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giovedì 4 aprile 2019

Masolino, da HORROR VACUI di Leonardo Sinisgalli



Masolino - Gli angeli
Battistero di Castiglione Olona







MASOLINO. - Io mi ricordo il battesimo a M. nella piccola chiesa dei frati ortolani: una funzione rustica, quasi una festa agricola dinnanzi alla vasca dell'acqua benedetta. Io mi ricordo che cosa è stata quella chiesa per la nostra infanzia: l'organo, le candele, la sacrestia, i campanelli, gli spari, i santi, la via crucis, il grano bianco dei sepolcri, i passionisti, le messe cantate, il tantum ergo. C'era da uscire pazzi dalla gioia a sentire le nostre madri cantare. Le nostra mamme erano giovani, col panno nero intorno alla testa, la bella voce, il portamento fiero delle femmine maritate. La piccola processione saliva la strada maestra: il neonato tenuto sulle braccia tese di una contadina, apriva il corteo, poi c'era la levatrice con lo sposo e i familiari e il padrino; in ultimo un gruppo di monelli coi piedi neri nella polvere,un cane,una capra. Il sacerdote non voleva farci accostare alla fonte, non voleva farci vedere il sale. Ma poi si riusciva lo stesso a toccare la stola del prete,a reggere la fetta di pane,a guardare in faccia lo sposo felice. Noi non avevamo l'aureola che splende intorno alla testa di questi tre angeli, ma delle vere teste di turco e pidocchiose per giunta. Angeli eravamo senza dubbio, ma non di questa specie bionda, angeli neri e lucidi come calabroni! Vicino alla chiesa, mio Dio!
(il ricordo proprio non ci dà requie) c'era il convento con la nostra aula, il lungo corridoio affrescato dai frati, l'orto dove i carabinieri con i pantaloni listati di rosso e le maniche rimboccate giuocavano a bocce....

sabato 30 settembre 2017

LEONARDO SINISGALLI, Lapide






Lapide








Non è un orto
o un giardino
il cimitero
dove io sono sepolto.
È un luogo assorto,
un muro.
Ogni bene è scontato,
ogni debito pagato
e il nome tutelato.
Mio amico, fratello
contami i vecchi giuochi,
il fumo, i fuochi antichi.
Prendi di me l'effige,
le rughe, la fuliggine,
le lacrime, la ruggine.
Non è un orto
o un giardino
il cimitero dove io sono sepolto.
È un regno spento, muto.
Qui l'amore è perduto.
Qui la festa è finita.

@@@



It's not a garden
or an orchard
the cemetery
where I am buried.
It is a pensive place,
a wall.
Every good is taken
any debt paid
and protected is the name.
My friend, brother
tell me the old games,
the smoke, the ancient fires.
Get by me the effigy,
the wrinkles,the soot,
the tears, the rust.
It's not a garden
or an orchard
the cemetery
where I am buried.
It's a dumb, lifeless realm,
Here  the love is lost.
Here the feast is over.





giovedì 21 settembre 2017

LEONARDO SINISGALLI, La vigna vecchia, trad.Alessandro Pancirolli, The old vineyard






La vigna vecchia




Mi sono seduto per terra

accanto al pagliaio della vigna vecchia.


l fanciulli strappano le noci

dai rami, le schiacciano tra due pietre.

io mi concio le mani di acido verde.

mi godo l'aria dal fondo degli alberi






 The old vineyard


I sat on the ground  

next to the haystack of the old vineyard.

Children tear the walnuts 

from the branches,  crack them between two stones.

I soil my hands  of green acid

enjoing the air from the bottom of trees.



sabato 26 agosto 2017

Leonardo Sinisgalli, I cani allentano la corsa



I cani allentano la corsa



I cani allentano la corsa

tra i pali arsi delle viti,

così bassa è Orione

queste sere miti di fine d'anno.

Oscilla il carro d'oro a questa svolta.

