venerdì 6 maggio 2016

BRRRRRRRRRRRR (and if it were only a little mouse?)

Risultati immagini per fantasmi

The Visitor
by Tess Taylor

There's something living underneath our floor.
We aren't sure what it is, or if it wants
to scratch its way up to where we are.
We drown it out sometimes. Sometimes we can't.
But nights, up from the floorboards, in the dark
it starts again, the rough, irregular
heave and rasp—the creature hard at work
in some crevice, god knows, of the old house.
In some dark place the mind is loath to venture,
it comes and goes withou any permit.
And that this force cannot consider us,
is wholly ignorant of who we are,
seems monstrous in its total independence:
It is not trapped: It cannot be let out.

Il Visitatore
di Tess Taylor

C'è qualcosa di vivo sotto di noi.
Non siamo sicuri di cosa sia, o se voglia
grattar via la sua strada fino ad arrivare a noi.
Alcune volte sovrastiamo il suo rumore. Talvolta no.
Ma, di notte, dalle assi del pavimento, nel buio
inizia di nuovo, il ruvido, irregolare
sollevare e grattare—la creatura fa un duro lavoro
in qualche fessura, dio solo sa, della vecchia casa.
Nel luogo oscuro in cui la mente è restia ad andare,
essa va e viene senza alcun permesso.
E che questa forza possa non considerarci,
che sia totalmente ignara di chi siamo,
sembra mostruoso nella sua totale indipendenza:
Non è intrappolata: Non può essere liberata.

Traduzione di Ipazia

lunedì 2 maggio 2016

RICHARD BLANCO, LAST LINES, trad. A.Panciroli












ULTIMI VERSI



Riprendo in mano la tua copia delle poesie di Neruda che resta
sulla  libreria. Leggo Tus Manos, mi ispira a scrivere
un' altra poesia sulle tue mani,  che tengono stretta una sigaretta,
gesticolando in una vecchia conversazione  su Botticelli
o sui Cosmos sopra un calice di vino rosso sulla spiaggia
con conchiglie e pietre che abbiamo raccolto  e posto sui
davanzali della finestra come se la luce della luna li rendesse più tenui.
Leggo Tu Risa perchè voglio risalire nellla tua risata indietro
fino a quando non ho avuto bisogno di scrivere  della strada
dove camminavamo,insieme sul nostro pontile di legno,
come se il mare non avesse alcuna importanza,
non facendo attenzione al senato di stelle che ci governa.
Poi giro le pagine fino una poesia che ha come segnalibro un petalo
fino come la pagina dove si è conservaato ormai marrone sugli angoli,
ma il suo cuore è ancora rosso e vellutato  dal desiderio,  schiacciato tra
i titoli El Olvido / Oblivion, e Siempre / Always.


LAST LINES


I pull out your copy of Neruda's poems that remaine
on my shelf. I read Tus Manos, inspiring me to write
another poem about your hands, holding a cigarette
gesturing with our old conversations about Botticelli
or the Cosmos over goblets of red wine on the beach
with seashells and stones we'd collect and place along
the window sills as if they'd grow softer in moonlight.
I read Tu Risa wanting to trace your laughter back to
when I didn't need to write about the way we walked
together on our boardwalk, as if the sea didn't matter,
paying no attention to the senate of stars governing us.
Then I turn to a poem you book-marked with a petal,
flat as the page it kept and turning brown at the edges,
but its heart still scarlet and velvet with want, pressed
between titles: El Olvido/Oblivion and Siempre/Always.

sabato 30 aprile 2016

Patrick Phillips's "Barbershop", Dal Barbiere, trad. A. Panciroli




Barbershop






















The mirror-reflected 
mirror casts  

my son’s grandsons 
into infinity before me.  

My father’s fathers 
stretch behind.  

When I turn, 
they turn.  

When I blink, 
they blink  

their pale green eyes— 
as the old man  

tightens a paper 
band around my neck,  

and whets his blade, 
and sighs.




Lo specchio riflette
immagini di specchio

i nipoti di mio figlio
all'infinito  di fronte a me.

I padri di mio padre
si allungano dietro di me.

Quando mi volto
si voltano.

Quando batto gli occhi
loro battono

gli occhi cerulei -
mentre il vecchio

mi allaccia una mantella
di carta al collo,

e  affila il rasoio
e sospira.