domenica 2 giugno 2019

Nicholas Moore,LACRIMAE RERUM, Melismata, IV. LOVE. The water lapping...., trad. A:Panciroli







Love. The water lapping my feet,
.The tide seemed to be rising;
I hurried along among the broken
Shards, tripping up among the tweeds
That grew from the crevices, the smashed boats,

The long pieces of wood.
There was no-one there. No one to greet
Or encourage me, nothing but the hair-rising
Rising of the water, the need
To hurry and the impedimenta,
I in the centre

Of a decaying world, as always
In dreams trying
to get away, to escape,
Bur where to, there was nothing there.




Amore. L'acqua che mi lambisce i piedi,
la marea sembrava montare;
mi affrettai tra  i cocci rotti, 
inciampando nelle alghe
che crescevano dagli scogli, tra le barche  frantumate,

tra lunghi pezzi di legno.
Non c'era nessuno. Nessuno che mi accogliesse
o incoraggiasse, nulla tranne il terrificante
salire dell'acqua, il dover
scappare e il non poterlo fare
Io nel centro

di un mondo  in decomposizione, come sempre
nei sogni tentavo
di fuggire, di scappare,
ma dove, non c'era niente lì.







domenica 26 maggio 2019

NICHOLAS MOORE,da LACRIMAE RERUM, Ideals, wishes, crimes & desires,Ideali, desideri, crimini & bramosie, trad. A. Panciroli







Ideali, desideri, crimini & bramosie


C' erano 7 statue
(o 8 o 9),
di pietra, scolpite, fredde,
in fila lungo i viali come alberi,
o sul verde in quadranti, curve,
o sparse nei giardini ,
lungo i sentieri, di fronte ai
negozi nelle strade, ricordi;
nei cortili, giù
lungo il fiume, sulla sabbia
del mare, riflesse in grandi specchi
o nei palcoscenici,
o nel cielo scolpite dalle nuvole
o ondeggianti e scintillanti nel mare, negli stagni,
nelle cascate, nebulizzate;
ma c'erano sempre le stesse statue,
7 ( o 8 o 9);






In luoghi diversi  erano diverse,

talvolta sottili ed aguzze
come gli uomini di Giacometti,
talvolta carnose e rotonde
come le donne di Maillol,
talvolta forme astratte, talvolta
realistiche o fotografiche,
talvolta grezze come quelle
di Epstein o Frink,
talvolta lisce e soffici
come un Rodin,
allungate come Marie Tracy,
enormi e grasse come le donne di Picasso
sulla riva del mare,
ma sempre fredde, irreali--
statue morte,
ma qualche volta riportate in vita
da un uccello seduto sulla testa,
o  dal cumulo di foglie cadute
nei viali  -  feuilles mortes!
Ah!, sì nei giardini  ricoperti
delle foglie colorate dei Ciliegi
Giapponesi, nei grandi specchi
le statue erano nere
e le foglie fruscianti e arricciate
come linciate dalle bombe dell'uomo:
( E quelle statue che hanno un volto
hanno espressioni terribili o
espressioni di terrore, come se
la pietra fredda, l'ebano
severo, l'acido bronzo
avessero portato  vita dalla morte.



Riflesse nel mare, le

statue sembravano danzare
in estasi  - ma non avevano
volto, erano ancora fredde,
ma sembravano muoversi nella spuma,
danzando e ballando,
e tuttavia fredde senza speranza;
pietra, metallo, ghiaccio;
anche nei giardini 
sembravano danzare, illuminate
dall'ombra e dal sole:
dure e rigide,
contornate da fiori luminosi, qualcuna
era dipinta, striata e
sfavillante di colori fioriti,
le loro forme fredde
e merlettate come ghiaccioli
e mescolate col fuoco,
a strisce blu e gialle
come creature di un carnevale,
ma di pietra e pietra-metallo  e metallo-freddo
prive di vita nel mascherare la vita



In qualche composizione,
in qualche situazione
alle statue mancava qualche parte,
qui una gamba, qui un braccio,
qui una testa, oppure erano state
mutilate orribilmente
nei loro riflessi:
come se  un omaccione preso
da una vignetta di Ronald Searle
fosse arrivato e avesse smembrato
i loro nudi corpi di pietra
distruggendone anche 
la  bellezza  di pietra- morta,
distruggendone anche
la  fredda immagine
vitale: restavano ancora
nelle loro linee, nelle loro curve,
nei loro modelli casuali
qui, là e ovunque,
e forse rimarranno
anche quando noi saremo morti,
resti culturali
di una civiltà che non poteva vivere per amare.



