mercoledì 22 maggio 2019

La triste storia de LACRIMAE RERUM



Sunt lacrimae rerum et mentem  mortalia tangunt ( vedi Borges e il sunt lacrimae rerum virgiliano)



Nicholas Moore
Courtesy Peter Riley




 Da questo verso  dell' Eneide ( libro I, vv 463) prende il titolo la raccolta di poesie, le ultime, di Nicholas Moore, poeta inglese una volta famoso e ormai quasi dimenticato.
  Le poesie sono state scritte tra il gennaio 1985 e la morte di  Moore nel gennaio 1986, mentre lo sfortunato autore giaceva ricoverato nell'ospedale di Orpington; raccolte da Peter Riley ,  suo grande amico e mentore , secondo , e seguendo, le sue ultime volontà.
  Infatti Riley stesso ricorda come sia stato chiamato dal poeta in ospedale, preoccupato che l'unica copia andasse perduta nel caos del suo appartamento; il poema doveva , secondo quanto affermato da Moore, essere in tre sezioni. Gli aveva citato l'inizio della prima poesia:
                       
  I'd like you to be with me when I die
                          Nice for me, though not so nice, perhaps, for you...


  La seconda parte doveva riguardare gli spiriti e le fantasie postulate  sulle questioni della morte e della dipartita. La terza sezione avrebbe dovuto risolvere l'intera questione, oltre gli incontri impossibili e le ansie senza risposta della I e II parte.
Non c'era ancora una prima bozza ma era già  completamente "scritto" nella sua mente. e stava solo aspettando  l'occasione di metterlo su carta.
  Per molto tempo si pensò che  il poema fosse andato perduto, ma alla fine le prime due parti  vennero a galla trai suoi scritti, la prima parte si rivelò più leggera di quanto Riley si aspettasse, forse questa versione  era solo una prima bozza. Ghosts  non era neanche numerato. Questo era tutto. In ospedale Moore non poteva scrivere; doveva, a causa delle cure sanitarie, rimanere sdraiato sul fianco sinistro ( a Moore fu poi amputata la gamba NdR) ; inoltre dormiva quasi tutto il giorno a causa della morfina. Rifiutò anche l'offerta di dettare o di registrare  su cassette  almeno qualcuno dei suoi illeggibili  testi scritti a mano. E naturalmente non tornò mai a casa dall'ospedale. Il testo finale memorizzato  come connessioni elettriche nel cervello se ne andò insieme a lui...



Un esempio della incomprensibile
calligrafia di Nicholas Moore



 Il  testo che oggi leggiamo è  stato "assemblato" da Peter Riley con l'aiuto del figlio del poeta Perry Moore e pubblicato , grazie  ad una sottoscrizione tra numerosi artisti ed associazioni,  nel 1988 da Open Township  & Pubblical Histories  in 125 copie rilegate e  375 ordinarie, con la bella copertina disegnata da  Juliet  Moore, figlia del poeta .










  
  










venerdì 10 maggio 2019

LACRIMAE RERUM, Nicholas Moore, Sunsilk, trad. A.Panciroli








Although indelicate and indiscreet,
When thinking of my woman's legs and feet,
I also thought about her lingerie
And dreamt she walked trough an orangerie
Plucking sweet oranges from nearby trees,
Those golden apples of the Hesperides.
I thought of Skelton's poem, and I saw
                                        and with awe
Saw, that my woman had no single flaw
But time is passing ant it rearranges
Both legs and feet, women and oranges.

And often we may have no right to range
where true love walks, or plucks the perfect orange.



Sebbene indiscreto e indelicato,
quando  penso alle gambe ed ai piedi della mia donna,
pensavo anche alla sua lingerie
e  sognavo che camminasse per un orangerie
cogliendo dolci arance  dagli alberi vicini,, 
quelle mele d'oro delle Esperidi.
Pensavo alla poesia di Skelton, e vedevo
                                           e con terrore,
vedevo che la mia donna non aveva un solo difetto
ma il tempo passa e risistema
gambe e piedi, donne ed arance-

E spesso potremo non avere nessun diritto  di limitare
dove il vero amore cammini, o colga la più perfetta arancia.











                                         

giovedì 9 maggio 2019

A Chloris, testo di Théophile de Viau, musica Reynaldo Hahn







S'il est vrai, Chloris, que tu m'aimes,
Mais j'entends, que tu m'aimes bien,
Je ne crois point que les rois mêmes
Aient un bonheur pareil au mien.

Que la mort serait importune
De venir changer ma fortune
A la félicité des cieux!

Tout ce qu'on dit de l'ambroisie
Ne touche point ma fantaisie
Au prix des grâces de tes yeux.




Se è vero, Chloris, che mi ami,
Ma  sento che tu mi ami davvero,
Io non credo che neppure i re
Abbiano una gioia pari alla mia.
Quanto sarebbe inopportuna la morte
Che venisse a cambiare la mia fortuna
Con la gioia dei cieli!
Tutto quel che si è detto dell’ambrosia
Non alletta punto la mia fantasia
Come la grazia dei tuoi occhi.


  Sul web ci sono innumerevoli registrazioni  di questo dolcissima canzone, per soprano, tenore, baritono, per solo piano, piano e cello, o contrabbasso. violoncello, etc...!
 Se vi volete divertire ascoltate le due che ho postato qua sotto, cercando di tenerle in sincrono. Se volete andare sul difficile cercate di  sincronizzare anche la versione per piano e contrabbasso (stupenda); inizia a 0.10... occhio, anzi orecchio!