Tu guardi l'alba della luna rossa

nell'uliveta. La collina è scossa

da un rumore di frantoio.

Fresca è la ghiaia sui passi tuoi

la ruota non la spezza.

Perduta alle spalle la fanciullezza

si fa più lontana, ombrosa

cieca nella polvere.





 Sinisgalli ad Alberobello (1964) 


domenica 16 aprile 2017

LEONARDO SINISGALLI, PASQUA 1952


La dura e fredda Pasqua contadina del poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli




Leonardo Sinisgalli   Ritretto di Maria Padula




PASQUA 1952


Le sere d'aprile son fredde e tristi
quaggiù nei cameroni di casa mia.
Mio padre si muove appena tra il focolare
e la latrina. Lo portiamo a braccia, lo svestiamo
gli sciogliamo le scarpe per farlo dormire.
Le pendici del Serino sono ancora bianche di neve.
Ci siamo tappati nelle stanze, a stento
ci arrivano dalla piazza i rintocchi dell'orologio
Il fumo ci arrossa gli occhi,
è umida di bosco la legna mortacina.
Cristo risorgerà dal sepolcro di iris.
i messaggeri ce l'hanno annunziato
bussando alle imposte.
I piccoli pastori ci portano i primi
asparagi dalle spinete, l'ortolana
scalza è entrata con un cesto di fiori di rape.
Aspettavo da trent'anni una Pasqua
tra i fossi, il muschio sopra i sassi,
le viole tra le tegole. Ma i morti
dormono nelle bare di castagno,
sugli archi delle stalle e dei porcili,
sulle crociere delle cantine e dei pollai.
Fanno fatica ad abbandonare per sempre
le nostre sedie, i nostri letti,
dove vissero tanti anni di lenta agonia.
Lungo le strade gli stracci
neri delle vesti sono più silenziosi.
Un gruppo d'uomini brucia col ferro
il grumo di veleno nella bocca dell'asino.
M'ero messo in viaggio verso una Pasqua
in fiore, incontro al Cristo purpureo
che solleva il coperchio di grano bianco
cresciuto nelle grotte.
Tutto quello che io so non mi giova
a cancellare tutto quello che ho visto.
I fanciulli soffiano sul carbone
perché dal piombo fiorisca
il simulacro della rosa.
Vanno e vengono per casa le visitatrici
a portarci i sarmenti per il fuoco,
le ceste d'uova, le parole di cordoglio.
C'è sempre nelle stanze il ricordo
di un lutto recente o il gemito
di un vecchio malato.
Mio padre ha il sangue greve.
Si duole della sua immobilità.
Lo caricheranno sulle spalle i miei nipoti
e un giorno, un tiepido giorno di là da venire
lo porteranno alla vigna. Lo porteranno
a mezza costa, sulla sedia
di braccia intrecciate.
Ci è toccata questa valle, questa valle
abbiamo scelta per tornarci a morire.
Dove Gesù risorgerà con molta pena
noi speriamo ardentemente di sopravvivere
nel cuore dei congiunti e dei compagni,
nel ricordo dei vicini di casa e di campo.
Come fischiano le rondini
intorno alla chiesa di San Domenico
semibuia il giovedì delle tenebre!




domenica 19 giugno 2016

LEONARDO SINISGALLI e IL VIALE DEI CANTI,



                                           Il Viale dei Canti






 La poesia di Leonardo Sinisgalli si fa scultura murale, abrasa e narrata, lungo i 50 metri di parete del magnifico e settecentesco Hotel de Galliffet, sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi.

Ribattezzato “Il Viale dei Canti”, la straordinaria opera d’arte multimodale è stata inaugurata nella capitale francese lo scorso 26 maggio, in omaggio ai legami tra Francia e Italia, attraverso la riproduzione visiva e sonora dei versi di cinque poeti italiani.