Ma queste non sono come le altre statue:
ognuna di esse era qualcuno che conoscevo;
donne che ho conosciuto, dalla infanzia
sino alla tomba; persone che ho incontrato
e conosciuto più o meno bene,
ragazze, ragazze, ragazze,
pietre, pietra, pietra,
distorte dagli specchi
e dai ricordi del Tempo 
( del nostro tempo - Oggi, Oggi)

e mia Musa,
cosa faranno di Te domani?






venerdì 24 maggio 2019

Ho scoperto che.../I discovered that...

Risultati immagini per david lang

Le prime note che si ascoltano all'inizio de "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino appartengono alla composizione "I lie" del musicista modernista e minimalista, vincitore del Premio Pulitzer e di vari Grammy, David Lang.
Facendo ricerche sul testo ho scoperto che esso si declinava in una lingua a me sconosciuta finché ho capito che si trattava di un testo scritto in Yddish.
La prima domanda che mi sono fatta è se David Lang fosse ebreo dato che aveva scritto quel testo ma, facendo ancora ricerche, ho scoperto che il testo si ascrive al poeta yddish Joseph Rolnik (1879-1955) mentre la musica è stata scritta dalla poetessa Yddish Bertha Kling (1886-1979).
La canzone ha subito innumerevoli trasformazioni e translitterazioni, diventando anche una canzone per bambini e una canzone folk.
E qui arriviamo a quello che piace a Jago e cioè alla traduzione del testo poetico che, come si sa, spesso cambia ed è soggetta a varie interpretazioni.

The first notes you hear when you watch the movie "La grande bellezza" by Paolo Sorrentino are the notes of the song "I lie " by the modernist minimalist composer David Lang. I thought that the text was his original but I discovered that it is a poem composed by the Yddish poet Joseph Rolnik (1879-1955) and that the music has been written by the Yddish poet Bertha Kling (1886-1979)
The text has gone through countless transliterations and translations like, for example, also the version of a children's song.
The Rolnik poem has inspired two new musical compositions. The first is by the Pultzer prize and Grammy winning modernist minimalist composer David Lang entitled "I lie".
The second has been composed by UK based Yddish singer Polina Shepherd.

Here is the Yddish text:
Qui di seguito il testo in Yddish

Leyg ikh mir in bet arayn
Un lesh mir oys dot fayer
Kumen vet er haynt tsu mir
Der vos iz mire tayer
Banen loyfn tsvey a tog
Eyne kumt in ovnt
KhÕher dos klingen  Ð glin glin glon
Yo, er iz shoyn noent
Shtundn hot di nakht gor fil
Eyns der tsveyter triber
Eyne iz a fraye nor
Ven es kumt mayn liber
Ikh her men geyt, men klapt in tir,
Men ruft mikh on baym nomen
Ikh loyf arop a borvese
Yo! er iz gekumen!


Here is the first English translation:
Qui di seguito la prima versione in inglese:
I lie in bed and turn out the light, my beloved will come today The trains come twice a day one comes at night, hear them clanging- glin glin glon Yes, he is near the night has many hours each one sadder than the next Only one is happy when my beloved comes Someone comes, someone knocks someone calls my name I run barefoot Yes, he has come.

Here the second:
Qui la seconda:
I lie down on my bed and turn out the light. He who is dear to me will come today. The trains run twice a day, one comes in the evening. I hear the ringing and I know he's already near. I hear footsteps, someone knocks on the door and calls my name. I run down barefoot, yes he has come!

Here the Italian translation by Ipazia:
E qui la traduzione in italiano di Ipazia:
Giaccio nel mio letto al buio, il mio amato giungerà oggi. I treni arrivano due volte al giorno, uno arriva di notte, ascolto il suo clangore- glin glin glon. Sì, lui è vicino. La notte ha molte ore una più triste dell'altra, soltanto una di esse è felice ed è quella in cui il mio amato verrà. Qualcuno bussa alla porta, qualcuno bussa, qualcuno chiama il mio nome, corro fuori a piedi nudi, Sì, lui è arrivato!

https://www.youtube.com/watch?v=4oyjNSfoQdA