giovedì 24 dicembre 2015

COMING TO THIS


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COMING TO THIS
by Mark Strand

We have done what we wanted.
We have discarded dreams, preferring the heavy industry
of each other, and we have welcomed grief
and called ruin the impossible habit to break.

And now we are here.
The dinner is ready and we cannot eat.
The meat sits in the white lake of its dish.
The wine waits.

Coming to this
has its rewards: nothing is promised, nothing is taken away.
We have no heart or saving grace,
no place to go, no reason to remain.

from: Selected Poems, 1980

Abbiamo fatto ciò che volevamo.
Abbiamo gettato via sogni, preferendo il pesante lavorio
su noi stessi, e abbiamo accolto  il dolore
e chiamato rovina l'impossibile abitudine di distruggere.

Ed ora siamo qui.
La cena è pronta e non possiamo mangiare.
Il cibo giace nel bianco lago del piatto.
Il vino attende.

Giungere a questo
ha i suo vantaggi: nulla è promesso, nulla vien tolto.
Non abbiamo cuore o salvifica grazia,
non un luogo in cui andare, né un motivo per restare.

Traduzione di Ipazia


martedì 22 dicembre 2015

Palinodia d'Orfeo, GIGI SPINA


E' ben noto il mito di Orfeo che, disperato per la morte della sua amatissima Euridice, scende fin negli Inferi e con il suono  della sua lira riesce a commuovere gli dei dell' Ade ed a ottenere di ricondurre nel mondo dei vivi Euridice, a patto di non voltarsi a guardarla fino a quando non fossero giunti alla luce del sole.
   Durante il viaggio, un sospetto cominciò a farsi strada nella sua mente pensando di condurre per mano un'ombra e non Euridice. Dimenticando così la promessa fatta si voltò a guardarla ma nello stesso istante in cui i suoi occhi si posarono sul suo volto Euridice svanì, e Orfeo assistette impotente alla sua morte per la seconda volta...


"Orfeo y Eurídice" de Edward John Poynter


  
Palinodia d’Orfeo
di
Gigi Spina


Non è vero che mi sono voltato indietro.




Non è vero che mi sono voltato indietro. 
 Perché avrei dovuto farlo? Lei è sempre stata davanti a me. Era lei che sapeva dove eravamo diretti. Ed è stata lei a voltarsi indietro. E mi ha detto: ‘Io vado avanti, tu prenditi tutto il tempo che ti serve’. Mi conosceva bene. Sapeva che io non camminavo soltanto. Avevo bisogno di raccontarmi il cammino. Come se non potessi fare a meno, poi, di raccontarlo ad altri, nella sua perfezione e completezza. E quando mi sono detto, una volta, che non volevo più costruire racconti né miti, il viaggio era stato bello, sì, ma fino a un certo punto, poi avevo solo continuato a camminare, con gli occhi rivolti in basso, né avanti né indietro, perché non avevo racconti da ricordare, ma solo oggetti, e luoghi, e animali, e suoni, un passaggio d’ali, una pietra, un ramo spezzato, qualche prato fiorito. ‘Tu prenditi tutto il tempo che ti serve’. E ne è passato di tempo, forse troppo. Ho visto che a poco a poco scompariva all’orizzonte, dietro una curva più marcata. E sono rimasto solo. E sono tornato ai miei racconti. Ai miei racconti di lei, che a poco a poco diventava mito, e perdeva tutta la realtà degli sguardi con cui l’avevo amata. Ho continuato a guardarmi intorno, avanti, indietro, dovunque degli occhi mi rispondessero. Il cammino è stato lungo, forse troppo; ma ce n’è ancora da fare, e non dispero delle mie forze. Ho capito, in tutto questo tempo, che ogni cosa avviene contemporaneamente, ed è un errore sostituire, togliere. Bisogna avere la capacità di aggiungere, di implicare e complicare, quasi di guardare in contemporanea, e nel presente, come nessun occhio o racconto può fare, l’avanti e l’indietro in un solo scatto. E quando, alla fine, capirò anch’io dov’ero diretto, forse non avrò bisogno di riprendere il racconto e di portarlo a una conclusione soddisfacente, al lieto fine sempre in agguato. In quel momento, come in uno specchio, potrò guardare me stesso in rapporto con l’indietro; ma non più, contemporaneamente, guardare in avanti. E sarà quella la morte.





lunedì 21 dicembre 2015

Adam Zagajewski , LA SEPARAZIONE (Traduzione di Krystyna Jaworska)



                                          LA SEPARAZIONE




Quasi con invidia leggo le opere dei miei contemporanei
su divorzi, addii, il dolore delle separazioni;
sofferenza, nuovi inizi, piccole morti;
lettere lette e bruciate, bruciare e leggere, fuoco e cultura,
ira e disperazione – magnifica materia per una poesia riuscita;
un duro giudizio, a volte una risata sarcastica di superiorità morale,
e insieme definitivo trionfo della continuità individuale.

E noi? Non ci saranno elegie, né sonetti sulla separazione,
non ci dividerà lo schermo dei versi,
non si porrà fra noi una metafora riuscita,
l’unica separazione che ora ci minaccia è il sonno,
il profondo antro del sonno la cui soglia varchiamo separati,
– e devo sempre ricordare che la tua mano,
stretta nella mia, è fatta di sogni.

Adam Zagajewski 
(Traduzione di Krystyna Jaworska)





Carmen Panciroli / Nudo di schiena