lunedì 4 gennaio 2016

GIORGIO CAPRONI, L' ultimo borgo.



                       L' ULTIMO BORGO

 





   S'erano fermati a un tavolo
d'osteria.
               La strada
era stata lunga.
                          I sassi.
le crepe dell'asfalto.
                                  I ponti
più d'una volta rotti
o barcollanti.

                       Avevano
le ossa a pezzi.
                         E zitti
dalla partenza, cenavano
a fronte bassa, ciascuno
avvolto nella nube vuota
dei suoi pensieri.


                            Che dire.

Avevano frugato fratte
e serpeti.
              Avevano
fermato gente - chiesto
agli abitanti.

                    Ovunque
solo tracce elusive
e vaghi indizi - ragguagli
reticenti o comunque
inattendibili.

                    Ora 
sapevano che quello era
l'ultimo borgo.
                       Un tratto
ancora, poi la frontiera
e l'altra terra: i luoghi
non giurisdizionali.

                                L'ora
era tra l'ultima rondine
e la prima nottola.
                               Un'ora
già umida d'erba e quasi
(se ne udiva la frana
giù nel vallone) d' acqua
diroccata e lontana.

          

venerdì 1 gennaio 2016

“Natura morta”. di Yoshioka Minoru, traduzione di Andrea Raos



                                               Natura morta





 
Dietro la dura superficie del vaso da notte
crescono in splendore
frutti autunnali
mele castagne uva
e tutti alla rinfusa
accatastati
verso il sonno
verso una sola armonia
verso una musica che cresce si raccolgono
tendono al recesso più buio
il loro nocciolo scivola piano di lato
e intorno
aleggia l'ora della prospera decomposizione
adesso davanti ai denti dei morti
stanno immobili come pietre
tutti quei tipi di frutta
che dentro al vaso da notte
sempre più greve
sul rovescio di questa notte apparente
talvolta
paurosamente oscillano
 
 tratto da http://www.nazioneindiana.com/2015/12/26/nature-morte-cinque-poesie-di-yoshioka-minoru
 
 
 
 

mercoledì 30 dicembre 2015

Il miglior post del 2015 per Jago: GENT DA LA GRAVA (Spilumberc) di Novella Cantarutti



Novella Cantarutti



Gent da la Grava (Spilumberc)


Li’ gravi’ a’ bévin
il sarègn da l’aga
 tal Tilimìnt,
e ta li’ pièri strachi’
dal cjscjel
al duàr un altri timp.
Gent da la Grava
ingenoglada in Domo,
là che i arcs
a’ son ali’ di ànzai granc’
e i sans flurîs in coru
intôr l’altâr
a’ vèglin
tuna lûs verda di aga.

Gente della Grava (Spilimbergo).
 Le ghiaie bevono / il sereno dell’acqua / nel Tagliamento,/ e nelle pietre stanche / del castello / dorme un altro tempo./ Gente della Grava,/ inginocchiata in Duomo,/ dove gli archi / sono ali grandi d’angelo / e i santi fioriti in coro / intorno all’altare, / vegliano / in una luce verde d’acqua
                                                   Novella Cantarutti