mercoledì 17 aprile 2019

To a Dead Lover

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Do you know the pain of a lost love memory?

A un amante perduto
di Louise Bogan

Il buio è rigettato
Indietro dalla luce, come capelli
Buttati su una spalla.
Io sono sola,

Quattro anni più vecchia;
Come le sedie e le mura
Che vedevo illuminarsi
Con te accanto. Mi svegliavo
Non come ora, qualsiasi cosa giungesse
o venisse a mancare.

Lo stelo cresce, l'anno inutilmente va via.
Le mele arrivano, come il mese per la loro caduta.
I latrati si diffondono, le radici si irrigidiscono.
Se oggi sia l'ultimo giorno
O un qualsiasi domani
A te non importerà.

Che io possa non ricordare
Non importa.
Io non sarò con te di nuovo.
Ciò che sapevamo, persino ora
Deve disperdersi
E rovinarsi, e volar via
Come pulviscolo nella pioggia.

Tu sei morto da una lunga stagione
E hai meno desiderio di sapere
Chi era l'amante di chi;
E io ho la vita—quella vecchia ragione
Che ti fa aspettare ciò che è da venire,
E ciò che più non hai ti fa lasciare.

Traduzione di Ipazia



                                                For Marilia......





Originally published in Poetry, August 1922

To a Dead Lover
by Louise Bogan

The dark is thrown
Back from the brightness, like hair
Cast over a shoulder.
I am alone,

Four years older;
Like the chairs and the walls
Which I once watched brighten
With you beside me. I was to waken
Never like this, whatever came or was taken.

The stalk grows, the year beats on the wind.
Apples come, and the month for their fall.
The bark spreads, the roots tighten.
Though today be the last
Or tomorrow all,
You will not mind.

That I may not remember
Does not matter.
I shall not be with you again.
What we knew, even now
Must scatter
And be ruined, and blow
Like dust in the rain.

You have been dead a long season
And have less than desire
Who were lover with lover;
And I have life—that old reason
To wait for what comes,
To leave what is over.

sabato 13 aprile 2019

da THE UNTELLING di Mark Strand, traduzione A.Panciroli






Mark Strand



Alzò gli occhi dal foglio
e nella finestra vide se stesso.
Era una sera d' agosto
ed era stanco,
gli alberi oscillavano
il vento scosse la finestra.
Era tardi.
Non era importante.
Non avrebbe mai potuto raggiungere
il suo passato. 











giovedì 4 aprile 2019

Masolino, da HORROR VACUI di Leonardo Sinisgalli



Masolino - Gli angeli
Battistero di Castiglione Olona







MASOLINO. - Io mi ricordo il battesimo a M. nella piccola chiesa dei frati ortolani: una funzione rustica, quasi una festa agricola dinnanzi alla vasca dell'acqua benedetta. Io mi ricordo che cosa è stata quella chiesa per la nostra infanzia: l'organo, le candele, la sacrestia, i campanelli, gli spari, i santi, la via crucis, il grano bianco dei sepolcri, i passionisti, le messe cantate, il tantum ergo. C'era da uscire pazzi dalla gioia a sentire le nostre madri cantare. Le nostra mamme erano giovani, col panno nero intorno alla testa, la bella voce, il portamento fiero delle femmine maritate. La piccola processione saliva la strada maestra: il neonato tenuto sulle braccia tese di una contadina, apriva il corteo, poi c'era la levatrice con lo sposo e i familiari e il padrino; in ultimo un gruppo di monelli coi piedi neri nella polvere,un cane,una capra. Il sacerdote non voleva farci accostare alla fonte, non voleva farci vedere il sale. Ma poi si riusciva lo stesso a toccare la stola del prete,a reggere la fetta di pane,a guardare in faccia lo sposo felice. Noi non avevamo l'aureola che splende intorno alla testa di questi tre angeli, ma delle vere teste di turco e pidocchiose per giunta. Angeli eravamo senza dubbio, ma non di questa specie bionda, angeli neri e lucidi come calabroni! Vicino alla chiesa, mio Dio!
(il ricordo proprio non ci dà requie) c'era il convento con la nostra aula, il lungo corridoio affrescato dai frati, l'orto dove i carabinieri con i pantaloni listati di rosso e le maniche rimboccate giuocavano a bocce....