lunedì 1 agosto 2011

dall'Ulisse di Joyce, " Introibo ad altare Dei ", ( Installing a clothesline elevator)

Da quando, ma ad essere sinceri anche prima, ho letto sul blog di Adele Kenny il post Quando una poesia non è una poesia non faccio che rimuginare su  quando e come una poesia è una poesia, e una non poesia invece magari lo sia.
Vedo dappertutto poesie, in uno slogan pubblicitario, in un avviso delle FF.SS, Mind the gap ,in una circolare dell' ABI,  persino nelle  istruzioni per montare un attaccapanni! Installing a clothesline elevator.

Installing a clothesline elevator


Stasera mi è capitata tra le mani una copia dell' Ulisse di Joyce, e sono stato fulminato dall' incipit e naturalmente è diventato...una poesia, o forse non lo è, dipende dall' occhio del lettore:

Solenne e paffuto, Buck
Mulligan comparve dall' alto
delle scale,
portando un bacile di schiuma su cui erano posati
in croce
uno specchio e un rasoio.
Una vestaglia gialla,
discinta,
gli era sorretta delicatemente sul dietro
dalla mite aria mattutina.
Levò alto il bacile e
intonò:
                                        


   " Introibo ad altare Dei "

Stately, plump Buck
Mulligan came
from the stairhead,
bearing a bowl of lather on which a mirror
and a razor lay crossed.
A yellow dressinggown,
ungirdled,
was sustained gently behind him
on the mild morning air.
He held the bowl aloft
and intoned:
                                                      " Introibo ad altare Dei "

Traduzione di Giulio De Angelis
















MARK STRAND: Mark Strand intervista di Luigia Sorrentino

MARK STRAND: Mark Strand intervistato da Luigia Sorrentino: video intervista




"A volte provo disillusione, ma chi non lo fa? "





sabato 30 luglio 2011

dove GAB scrive un blog

Hi!
Ti svegli una mattina di un giorno qualsiasi, accendi il computer, trovi un blog, uno dei tanti, forse troppi( compreso i tuoi, ovviamente) che invadono il Web.
E scopri che tuo figlio Gab, già, quel ragazzone spesso imbronciato che torna tardi la sera e dorme  fino a mezzogiorno, ed è indietro con gli esami, e  che tu, per scherzare ma mica tanto, chiami  Er Trota, con cui litighi un giorno sì e l' altro pure - .nai miei tempi , caro mio, ai miei tempi non c'erano i telefonini, l' automobile me la sognavo, voi avete troppo, ma la colpa è nostra..nostra - bien, quel ragazzo che dorme fino a mezzogiorno perchè torna tardi la sera, ed è indietro con gli esami, quel ragazzone spesso imbronciato scrive sul suo blog:     il lancio delmartello.blogspot.com/                      

Noia

Stasera mentre versavo il latte
nel circolare bicchiere di vetro, ho fatto un bel ragionamento.
Perchè le ditte produttrici di cereali continuano a propinarci cereali con la sgradevolissima tendenza a galleggiare?
 Perchè non vogliono farci riempire i nostri bicchieri
e le nostre tazze fino in fondo,
senza che, aggiungendoci il latte, si riversi mezzo contenuto sul tavolo?
Perchè?

Sarò costretto a mandare una lettera. 

Sì, d' accordo l' arrangiamento poetico è mio ( cfr. When a poem is not a poem), 
ma vedi anche  http://ottantanovenuvole.blogspot.com/ elevator by mark-strand-da-uomo-e-cammello.html )

Non ho resistito, mi perdonerà.

E, ancora, scrive :

Poco dopo ho raggiunto il punto dove doveva essersi staccata la slavina. Un cambio di pendenza, secco, qualche decina di metri dietro ad una cresta. Era il punto da dove si era staccata, il fronte. Sono rimasto lì, in contemplazione, qualche minuto. Visto era a sud, non c'era praticamente più neve. Solo detriti e ciuffi d'erba.


Ciò mi ha fatto uno strano effetto.


C'era qualcosa di mistico nell'aria, e probabilmente ero io.

Gab in un impegnativo passaggio su neve fresca ( dal blog il lancio del martello)


Capito? c' era qualcosa di mistico nell'aria, ed era lui, probabilmente lui. Great!
Vorrei averlo scritto io, ma non sono mai stato un mistico.
Scettico, sì, piuttosto sono uno scettico:

"C'era qualcosa di scettico nell'aria, e probabilmente ero io."

Lo so, non fa lo stesso effetto, ma, credetemi, non potrei scrivere qualcosa di mistico.
Purtroppo.

In un altro post Gab, er Trota, scrive:

Quando finalmente misi piede nel mio orto era ormai tutto secco; per terra si aprivano quelle crepe che ben gli uomini associano con le più gravi aridità.

Mi guardai intorno allora, e già scomparivano anche i resti delle piante, secche si sgretolavano al vento bollente, e i limoni e gli aranci caduti, perdevano foglie e corteccia. Presto del mio orto rimase soltanto un mucchio di sassi;  e un terreno arido e desolato.


Ma io dove ero mentre il suo orto si seccava?
E come, mi chiedo, come ho potuto chiamarlo, scherzando, er Trota?
Una trota non scrive cose così.
Almeno credo.