lunedì 8 agosto 2011

Poesia


     All' ombra di una rosa

Ho ritrovato diverse mie poesie della fine degli anni 70, scritte su una fragile carta velina, quasi illeggibili, e che ho potuto far rinascere grazie ad un programma di elaborazione fotografica.
Giacevano dimenticate, e non avrebbe potuto essere diverso, in un cassetto...
Qua sotto l'originale, risalente alla fine degli anni 70, dell prime stesure di una piccola poesia, dedicata a mia madre, morta molto giovane.
 Nella prima versione possiamo leggere ( cliccare sulla foto per ingrandirla):

Sotto un ramo di rosa
ora riposa
mia madre.

Nella seconda :

Sotto un ramo di rosa
per sempre ora riposa
mia madre.

Nella terza stesura, il corsivo viene sostituito dallo stampatello, ma i versi sono gli stessi, come se si stesse avvicinando la versione finale.
Nella quarta stesura ritorna però il corsivo , probabilmente per un ultimo ripensamento:

Sotto un ramo di rosa
per sempre riposa
mia madre.

Il ritorno allo stampatello sembra far capire che proprio questa sarà la versione definitiva, ma un ulteriore ripensamento che non è stato possibile documentare ( parte della documentazione è andata perduta o è stata distrutta), ...

.
























porta alla stesura definitiva.
E infatti negli inconfondibili caratteri della Lettera 22 Olivetti...

sabato 6 agosto 2011

D , supplemento de La Repubblica

Meglio essere onesti e sinceri: a me D, il supplemento del sabato de La Repubblica, non è mai piaciuto, mai, proprio mai.
Quindi  viene da sè che tutto quello che scriverò ora e sicuramente affetto da un pregiudizio insanabile ed implacabile.



 Corrompendo l' edicolante sottocasa avevo ottenuto di non doverlo comprare : insieme a pochi altri fortunati ( ma poi proprio pochi non dovevamo essere, a giudicare dalle copie invendute ammucchiate subito fuori l' edicola) evitavo l' improvvido esborso di ben 0, 50 centesimi di euro che poi sono novecentosessantotto  vecchie lire, mica bruscolini;  mi ficcavo il giornale sottobraccio, e me ne andavo, contento di essere riuscito a fregare Scalfari ancora una volta.
Ma tutte le cose belle hanno una fine: un triste giorno il proprietario dell' edicola mi comunicò che non sarebbe stato più possibile evadere l' odiosa tassa. Scalfari aveva sgamato il movimento,  sembra che il sabato girasse di persona per le edicole di tutta Italia, incazzandosi come una bestia quando vedeva gli affezionati lettori andarsene senza la loro copia di D.
L' affetto e , diciamolo,  anche l' abitudine, mi convinsero a fare buon viso a cattivo gioco: dopo alcuni vani tentativi di evadere l' odioso balzello, mi ridussi a cacciare il mio 1,50 euro, pur di ottenere la sospirata copia dell' amato quotidiano. Poichè sono un buon lettore, ed anche perchè mi scocciava regalargli i miei 0,50 centesimi ( ricordate, sono pur sempre novecentosessantotto lire) a quel simpaticone di Eugenio, ho provato anche a leggerlo il benedetto supplemento.
Ho tentato e ritentato, lo giuro, cercando di interessarmi ad argomenti piuttosto difficili per me, come, per esempio,  Funzionano gli alimenti functional ?, ( n.658), Che belle le donne imperfette (n.703) ,Parole. 1000 immagini per farsi leggere la vita.
Malgrado la mia bella laurea in Scienze Politiche col massimo dei voti ( vabbè, non proprio, ma allora meglio la Gelmini ed il suo esame di abilitazione a Catanzaro?), col massimo dei voti, dicevo, non ci ho capito , come suoleva dirsi, un'acca: passi per le donne imperfette, sono sposato da 30 anni, qualche esperienza nel campo ce l'ho anche io, ma gli alimenti functional funzionano o no? e se pure funzionano chissenefrega, e chissenefrega pure se non funzionano. E  che dire delle 1000 immagini? Fossero pur state 2000, io quell'articolo non avrei mai finito di leggerlo. No, mai e poi mai. No.
Allora decisi che avrei ancora acquistato La Repubblica, e che avrei lasciato l' odiato supplemento all' edicola, con gesto di sufficienza, come a dire, Scalfati, tiè, io te lo pago pure D, ma non riuscirari a farmelo leggere; ad Eugenio, bontà sua, questa parve una buona soluzione di compromesso: il lettore continuava a comprare il giornale, pagava quello che doveva pagare, che poi leggesse o meno, era secondario: meglio leggerlo diceva Scalfari, meglio di no dicevo io.
Meglio, molto meglio non leggerlo.


                                                                                                                                   (continua)




Eugenio Scalfari

Ciao, no, non ci sarò o Viecce ar Giannichelo, dimani,

Roma, Panorama dal Gianicolo


 "E 'nnamo, viecce ar Giannichelo dimani,

de là se vede Roma fino ai Colli Arbani..."

"No, non ci sarò." Eh ! Sora Lella mia, che supponenza!

Tira la corda, tira, eppoi me fai la perde,  la pazienza.

Non ce sarai.  Non ce ssarò manco io. Nun ce saremo.

e ggiià,    Noi non ci saremo...