venerdì 24 giugno 2016

No man is an island

Satellite image of Great Britain and Northern Ireland in April 2002.jpg


No man is an island
by John Donne  (London 1572- London 1631)

No man is an island entire of itself; every man
is a piece of the continent, a part of the main;
if a clod be washed away by the sea, Europe
is the less, as well as if a promontory were, as
well as a manor of thy friends or thine
own were; any man's death diminishes me,
because I am involved in mankind.
And therefore never send to know
for whom the bell tolls; it tolls for thee.

Nessun uomo è un'isola

Nessun uomo è un'isola completo in se stesso; ogni uomo
è un pezzo del continente, una parte del tutto;
se una zolla fosse lavata via dal mare, l'Europa
ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare una dimora di tuoi amici
o la tua; ciascuna morte di un uomo mi sminuisce
poiché io sono parte dell'umanità.
E dunque non mandare mai a chiedere
per chi suona la campana; essa suona per te.

Traduzione di Ipazia


lunedì 20 giugno 2016

The end of the pier

Risultati immagini per fine del molo

The end of the pier
by Nicole Callihan

I walked to the end of the pier
and threw your name into the sea,
and when you flew back to me—
a silver fish— I devoured you, 
cleaned you to the bone. I was through.
But then you came back again:
as sun on water. I reached for you,
skimmed my hands over the light of you.
And when the sky darkened,
again, I thought it was over, but then,
you became water. I closed my eyes
and lay on top of you, swallowed you,
let you swallow me too. And when
you carried my body back to shore—
as I trusted that you would do—
well, then, you became shore too,
and I knew, finally, I would never be through.

La fine del molo
by Nicole Callihan

Camminai fino alla fine del molo
e gettai il tuo nome nel mare,
e quando tu ritornasti a me—
come argenteo pesce— io ti divorai,
ti mangiai fino all'osso. Ne ero fuori.
Ma allora tu ritornasti di nuovo:
come sole sull'acqua. Io ti raggiunsi,
sfiorai con le mani il riflesso di te.
E quando il cielo si oscurò,
di nuovo, pensai fosse finita, ma allora,
tu diventasti acqua. Io chiusi gli occhi
e giacqui sulla tua superficie, ti ingoiai,
lasciai che tu ingoiassi me. E quando
tu riportasti il mio corpo a riva—
come speravo tu avresti fatto—
bene, fu allora, che tu diventasti sabbia,
ed io seppi, infine, che non sarebbe finita mai.

domenica 19 giugno 2016

LEONARDO SINISGALLI e IL VIALE DEI CANTI,



                                           Il Viale dei Canti






 La poesia di Leonardo Sinisgalli si fa scultura murale, abrasa e narrata, lungo i 50 metri di parete del magnifico e settecentesco Hotel de Galliffet, sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi.

Ribattezzato “Il Viale dei Canti”, la straordinaria opera d’arte multimodale è stata inaugurata nella capitale francese lo scorso 26 maggio, in omaggio ai legami tra Francia e Italia, attraverso la riproduzione visiva e sonora dei versi di cinque poeti italiani.

Leonardo Sinisgalli è tra questi, con la poesia “Private prospettive”, tratta da Il passero e il lebbroso (1970), uno dei suoi testi più diffusi in Francia, dove il poeta delle due Muse è molto apprezzato, anche grazie alle traduzioni di Jean-Yves Masson e Thierry Gillyboeuf.

                                                                                                                                              Tratto da ANSA


Nella  impossibilità di trovare in rete la poesia (sic!),  abbiamo scelto invece:


                                                             Lapide


Non è un orto
o un giardino
il cimitero
dove io sono sepolto.
È un luogo assorto,
un muro.
Ogni bene è scontato,
ogni debito pagato
e il nome tutelato.
Mio amico, fratello
contami i vecchi giuochi,
il fumo, i fuochi antichi.
Prendi di me l'effige,
le rughe, la fuliggine,
le lacrime, la ruggine.
Non è un orto
o un giardino
il cimitero dove io sono sepolto.
È un regno spento, muto.
Qui l'amore è perduto.

Qui la festa è finita.