Leonardo Sinisgalli è tra questi, con la poesia “Private prospettive”, tratta da Il passero e il lebbroso (1970), uno dei suoi testi più diffusi in Francia, dove il poeta delle due Muse è molto apprezzato, anche grazie alle traduzioni di Jean-Yves Masson e Thierry Gillyboeuf.

                                                                                                                                              Tratto da ANSA


Nella  impossibilità di trovare in rete la poesia (sic!),  abbiamo scelto invece:


                                                             Lapide


Non è un orto
o un giardino
il cimitero
dove io sono sepolto.
È un luogo assorto,
un muro.
Ogni bene è scontato,
ogni debito pagato
e il nome tutelato.
Mio amico, fratello
contami i vecchi giuochi,
il fumo, i fuochi antichi.
Prendi di me l'effige,
le rughe, la fuliggine,
le lacrime, la ruggine.
Non è un orto
o un giardino
il cimitero dove io sono sepolto.
È un regno spento, muto.
Qui l'amore è perduto.

Qui la festa è finita.


domenica 29 maggio 2016

LEONARDO SINISGALLI, Due poeti ai giardini









Due poeti ai giardini















Bolsi nella ghiaietta sotto gli olmi
ammirano le foglie
ancora verdi, trasparenti
a fine ottobre.
Non c'erano venuti mai
insieme tanti anni.
Sono qui tutte le mattine alle undici
per consiglio dei medici
Girano a passi piccoli,
il luogo non è immenso,
lo percorrono in un 'ora
sempre nello stesso senso.
Quando stanno meglio
possono camminare spediti
fanno una visita
al Museo di Storia Naturale.
Guardano i mammut, i cristalli,
gli scheletri dei pesci e degli uccelli:
teste grandi come teatri, ossa
sottili come aghi. Siedono
sulla panchina davantI al lago.



domenica 22 maggio 2016

LEONARDO SINISGALLI, A Casa Mia




A CASA MIA




A casa mia si parla

con le mosche si vive

in compagnia delle mosche

d’inverno e d’estate

dov’è la mosca

come sta la mosca

è sparita la mosca

si grida quando si ritorna.





mercoledì 2 aprile 2014

Leonardo Sinisgalli, IERI IL MONDO, da Cineraccio


Nel solito librettino usato comprato dal solito indianino sulla bancarella stracolma di libri appena arrivati da chissà quale abbandonata e derelitta libreria:

LA POESIA ITALIANA DEL NOVECENTO, Da Gozzano agli ermetici, a cura di Gianni Pozzi, Piccola Biblioteca Einaudi, 1965, Giulio Einaudi Editore, Torino, Lire 1500...
trovo una singolare poesia di Leonardo Sinisgalli



IERI IL MONDO


Ieri il mondo era in festa
e come in un sogno
io colgo una rosa
nel giardino di una moschea,
accendo un cero sulla tomba
di Giacomo Natta, mi riempio 
le tasche di mughetti
nei boulevards. Mi siedo
su una panchina del ring,
odo frusciare i merli
tra le acacie. All'hotel
du Miroir cambiano il gesso
delle sputacchiere. Stracci
e bandiere.


martedì 22 ottobre 2013

LEONARDO SINISGALLI, Poesia d' amore










Chi ama non riconosce, non ricorda,
trova oscuro ogni pensiero,
è straniero a ogni evento.
Mi sono accorto più tardi
di tutti gli anni che l'aria
sul colle è già più leggera,
l'erba è tiepida di fermenti.
Dovevo arrivare così tardi
a non sentire più spaventi,
pestare aride stoppie, raspare
secche murate, coprire la noia
come uno specchio col fiato.
Sono un uccello prigioniero
in una gabbia d'oro. La selva
variopinta è senza colore per me.
L'anima s'è trovata la sua stanza
intorno a te.

* * *

Si fatica per anni
a sciogliere i nodi,
a dare un'immagine
favolosa a una ciocca
illeggibile di segni perduti.