, indossa pantofole,
Si muove come una gatta.
Nel paniere, una caravella,
nel cuore, una fregata.
Nello scialle, invece di corvi,
si posano gabbiani.
Quando il vento la porta al ballo
inizia  a balla re con il mare.
Il vestito è di conchiglie ha alghe nei capelli e nelle vene abbaia il motore di un peschereccio. Vende sogni e profumo di mare preannuncia tempeste. Il tuo nome Maria, il tuo cognome LIsbona.

domenica 23 maggio 2010

TRADURRE E TRADIRE

Tradurre è sempre tradire? Questione vecchia e irrisolta da quando sulla torre di Babele iniziarono a non capirsi più molto bene; e infatti la menzionata torre non fece poi molti progressi...
 D' altronde in un blog che vuole occuparsi, sia pure in modo obliquo ed informale, della poesia di Strand in particolare, e della poesia in generale, la vexata quaestio si ripropone ogni volta che scriviamo,leggiamo o ascoltiamo una poesia o qualsiasi testo in un' altra lingua.
Ma andiamo subito a degli esempi che chiariscono meglio di tante parole :

ONE ART

(Testo in lingua originale di Elizabeth Bishop)

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master

 
   UN’ARTE

(Traduzione di Damiano Abeni)


Dell’arte di perdere si è facili maestri;
ogni cosa pare così colma dell’intento
d’andar persa, che perderla non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta l’estro
delle chiavi perse, dell’ora senza sentimento.
Dell’arte di perdere si è facili maestri.



UN’ARTE

(Traduzione di Marilena Renda)


L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura

http://biancamadeccia.wordpress.com/2009/12/17/unarte-di-elisabeth-bishop-due-traduzioni/#comment-957

E che dire della Divina Commedia in portoghese?
 http://www.fl.ul.pt/unil/pol5/pol5_txt9.pdf

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Che la diritta via era smarrita.


No meio do caminho da nossa vida,

Encontrei-me numa selva escura,
Porque me tinha extraviado da via do bem.

Da nossa vida a meio da jornada,
Em tenebrosa selva me encontrei,
Perdido era o caminho verdadeiro

No meio do caminho em nossa vida,
Eu me encontrei por uma selva escura
Porque a direita via era perdida

Infine e bellissimo:

La bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
Quel giorno più non vi leggemmo avante»


A boca me beijou todo anelante.

Galeotto foi o livro e quem o disse:
Nesse dia não lemos adiante».
 

Così, mentre per noi italiani la Commedia rimane una pietra immutabile
nei secoli, per i portoghesi cambia con l’ evolversi naturale della lingua;
e ad uno studente amante di Dante capiterà di studiare “n” versioni della
Divina Commedia, almeno sino a quando non si deciderà a studiare la lingua italiana.
 Per noi italiani vale ovviamente il contrario: non oso pensare in quanti modi si potrebbero
tradurre la sterminata produzione di Pessoa!