sabato 4 ottobre 2014

Una Roma ventosa e solitaria ..., di James Waldeen, trad. A Panciroli


  

Una Roma ventosa e solitaria è l'occasione per tornare a scriverti di nuovo, dopo così  tanto tempo, scriverti di come, in questi giorni mi si fissino, coagulino quasi, in certi particolari momenti, i sentimenti più disparati: niente ripensamenti, niente ricordi, piuttosto il senso di una continuità che ci prende nel suo inarrestabile corso.
 E allora mi scorrono davanti giorni pieni di amore e speranza, altri vuoti e senza vita, e mille domande affollano le mie vene ed urgono di risposte che già so introvabili. Talvolta sembra che tutto debba una chiarificazione esplosiva ed illuminante, e che la mia via e la mia vita siano segnate in modo finalmente sicuro e pieno, ma ecco, naturalmente, che ogni segno, ogni traccia svaniscono nei dubbi e nei sogni incompiuti...


Una rara immagine di J. Waldeen
Foto dell'autore

Mi ritrovo in preda ai soliti amletici interrogativi. Solo una cosa è certa e sicura: la nostra amicizia, che va affrontando, è inevitabile, ostacoli ed avversità, ed è sofferta ma generosa, contorta e guizzante, e luci ed ombre ne coprono e ne svelano i segreti e le menzogne, le verità folgoranti, le tentazioni; peccati e tradimenti la umiliano, e slanci ed amore la innalzano; ed è così disperatamente umana e  tenera, così fragile ed invincibile, quasi fuori dal tempo, sembra  viva come una cosa a sé indipendente da noi e dagli altri e dalle innumerevoli traversie della vita.




 NdT:James Waldeen, nato a Chattanooga ( Tennessee) nel 1945 è un poeta relativamente poco conosciuto; praticamente introvabili i suoi versi in Italia, d' altronde ormai rari anche negli Stati Uniti. Anche sul Web è difficilissimo, se non impossibile, reperire sue notizie. Su Google si trova sempre nelle ultime pagine , a volte neanche in quelle. Unica raccolta conosciuta " The Man Who Watched Trains Go By" .

CATULLO,Vivamus, mea Lesbia, atque amemus..., nella traduzione di Guido Ceronetti






Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum,
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.



Vita e amore a noi due Lesbia mia
E ogni acida censura di vecchi
Come un soldo bucato gettiamo via.
Il sole che muore rinascerà
Ma questa luce nostra fuggitiva
Una volta caduta, noi saremo
Premuti da una notte senza fine.
Dammi baci cento baci mille baci
E ancora baci cento baci mille baci!
Le miriad dei nostri baci
Tante saranno che dovremo poi
Per non cadere nelle malìe
Di un invidioso che sappia troppo,
Perderne il conto scordare tutto.

giovedì 2 ottobre 2014

Federico Garcia Lorca, PRECIOSA Y EL AIRE, da Romancero Gitano









PRECIOSA Y EL AIRE



Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Por un anfibio sendero
De cristales y laureles

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Por un anfibio sendero
De cristales y laureles







El silencio sin estrellas
Huyendo del sonsonete
Cae donde el mar bate y canta
Su noche llena de peces

¡Preciosa, corre, preciosa
Que te coge el viento verde!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!
Y los gitanos del agua
Levantan por distraerse
Glorietas de caracolas
Y ramas de pino verde
Glorietas de caracolas
Y ramas de pino verde

¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme

El silencio sin estrellas
Huyendo del sonsonete
Cae donde el mar bate y canta
Su noche llena de peces

¡Preciosa, corre, preciosa
Que te coge el viento verde!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!
¡Preciosa, corre, preciosa!
¡Míralo por dónde viene!

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene.
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
Al verla se ha levantado
El viento que nunca duerme








La sua luna di pergamena
bella suonando viene,
per un anfibio sentiero
di cristalli e d'allori.
Il silenzio senza stelle,
fuggendo la cantilena
cade dove il mare batte e canta
la sua notte piena di pesci.
Sulle cime della sierra
dormono i carabinieri
vigilando le bianche torri
dove vivono gl'inglesi.
E i gitani dall'acqua
alzano per divertirsi
pergolati di conchiglie
e rami di verde pino.


La sua luna di pergamena

bella suonando viene.
Si è levato vedendola
il vento che mai non dorme.
San Cristobalòn nudo,
pieno di lingue celesti,
guarda la bambina che suona
una dolce piva assente.
Ragazza, lascia che alzi
il tuo vestito per vederti.
Apri alle mie dita vecchie
la rosa azzurra del tuo ventre.


Bella getta il tamburello

e corre senza fermarsi.
Il vento maschio l'insegue
con una spada bollente


Il mare aggrinza il suo rumore.

Gli olivi impallidiscono.
Cantano i flauti di penombra
e il liscio gong della neve.
Bella, corri, Bella!
che ti prende il vento satiro!
Bella, corri, Bella!
Guardalo da dove viene!
Satiro di stelle basse
con le sue lingue lucenti.


Bella, piena di paura,

entra nella casa che ha,
più in alto oltre i pini,
il console degli inglesi.


Allarmati dalle grida

tre carabinieri vengono,
chiusi nei loro mantelli neri
e i berretti sulle tempie.


L'inglese dà alla gitana

una tazza di tiepido latte,
e un bicchiere di gin
che Bella non beve.


E mentre piangendo racconta

la sua avventura a quella gente,
sulle tegole d'ardesia
il vento, furioso, morde.