domenica 3 luglio 2016

La riceta dei gnochi de susini, di ESTER BARLESSI, rielaborazione ALESSANDRO PANCIROLLI


LA RICETA DEI GNOCHI DE SUSINI







"Ogni istrian sa la riceta dei gnochi 
de susini che po' saria anche quei de marmelada"



Impasto de patate lesse e fracade
col strucapatate mescolade con  farina. 
Un quarto de farina per ogni chilo de patate,

 un ovo per legar l'impasto
 lavorar un po' con le mani e far 
una luganiga che se taia a tochi 

grandi come el fondo de un bicer.
Se fraca col palmo de la man ogni toco 
per farlo diventar piato e ghe se meti dentro

un o mezo susin sensa l'osso che prima se gaveva 
netado e lassado coverto de suchero.
Se sera el gnoco a bala. Se cusina co' l'aqua boi e

 'pena che i gnochi vien a gala se li cava che se no' i se disfa.
Intanto se gaveva preparado in una fersora el pangratado
rosola' nel buro e in un piato canela e suchero missiadi.

 Se rodola i gnochi prima nel pangrata' e 
subito dopo in te la canela e fata la xe.I pol esser con marmelada,
de susini e co' xe la stagion anche de seriese o  d'armelin.

sabato 2 luglio 2016

EUGENIO MONTALE, DOV' ERA IL TENNIS...


Dov'era una volta il tennis, nel piccolo rettangolo difeso dalla massicciata su cui dominano i pini selvatici, cresce ora la gramigna e raspano i conigli nelle ore di libera uscita.
  Qui vennero un giorno a giocare due sorelle, due bianche farfalle, nelle prime ore del pomeriggio. Verso levante la vista era (è ancora) libera e le umide rocce del Corone maturano sempre l' uva forte per lo 'sciacchetrà'. E' curioso pensare che ognuno di noi ha un un paese come questo, e sia pur diversissimo, che dovrà restare il suo paesaggio , immutabile; è curioso che l' ordine fisico sia così lento  a filtrare in noi e poi così impossibile a scancellarsi. Ma quanto al resto? a conti fatti , chiedersi il come e perché della partita interrotta è come chiederselo della nubecola di valore  che esce dal cargo arrembato, laggiù sulla linea della Palmaria. Fra poco  s'accenderanno nel golfo le prime lampare.
  Intorno, a distesa d'occhio, l' iniquità degli oggetti persiste intangibile. La grotta incrostata di conchiglie dev'essere rimasta la stessa nel giardino delle piante grasse, sotto il tennis; ma il parente maniaco non verrà più a fotografare al lampo di magnesio il fiore unico,irripetibile, sorto su un cacto spinoso e destinato a una vita di poche istanti. Anche le ville dei sudamericani sembrano chiuse: Non sempre ci furono eredi  pronti a dilapidare la lussuosa paccottiglia messa insieme  a suon di pesos o di milreis. O forse la sarabanda dei nuovi giunti segna il passo in altro contrade: qui siamo perfettamente defilati, fuori tiro. Si direbbe che la vita non possa accedervi che a lampi e si pasca solo di quanto s' accumula  inerte e va in cancrena in queste zone abbandonate.





' Del  salòn en el àngulo oscuro - silenciosa y cubierta de polvo  - veìase el arpa...'Eh sì, il museo sarebbe impressionante se si potesse scoperchiare l'ex paradiso del Liberty. Sul conchiglione-terrazzo sostenuto da un Nettuno gigante, ora scrostato, nessuno apparve più dopo la sconfitta elettorale  del Leone del Callao; ma là , sull' esorbitante bovindo affrescato di peri meli e serpenti da paradiso terrestre, pensò invano  la signora Paquita buonanima di produrre la sua serena vecchiaia confortata di truffatissimi agi e del sorriso della posterità. Vennero un giorno i mariti delle figlie, i generi brazileiri  e gettata la maschera  fecero man bassa di quel ben di Dio. Della duena  e degli altri non si seppe più nulla. Uno dei discendenti  rispuntò poi fuori in una delle ultime guerre e fece miracoli. Ma allora si era giunti  sì e no ai tempi dell' inno tripolino. Questi oggetti , queste case, erano ancora  nel circolo vitale, fin ch 'esso durò. Pochi sentirono dapprima che il freddo stava per giungere; e tra questi forse mio padre che anche nel più caldo giorno d' agosto, finita la cena all'aperto, piena di falene e d' altri insetti, dopo essersi buttato sulle spalle uno scialle di lana, ripetendo sempre in francese, chissà perchè, " il fait bien froid, bien froid", si ritirava subito in  camera  per finir di fumarsi a letto il suo Cavour da sette centesimi.





sabato 25 giugno 2016

ESTER BARLESSI, La mia città



LA MIA CITTA'



















La mia città xe Pola
rica solo de storia
che come Roma
la ga el vanto e gloria
de gaver sete coli
e proprio nel bel mezo
anche ela ga la Rena
de bela piera bianca,
piera istriana,
che dopo tanti ani
se pol amirar ancora
in palassi venessiani.

Le case digradando
le se nega quasi in mar
che ga el color de Stoia,
Fischerckiiter e Sacorgiana
e le viole soto i pini
ga l'odor de bosco Siana

La domina dall'alto
el castel de Castropola
caressando i monumenti,
i resti romani,
la cesa bizantina
e i balconi venessiani

In un canto dell'Inferno
la xe stada imortalada
e anche dopo Dante
altri la ga lodada,
perchè qua in fin xe nati
artisti e anche sienziati.

Per le sue  contrade
ga marcià stivai foresti
perchè in tanti i la ga avuda,
grampada
e persa
e contesa
e odiada...
Sempre voluda
e sempre poco amada.
Ma xe questo el destin
de le tere de confin
do' che bagnai  de lagrime
cressi come fiori,
esodi e dolori-
Solo i sui fioi veri
i se l porta in cuor
con teneressa e amor.

E questa carelada
la finissi de un rato
che porta a Monte Giro
do' che la nostra gente
va a riposar per sempre,
là che portà dal vento
riva l'odor del mar!




Ester Sardoz Barlessi e' nata a Pola nel 1936 ed e' uno degli autoripiu' significativi tra quelli che, all 'interno della letteratura degli Italiani dell Istria, del Quarnero e della Dalmazia, coprono l 'area della memoria. La sua scrittura piace in virtu' di quella vena estrosa, ironica e pregna di emozioni impostata sui temi della sua terra- l Istria- e degli affetti. Con le sue liriche in italiano e in dialetto istroveneto si e' affermata a vari concorsi.