martedì 25 gennaio 2011

Ghiannis Ritsos, da il Funambolo e la luna


Sempre l' amore - diceva Ione - ; - principio e fine;
e di nuovo l' amore oltre la morte. Ah, Ione -
che notti stellate; e le stelle primaverili brillavano nell' aria
come bicchieri di cristallo...

...E noi non sapevamo neppure  che diavolo gli prenda ogni
tanto alla poesia
che scaglia contro le ciance arroganti degli altissimi venti
versi spensierati dai capelli sciolti, e altri della rassegnazione...

...E il corpo  di Artèmide era bianco e rosa, tutto dipinto a
          piccoli fiori rossi,
un grande giardino rosso. E Telis
aveva in bocca una doppia mandorla dura, Non la spaccò.
          La teneva in bocca;
gli si faceva amara la saliva e non riusciva più a parlare...


Traduzione: Nicola Crocetti

 

sabato 22 gennaio 2011

EHI, MARK, SCUSA IL RITARDO, RAINEWES24

Ehi! Luca. Scusa il ritardo, scusa il ritardo…

 Scrivo in ritardo, anche io, le mie impressioni sulla presentazione del Dvd di Strand ed Abeni:  la piccola Aula Magna della John Cabot University (vedi link in fondo al blog) è strapiena, sopratutto di giovani, in massima parte stranieri; per una volta,  gli anziani, tra cui io, sono una minoranza, ed è una bella sensazione!
Come al solito le formalità sono ridotte al minimo, niente posti riservati alle autorità, nessuna prolusione imbecille del solito assessore alla cultura ( tra l' altro non c'è neanche uno). Brevissime le introduzioni del  Preside Franco Pavoncello  e del , credo, professore di  letteratura anglosassone.
 Devo dire subito che il Dvd mi ha un pò deluso, anche se di questi tempi magri per la cultura, bisogna apprezzare il coraggio dell' Editore Sossella;  l' idea, interessante di per sè, è di raccontare una giornata a Roma di Mark Strand e degli incontri con il suo traduttore Damiano Abeni, sempre in ritardo, come lo è il traduttore rispetto al testo che  si appresta a tradurre ( di qui lo strano titolo). Le  immagini però mi sembrano scialbe* e non bastano la bellezza delle poesie di Strand e della sua recitazione ( sembra un attore consumato, ha un'innata presenza scenica, alto, magro, assomiglia in modo impressionante a Clint Eastwood),  a risollevare il tutto.  Anche la lettura di Abeni risulta , a mio vedere, piuttosto di maniera e, come dire, ridondante, rispetto alla  asciuttezza e semplicità dei versi di Strand. Mi sarebbe piaciuto sentirli leggere magari da Roberto Herlitzka...
 Interessanti le considerazioni finali di Strand, sempre ironico e caustico, anche verso sè stesso: "non ho compreso perchè per tutto il film abbia dovuto indossare gli occhiali da sole e quelle strane scarpe" . " Comunque se è vero che il traduttore in genere -   Strand ha tradotto, tra gli altri, anche Leopardi  -  è , per forza di cose, sempre in ritardo , è pur vero che Damiano Abeni in Italia viene prima di me!"

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