sabato 26 novembre 2016

Augusto Caraceni, A ERATO, Ombre della notte


Augusto Caraceni , nato il 6 maggio 1907, iniziò la carriera  giornalistica come critico musicale e letterario presso vari giornali e riviste, fra cui il Messaggero, il Secolo XIX.
 Il suo volume " il Jazz dalle origini ad oggi", edito da Zerboni nel 1937, è stato il primo libro italiano su tale argomento.


           OMBRE DELLE NOTTE






Le ombre possono discendere,
la strada e l'anima le accolgono.
Ma occorre  che i tuoi occhi
mi guardino da vicino
ch'io li possa riconoscere.
Bisogna che ti chini leggermente
al fresco umido mistero della notte.




mercoledì 23 novembre 2016

Forse il mondo finisce qui. Perhaps the world ends here.

Risultati immagini per tavola imbandita disegno


Forse il mondo finisce qui.
Joy Harjo, 1951

The world begins at a kitchen table. No matter what, we must eat
to live.

The gifts of earth are brought and prepared, set on the table. So it has been since creation,
and it will go on.

We chase chickens or dogs away from it. Babies teethe at the corners. They scrape their
knees under it.

It is here that children are given instructions on what it means to be human. We make men
at it, we make women.

At this table we gossip, recall enemies and the ghosts of lovers.

Our dreams drink coffee with us as they out their arms around our children. They laugh with
us at our poor falling-down selves and as we put ourselves back together once again at the
table.

This table has been a house in the rain, an umbrella in the sun.

Wars have begun and ended at this table. It is a place to hide in the shadow of terror. A
place to celebrate the terrible victory.

We have given birth on this table, and have prepared our parents for burial here.

At this table we sing with joy, with sorrow. We pray of suffering and remorse. We give
thanks.

Perhaps the world will end at the kitchen table, while we are laughing and crying, eating of the last sweet bite.

Forse il mondo finisce qui.

Il mondo comincia ad un tavolo da cucina. Non importa cosa, ma dobbiamo mangiare
per vivere.

I doni della terra sono portati e preparati, collocati sulla tavola. Così è stato fin dalla creazione,
così sarà sempre.

Cacciamo i polli e i cani via da essa. I piccoli mettono i denti ai suoi angoli. Essi strofinano
le ginocchia sotto di essa.

E' qui che ai bambini viene insegnato cosa significa essere umani. Vi facciamo gli uomini,
vi facciamo le donne.

A questa tavola spettegoliamo, ricordiamo i nemici e i fantasmi degli amanti.

I nostri sogni bevono caffè con noi mentre abbracciano i nostri bambini. Essi ridono con
noi dei nostri ego stramazzanti e mentre ci sediamo ancora una volta attorno ad essa.

Questa tavola è stata una casa nella pioggia, un ombrello sotto il sole.

Le guerre hanno avuto inizio e sono terminate qui. E' un luogo presso cui nascondersi nell'ombra del terrore.
Un posto dove celebrare la terribile vittoria.

Abbiamo generato su questa tavola, su di essa abbiamo dato sepoltura ai nostri cari.

A questa tavola cantiamo con gioia, con dolore. Preghiamo per la sofferenza e il rimorso. Rendiamo
grazie.

Forse il mondo finirà al tavolo da cucina, mentre ridiamo e piangiamo, mentre diamo l'ultimo dolce morso.

Traduzione di Ipazia

sabato 19 novembre 2016

November Philosophers di KATIE FORD, Filosofi in Novembre, trad. Alessandro Panciroli



Nothing is nothing, although
he would  call me that, she was nothing.....





Katie Ford















Niente è niente,  per quanto
lui mi avesse detto, lei non è niente.
Quelle erano state le sue parole, ma la sua mano
alzava una catena di sigarette e ponti di
cenere calda. Disse che in fondo non voleva il suo corpo.
Non è stato un anno che avrei potuto discutere
contro quel modo di parlare, così feci a pezzi il pollo
ucciso nella fattoria  poco lontano,- scuro e argentato, selvatico -
e lo misi sopra la lattuga, lattuga e poi limone.
Scaldai il brandy in una casseruola, versai lentamente  una striscia
di melassa a freddo, lenta come avevo visto
una maga  versare una tintura di pino sul pavimento
della mia casa distrutta.
Sembrava vedere tutta la mia vita
per decreto di un qualche dio
che voleva vivessi ancora.
Salvia bruciata, fumo blu.. Poi sale marino gettato
negli angoli di una violenta tristezza.
Lei si scrisse sul seno
il mio indirizzo
per far sì che ognuno che sentiva sapesse
dove  fosse stata creata la mia vita.
E aspettammo, ciascuno dimenticando  cosa eravamo stati
o divenendo  più intensamente umani in quella tintura di pino,
nella sua trance, nella lavanda  che avevo messo sui davanzali sbeccati,
non una vera trance piuttosto un mio deliberato taglio
della parte del giardino che lei mi aveva chiesto.
Ora , disse, attendi a più lungo, e così feci fino a
quando la melassa scaldò la tazza tanto da
finire dentro al brandy.
da finire dentro la notte,
seguita da piccole confessioni -
che questo era solo un affitto, ed il mio solo un piano,
che la donna che lui amava stava con un altro,
sua madre una pazza, il suo appartamento infestato nella intercapedine.
Allora io raccontai della violenza subita all'alba tra
le case: Caldo, asfalto, tutto quanto e ed il mio viso rivolto
verso la scuola di mattoni dove i parrocchiani studiavano scritti
e musiche del primo secolo. Forse stavano cantando
era proprio quella l'ora.
Quel che ci dicemmo era una liturgia con un significato solo per noi
e per quella notte. Non per nessun altro,
da ripetere, vivere, credere. Mai.
Le nostre sole teorie erano nelle nostre mani,
carne e terra, corpo e prateria.
Fumai la sua penultima sigaretta,
che aveva appena acceso.
Il pollo come una razione da combattimento
ce lo mangiammo tutto.
Cosa avevamo desiderato , quello ci dicemmo.
Cosa ci dicemmo, lo trovammo quella notte
con questi, e non con altri,
mezzi.



NOVEMBER PHILOSOPHERS di Katie Ford